una nobile figura di uomo,
medico soldato e storiografo

 

Sergio Leondi

Un grande milanese,
un grande italiano


Ricordo di
Giuseppe Gerosa Brichetto
(1910 – 1996)
Colonnello, medico
e scrittore.
Profilo biografico
e bibliografia

   

Ringraziamenti

Ringraziamenti alla Famiglia Gerosa Brichetto per le fotografie fornite, ed agli amici Giancarlo Cattaneo, Pierino Esposti, Giuseppe Pettinari, per alcune segnalazioni bibliografiche e la preziosa collaborazione.

 

   

Città di Peschiera Borromeo, Amministrazione Comunale

Quando per la prima volta fui eletto Sindaco, nell'aprile 1995, subito ricevetti dal Dottor Giuseppe Gerosa Brichetto una commovente lettera di felicitazioni, nella quale mi raccomandava di svolgere il mio mandato con dedizione e spirito di servizio.
Pur non avendo potuto conoscerlo in maniera approfondita, non avendo perciò avuto l'opportunità (o piuttosto la fortuna, dovrei scrivere) di scoprire le sue innumerevoli virtù, mi colpì profondamente la connotazione carismatica e l'enfasi delle parole che mi rivolse in quella circostanza: parole molto simili a quelle del buon padre di famiglia, anzi di un vero "padre" della comunità peschierese.
L'Amministrazione Comunale lo aveva solennemente premiato per meriti culturali e professionali nel 1990: egli è stato sicuramente la persona più conosciuta e stimata di Peschiera Borromeo.
Cinque anni fa, commemorando la sua scomparsa, affermai che la nostra città aveva un doveroso impegno da assolvere per il futuro: onorare la figura e l'opera del Dottor Gerosa Brichetto, cercando di trasmettere specie ai più giovani, e al resto della nostra Comunità, la conoscenza di questo grande uomo, quale modo fondamentale per rammentare a noi stessi un pezzo delle nostre origini e "radici" collettive.
Quell'impegno solennemente preso, l'abbiamo onorato in più di un'occasione, per esempio intitolando al suo nome una Borsa di studio per studenti universitari che si siano laureati con una Tesi su Peschiera Borromeo, da lui tanto amata e illustrata.
Ora diamo alle stampe questa pubblicazione del Professor Sergio Leondi, che di Gerosa Brichetto è stato uno dei collaboratori prediletti, al quale questi ha passato il "testimone" della ricostruzione storica in ambito locale. E Leondi, che qui ringrazio a nome della cittadinanza, ne ha tracciato un commosso ricordo, ripercorrendo le tappe principali della lunga e operosa vita del grande Maestro e Amico.
Non solo: siccome l'intento dell'Autore e dell'Amministrazione Comunale non è meramente di tipo celebrativo, al profilo biografico Leondi fa seguire una accurata bibliografia di Gerosa Brichetto, frutto di lunghe e pazienti ricerche, elencando oltre ai libri e agli opuscoli realizzati dallo scomparso, pure il "mare magnum" degli articoli comparsi sui periodici: centinaia e centinaia.
Ci sembra questa la maniera migliore per ricordare il primo vero storico e scrittore di Peschiera Borromeo: cioè registrare la sua "opera omnia", quale utile e prezioso strumento di lavoro e di conoscenza per proseguirne le ricerche, per approfondire ora questo, ora quell'altro, tra i tanti argomenti affrontati e analizzati da Gerosa Brichetto.
A questo punto, la nostra ambizione sarebbe di riuscire a radunare queste innumerevoli "foglie sparse", allestendo presso la Biblioteca Comunale un fondo librario e documentario di cose sue, a disposizione degli studiosi di oggi e di domani.
L'uscita del presente libro coincide infine con la dedicazione della stessa Biblioteca a Giuseppe Gerosa Brichetto: d'ora in avanti nelle sale stipate di libri, a lui così cari, aleggerà il suo spirito buono e paterno, ad aiutare idealmente i giovani studenti, e gli altri utenti, a percorrere le strade della cultura, a ricercare costantemente la verità, lì e altrove, a dimostrarsi cittadini esemplari, innamorati del proprio paese, come sempre ha fatto, come è sempre stato il "nostro" Dottor Giuseppe Gerosa Brichetto.
Marco Malinverno, Sindaco di Peschiera Borromeo

 

   

