Il Signore di Bayard,
l'ultimo Cavaliere


conferenza
internazionale
sabato 17.09.2005
SpazioCultura
sala Previato
San Giuliano Milanese
(Italia)

nell'ambito della
rievocazione storica
"Ritornano i Giganti"
e
"9° Rencontres Bayard"

 

L'artiglieria francese alla battaglia di Marignano

Signor Presidente, Eccellenze, vostro Onore, Signore, Signori, Gentili Dame, Gentili Donzelle di "Bayard-city" e dei dintorni riuniti, per i non iniziati, "Bayard-city" in Francese, è Pontcharra. E' con vero piacere e una gioia non dissimulata che vi parlerò d'un tema eclatante, che fa boum-boum e scoppietta il fuoco a tutti gli angoli della strada: "L'artiglieria Francese alla battaglia di Marignano".
E lo farò con tanta allegria, vivacità, vigore e rigore come conviene ad un artigliere in pensione da 23 anni. In 30 anni di carriera, molte volte, avrò avuto l'indecenza, l'insolenza, l'impertinenza, l'imprudenza, dico, di giocare allo scoppiettio con granate da 155. Nel gergo militare, facevo parte dell'ARTIGLIERIA PESANTE, del resto si vede, e per attestare la veridicità delle mie affermazioni, porto la cravatta di membro dell'Amicale des Anciens Artilleurs del 93° Reggimento di Artiglieria di Montagna di Grenoble, Varces, Savoia e Delfinato.
E Marignano, in tutto ciò? Mi direte! Ci arrivo.
L'artiglieria francese alla battaglia di Marignano
1 - Di cosa si tratta?
11 - La nascita di un potente sistema d'arma: l'artiglieria di campagna.

2 - L'inevitabile battaglia di Marignano.
21 - Lo scenario storico-politico: Francesco I° e Schiner.
22 - Il terreno.
23 - La cornologia della battaglia.

3 - L'artiglieria francese nella battaglia.
31 - Il grande maestro GENOUILLAC: la sua idea geniale.
32 - Il senso tecnico: l'organizzazione delle unità, dei materiali.
33 - Il senso tattico: le tipologie di tiro.
34 - L'artiglieria di rinforzo: NAVARRO ed i fuochi tambureggianti.

4 - La morale della storia.
41 - Il pensiero di MACHIAVELLI (1521).
42 - La sconfitta di PAVIA (1525).

5 - Conclusione.
51 - Il passaggio dal Medioevo ai Tempi moderni.

1 - Di cosa si tratta?
La sera del venerdì 14 settembre 1515, dopo essere stato investito (cavaliere) dal Bayard, Francesco I° inviò una lettera a sua madre, Luisa di Savoia, nella quale diceva: "Mai nessun uomo fu meglio servito".
Così rendeva un grande omaggio al suo gran Maestro dell'artiglieria - GENOUILLAC - che, di fatto, con i suoi cannoni, aveva conquistato la vittoria.
Incontestabilmente, Marignano ha segnato il debutto dell'artiglieria moderna francese, quindi europea poichè, militarmente parlando, se esiste un settore nel quale la Francia non ha nulla da invidiare agli altri stati, ma, al contrario, ha dato molto alle nazioni confinanti, è proprio l'artiglieria di campagna.
Con Marignano è nata una artiglieria tecnicamente molto mobile, allettante e largamente potente grazie alla concentrazione ed alla precisione ragguardevole dei suoi fuochi, per l'epoca.
Dalle battaglie medievali propriamente di cavalleria: Bouvines 1214, Crécy 1346, Azincourt 1415, l'Europa passa, al presente a nuovi combattimenti dominati dal binomio: "Artiglieria - Fanteria d'élite". Machiavelli lo dirà nel 1521.
Ormai, si vincerà la guerra grazie alla potenza e alla mobilità dei cannoni o la si perderà a causa dell'inefficacia ed alla lentezza delle bocche da fuoco.

