una nobile figura di uomo,
medico soldato e storiografo

 
   

Istituzioni Amministrative Locali

Convegno della Associazione fra i Cultori di Storia Locale dell'antica Diocesi di Milano promosso dalla Biblioteca Ambrosiana. Milano - Palazzo del Seminario - 29 settembre 1984

Degli studi sulle istituzioni amministrative locali, ossia l'organizzazione giuridica ed economica dei minori centri abitati della campagna, quelli che si riferiscono alla et� comunale sono certamente i più suggestivi. il "comune rurale" o "rustico", come lo definisce Arrigo Solmi, � formato dalle classi rurali; si distingue nettamente dal comune cittadino, che si svolge in un centro murato, popoloso, sulla base di più classi, ed anche da quello di borgo o castello, che � proprio dei luoghi fortificati, dove accanto alla popolazione colonica vi � l'intervento di una classe di militi.
Perci� il comune rurale abbraccia i piccoli centri abitati, cio� i villaggi, le ville, i vici, le pievi, le valli e cos� via; ed � formato da una categoria abbastanza uniforme, la classe dei lavoratori della terra, piccoli proprietari rurali o coloni.
Meno in voga questi studi, o diciamo pure di moda, al momento attuale rispetto all'impulso che ebbero nella prima met� del secolo, allorch� sia in Italia che all'estero vi si dedicarono i cultori più noti di scienze storiche: alcuni addirittura rimasti famosi. Diremmo che � forse per tale motivo, ossia che l'argomento è stato cos� sviscerato, gli archivi, quelli ufficiali o pubblici in ispecie cos� setacciati, e la critica storica talmente acuta e profonda, che poco � rimasto di inesplorato per il tempo nostro.
Ciononostante, nelle indagini sulla genesi del comune rurale o rustico che qui ci interessa, sono rimaste delle zone d'ombra, o meglio degli interrogativi, i quali hanno affaticato le menti degli studiosi che ci hanno preceduto, e che lasciano tuttora il campo aperto a nuove ricerche. Del resto, sia i maestri che i giovani desiderosi di addentrarsi in questo campo, sanno benissimo che talora ci si trova davanti a delle scoperte insperate specie fra i documenti di archivi privati, custoditi gelosamente per secoli di generazione in generazione, anche da una famiglia all'altra di cognome diverso.
Il principale interrogativo che permane e che tiene divisi gli studiosi � se veramente il comune rustico si sia originato sul modello di quello cittadino, e come quello abbia avuto la sua genesi nell'ansiosa tendenza all'autonomia, che ne è stato veramente il momento creativo. "Un prodotto interamente nuovo del Medioevo"; nuove forme insinuate dal diritto germanico con le sue spiccate tendenze militari ed individualiste, che avrebbe sollevato anche nelle campagne il soffio di libert�; avrebbe instaurato sulle ceneri del passato nuovi rapporti fra le classi.
Ma � solo nei secoli XI e XII che quel vasto movimento di autonomia urbana, manifestatosi prima che altrove nell'Italia superiore e media, trascina con s� di riflesso anche la campagna. Il rinascimento delle forme civili che segu� alla rovina degli stati barbarici ed alla dissoluzione feudale, doveva per forza essere ubiquitario. Qui nei detti secoli, accanto alla affermazione del comune cittadino più o meno libero, quello del comune rurale � una realt�, un fenomeno in grande movimento.