Assessorato alla Cultura

Per chi, come me, proviene dalla Lunigiana, lembo di Toscana incuneato tra Liguria ed Emilia Romagna, crocevia tra le diverse regioni e il litorale tirrenico, e ha vissuto parecchi anni all'estero, fare cultura a Peschiera Borromeo, mia nuova terra di adozione, occuparmi in sede istituzionale di attività culturali, fa sì che io trasfonda in queste ultime la mia visione cosmopolita di Nazione, il mio sentirmi cittadina d'Europa e del mondo, aperta al confronto con realtà diverse e anche distanti, geograficamente parlando.
A questa concezione cerco di uniformare il mio operato. Con l'incoraggiamento del Sindaco e della Giunta, dacché ricopro l'incarico di Assessore, ho cercato pertanto di valorizzare con iniziative, spettacoli, manifestazioni, le variegate esperienze che costituiscono il bagaglio culturale di tutti coloro che sono giunti da fuori, da ogni angolo della Penisola, a volte da più lontano, così da arricchire di contenuti e forme nuove l'identità del luogo ove abbiamo stabilito di abitare e lavorare.
A Peschiera Borromeo, con piacevole sorpresa, abbiamo trovato una società disponibile e solidale, porte aperte insomma, da parte di chi è nato qui, voglia di costruire insieme, fianco a fianco, la città del domani.
Tuttavia, così come io vado molto fiera delle mie origini lunigianesi, quanto sono orgogliosi delle proprie i nuovi arrivati, mi è parsa cosa buona e doverosa dare risalto alle "radici" autentiche di Peschiera, che ormai considero la mia città, la città di noi tutti, per far crescere il senso di appartenenza ad una comune realtà, per sentirci davvero una comunità che poggia su salde basi, che ha appunto radici vigorose, ben piantate per terra, capaci di generare ottimi frutti.
Ecco allora che il mio Assessorato ha promosso eventi, mostre, libri, per illustrare la storia, i fatti salienti, i personaggi locali più significativi nell'arco dei secoli.
Non proprio "personaggio" (troppo discreto, lui, per esserlo), ma sicuramente "grande persona", è stato Giuseppe Gerosa Brichetto, oriundo del Comune, mancato nel 1996: valoroso ufficiale medico durante la guerra; bravissimo medico in tempo di pace; intellettuale schivo e generoso, storico e scrittore nostrano, uomo esemplare.
Per i tanti meriti e le sue virtù, ho ritenuto quindi di istituire una Borsa di studio che recasse il suo nome, da destinare agli studenti universitari che realizzino una Tesi di laurea avente per oggetto Peschiera Borromeo. Così pure, per rendere un imperituro omaggio al Dottor Gerosa Brichetto, l'Amministrazione Comunale ha deciso di intitolargli la Biblioteca Comunale, tempio laico della cultura e del sapere, aperto a chiunque, al servizio di tutti.
Abbiamo disposto inoltre la pubblicazione della presente opera, dovuta al Professor Sergio Leondi, cresciuto alla "scuola" di Gerosa Brichetto, suo "erede" in fatto di studi storici locali. Nella prima parte egli stila un appassionato ricordo dello scomparso; nella seconda compie un lavoro utilissimo, l'elencazione della sterminata bibliografia del Maestro, punto di partenza per nuove ricerche storiche. Tanti modi, insomma, per onorare Giuseppe Gerosa Brichetto, eminente studioso di Peschiera Borromeo, grande milanese, grande italiano, e per ciò stesso, cittadino senza confini.
Tosca Bertolini, Assessore alla Cultura

 

   

PROFILO BIOGRAFICO - GEROSA E BRICHETTO DUE FAMIGLIE PER LA PATRIA

Sembra appena ieri, eppure sono già trascorsi cinque anni, dalla sua scomparsa. Chi ebbe la fortuna di conoscerlo – e furono moltissimi -, lo rammenta con immutato affetto e stima. Mentre chi non lo conobbe in vita, lo va scoprendo e apprezzando man mano che il tempo passa, grazie ai suoi scritti, alle testimonianze che di lui sono rimaste.
Di Peschiera Borromeo, il Dottor Giuseppe Gerosa Brichetto è stato una delle figure più prestigiose in assoluto: ha servito lo Stato per una vita intera, prima come soldato valoroso, poi quale medico provetto, e sempre come uomo onesto e generoso, di nobili sentimenti. Intellettuale colto, ha indagato come nessun altro la storia di questo territorio, facendolo amare sia ai nativi, sia a coloro che da fuori sono venuti ad abitare qui, in questo lembo di Lombardia.
Buon sangue, non mente: proveniva infatti da una famiglia molto attenta ai valori della cultura, della solidarietà, della morale, votata al bene comune della Patria. Patria intesa proprio nel senso etimologico del termine: la terra dei padri di ascendenza classica, passata attraverso il filtro romantico dell'idea risorgimentale, alla quale gli avi dell'Ottocento avevano aderito con slancio e convinzione, tramandandola ai discendenti.
Famiglia di servitori dello Stato, si diceva. Il nonno paterno di Giuseppe Gerosa Brichetto, Daniele Gerosa (1844 – 1903), fu Segretario comunale e maestro elementare a Zeloforamagno e Linate per quarant'anni circa. Il padre Giacomo (1874 - 1951) lo è stato, Segretario comunale, per una dozzina. Due zie per via di madre, Alfonsa e Gilda Brichetto, insegnarono alle scuole di Zelo e Morsenchio. Insieme alla sorella Adelina (1874 – 1956), moglie di Giacomo, organizzarono tramite posta un efficace servizio di assistenza per i nostri soldati al fronte (pacchi dono di generi alimentari e vestiario), ed altre iniziative benefiche per gli indigenti di Ponte Lambro, Linate e dintorni. Lo zio Giovanni Brichetto (1865 – 1954) svolse l'attività di medico condotto a Linate e Peschiera per quattro decenni, incarico esercitato come se fosse una missione, con spirito di abnegazione, liberalità e grandezza d'animo (per onorarne la memoria, la nostra Amministrazione Comunale nel 1995 ha intitolato al suo nome il Parco pubblico di via Rimembranze a Linate).
Oriundi di Gessate nella Martesana, i nostri Gerosa, ma la tradizione più antica li dà provenienti dal paese omonimo in Val Brembana, nella Bergamasca. I Brichetto avevano invece ascendenze liguri, originari di Orero, un piccolo centro dell'entroterra sopra Chiavari.
Il destino volle che le due famiglie, entrambe di estrazione medio-borghese, si incontrassero a Linate a fine ’800, e si fondessero in una sola, con Giacomo Gerosa e Adelina Brichetto, sposi nel 1908.
Un anno dopo il matrimonio, nella casa di Ponte Lambro costruita nel 1907, viene al mondo Paolo, il 14 dicembre 1910 nasce Giuseppe, seguito nel 1915 da Antonietta (oggi Ponte Lambro è un popoloso quartiere dell'estrema periferia milanese, in riva al fiume omonimo; allora costituiva una modesta frazione del Comune di Mezzate, chiamato poi Linate al Lambro, fusosi nel 1934 con Peschiera Borromeo).