2 - L'inevitabile battaglia di Marignano.
21 - Lo scenario storico-politico: Francesco I° e lo Schiner (allegato 1).
Due uomini dai caratteri diametralmente opposti, il Re di Francia ed il cardinale di Sion domineranno questa "battaglia dei Giganti", la battaglia più lunga della storia (24 ore ininterrotte), e la più assassina (18000 uomini).
211 - Francesco I° (1494 - 1547)
Non appena viene consacrato ed incoronato re nel gennaio 1515 Francesco I° si proclama Duca di Milano. Con il suo esercito da ricostituire, vuole passare "al di la dei monti" prima dell'autunno e riconquistare la Lombardia prima dell'inverno.
Egli mira alla costituzione di un altro impero europeo e desidera ardentemente uno stato-tampone nel nord dell'Italia per impedire una egemonia svizzera o austriaca nella penisola.
Ha ugualmente gli occhi su Firenze e Napoli. Molto rapidamente e molto abilmente, dovrà far arrivare la sua potente e numerosa artiglieria nella pianura del Po per poterla utilizzare nella sua totalità, al momento opportuno.La gran parte del suo esercito avrà il duro compito di garantire la difesa ravvicinata e permanente di tutti i suoi cannoni, affinchè quest'arma sia costantemente manovrabile e determinante in tutti i suoi tiri. E' la chiave del successo.
212 - Mathias Schinner (1470 - 1522).
Al momento, il Cardinale di Sion, sovrano del Vallese e attivo agente del Papa Leone X, è il servitore fedele di Massimiliano Sforza, Duca di Milano.
Egli comanda una solida fanteria di 26000 soldati, almeno i migliori ed i più agguerriti d'Europa, ma non dispone nè di cavalleria, nè di artiglieria degna di questo nome. Oltre ai servizi armati che fornisce allo Sforza, usa intrighi per ottenere l'estensione della Confederazione elvetica nell'Italia del nord, innanzitutto, e perchè no fino a Napoli medesima.
Orgoglioso e determinato, stizzoso e molto combattivo, ha già puntato gli occhi sulla tiara papale. Per vincere la battaglia contro rancesco I°, sa che gli deve impedire, a qualsiasi prezzo, di far tuonare i suoi potenti cannoni. Fin da subito cercherà di far tacere la grandiosa artiglieria francese e di eventualmente impossessarsene. E' la chiave del suo successo.
22 - Il terreno (allegati 2 e 3)
Nell'aprile scorso, in due riprese, la catena televisiva "la 5 Arte", ha diffuso il celebre film del 1949 di giuseppe de Santis, "Riso amaro", con la splendida Silvana Mangano. Meglio di chiunque, De Santis ha dipinto con profondo realismo la campagna nella quale si è svolta la battaglia di Marignano, incentrata su Zivido.
E' essenzialmente un paesaggio di risaie e di paludi, parzialmente boschivo, sprovvisto di punti veramente alti, percorsa da numerosi canali e ruscelli d'irrigazione: tutto il sistema idraulico scende verso sud per raggiungere il Po.
Tre strade vi penetrano, tre viali, permettono agli Svizzeri di scendere da San Giuliano, a nord, verso Marignano, a sud.
Il campo di battaglia è racchiuso ad ovest dal Canale Vettabia ed a est dal Lambro, affluente del Po. Su tre chilometri quadrati, 300 ettari, il centro della battaglia, si affronterano 50000 combattenti: una vera carneficina! Su questo terreno, la cavalleria avrà serie difficoltà ad attaccare, contrattaccare e prendere il nemico a sorpresa. Ed in molti luoghi, la fanteria avrà difficoltà ad avanzare ed a ricomporsi.
Quanto all'artiglieria, bisognerà, stabilmente, trovarle terreni solidi, duri e consistenti per favorire i suoi dispiegamenti (materiali di più di tre tonnellate) per 24 ore. Questo non sarà facile perchè i cannoni faranno spesso manovre a causa delle fluttuazioni senza tregua della battaglia: è il debutto della guerra di movimento.
23 - La cronologia della battaglia.
Il 12 luglio a Lione, l'esercito del re contava più di 50000 uomini, 72 grossi pezzi di artiglieria, 60 di artiglieria leggera e almeno 400 archibugeri.
231 - Il mattino del 13 settembre, sul teatro delle operazioni di Marignano, i combattenti della Corona sono circa 36000, con 140 grossi pezzi d'artiglieria, sempre 60 d'artiglieria leggera e 400 archibugeri.
Schinner lo sa. Lui comanderà 26000 fanti valorosi, 2000 Romani, 1000 Milanesi, 500 cavalieri e ... 4 cannoni, colubrine medie (calibro 75 mm), tolte in fretta dal castello di Milano.
Manifestamente, è evidente che l'artiglieria francese sarà portata a giocare un ruolo preponderante e determinante nella battaglia: sarà costantemente protetta. Alle 10, davanti al convento dei Cordellieri milanesi, il Cardinale di Sion, francofono indurito, arringa la sua truppa con un violento discorso e decide di passare all'azione.
232 - Da mezzogiorno, i Francesi sono in fervore per mettere in posizione le loro truppe su tre scaglioni (allegato 4): il Duca di Borbone comanda l'avanguardia da ovest di San Giuliano a est di Zivido.
Trivulzio, Chabannes e Bonnivet con 12000 uomini sono lì. 30 cannoni leggeri devono battere due argini sui quali, sicuramente, avanzeranno le avanguardie di due delle tre colonne Svizzere (Selmo - Viboldone).
Con Bayard sempre al suo fianco, il Re ordina la "battaglia" che si estende in profondità da sud di Zivido a nord di Santa Brigida.
12000 uomini, della casa del re, saranno, in gran parte, destinati a proteggere i due terzi dei 140 grossi pezzi d'artiglieria (calibro 140 e 110 mm), che sono dispiegati dalla Vettabia al Molino di Sotto.
Il Duca d'Alençon comanda i Bagages, cioè la retroguardia, la seconda linea, l'intendenza e la logistica, a sud di Santa Brigida ed a est della grande srada. D'Aubigny è al suo fianco.
9000 lanzichenecchi proteggono il luogo, spalleggiati da una ventina di cannoni leggeri collocati di fronte a nord-ovest sulle posizioni della Rampina e della Rocca (Brivio).
Tutto il pomeriggio, dalle 15 fino a tarda notte, l'artiglieria di Genuillac seminerà il terrore, demolirà instancabilmente il nemico con concentrazioni di tiro convergenti alla testa delle colonne ed i punti di transito obbligati, e con tiri lineari o tiri "diretti" che andranno a creare dei "solchi della morte" sui secondi scaglioni.
233 - Giunta la sera, malgrado un enorme lavoro di neutralizzazione e di distruzione intensiva realizzata dalle grosse bocche (da fuoco), la vittoria si delineava già dalla parte degli irresistibili Elvetici, a tal punto che Schinner, euforico, si premunì di inviare un corriere, dal campo, a Enrico VIII Tudor d'Inghilterra per pregarlo di accendere fuochi di gioia.
Il cardinale di Sion si infurierà dodici ore più tardi.
Per tutta la notte i belligeranti resteranno in massima allerta.
I Francesi sono allora preoccupati all'estremo di proteggere tutta l'artiglieria e di riposizionarla, in modo ottimale, per la ripresa dei combattimenti all'alba.
234 - Il 14 settembre, a partire dalle 4 (allegato 5), Francesco I° ha riorganizzato le sue truppe su un'unica linea. La sua "battaglia" ha disposto le file al centro. A causa della forte pressione del nemico, Bourbon è indietreggiato e tiene l'ala destra. Alençon, più a sud, è all'ala sinistra e continua a proteggere le salmerie. Eventualmente può tagliare la strada da Milano a Lodi (la grande strada).
La grossa artiglieria di Genuillac si è posizionata ad arco ed in cerchio a est di Zivido, passando per Rovido, Folazza, Molino di Sotto, Carlotta e la Fola.
All'alba, le ostilità riprendono selvaggiamente. 15000 Svizzeri, in ranghi serrati su tre colonne, armi in pugno, vogliono sfondare il centro francese, come al tempo delle guerre medievali senza artiglieria. Ma le batterie di cannoni del Grande Maestro d'Artiglieria, rimarcabile tattico e balistico, lanciano una pioggia di palle sugli argini. I "tiri diretti" e i "tiri convergenti" spazzano nuovamente le teste delle colonne e gli scaglioni successivi. I Confederati indietreggiano per l'ennesima volta, si ricompattano e tentano nuovamente di avanzare. Sono quasi sul punto di catturare i cannoni quando Francesco I°, nella confusione, scende da cavallo e grida il suo famoso: "chi mi ama, mi segua!" Gli Svizzeri vengono nuovamente bloccati e neutralizzati. Alle 8, il Generale veneziano Bartolomeo d'Alviano con i suoi 3000 cavalieri (Albanesi fedeli, devoti, truppe scelte) arrivano da Lodi al galoppo gridando: "Francia! Francia! San marco! San Marco!". Essi vanno a rinforzare Bourbon all'ala destra circondando le salmerie.
Presi dal panico, gli uomini dello Schinner non possono più avanzare. Hanno già subito perdite considerevoli (più di 10000 uomini) quando, verso le 11, i 9000 fanti dell'Alviano raggiungono, in tempo, l'Alençon all'ala sinistra portandogli aiuto. A mezzogiorno, il Cardinale di Sion fugge verso Milano, disordinatamente, con quello che gli resta della truppa valida.
Ha perso la battaglia.
Genuillac ha ben servito il suo re ed il suo esercito. Francesco I° ha riconquistato la Lombardia che i suoi predecessori Carlo VIII e Luigi XII avevano dovuto abbandonare, senza onore.