Frugando in profondit�, sempre in considerazione di quel tenace conservatorismo che � proprio della campagna, tale ceto rurale che è stato perfino più tardo e restio alla diffusione del cristianesimo rispetto ai centri cittadini, ha mantenuto saldamente un legame con et� più antiche, allorch� in gran parte, territori dello spazio mediterraneo erano sottoposti alla organizzazione romana, travolti più o meno violentemente dalle invasioni germaniche. Le forme giuridiche ed economiche di quelle organizzazioni, rimaste in vita, si sarebbero poi sviluppate sotto la spinta delle autonomie medioevali, tendendo in ultima analisi anche i centri minori della campagna ad un regime di relativa indipendenza.
Quindi sono rimaste finora valide le teorie più recenti enunciate in Italia dal Besta, dal Mengozzi, dal Bognetti e da altri studiosi, i quali hanno dimostrato che a spiegare l'origine del comune rurale, almeno per l'Italia, � necessario far ricorso alla organizzazione dei "vici" e dei "pagi" dell'et� romana, organizzazione rimasta integra nel medioevo nelle forme delle ville e delle pievi (Solmi). Ma occorre scrutare ancora più lontano nella storia dell'antichit� come quella ellenistica: in quei villaggi o "come" che presso i Greci equivalevano ad agglomerati rurali privi di organizzazione politica, in contrapposizione alla "polis" ossia la citt� da cui il villaggio dipende.
Greci e latini si sforzano di introdurre la citt� presso i barbari che essi soggiogano. Cos� fecero i Romani in occidente: per esempio da noi presso i Galli dove i villaggi ("vici, pagi, attributi, contributi") di solito venivano riuniti in circoscrizioni territoriali maggiori, intorno ad una citt� che ne diveniva il capoluogo (Segr�).
Risalire alle origini delle istituzioni amministrative nella nostra campagna, sulle colline, nelle valli, significa doversi fare un'idea chiara del territorio, della propriet� e della sua distribuzione. La piccola azienda agricola anche nell'antichit� rimane sempre dominante; la toponomastica di minori localit� e villaggi, quando non ci indica la natura del terreno, erbe o fiori, alberi o frutta, tipi di colture, si rif� sempre al nome del proprietario.
Il Calderini sostiene che le forme associative medievali e moderne nella campagna, da noi risalgono con facile presunzione, oltre la latinit�. ad epoca preromana. I Galli per primi, in qualità di invasori, si impadronivano del suolo; quindi, e per le popolazioni preesistenti e per quelle successive, mancando del tutto ogni altro elemento di guida, non rimane che far valere il concetto di trib�.
Il villaggio � la forma tipica di stanziamento nella campagna insubre; le relative necropoli mostrano poi che ci� era avvenuto già prima dell'invasione gallica. Con la riunione di raggruppamenti minori, le trib�, risultavano le singole popolazioni. "Ogni trib�" aveva una propria organizzazione ed un proprio territorio, il"pagus" degli scrittori latini (in contrapposizione alla "civitas"): ad ogni "pagus" corrispondevano uno o più "vici", villaggi. Naturalmente questa organizzazione tribale esisteva anche presso le altre popolazioni italiche, aveva formato la base della vita politica e militare, finch� le varie popolazioni vennero incorporate nello stato romano, il quale non ostacol� n� favor� l'esistenza, ma ne limit� le funzioni al campo religioso ed amministrativo…". Tali sono le vedute di Passerini e Fraccaro.