 

   

GLI STUDI

Giunto in età scolare, Giuseppe Gerosa frequenta le Elementari del Comune, segnalandosi per l'ingegno pronto e vivace. Promette bene, l'alunno. Al termine della scuola primaria i genitori, consigliati dallo zio medico Giovanni Brichetto, decidono quindi di fargli intraprendere gli studi classici, iscrivendolo presso un rinomato istituto di Monza, retto da religiosi dell'ordine rosminiano.
Qui egli compie gli studi ginnasiali, sotto la guida di educatori sapienti nelle rispettive discipline, quanto appassionati propugnatori della filosofia del loro fondatore Antonio Rosmini, che si compendia nell'idea dell'uomo come fine, tale per cui, durante il Risorgimento, l'abate-pensatore di Rovereto fu considerato il capo spirituale del liberalismo cattolico, precursore del Modernismo, movimento di riforma che intendeva conciliare il Cristianesimo con il pensiero moderno, la ragione e la scienza.
Notevole fu l'influsso esercitato da quei docenti sul giovane studente, influsso che si protrasse per tutto il resto della sua esistenza. Passato al prestigioso Liceo Classico "Beccaria" di Milano, Gerosa, semplice borghese arioso di periferia, ha per compagni di classe e si lega di amicizia fraterna con i più bei nomi dell'aristocrazia lombarda. Qui consegue il diploma di maturità, col massimo dei voti.
A quel punto si imponeva una scelta: che fare, dopo la maturità? Tra i parenti più stretti, c'erano due medici: gli zii, fratelli della madre, Davide Brichetto, già Direttore dell'Ospedale Militare di Gallarate, e Giovanni Brichetto, titolare della condotta medica di Linate dal 1894.
Per quest'ultimo in particolare, Giuseppe provava una specie di venerazione: non a caso volle seguirne le orme, iscrivendosi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Milano, e divenne medico pure lui. Non solo: a un certo punto, nel 1959, fece domanda alla Presidenza della Repubblica per aggiungere al cognome paterno quello di Brichetto, quasi a voler certificare, pure nei documenti, oltre che l'amore per la madre che l'aveva generato, quello per colui che l'aveva ispirato e guidato negli anni della giovinezza, modello ideale per stile di vita e nell'esercizio della professione medica.
Il 1935 è l'anno della laurea, conseguita con ottimi risultati, discutendo una Tesi sulle malattie polmonari. Poteva essere la prima tappa di una brillante carriera universitaria: il neo dottore fu infatti incitato dal Professor Umberto Carpi a proseguire la ricerca medica e gli studi per specializzarsi in Tisiologia, prestando la propria collaborazione quale Assistente presso un Sanatorio dell'Alta Valtellina, località Pineta di Sortenna. Fanno riferimento a quell'esperienza alcune pubblicazioni di carattere scientifico, specialmente sui "versamenti pleurici", comparse nel 1936, ’38, e ancora nel 1942.
Purtroppo i tempi non erano i più propizi per seguitare l'attività accademica; all'orizzonte si profilavano al contrario scenari di ben altra natura, di guerra e distruzione, di sacrifici e privazioni.

 

   

DA MEDICO A CAPITANO MEDICO

Chiamato a prestare il servizio militare nel febbraio del ’36, frequentò la Scuola d'Applicazione di Sanità Militare a Firenze. Ne uscì sei mesi dopo col grado di Sottotenente Medico, assegnato all'8° Reggimento Fanteria, Brigata "Cuneo" di Milano. Per sorteggio, nell'aprile 1937 fu mandato in Etiopia, al seguito delle nostre truppe (2ª Brigata Eritrea), dove, pur tra mille difficoltà, cominciò a dare prova del suo valore e di eccezionali doti organizzative, allestendo alla svelta ospedali da campo, strutture sanitarie efficienti e attrezzate.
Quella prima esperienza di medico-militare fu per lui determinante, ne forgiò il carattere, segnò la vita sua in modo irreversibile. Furono ben nove le campagne di guerra a cui prese parte, ma in un certo senso dentro di sé, nello spirito, rimase soldato anche dopo essere stato congedato, nel 1945.
Il periodo che arriva fino all'estate 1943, è così sintetizzato da Giuseppe Pettinari (intervento commemorativo di Gerosa Brichetto tenuto ad Ispra, 1997, nel 38° Convegno Nazionale della Società Italiana di Storia della Medicina, Atti pubblicati nel 1999): dal Corno d'Africa, Gerosa rientrò in patria nel luglio del 1938 "per esami, ed ammesso al Servizio Permanente Effettivo. Propenso al ritorno alla propria professione di medico, vi rinunciò. Posto in congedo, andò quindi a ricoprire la funzione di Medico di Reparto del Comune di Milano".
Si trattò però di una parentesi brevissima. Scoppiata la guerra, il 10 giugno 1940 indossava nuovamente la divisa, che tenne fino al termine del conflitto. Inizialmente fu assegnato al Comando Divisione Fanteria "Legnano" con sede a Milano, poi all'inizio del gennaio ’41 partiva per l'Albania, Fronte dell'XI Armata, 469° Ospedale da Campo.
"Promosso Tenente Medico, nel giugno del 1941 fu rimpatriato ed assegnato al Comando Divisione Fanteria Legnano, allo Stato Maggiore, in qualità di Ufficiale Medico addetto all'Ufficio Sanità. Nel settembre 1942 fu promosso Capitano e trasferito, con la Divisione Legnano, sul Fronte Mediterraneo in Francia, da dove rientrò nell'agosto del 1943".