3 - L'artiglieria francese nella battaglia
31 - GENOUILLAC (1465 - 1546) (allegato 6)
Il capitolo precedente si è sforzato di mostrare che la vittoria di Marignano era quella dell'artiglieria, dunque di Genouillac.
...311 - L'uomo
Jacques Ricard de Gourdon de Genouillac, detto Galiot de Genouillac o Genouillac, è nato nel 1465 nel castello d'Assier nel Quercy. Egli è il nipote di un precedente Galiot de Genouillac, Gran Maestro d'Artiglieria di Luigi XI; ha di che vantarsi! Sénéchal d'Armagnac nel 1491 con Carlo VIII, diviene Gran Maestro d'Artiglieria di Luigi XII nel 1512.
Si distingue innanzi tutto a Fornovo nel 1495, laddove Bayard si rese famoso per la prima volta, successivamente a Ravenna nel 1512, battaglia nel corso della quale sarà ucciso Gaston de Foix, brillante stratega di 22 anni.
Dal 1495 al 1515, Genouillac avrà tutto l'agio di meditare sull'impiego e sulla messa a punto dell'artiglieria.
312 - La sua idea geniale.
"La manovra alleata alla potenza", cioè la mobilità tattica con la concentrazione dei tiri. Ricordiamoci che la parola "artiglieria" deriva dal vecchio francesismo "artiller" che significa munirsi di macchine da guerra: bocche da fuoco, munizioni, mezzi di trasporto e trazione.
All'inizio del XVI secolo, il ruolo dei mezzi da trazione è assolutamente primordiale nella manovra.
In un'epoca in cui gli Italiani tiravano ancora una gran parte della loro artiglieria con i buoi, o gli Svizzeri facevano avanzare i loro cannoni "al collo"come i battellieri del Volga, i grossi pezzi francesi erano dietro il tiro di 13, 15 o 17 cavalli.
32 - Il senso tecnico.
321 - L'organizzazione delle unità.
Dopo Ravenna (1512), Genouillac concentrerà tutti i suoi sforzi per mettere in pratica la sua idea geniale. Al fine di neutralizzare perlomeno il nemico con tiri potenti in convergenza o in linea (tiri diretti), è necessario che i numerosi pezzi potessero tirare simultaneamente sul medesimo obiettivo, sotto un solo comando.
Il Gran Maestro dunque istituisce compagnie di tiro ad otto cannoni del medesimo tipo, del medesimo calibro e della medesima gittata (allegato 7).
Tre compagnie formeranno allora un reggimento. La nozione di batteria vedrà la luce nel 1830.
A Marignano, dove la mischia è più forte, è certo che molti reggimenti saranno stati concentrati a tirare sul medesimo obiettivo (tiri "unico")
D'altronde, c'era abbastanza materiale d'operazione per occupare cinque reggimenti.
321 - L'organizzazione dei materiali.
Nel 1515, in Francia, i cannoni non sono di proprietà del regno, nè della corona: sono di proprietà del Re e recano una "salamandra" sul fusto, accanto alla bocca da fuoco (allegato 8).
Genouillac farà comprendere a Francesc I° che se, attualmente, l'arsenale è costituito da più di venti modelli diversi di bocche da fuoco (calibri da 30 a 180 mm), solamente quattro di loro sono compatibili con ciò che ci si aspetta, al presente, da una artiglieria moderna penetrante.
Sono loro che partecipano alla battaglia. L'allegato9 illustra le principali caratteristiche.
In seguito, indubbiamente, la limitazione dei tipi di materiale adatti a fare campagna favorirà grandemente il miglioramento nella fabbricazione, della manutenzione, della riparazione e dell'istruzione: si guadagnerà tempo e denaro.
33 - Il senso tattico: le forme di tiro. I caposaldi:
- La gittata massima dei cannoni è di circa 600 metri.
- I fusti (bocche da fuoco) sono complementari agli affusti. Dunque dopo ogni colpo sparato, il pezzo indietreggia di 5 o 6 metri almeno.
- l'intervallo fra due spari supera i quindici minuti.
- Le munizioni son palle di ghisa e non granate che esplodono.
- Le squadre dei pezzi sono costituite da una trentina d'uomini: plotone da pezzo, una pariglia di traino, corpi di professione.
- In una compagnia di tiro, in posizione, i cannoni sono fianco a fianco, ruota a ruota, lungo un fronte di 30 metri.
Nelle battaglie che hanno preceduto Marignano, allorquando era già considerata come la più forte d'Europa, l'artiglieria reale, ancora precaria per quanto riguarda l'impiego e la messa a punto dei suoi mezzi, non poteva ancora esprimere vigorosamente la sua potenza sul terreno.
L'allegato 10 spiega questo dato di fatto. Nel settembre 1515, con la recente organizzazione delle unità, i tipi di tiro potevano essere i seguenti:
331 - Tiro in convergenza. allegato 11
332 - Tiro diretto: allegato 11
333 - Tiro maglio in convergenza: allegato 12
...334 - Tiro maglioo in scaglioni: allegato 13
...335 - Il "non più oltre": allegato 14
Tutti questi cannoni fanno del tiro indiretto (tiro curva) a vista diretta: dai pezzi si vede l'obiettivo da centrare.
34 - L'artiglieria di rinforzo
Navarro ed i fuochi tambureggianti (allegato 15)
Gli archibugii non sono ancora francesi. Essi vengono portati dai lanzichenecchi tedeschi.
Pedro Navarro (1460 - 1528), ingeniere militare elevato a Re di Spagna da Francesco I° è, lui stesso, un brillante stratega ed un uomo esperto di balistica. Ha rivoluzionato tecnicamente la messa a fuoco dell'archibugio, precursore del fucile, con il sistema a miccia, e tatticamente la potenza del tiro con il metodo dei fuochi tambureggianti (organizzazione di centurie di archibugeri).
A Marignano, a più riprese, le centurie che agivano sui fianchi delle colonne svizzere avranno grandemente contribuito, complementariamente, ad aumentare l'effetto di massa dei grossi cannoni.

