agenzia di informazione
della
Associazione Culturale Zivido

 


  La carrellata degli orrori  
   
   
   
   
   
   

Quando il nostro patrimonio diventa un "cesso"

di Pierino Esposti - 07.08.2002

Ancora oggi, ma per quanto ormai? la chiesetta di Occhiò si erge solitaria su un cucuzzolo di terra invaso da selvaggia vegetazione ed alti alberi che la soffocano nel bel mezzo della pianura sangiulianese.
Davanti lo sterrato di una stradetta abbandonata, ultimo rimasuglio dell'antica via romana "Aemilia" e poco più in là il gruppo di edifici rurali sorti sul luogo del cambio di cavalli sempre all'epoca di Roma. Tutto intorno grava un silenzio pesante.
Non lasciatevi però sviare da questo presunto quadretto "bucolico" perchè in quel luogo è avvenuto un omicidio e la vittima, da parecchi decenni, è proprio lei: la chiesetta. La sua morte è lenta, un'agonia tremenda a testimonianza del lato peggiore e ripugnante a cui può arrivare l'uomo.
Saccheggiata delle sue opere, distrutto l'altare ed al suo posto un camino rudimentale, lordata di escrementi umani, masserizzie, risultato di anni di abbandono da parte degli uomini "civili" che hanno lasciato il campo alla feccia.
Inutile è risultato il paziente e faticoso lavoro di ripulitura della piccola navata, di ricollocazione della porta d'ingresso con chiavistello, di sistemazione provvisoria delle tegole, di controllo amoroso da parte dell'Associazione Culturale Zivido.
Inutile è stato anche il tentativo di far intervenire alcune Autorità preposte alla tutela del patrimonio, così come senza esito si è dimostrato il tentativo di sensibilizzare sponsor per il suo recupero.
Per carità! qui non si traggono profitti, la chiesetta di Occhiò è solo un bruscolino di storia e di arte di cui l'Italia è invasa. Ma a San Giuliano Milanese questo "bruscolino" rappresenta un patrimonio immenso che non possiamo permetterci il lusso di ignorare e soprattutto di perdere.
Il tetto è ormai crollato in buona parte portando con sè la sommità di una parete, mentre una enorme trave poggia pericolosamente sulla parete dirimpetto, proprio quella dove sono stati scoperti dall'Associazione alcuni affreschi (due addirittura sovrapposti) che tanto dicono o potrebbero dire sulla storia dell'edificio sacro insieme alla misteriosa scritta apparsa sul timpano interno della facciata.
Quale sorpresa, poi, nel vedere la discarica materializzatasi in poco tempo intorno alla chiesetta: sedie d'ufficio, vetri d'ogni sorta, batterie d'auto, lastre infarcite d'amianto, parti d'auto demolite, ciclomotori, macchinari e per finire, a poche decine di metri sulla stradetta verso la cascina Selmo, un gran cumulo di veicoli semisfasciati.
Una soluzione immediata potrebbe essere quella di acquistare i pochi metri quadrati del cucuzzolo, cingerlo di un'alta protezione ad impedimento dei vandali e procedere poi a ripulire l'intera area in attesa di elaborare il progetto necessario per recuperare l'edificio.
La proprietà faccia un gesto generoso a riparazione dell'incuria verso un edificio religioso; le centinaia di realtà industriali sangiulianesi, almeno per una volta, si uniscano dando ognuna un piccolo obolo.
Poche migliaia di euro per impedire che il patrimonio di Occhiò continui ad essere quello che è: un cesso.

 

webmaster@aczivido.net