 

   

MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALOR MILITARE

L'infausto 8 settembre 1943 lo sorprese al Sud; al contrario di molti, non smobilitò, nemmeno cercò una sistemazione di comodo, da imboscato con le stellette, o peggio. Si schierò dalla parte giusta, contro le forze di occupazione tedesche. Da Brindisi, dove erano riparati la Monarchia ed il Governo legale del Paese, con entusiasmo e tenacia si adoperò con altri ufficiali per rimettere insieme i brandelli sparsi del nostro povero esercito.
Si costituì alfine il Primo Raggruppamento Motorizzato, un contingente di 5 mila uomini che venne aggregato all'armata statunitense. L'ora fatidica di Monte Lungo stava per scoccare…
Gerosa Brichetto, col grado di capitano medico, comandava la Sezione Sanità. Spingevano, i nostri, per essere portati in prima linea a combattere, per dimostrare a sé stessi e al mondo intero che erano "in piedi", lottavano, insieme agli Alleati, per la Patria, la libertà e la democrazia.
Per mettere i nostri soldati alla prova, gli americani, con un po’ di cinismo, assegnano loro un obiettivo che definire coriaceo, è niente: le tre cime del Monte Lungo, presso Mignano in provincia di Caserta; una postazione tenuta saldamente da agguerrite truppe germaniche annidate in caverna.
Parte l'attacco degli Italiani all'alba, l'8 dicembre ’43, con mille uomini tra soldati e ufficiali, pronti al sacrificio, per il bene supremo della Nazione. Quasi la metà di questi prodi rimane sulle aspre pendici del monte, ma otto giorni dopo, in un nuovo assalto, le nostre bandiere sventolano alte sulle vette conquistate.
Con giudizio unanime, oggi si riconosce che Monte Lungo rappresenta la pagina più gloriosa del secondo Risorgimento d'Italia. Anche il capitano Gerosa fu tra coloro che versarono il proprio sangue; ferito da una scheggia di mortaio, rischiò di morire. In seguito venne insignito di Medaglia d'Argento al Valor Militare sul campo, eroe tra gli eroi.
Appena in forze, ma claudicante, con una stampella sotto il braccio, come vediamo in alcune fotografie di quelle giornate tragiche, volle subito riprendere il suo posto di comandante, carica che ricoprì fino alla Liberazione.

 

   

IL GIUDIZIO DEL GENERALE UTILI

Umberto Utili, capo supremo del C.I.L. (Corpo Italiano di Liberazione), in un suo libro autobiografico dedica al Dottor Gerosa queste belle pagine, che volentieri riproduciamo per i nostri lettori: "Un giorno, uscendo… per una delle mie quotidiane ispezioni, incontrai un reparto che faceva sulla strada provinciale istruzione d'ordine chiuso; e lo faceva veramente bene, con una serietà e con una sicurezza del maneggio d'arme che mi colpirono.
"Volli scendere dalla macchina ed avvicinarmi a quegli uomini per elogiarli. Stupii nell'accorgermi che si trattava di un reparto portaferiti. Questa disciplinata prestanza, indice di un equilibrio morale tanto più sorprendente considerati gli umori incerti della maggioranza ed il fatto che si trattava di un reparto non combattente, non era che il frutto dell'azione personale del capitano medico Gerosa, il quale funzionava da capufficio Sanità dalla costituzione del Raggruppamento.
"A Monte Lungo, prodigando generosamente la sua assistenza sulla linea, Gerosa era stato ferito e decorato d'una medaglia d'argento che tutti avevano salutato con simpatia. Ma il valore militare può anche essere una dote abbastanza comune; ciò che lo caratterizzava era un'attitudine naturale al comando che, in quella misura, ho riscontrato assai raramente negli uomini che ho avvicinato.
"Aveva qualche cosa del Templario nell'autorità e nella semplicità della sua vita privata, nella devozione alla Croce e nello spirito ardente col quale affrontava la fatica ed il pericolo. Indiscutibilmente il suo esempio aveva un'enorme efficacia morale. D'altronde lo spiccato senso pratico e la fervida operosità del suo sangue lombardo ne facevano un eccellente organizzatore".
"Sopraggiunto un tenente colonnello medico a sostituirlo come capufficio Sanità in seguito all'incremento che ebbe questo servizio in parallelo alla progressiva dilatazione organica del Raggruppamento, Gerosa assunse il comando della 51ª Sezione Sanità sebbene fosse previsto un ufficiale superiore anche per questa carica.
"Ne fece un'unità modello, che tale rimase anche nei periodi più difficili durante la guerra e in appresso fino al suo scioglimento, che coincise col congedamento del Gerosa. Era una gioia constatare l'ordine, la nettezza, la serena alacrità del personale, il senso di benessere che si leggeva subito sul volto dei ricoverati e della truppa e che faceva spicco nell'ambiente circostante. Soprattutto commovente era la compattezza spirituale di quella gente e la fiducia e l'amore che essa aveva per il comandante, sebbene questi fosse esigente e piuttosto severo che indulgente; ma era giusto, energico, attivo e limpidamente esemplare" (da "Ragazzi, in piedi…", Milano, 1979).
Quanto raccontato dal Generale Utili, mi viene confermato da un mio parente, Valeriano Frappetta, che a Monte Lungo e successivamente è stato soldato ai suoi ordini nella Sezione Sanità: "Il Comandante era intransigente, perfezionista, pretendeva il meglio da noi, ma aveva un cuore così – aggiunge allargando le braccia -; premuroso come un padre, pronto a sacrificarsi per primo, d'esempio sempre".
Sul fronte Adriatico, nel 1944, Giuseppe Gerosa fu promosso al grado superiore per merito di guerra. Il 25 settembre il C.I.L. veniva sciolto, nascevano due Gruppi di Combattimento: Folgore e Legnano. Con gli uomini della Legnano Gerosa entrò in Bologna liberata e, passo dopo passo, raggiunse Bergamo, dove fu dato l'ordine di smobilitazione. Gli venne riconosciuto il grado di Maggiore, diventò poi Colonnello.