4 - La morale della storia
41 - il pensiero di Machiavelli (1521), Firenze 1469-1527, (allegato 16)
- l'arte della guerra 1521.
- la dottrina: la negazione di ogni morale.
La manovra semplice che assicurerebbe la vittoria... nel caso del successo.
Mettere alle ali dello schieramento truppe di fanteria specializzata. Presto, dopo una scarica generale della loro artiglieria (quella che allora sarebbe stato inutile mettere al riparo), queste truppe attaccheranno le forze di fronte per spingersi successivamente, il più presto possibile, verso i cannoni nemici.
Allora, scriveva, "quando questa artiglieria è attaccata, o il nemico l'abbandona, o la difende bene. Nel primo caso, è perduta per lui. Nel secondo caso, poichè deve lasciarla da dietro, gli diviene inutile".
La cosa migliore è cercare di impadronirsene prima che il nemico possa colpire.
42 - la disfatta di Pavia (1525). Cronologia succinta (allegato 17).
28 aprile 1521: morte di Susanna, sposa del Duca di Borbone. Nessun erede diretto. Ricca successione inestricabile. Luisa di Savoia, madre di Francesco I° e cugina Tedesca di Susanna, reclama la sua parte.
18 luglio 1523: tradimento del Borbone che si schiera con Carlo V.
30 giugno 1524: Borbone in Provenza, scacciato da La Trémouille.
23 agosto 1524: Borbone attraversa Nizza e raggiunge Milano.
Dal 12 al 15 ottobre 1524: Genouillac attraversa con i suoi cannoni il Monginevro e raggiunge Torino insieme all'esercito di Francesco I° (35000 uomini).
Novembre 1524: i Francesi si trovano a Pavia.
06 novembre 1524. Antonio de Leyva difende Pavia con 6000 uomini; si piantano le tende davanti alle mura al nord della città.
03 febbraio 1525: i Francesi vedono arrivare 25000 imperiali. Da assedianti diventano assediati.
24 febbraio 1525: la sconfitta di Mirabello. La cannonata di Genouillac. La follia di Francesco I°, Castaldo - La Palice - Butarzo. Francesco I° è fatto prigioniero.

5 - Conclusioni
51 - il passaggio dal Medioevo ai tempi moderni.
Senza trascurare il ruolo degli altri eserciti, senza dimenticare ugualmente i compiti difficili della cavalleria, si può dire che, per la prima volta, una artiglieria fortunatamente mobile, di alta qualità, numerosa, ben guidata e manovrata secondo gli sviluppi della battaglia aveva deciso su una grande vittoria in piena campagna. Il Maresciallo Trivulzio che partecipava lui stesso a questo scontro che definì "battaglia di Giganti" diceva, con tutta la sua esperienza, "che non dubitava che, senza l'aiuto dell'artiglieria, la vittoria sarebbe andata agli svizzeri".
Uno storico militare svizzero, il Capitano di Vallière, constatando lui stesso che l'artiglieria fu la grande vittoria di Marignano aggiunse: "che un'era nuova si sarebbe aperta davanti alla potenza delle armi da fuoco, la fanteria dovrà modificare le sue formazioni; si vedrà chiaramente che il fuoco e le manovre possono rivelarsi superiori al conflitto".
Il cannone da campagna imponeva un nuovo combattimento che lui dominava.
Dalla "Storia dell'artiglieria francese" di Michel de Lombarès

Conferenza del Colonnello (H) André Heurtaut

(traduzione dal francese a cura di Stefano Maraschi)

André Heurtaut. Nato nel 1931 a Pas de Calais (nord della Francia). Inizia la sua carriera militare nell'artiglieria nel 1954 a Constanza (Germania). Specialista nella tecnica dei RADAR nell'artiglieria. Dal 1976 al 2000 Direttore del corso di RADAR alla scuola di Applicazzione dell'Artiglieria di Draguignan (sud della Francia) dove ha tenuto numerose conferenze su questo argomento ad un pubblico sia militare che civile.
Ha ricevuto numerose decorazioni
Cavaliere della Legion d'Onore.
Cavaliere del Ordine Nazionale al Merito
Insignito della Croce del Valore Militare, della Croce del Combattente e della Medaglia Commemorativa delle Operazioni in Africa del Nord.

