agenzia di informazione
della
Associazione Culturale Zivido

 

   

Una città d'arte: San Giuliano Milanese

di Pierino Esposti 10.02.2003

Per l'antiquato e talvolta strumentale detto "San Giuliano, città dormitorio" è giunto il momento del suo pensionamento ad opera degli stessi cittadini che devono finalmente prendere coscienza di una realtà che nei decenni è andata evolvendosi positivamente; che devono sfoderare una volta tanto un bricciolo d'orgoglio.
San Giuliano non è più il piccolo borgo rurale degli anni Cinquanta e Sessanta; non è più l'ultima frontiera di chi, per necessità, vi si stabiliva in cerca di una esistenza migliore.
San Giuliano Milanese ora è una città proiettata nel futuro, fra alti e bassi naturali, dove i servizi sono accettabili, anche se necessitano di ulteriore incremento, e dove il verde cittadino ha cominciato ad occupare il posto che merita.
E' una città d'arte. Certo! San Giuliano Milanese è una "città d'arte" anche se moltissimi non se ne accorgono, o vogliono non accorgersi per pigrizia o spesso per ignoranza. Soverchiati dai vicini, più o meno realmente blasonati, che ci ricordano continuamente le umili origini, dimenticando però la nostra realtà storica alla quale attingono a piene mani, i sangiulianesi si sono rassegnati al marchio di abitanti-dormitorio.
Basta! Cambiamo pagina, apriamo gli occhi e cominciamo a vedere, ma soprattutto godere, della ricchezza che ci circonda. Una ricchezza non sfacciatamente proposta, una ricchezza spesso nascosta che vuole essere cercata, amata e coccolata.
Zivido, Rocca Brivio, Viboldone, cascina Cantalupo, Occhiò, Mezzano, i mulini antichi, la campagna. Non sono aride parole, ma luoghi dove è impossibile trattenere un sentimento di stupore, quasi infantile, per chi ha occhi per vedere, per chi non ha rinunciato alla propria indipendenza intellettuale.
Siamo circondati da un immenso patrimonio ambientale, culturale, storico ed artistico ancora tutto da scoprire, da valorizzare, da rispettare e da godere, ma proseguiamo ad infilare la testa nella sabbia, quasi fosse una condanna inflittaci per colpe sconosciute, rimpiangendo il prato del vicino che appare sempre più verde.
C'è un borgo bimillenario, Zivido, che si è incamminato verso un nuovo "rinascimento", dove sono in corso azioni di recupero, non sempre fedeli, ma bastanti a trasmettere un patrimonio ricevuto. Sta nascendo un grande parco, il "Parco dei Giganti", che non è solo un polmone verde ma anche e soprattutto una memoria storica. Rimanere alla finestra in questo momento significa condannare i nostri figli a vivere in un ambiente meno sano. Dobbiamo partecipare alla sua realizzazione, dobbiamo con forza pretendere di poter accedere alla sua gestione, dobbiamo volerlo far crescere e rispettare.
Seicento anni, ed oltre, sono la venerabile età del complesso monastico umiliato di Viboldone, eppure pare sia nato ieri grazie alle cure assidue ed attente, ai restauri, alla valorizzazione che negli ultimi decenni si sono susseguiti rivitalizzando un'opera inestimabile che un disgraziato volere napoleonico aveva condannato ad una lenta ed inesorabile agonia.
L'oratorio di Occhiò, solo e negletto in un angolo di campagna dove insulsi uomini l'hanno trasformato in discarica, è uno scrigno d'arte e di storia. Sebbene sia dura a morire la favola tramandata da alcuni, e divulgata da altri, che sotto le sue fondamenta dormano i caduti della "Battaglia dei Giganti", l'edificio sacro ogni giorno di più ci racconta la sua storia millenaria e ci mostra l'opera di antichi che con amore lo avevano reso prezioso.
Cascina Cantalupo ed il suo oratorio, dove sono costoro? Parafrasando il sommo Manzoni. Sono il frutto che la campagna e gli uomini ci restituiscono. Sono parte integrante di noi stessi, della nostra vita, della nostra storia, del nostro futuro. Eppure non lo sappiamo ancora. Svegliamoci, andiamo ad ammirare quello che la volontà cocciuta di pochi ci sta regalando: una cascina attiva, la natura in tutti i suoi aspetti, l'arte, la storia ed un vero momento di serenità. L'oratorio di Cantalupo è oggetto recente di un intervento di restauro (iniziato con la grande pala d'altare) che si prefigura quale punta di diamante per innumerevoli ed autorevoli Istituzioni. Non può non sorgere un moto d'orgoglio nel constatare che proprio in casa nostra sia stato avviato un tale intervento di solito riservato alle grandi opere artistiche ed architettoniche.
Rocca Brivio, e ancora, Mezzano, e ancora, .... si potrebbe continuare a lungo, ma basta dire San Giuliano "città d'arte", urliamolo con tutto il fiato che abbiamo in corpo: "San Giuliano: città d'arte".

 

 

webmaster@aczivido.net