 

   

NOSTRO MEDICO CONDOTTO

Finita la guerra, il Generale Utili, che godeva di un prestigio enorme, offrì a Gerosa, col quale era entrato in grande dimestichezza e amicizia, di diventare in pratica il suo braccio destro: altri avrebbero acchiappato al volo tanto ben di Dio. Gerosa Brichetto no: benché lusingato per la fiducia che il Generale gli accordava, seppur a malincuore rifiutò, decise di imprimere una svolta radicale alla propria vita.
Egli aveva il culto della Patria nel sangue: continuò a onorarla, a servirla, stavolta non più con indosso la divisa militare e le stellette, ma solo portando il camice bianco del medico. Nel luglio 1946, appena congedato, riprese infatti a fare il medico di Reparto al Comune di Milano; per concorso, nove anni dopo venne nominato medico condotto qui a Peschiera Borromeo, e svolse tale attività fino al pensionamento (1985), per più generazioni, con passione, rara competenza e maestria, tanta umanità, come in missione: novello Cincinnato.
Da medico, tocca con mano, da vicino, le necessità delle popolazioni locali, si rende conto dell'urgenza di un ospedale in zona. Infaticabile, fa sorgere a Ponte Lambro, nel 1962, la Clinica Le Quattro Marie, aperta al pubblico il 3 febbraio ’63 (attuale Centro Cardiologico Fondazione Monzino), divenendone per volontà unanime direttore.
Più avanti torna a fare il medico di base a tempo pieno, ricoprendo anche incarichi di medico scolastico e presso aziende private. Per i suoi pazienti non si risparmia, non ha orari: chiunque sa di poter contare in ogni momento della giornata sul Dottor Gerosa. Basta chiamarlo, e ti riceve immediatamente, o viene con sollecitudine a visitare l'ammalato a domicilio, senza farsi pregare, senza pretendere alcun compenso.
All'apparenza poteva sembrare duro, burbero, ma in verità era solo la scorza che rivestiva superficialmente una persona gentile e magnanima. Bastava entrare in confidenza con lui, che subito si scioglieva, raccontava perfino storielle divertenti.
Aveva un senso dell'ironia impareggiabile. Già seriamente malato – ed essendo un medico di elevata capacità professionale, sapeva alla perfezione cosa lo attendeva -, trovava pure il coraggio di scherzare, sulla malattia. Resisto!, aveva scritto a caratteri cubitali in un cartello ben in vista sulla scrivania che affiancava il suo letto di degenza.
E intanto continuava a fare progetti, a dispensare consigli e provvidenze. Il suo cruccio maggiore era di non poter terminare l'ultimo libro, quello sul Generale Umberto Utili, il suo Comandante; libro di cui esistevano già le bozze pronte: "il canto del cigno", diceva con un mezzo sorriso sulle labbra.

 

   