 

L'artillerie française à la bataille de Marignan

Monsieur le Président, Excellence, votre Honneur, Signore, Signori, Gentes Dames, Gentils Damoiseaux de " Bayard-city " et des environs réunis, pour les non initiés, " Bayard-city " en Français, c'est Pontcharra. C'est avec un réel plaisir et une joie non dissimulée que je vais vous entretenir d'un sujet explosif, qui fait boum-boum et pète le feu à tous les coins de rue:" L'artillerie Française à la bataille de Marignan".
Et je vais le faire avec d'autant plus d'allégresse, de vivacité, de vigueur et de rigueur que cela va bientôt faire 23 ans que je suis artilleur en retraite. En 30 ans de carrière, souventes fois, j'aurai eu l'indécence, l'insolence, l'impertinence, l'impudence, que dis-je, l'outrecuidance de jouer à la pétanque avec des obus de 155. Dans le jargon militaire, je faisais partie de " LA LOURDE ", d'ailleurs ça se voit, et pour en rajouter à la véracité des propos que je tiens, je porte la cravate à canons de membre de l'Amicale des Anciens Artilleurs du 93° Régiment d'Artillerie de Montagne de Grenoble, Varces, des Savoies et du Dauphiné.
Et Marignan, dans tout ça? Allez-vous me dire! J'y viens.
L'artillerie française à la bataille de Marignan
1 - De quoi s'agit-il?
11 - La naissance d'un puissant système d'arme: l'artillerie de campagne.

2 - L'inévitable bataille de Marignan.
21 - Le volet politico-historique: François 1er et Schinner.
22 - Le terrain.
23 - La chronologie de la bataille.

3 - L'artillerie française dans la bataille.
31 - Le grand maître GENOUILLAC: son idée maîtresse.
32 - Le sens technique: l'organisation des unités, des matériels.
33 - Le sens tactique: les formes de tirs.
34 - L'artillerie en renfort: NAVARRO et les feux roulants.

4 - La morale de l'histoire.
41 - la pensée de MACHIAVEL (1521)
42 - la défaite de PAVIE (1525).

5 - Conclusion.
51 - Le passage du Moyen âge aux Temps modernes.

1 - De quoi s'agit-il?
Le soir du vendredi 14 septembre 1515, après avoir été adoubé par Bayard, François 1er envoyait un courrier à sa mère, Louise de Savoie, dans lequel il disait: " Jamais homme ne s'en servit mieux ".
Il rendait un fervent hommage à son grand Maître de l'artillerie - GENOUILLAC - qui, de fait, avec ses canons, avait remporté la victoire.
Incontestablement, Marignan a marqué le début de l'artillerie moderne française, donc européenne car, militairement parlant, s'il est un domaine où la France n'a rien à envier aux autres états, mais, au contraire, a beaucoup apporté aux nations qui l'entourent, c'est bien celui de l'artillerie de campagne.
Avec Marignan, est née une artillerie techniquement très mobile, fortement entraînée et largement puissante grâce à la concentration et la précision remarquables de ses feux, pour l'époque.
Des batailles médiévales de choc de cavalerie: Bouvines 1214, Crécy 1346, Azincourt 1415, l'Europe va passer, à présent, aux combats nouveaux dominés par le binôme: " Artillerie - Infanterie d'élite " Machiavel le dira en 1521.
Désormais, on gagnera la guerre par la puissance et le mouvement des canons ou on la perdra à cause de l'inefficacité et la lenteur des bouches à feu.