LO SCRITTORE CAPOSCUOLA

Dopo aver parlato del militare, del medico, occupiamoci adesso, dulcis in fundo, dell'argomento per il quale il Dottor Gerosa Brichetto ha conseguito una grande, meritata popolarità e considerazione, che va ben oltre la cerchia pur vasta dei suoi ex commilitoni o dei suoi pazienti.
Alludiamo naturalmente al suo lavoro di scrittore, storico e letterato. "Se non avessi intrapresa la professione medica – amava ripetere -, mi sarebbe piaciuto fare l'insegnante di belle lettere, l'insegnante di storia". Non aveva le carte ufficiali per farlo, ma in pratica docente lo è stato davvero, e a che livello: Honoris causa!
Ha insegnato come si fa storia, ed in particolare quella locale, milanese, ad una foltissima schiera di aspiranti scrittori di cronache dei tempi che furono, laureati e no. Nel corso degli anni, dacché si era imposto coi suoi libri all'attenzione anche del mondo accademico, divenne un punto di riferimento fisso per chi intendeva occuparsi delle vicende di Milano e dintorni, sotto i più vari aspetti (storia, arte, letteratura, costume, folklore, dialetto, e così via), per un raggio di decine di chilometri.
Alla sua casa convenivano a frotte per le loro tesi e ricerche, studenti universitari, alunni delle medie superiori e inferiori, in cerca di informazioni, indirizzi, notizie edite ed inedite. A tutti prestava ascolto, aiutava in ogni modo, e in seguito si informava dei risultati a cui quei giovani erano pervenuti.
Aveva creato dal nulla una sua scuola, autoproclamandosi, con un pizzico di sana civetteria, direttore della "Collana di studi storici e monografie su Chiese e Comuni della Valle del Lambro", collana che all'epoca della sua scomparsa contava decine e decine di pubblicazioni, dello stesso Dottor Gerosa, nonché di suoi allievi e discepoli.
In questo senso, egli è stato sicuramente un caposcuola, il fondatore di un genere letterario particolare: la storia locale vissuta e raccontata dal di dentro, intesa non come un'arida, asettica elencazione di date, eventi, biografie, bensì come un racconto appassionato, partecipe, vivace e stimolante sul nostro passato e sulla nostra gente di ieri e di oggi, della quale lui si sentiva parte integrante, figlio di questa gente e di questa terra.
La mia buona gente, ripeteva. La gente semplice, che nelle sue pubblicazioni assurge al ruolo di protagonista, o fa da coro allo svolgersi delle vicende (non a caso ammirava Manzoni, cui dedicò ricerche e meditazioni).
Nell'arco di un trentennio diede alle stampe ben 45 tra volumi ed opuscoli, redigendo inoltre diverse centinaia di articoli per riviste e giornali, sui più svariati temi.
I primissimi lavori di Gerosa Brichetto sono incentrati su argomenti di medicina, è ovvio; ma come scrittore vero e proprio, dai larghi interessi, egli nasce però nel 1945, subito dopo la conclusione del conflitto mondiale: "Guerra di Liberazione. La 51ª Sezione di Sanità. Settembre 1943 – Maggio 1945", si intitola il libro, che riassume le vicende del reparto di cui fu comandante, descritte con rigore scientifico ma pure con molto pathos e calore umano (per la precisione il libro non reca il nome dell'autore, però la prefazione ne svela la paternità, essendo firmata "il Vostro Comandante").
Dopo l'uscita di questo volume, lunga pausa d'attesa; trascorsa non in ozio, bensì a lavorare e a studiare e ancora a lavorare, a preparare i passi successivi. Finalmente, ricorrendo nel 1961 il cinquantenario del tempio parrocchiale di S.Ambrogio a Linate, dà alle stampe il suo primo libro di storia locale.
Si tratta di un libro bellissimo, una novità assoluta (praticamente nessuno scriveva di paesi e Comuni, allora): "La Chiesa di Linate, gli Umiliati ed altre storie di un tempo". Il ricavato della vendita, particolare non trascurabile, va a beneficio della parrocchia.
La via ormai è aperta. A questa pubblicazione ne seguono molte altre, a cadenza veloce, quasi annuale: oltre una quarantina, come s'è detto, preferibilmente sulla storia delle nostre terre, da Milano a Melegnano ed oltre, passando per Peschiera Borromeo. Ma ancora – il primo amore non si scorda mai – su tematiche militari, specialmente sulla guerra di Liberazione, di cui è stato testimone e protagonista d'eccezione.
Non manca nemmeno un magnifico volume di sola letteratura: "Vicenza minore. Le poesie di Elisa De Muri ed Olinto Grandesso Silvestri", che si conquista le lodi del prefatore, professor Claudio Cesare Secchi, responsabile del Centro Studi Manzoniani.
Che dire poi dell'attività di pubblicista su giornali e riviste? Tra tutti, va ricordato Il Melegnanese, periodico che si avvalse della sua collaborazione per un arco di tempo lunghissimo, sui più svariati temi: genere militare, cronaca e storia, letteratura, eccetera… Se si dovessero raccogliere insieme tutti questi articoli, ben 374, e i restanti sulle altre testate giornalistiche, ne verrebbe fuori una specie di monumentale enciclopedia.

 

   

L'INTELLETTUALE CHE AMAVA IL POPOLO

Fornito di una cultura umanistica solidissima, di formazione classicista; con una memoria prodigiosa: citava alla perfezione in latino ed in lingua passi di opere dei nostri maggiori scrittori, da Virgilio a Dante, a Manzoni; cultore ardente del Romanticismo. Si esprimeva in maniera forbìta, elegante fantasiosa, ma sapeva rendersi comprensibile anche al popolino.
La sua seconda lingua era senz'altro il dialetto milanese; apprezzava moltissimo Carlo Porta e gli altri nostri poeti dialettali; ad essi dedicò studi e saggi critici. Amava la lingua del popolo perché amava il popolo, la buona gente di cui sopra, come la definiva lui, a voce e per iscritto.
È stato un grande intellettuale: non arroccato, come altri, nella classica torre d'avorio, insuperbito dalla propria sapienza, ma disponibile al colloquio con chiunque, istruito o illetterato che fosse. Giuseppe Gerosa Brichetto sapeva di valere, era, perché negarlo?, ambizioso (chi non lo è?) e orgoglioso; ma non presuntuoso, saccente, arrogante. Tutt'altro!
Dobbiamo essergli grati per quanto ha fatto in vita, con disinteresse, spendendo in favori di altri tempo e denaro. Parlando del Dottor Gerosa Brichetto, della sua attività di raccoglitore di storie patrie, don Battista Gorla, durante i funerali officiati insieme a don Giancarlo Brivio di Zelo e a don Agostino Brambilla di Ponte Lambro, ebbe modo di affermare: "Un popolo senza storia, un popolo privo di memoria, un popolo a cui manca la memoria storica, va incontro all';autodistruzione. Non ha nessun futuro perché è sprovvisto di radici, perché non sa dove andare, poiché ignora da dove proviene. Il Dottor Gerosa queste radici a noi popolo le ha fatte conoscere e apprezzare: anche per questo dobbiamo ringraziarlo".
Mai e poi mai Gerosa ha voluto occuparsi di politica in senso stretto, della politica spicciola. In occasione delle varie tornate elettorali e amministrative, i diversi schieramenti se lo contendevano a gara, avrebbero dato un occhio della testa per una sua adesione, finanche per una semplice indicazione di voto, tale era il consenso e la stima di cui godeva.
Ma lui volle sempre restare neutrale, imparziale, pragmatico e collaborativo con tutti, benché fosse ben ancorato ai princìpi del liberalismo classico, coniugati col cattolicesimo di Gioberti, Rosmini, Manzoni.
Che non fosse tuttavia estraneo al sentire comune, ai problemi contingenti della vita quotidiana (che è poi la politica genuina, autentica), lo provano le molteplici iniziative di cui si fece paladino: citiamo solo a titolo d'esempio (ma tanti altri se ne potrebbero fare) la lotta intrapresa, d'accordo col Sindaco d'allora, Carlo Mazzola, contro l'insediamento sul nostro territorio della pista aeroportuale, che spaccava in due il Comune e avrebbe generato, come poi purtroppo accadde, l'inquinamento acustico e da gas di scarico che sappiamo.
Di quel comitato fu l'anima, fu al tempo stesso la mente e il braccio operativo, organizzando manifestazioni di protesta, scrivendo a destra e a manca. "Dove trovavo il tempo per occuparmi di tante faccende – mi confidava -, Dio solo lo sa! Forse ho lavorato anche di notte", si schermiva.