2 - L'inévitable bataille de Marignan.
21 - Le volet politico-historique: François 1er et Schinner annexes 1).
Deux hommes aux caractères diamétralement opposés, le Roi de France et le cardinal de Sion vont dominer cette " bataille des Géants ", la bataille la plus longue de l'Histoire (24 heures ininterrompues), et la plus meurtrière (18000 hommes).
211 - François 1er (1494 - 1547)
A peine est-il sacré et couronné roi en janvier 1515 que François 1er se proclame Duc de Milan. Avec son armée à reconstituer, il veut passer par " delà les monts " avant l'automne et reconquérir la Lombardie avant l'hiver.
Il vise la constitution d'un autre empire européen et désire ardemment un état-tampon au nord de l'Italie pour interdire une hégémonie suisse ou autrichienne dans la péninsule.
Il a également des yeux sur Florence et Naples. Très rapidement et très habilement, il lui faudra passer sa puissante et nombreuse artillerie dans la plaine du Po pour pouvoir l'utiliser en totalité, au moment opportun. Une grande partie de son armée aura la lourde mission d'assurer la défense rapprochée permanente de tous ses canons, afin que cette arme soit constamment manœuvrière et déterminante dans tous ses tirs. C'est la clef de la réussite.
212 - Mathias Schinner (1470 - 1522).
Pour l'instant, le Cardinal de Sion, souverain du Valais et agent actif du Pape Léon X, est le serviteur zélé de Massimiliano Sforza, Duc de Milan, en titre.
Il commande une solide infanterie de 26 000 piétonniers, au moins, les meilleurs et les plus aguerris d'Europe, mais ne dispose ni de cavalerie, ni d'artillerie dignes de ce nom. Au-delà des services armés qu'il va rendre à Sforza, il brigue, en catimini, une extension de la Confédération helvétique en Italie du nord, d'abord, et pourquoi pas jusqu'à Naples, lui aussi.
Orgueilleux et déterminé, hargneux et très combatif, il a déjà des yeux rivés sur la tiare papale. Pour gagner la bataille contre François 1er, il sait qu'il doit lui interdire, à tous prix, de faire tonner ses puissants canons. D'emblée, il va tenter de museler la grandiose artillerie française et s'en emparer, éventuellement. C'est la clef de sa réussite.
22 - Le terrain (annexes 2 et 3).
En avril dernier, à deux reprises, la chaîne de télévision " la 5 Arte " a diffusé le célèbre film de 1949 de Giuseppe de Santis, "Riz amer", avec la splendide Silvana Mangano. Mieux que quiconque, de Santis a dépeint avec un profond réalisme la campagne dans laquelle s'est déroulée la bataille de Marignan, centrée sur Zivido.
C'est essentiellement un paysage de rizières et de marécages, partiellement boisé et bocager, dépourvu de points véritablement hauts, parcouru par de nombreux canaux et ruisseaux d'irrigation: tout le système hydraulique descend vers le sud pour rejoindre le Po.
Trois routes pénétrantes, trois avenues, vont permettre aux Suisses de descendre de San Giuliano, au nord, vers Marignan, au sud.
Le champ de bataille est fermé à l'ouest par le Cavo Vettabia et à l'est par le Lambro, affluent du Po. Sur trois kilomètres carrés, 300 ha, au plus fort de la bataille, 50000 combattants vont s'affronter: un véritable carnage! Dans ce terrain, la cavalerie aura de sérieuses difficultés pour attaquer, contre-attaquer et prendre l'ennemi de flanc. En maints endroits, l'infanterie peinera à aller de l'avant et à se reconcentrer.
Quant à l'artillerie, il faudra, en permanence, lui trouver des sols stables, durs et consistants pour favoriser ses déploiements (matériels de plus de trois tonnes), pendant 24 heures. Cela ne sera pas chose aisée car les canons vont souvent manœuvrer à cause des fluctuations sans relâche de la bataille: c'est le début de la guerre de mouvement.
23 - La chronologie de la bataille.
Le 12 juillet à Lyon, l'armée royale comptait plus de 50000 hommes, 72 grosses pièces d'artillerie, 60 d'artillerie légère et 400 arquebuses, au moins.
231 - Le 13 septembre matin, sur le théâtre d'opérations de Marignan, les combattants de la Couronne sont 36000 au plus, avec 140 grosses pièces d'artillerie, toujours 60 d'artillerie légère et 400 arquebuses
Schinner le sait. Lui va commander 26000 fantassins émérites, 2000 Romains, 1000 Milanais, 500 cavaliers et…4 canons, couleuvrines moyennes (calibre 75 mm) retirées en hâte du château de Milan.
Manifestement, il est évident que l'artillerie française sera amenée à jouer un rôle prépondérant et déterminant dans la bataille: en permanence, elle sera hautement protégée. A dix heures, devant le couvent des Cordeliers milanais, le Cardinal de Sion, francophone endurci, harangue sa troupe dans un violent discours et décide de passer à l'action.
232 - Dès midi, les Français sont pris de vitesse pour mettre en place leurs troupes sur trois échelons (annexe 4): le Duc de Bourbon commande l'avant-garde de l'ouest de San Giuliano à l'est de Zivido.
Trivulzio, Chabannes et Bonnivet avec 12000 hommes sont là. 30 canons légers doivent battre deux digues sur lesquelles, assurément, vont progresser les avant-gardes de deux des trois colonnes Suisses (Selmo-Viboldone).
Avec Bayard toujours à ses côtés, le Roi commande la " bataille " qui s'étend en profondeur du sud de Zivido au nord de Santa Brigitta.
12000 hommes, dont la maison du Roi, vont être, en grande partie, dans l'obligation de protéger les deux tiers des 140 grosses pîèces d'artillerie (calibres 140 et 110 mm), qui sont déployées de Vettabiola à Molino di Sotto.
Le Duc d'Alençon commande Les Bagages, c'est-à-dire l'arrière garde, le deuxième échelon, l'intendance et la logistique, au sud de Santa Brigitta et à l'est de la grande avenue. D'Aubigny est à ses côtés.
9000 lansquenets protègent le site, épaulés par une vingtaine de canons légers en poste face au nord-ouest sur les positions de Rampino et Rocco.
Toute l'après-midi, depuis 15 heures et jusqu'à tard dans la nuit, l'artillerie de Genouillac va semer la terreur, démolir l'ennemi inépuisable par des concentrations de tir en convergence sur les têtes des colonnes et les points de passage obligés, et par des tirs linéaires ou tirs " massue " qui vont creuser des " sillons de la mort " sur les deuxièmes échelons.
233 - Le soir venu, malgré un énorme travail de neutralisation et de destruction intensives réalisé par les gros tubes, la victoire se pointait déjà dans le camp des Helvètes irrésistibles, à tel point que Schinner, euphorique, s'empressait d'envoyer un courrier, sur le champ, à Henri VIII Tudor d'Angleterre pour le prier d'allumer des feux de joie.
Le Cardinal de Sion déchantera douze heures plus tard.
La nuit, en permanence, les belligérants resteront sur le qui-vive, en alerte maximale.
Les Français sont alors soucieux à l'extrême, de protéger toute l'artillerie et de la repositionner, bien en place, pour la reprise des combats, à l'aube.
234 - Le 14 septembre, à partir de 4 heures (annexe 5), François 1er a réorganisé ses troupes sur un unique échelon. Sa "bataille" a resserré les rangs, au centre. A cause de la forte pression de l'ennemi, Bourbon a reculé et tient l'aile droite. Alençon, plus au sud, est à l'aile gauche et continue de protéger les bagages. Eventuellement, il peut couper la route de Milan à Lodi (la grande avenue).
La grosse artillerie de Genouillac s'est positionnée en arc de cercle à l'est de Zivido, en passant par Rovido, Fola, Molino di Sotto, Carlotta et La Fola.
Dès l'aube, les hostilités reprennent sauvagement. 15000 Suisses, en rangs serrés sur trois colonnes, piques baissées, veulent enfoncer le centre français, comme au temps des guerres médiévales sans artillerie. Mais les compagnies de canons du Grand Maître de l'Artillerie, remarquable tacticien et balisticien, tirent une pluie redoublée de boulets sur les digues. Les " massue " et les " pilon " hachent de nouveau les têtes de colonne et les deuxièmes échelons. Les Confédérés reculent pour la énième fois, se ressaisissent et tentent encore de percer. Ils sont presque à prendre des canons quand François 1er, dans la tourmente, descend de cheval et lance son fameux: "qui m'aime me suive!". Les Suisses sont de nouveau bloqués et figés. A 8 heures, le Général vénitien Bartolomeo d'Alviano et ses 3000 cavaliers (des Albanais fidèles, dévoués, troupe d'élite) arrivent de Lodi au galop en criant: "Francia! Francia! San Marco! San Marco!". Ils vont renforcer Bourbon à l'aile droite en contournant les bagages.
Paniqués, les hommes de Schinner ne peuvent plus avancer. Ils ont déjà subi des pertes considérables (plus de 10000) quand, vers 11 heures, les 9000 fantassins d'Alviano rejoignent, à temps, Alençon à l'aile gauche pour lui porter secours. A midi, le Cardinal de Sion s'enfuit vers Milan, en débandade, avec ce qu'il lui reste de troupe valide.
Il a perdu la bataille.
Genouillac a bien servi son roi et son armée. François 1er a reconquis la Lombardie que ses prédécesseurs Charles VIII et Louis XII avaient dû abandonner, sans prestige.