 

   

NOBILE DENTRO

Come abbiamo già detto, Giuseppe Gerosa Brichetto fu decorato in guerra della Medaglia d'Argento al Valor Militare ed autorizzato a fregiarsi del Distintivo d'Onore per ferita riportata; il Principe Umberto di Savoia in persona lo insignì, in zona di operazioni belliche, della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia; ricevette inoltre ben quattro Croci di Guerra "al merito", la cittadinanza onoraria di Mignano Monte Lungo, di Belvedere Ostrense e Legnano, e numerosissime altre onorificenze, tra cui: Croce d'Oro Lateranense, attribuitagli dalla Santa Sede; Medaglia d'Oro del Comune di Peschiera Borromeo nel 1990 per meriti professionali e storici; Cavaliere donato di 1ª Classe del Sovrano Militare Ordine di Malta, di cui si sentiva molto fiero.
Non di sangue blu, il nostro Dottore, ma nobile dentro; aristocratico non per nascita, ma per meriti e virtù. Un patriota vero; medico valentissimo e generoso; intellettuale di prim&'ordine; marito e padre esemplare: un grande milanese, un grande italiano.
Gli sono stati accanto fino all'ultimo la moglie Ada, gli amatissimi figli Davide, Daniele e Adelina, i parenti tutti, gli amici di antica data e i nuovi.
Dopo lunga e sofferta malattia, se n'è andato in punta di piedi, per non disturbare nessuno, il 14 agosto ’96, vigilia di Ferragosto, in una Milano fatta deserta dall'afa e dalla calura. Sul letto di morte ha preteso che i familiari pubblicassero la notizia del suo decesso solo a funerali avvenuti. Non ha voluto né paramenti né fiori, e il feretro doveva giacere sulla nuda terra. Così è avvenuto.
Ma la notizia ferale è subito trapelata, volando veloce di bocca in bocca: alle esequie, celebrate tre giorni dopo nella chiesa di S. Ambrogio a Linate, era comunque presente una folla enorme di cittadini, di amici, di estimatori, persone semplici e altolocate, mischiate fra loro, strette intorno al caro Dottor Giuseppe Gerosa Brichetto, lì a rendergli l'estremo saluto.

 

   

"CORRISPONDENZA D'AMOROSI SENSI"

Prima di porre fine a questi appunti in memoria del Dottor Gerosa Brichetto (egli meriterebbe ben altro, che la mia modesta penna), vorrei riferire un particolare, secondo me, di alto significato morale e civile, che ribadisce la sensibilità, la delicatezza dell'uomo, consentendoci di penetrare nell'intimo del suo cuore, di scoprire – ammesso che ce ne sia ancora bisogno – quale genere di sentimenti coltivasse in sé.
In molti ricorderanno che, fino a quando la salute gliel'ha permesso, era solito intervenire ad ogni funerale che si celebrasse in Linate. Poteva conoscere o non conoscere lo scomparso, ma lui veniva in ogni caso, puntuale, a porgere le condoglianze ai familiari, ad offrire la sua parola di conforto, sempre apprezzata. Per la consuetudine (pluri-ventennale) che ho avuto con lui, per discorsi fatti e riflessioni udite, mi sento di poter affermare in tutta tranquillità che il Dottor Gerosa Brichetto considerava tutti i linatesi, indistintamente, come persone di famiglia, con le quali si sentiva in sintonia e in simbiosi: la buona gente, ripetiamo con parole sue.
Tutti cresciuti, vissuti per un tempo più o meno breve, più o meno lungo, all'ombra del campanile mozzo di Sant'Ambrogio. Il campanile della sua chiesa, alla quale ha dedicato il primo libro di storia locale, da cui togliamo la pagina conclusiva, che giustifica quanto abbiamo qui sopra espresso.
"Più che una storia, è una semplice cronologia che abbiamo cercato di ricostruire sulla chiesa di Linate, la quale, per un paese tanto piccolo, è l'unico fulcro intorno a cui attraverso i secoli si è abbarbicata la vita della gente comune, ed anche ai nostri giorni vi è tradizionalmente legata.
"L'amore per il proprio campanile è un sentimento molto modesto, molto discusso e retrivo, ma è pur sempre un buon sentimento che ne suscita tanti altri e più nobili. Esso fa parte di quella corrispondenza d'amorosi sensi la quale fa sì che le famiglie che costruirono la chiesa di Linate e se ne sono allontanate da diversi decenni, eleggano per loro ultima dimora quel cimitero che conserva le spoglie dei Padri".
In questo camposanto di Linate, nella Cappella degli avi, riposa per sempre il caro Dottor Giuseppe Gerosa Brichetto, che qui, a distanza di cinque anni dalla scomparsa, onoriamo e rammentiamo con sempiterna emozione, riconoscenza e affetto.
Sulla lapide tombale, secondo i suoi desideri, niente ritratto, né date; sotto al nome, la semplice scritta "medico", con l'epitaffio da lui stesso composto, molto laico, rivelatore di una concezione della vita assai realistica, per nulla aristocratica: Et mors ultima / unica restat / post varios casus. Ha detto bene il già citato Giuseppe Pettinari, commemorando nel Convegno del ’97 il comune Amico e Maestro: alla fine è sempre la morte a suggellare la nostra esistenza, "indipendentemente da come questa sia stata vissuta".
Vissuta sottotono e alla buona per i più, oppure alla grande, aggiungo io, come nel caso di Giuseppe Gerosa Brichetto.