3 - L'artillerie française dans la bataille.
31 - GENOUILLAC (1465 - 1546) (annexe 6)
Le chapitre précédent s'est efforcé de montrer que la victoire de Marignan était celle de l'artillerie, donc de Genouillac.
…311 - L'homme
Jacques Ricard de Gourdon de Genouillac, dit Galiot de Genouillac ou Genouillac, est né en 1465 au château d'Assier dans le Quercy. Il est le neveu d'un précédent Galiot de Genouillac, Grand Maître de l'Artillerie de Louis XI; il a de qui tenir! Sénéchal d'Armagnac en 1491 avec Charles VIII, il est Grand Maître de l'Artillerie de Louis XII en 1512.
Il se distingue d'abord à Fornoue en 1495, là même où Bayard s'illustra pour la première fois, et ensuite à Ravenne en 1512, bataille au cours de laquelle sera tué Gaston de Foix, brillant stratège de 22 ans.
De 1495 à 1515, Genouillac aura en tout le loisir de méditer sur l'emploi et la mise en œuvre de l'artillerie.
312 - son idée maîtresse.
"La manœuvre alliée à la puissance ", c'est-à-dire la mobilité tactique avec la concentration des tirs. Il se rappelle que le mot ARTILLERIE vient du vieux francisque ARTILLER qui veut dire munir d'engins de guerre: bouches à feu, munitions, moyens de transport et de traction.
Au début du XVI ème siècle, le rôle des moyens de traction est absolument primordial dans la manœuvre.
A une époque où les Italiens tiraient encore une grande partie de leur artillerie avec des bœufs, où les Suisses avançaient leurs canons "au col", comme les bateliers de la Volga, les grosses pièces françaises étaient derrière des attelages de 13, 15 ou 17 chevaux.
32-Le sens technique:
321 - l'organisation des unités.
Après Ravenne (1512), Genouillac va conjuguer tous ses efforts pour mettre en pratique son idée maîtresse. Afin de neutraliser au moins l'ennemi par des tirs puissants en convergence ou en ligne (tirs massue), il était nécessaire que de nombreuses pièces puissent tirer simultanément sur un même objectif, sous un commandement unique.
Le Grand Maître va donc créer des compagnies de tir à huit canons de même gabarit, de même calibre et de même portée (annexe 7).
Trois compagnies formeraient alors un régiment. La notion de batterie verra le jour en 1830.
A Marignan, au plus fort de la mêlée, il est certain que plusieurs régiments auront été amenés à tirer sur le même objectif (tirs "pilon").
D'ailleurs, il y avait suffisamment de matériel opérationnel pour donner le commandement à cinq régiments.
321 - l'organisation des matériels.
En 1515, en France, les canons ne sont ni la propriété du royaume, ni celle de la couronne: ils sont la propriété du Roi et portent une " salamandre ", sur le fût, côté mise à feu (annexe 8).
Genouillac va faire comprendre à François 1er que si, actuellement, l'arsenal est constitué de plus de vingt types de bouches à feu (calibres 30 à 180 mm), seuls quatre d'entre eux sont compatibles avec ce que l'on attend, à présent, d'une artillerie moderne performante.
Ce sont eux qui participent à la bataille. L'annexe 9 en donne les principales caractéristiques.
Par la suite, indubitablement, la limitation des genres de matériels aptes à faire campagne favorisera grandement l'amélioration de la fabrication, de l'entretien, de la réparation et de l'instruction: on y gagnera du temps et de l'argent.
33 - Le sens tactique: les formes de tirs. Repères:
- La portée maximale des canons est de l'ordre de 600 mètres.
- Les fûts (bouches à feu) sont solidaires des affûts. Donc à chaque départ de coup, la pièce recule de 5 à 6 mètres, au moins.
- L'intervalle entre deux coups dépasse quinze minutes.
- Les munitions sont des boulets en fonte et non pas des obus qui explosent.
- Les équipes de pièces sont constituées d'une trentaine d'hommes: peloton de pièce, train d'attelage, corps de métier.
- Dans une compagnie de tir, sur la position, les canons sont côte à côte, roue dans roue, sur un front de 30 mètres.
Avec les batailles qui ont précédé Marignan, alors qu'elle était déjà considérée comme la plus forte d'Europe, l'artillerie royale, encore toute balbutiante quant à l'emploi et la mise en œuvre de ses moyens, ne pouvait guère exprimer vigoureusement sa puissance sur le terrain.
L'annexe 10 caricature allègrement cet état de fait. En septembre 1515, avec la récente organisation des unités, les formes de tir pouvaient être les suivantes:
331 - Tir en convergence: annexe 11
332 - Tir massue: annexe 11
333 - Tir pilon en convergence: annexe 12
….334 - Tir pilon en échelon: annexe 13
….335. - Le "nec plus ultra": annexe 14
Et tous ces canons font du tir indirect (tir courbe) à vue directe: des pièces, on voit l'objectif à traiter.
34-L'artillerie en renfort
NAVARRO et les feux roulants. (annexe 15)
Les arquebuses ne sont pas encore françaises. Elles sont portées par les lansquenets allemands.
Pedro Navarro (1460 - 1528), ingénieur militaire enlevé au Roi d'Espagne par François 1er est, lui aussi un brillant stratège et un homme remarquable de la balistique. Il a révolutionné techniquement la mise à feu de l'arquebuse, précurseur du fusil, par le système à rouet, et tactiquement la puissance de tir avec la méthode des feux roulants (organisation des centuries d'arquebusiers).
A Marignan, à de nombreuses reprises, les centuries agissant sur les flancs des colonnes suisses auront grandement contribué, par complémentarité, à renforcer l'effet de masse des gros canons.