 

   

L'EREDITÀ SPIRITUALE

Con la dipartita di Gerosa Brichetto, Peschiera Borromeo ha perso uno dei suoi figli migliori, il suo massimo cantore, colui che ci ha fatto scoprire le radici delle nostre comunità, e in maniera impareggiabile ha saputo dare dignità a persone e luoghi solitamente ignorati dalla storiografia cosiddetta maggiore.
Cosa ci resta di lui, oggi? Moltissimo! Oltre alla mole quasi sterminata di pubblicazioni sul territorio, ineguagliata altrove, e un archivio prezioso e importante (vera miniera di informazioni, per volontà della Famiglia accessibile agli studiosi), tra l'altre cose abbiamo la sua alta concezione della storia locale, tale per cui anch'essa diventa maestra di vita (come la storia tout court); abbiamo il suo caldo invito ad amare i nostri paesi, le piccole patrie e l'Italia intera, le tante genti di cui essa si compone.
La sua figura ci è ricordata inoltre da tutta una serie di meritorie iniziative e realizzazioni. Porta con orgoglio il nome di Giuseppe Gerosa Brichetto una libera associazione fondata da suoi estimatori, in maggioranza ex allievi e collaboratori: il G.A.S.L., "Gruppo Amici della Storia Locale", che intende continuarne l'opera di ricerca e accrescere l'interesse per questo genere storiografico (la riunione preliminare del Gruppo si tenne presso la Biblioteca Comunale di Sordio il 18 luglio 1997; quella costitutiva il 12 settembre del medesimo anno a Tribiano, nella Sala Consiliare del Municipio). Conta diverse decine di aderenti, il sodalizio, distribuiti su un'area che grosso modo va da Milano a Lodi, lungo l'asse della via Emilia, con sconfinamenti verso Pavia (referente per Peschiera Borromeo, è l'autore di queste note). L'obiettivo ambizioso è di allargare l'ambito territoriale, raccordandosi con associazioni analoghe che perseguano identiche finalità a livello regionale.
Quasi sulla stessa linea del G.A.S.L., per incentivare le ricerche sulle vicende antiche e moderne del nostro Comune, l'Assessorato alla Cultura ha opportunamente istituito a fine ’96 una Borsa di studio intitolata a Giuseppe Gerosa Brichetto, con lo scopo di premiare gli studenti universitari qui residenti che abbiano conseguito la Laurea discutendo una Tesi su argomenti nostrani, non solo di carattere storico. Così facendo, oltretutto, si è offerta l'opportunità di incrementare la conoscenza di Peschiera Borromeo mediante opere di alto livello, condotte con metodo rigoroso e scientifico.
Sempre su iniziativa del Settore Cultura, con il consenso unanime ed entusiasta dell'intera Amministrazione Civica, è stato deciso recentemente di dedicare al protagonista del presente lavoro la Biblioteca Comunale di via Carducci. Scelta per certi versi doverosa, e pure indovinata: chi altri, meglio di lui, primo nostro vero scrittore, innamorato dei libri e di tutto ciò che fa cultura, poteva fare da nume tutelare peschierese, da ideale tutore agli utenti, soprattutto giovani assetati di scienza e sapienza, che frequentano la Biblioteca?
Dal canto suo il Comune di Milano, che nel 1925 ha assorbito il territorio aldilà del Lambro, dove c'è la casa natale di Gerosa Brichetto e la sua ultima residenza, il 13 dicembre scorso gli ha dedicato una nuova bellissima Casa di Riposo per Anziani in via Mecenate, "quale segno di riconoscimento" - si legge nella motivazione - rivolto dalla città "ad un suo insigne concittadino" che ha "dato lustro" al luogo dove è nato e vissuto.
Chi si appresta a concludere questo profilo biografico, ha avuto la fortuna e l'onore di stare accanto al Dottor Gerosa Brichetto per più di due decenni. Come tanti, mi avvicinai a lui quando frequentavo l'Università, per sottoporgli alcuni documenti trovati negli archivi milanesi che riguardavano Linate e Peschiera. Il suo prestigio, la sua fama, mi intimorivano: ma lui seppe mettermi a mio agio, come faceva con tutti. Da allora abbiamo continuato a vederci, a sentirci: in certi periodi, quasi ogni giorno.
Non posso tacerlo: per me, come per chiunque ebbe modo di entrare in amicizia e confidenza con lui, Giuseppe Gerosa Brichetto è stato molto di più che un Maestro: una persona carissima, che abbiamo stimato, a cui abbiamo voluto bene.
Il presente scritto, con l'appendice bibliografica che segue, nelle intenzioni dell'Amministrazione Comunale e mie rappresenta un devoto, grato, memore omaggio ad un grande uomo, come pochi se ne sono visti, e se ne vedranno, di questi tempi; esempio luminoso di moralità, senso civico e amor di Patria, di intellettuale colto e raffinato, e nello stesso tempo democratico, nazional-popolare : è questa l'eredità spirituale che Giuseppe Gerosa Brichetto ha consegnato ai posteri. Sta a tutti noi, ora, fare tesoro dei suoi nobili insegnamenti.

 

 

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