4 - La morale de l'histoire.
41 - la pensée de MACHIAVEL (1521) Florence 1469 - 1527 (annexe 16)
- L'art de la guerre 1521.
- La doctrine: la négation de toute morale.
La manœuvre simple qui assurerait la victoire…en cas de succès.
Mettre aux ailes de l'armée des troupes d'infanterie d'élite.
Aussitôt après une décharge générale de leur artillerie (celle-ci allant alors, inutile, se mettre à l'abri), ces troupes attaqueront les forces en face d'elles pour se porter ensuite, le plus tôt possible, sus aux canons ennemis.
Alors, écrivait-il, "lorsque cette artillerie est attaquée, ou l'ennemi l'abandonne, ou bien il la défend. Dans le premier cas, elle est perdue pour lui. Dans le second, comme il doit la laisser par derrière, elle lui devient inutile".
Le parti le plus sûr est de chercher à s'en emparer avant qu'elle puisse tirer.
42 - la défaite de PAVIE (1525). Chronologie succincte (annexe 17)
28 avril 1521: mort de Suzanne, épouse du Duc de Bourbon. Pas d'héritiers directs. Riche succession inextricable. Louise de Savoie, mère de François 1er et cousine Germaine de Suzanne, réclame sa part: que nenni.
18 juillet 1523: trahison de Bourbon qui se rallie à Charles-Quint.
30 juin 1524: Bourbon en Provence, chassé par La Trémouille.
23 août 1524: Bourbon traverse Nice et rejoint Milan.
12 au 15 octobre 1524: Genouillac passe ses canons par le Mont-Genèvre et rejoint Turin avec l'armée de François 1er (35000 hommes).
Novembre 1524: les Français se trouvent à Pavie.
06 novembre 1524: Antoine de Leyva défend Pavie avec 6000 hommes; on plante les tentes devant les murailles au nord de la ville.
03 février 1525: les Français voient arriver 25000 impériaux. D'assiégeants, ils deviennent assiégés.
24 février 1525: la chute de Mirabello. La canonnade de Genouillac. La folie de François 1er. Castaldo - La Palice - Butarzo. François 1er est prisonnier.

5 - Conclusion.
51 - Le passage du Moyen âge aux Temps modernes.
Sans négliger le rôle des autres armes, sans oublier notamment les charges difficiles de la cavalerie, on peut dire que, pour la première fois, une artillerie heureusement mobile, de haute qualité, nombreuse, bien menée et manoeuvrant selon les fluctuations de la bataille avait décidé d'une grande victoire en pleine campagne. Le Maréchal de Trivulce qui participait lui-même à cette rencontre qu'il qualifia de "bataille des Géants" disait, avec toute son expérience, "qu'il ne doutait pas que, sans l'aide de l'artillerie, la victoire était aux Suisses".
Un historien militaire suisse, le Capitaine de Vallière, constatant lui aussi que l'artillerie fut la grande victorieuse de Marignan ajoutait "qu'une ère nouvelle allait s'ouvrir: devant la puissance des armes à feu, l'infanterie devrait modifier ses formations ; on y verra clairement que le feu et la manœuvre peuvent se révéler supérieurs au choc".
Le canon de campagne imposait un combat nouveau qu'il dominait.
D'après "Histoire de l'artillerie française" de Michel de Lombarès

Conférence du Colonel (H) André Heurtaut

André Heurtaut. Né en 1931 dans le Pas de Calais, débute sa carrière militaire dans l'artillerie en 1954 à Constance (Allemagne). Spécialisé dans la technique des RADARS dans l'artillerie. De 1976 à 2000 Directeur du cours RADAR de l'école d'application de l'artillerie de Draguignan où il prononce de nombreuses conférences sur ce sujet à un public tant militaire que civil.
Il a reçu de nombreuses décorations:
Chevalier de la légion d'honneur
Chevalier de l'Ordre National du Mérite
Titulaire de la Croix de la Valeur Militaire
Titulaire de la Croix du Combattant
Titulaire de la Médaille Commémorative des Opérations en Afrique du Nord

 

 

webmaster@aczivido.net