Il "pagus" � il distretto campagnolo; nella antica Roma si contrapponeva al "monte", ossia esisteva la distinzione in "pagani" e "montani", ancora ai tempi di Cicerone. caratteristiche le feste dette "paganalia", che si celebravano alla fine dei lavori campestri, ed erano destinate ad invocare la benedizione degli dei sopra i seminati. Afferma ancora il Passerini che del "pagus" milanese non � rimasta alcuna memoria certa: "…distretto territoriale comprendente uno o più "vici", ebbe funzioni religiose, di polizia distrettuale ed anche economiche".
Attestato su tutta l'area latina, il termine "pagus" preesisteva secondo alcuni alla conquista romana; aveva carattere essenzialmente rurale, ed era intermedio, nella serie, fra la "civits" ed il "fundus". Termine questo collegato (ed assai discusso) con quello di "vicus"; i "vici" erano nuclei abitati che andavano a costituire il "pagus" ben più vasto; una borgata o villaggio, il "vicus" si distingueva dalla "civitas" non tanto per la sua ampiezza ed importanza, quanto perch� non aveva come questa una organizzazione politica ed amministrativa autonoma.
Si � parlato di "vici" nell'interno della citt�: quelli che noi oggi chiamiamo quartieri e che turri hanno una origine rurale, perch� questa civilt� in origine legava profondamente ai campi ogni centro abitato, piccolo o grande, quindi le citt� stesse. "Le vigne le circondano – sono parole del Duby – i campi le traversano e sono piene di bestiame, di fienili, di lavoranti agricoli. Tutti gli abitanti (nella citt�) … restano dei rurali; la loro esistenza � scandita dal ciclo delle stagioni agricole, il loro sostentamento dipende tutto dai prodotti della terra, dalla quale traggono direttamente ogni risorsa".
Vengono citati anche dei "vicus viariorum" sulle principali vie di comunicazione; quegli abitanti, oltre che in prevalenza nuclei di coloni, saranno stati deputati alla manutenzione delle strade, esazione di tributi o pedaggi; detti luoghi erano forse sedi di un mercato periodico, di un "hospitium od hostaria", di un centro militare, di un santuario o comunit� religiosa (Romanelli). Ricorre anche nelle iscrizioni l'appellativo di "vicani" da "vicus", che forse sono in contrapposizione agli altri abitanti, i quali non si trovavano nelle stesse condizioni di diritto dei primi; questi, in sostanza, nel villaggio erano i proprietari di terra, mentre i secondi, nel "vicus" semplicemente risiedevano. Va ricordato il termine "vicanalia", che significa i pascoli di pertinenza della comunit�.

L'organismo del "vicus" col relativo "districtus" ha una saldezza ed una concretezza tutte particolari, che avvalorano l'ipotesi per cui, ripetiamo, "le forme caratteristiche del comune rurale nel medioevo risalgono all'et� romana e preromana". Nel Medioevo il comune rurale sarà il consorzio dei possessori del distretto, ai quali – sono sempre parole del Passerini – competeranno particolari doveri e diritti; fra questi il più importante, il godimento, pare in proporzione del territorio posseduto, di terreni comuni a pascolo o a selva.
E chi presiedeva al governo delle più piccole organizzazioni locali quali i "vici" ed equivalenti frazioni del territorio? Lungi dalla esistenza di veri magistrati, in difetto di una funzione politica ed amministrativa, vi sono dei preposti, " che alcune volte hanno il modesto titolo di "magistri", ma talvolta anche quelli di "aediles, quaestores, curatores, actores", a seconda del carattere precipuo delle loro funzioni; frequenti sono anche naturalmente i "patroni" (Romanelli).
Balzano a questo punto davanti alla nostra rapida rassegna i concetti relativi alla cittadinanza: ("vicus iuxta civitatem, vicus quasi civitas, vicus intra civitatem"). Sembrerebbe strano, ma delle questioni giuridiche del genere rimangono sul tappeto per molti secoli. Sono noti i contrasti inerenti ad un diverso trattamento fiscale (il dazio), nel ‘700, fra gli abitanti all'interno della citt� murata e quelli dei Corpi Santi.
Astraendo da ogni altra considerazione che non sia nella linea del tema che ci siamo prefissi, accenniamo ora ai portati della romanizzazione nella sua vita interna periferica, da cui deriveranno poi le forme associative dell'et� comunale; base, sempre la piccola azienda agricola che continuer� a dominare tanto alle porte della citt� che nel contado (Bognetti).
Nel nostro agro c'� o c'� stata frequenza di lapidi dedicate a divinit� locali, iscrizioni funebri, ricordi di signori attaccati ai loro terreni, lungi dal latifondo che faceva altrove il deserto (Calderini); una campagna florida e popolosa, divisa in piccoli appezzamenti coltivati direttamente dal proprietario. Sono iscrizioni dalle quali compaiono in sostanza i nomi di questi ultimi, di fittabili, di liberti: la turba servile non compare di certo nelle epigrafi, bens� le arti, i mestieri, i commerci, che avevano anche i loro capi.
Questo almeno fino al basso impero, allorch� Milano diventa sede di governo, ed i grandi signori della corte vivevano d'altro che non il reddito del suolo; semmai, amavano la campagna sotto l'aspetto delle ville, luoghi di riposo e di delizie. Le comunit� locali allora dovevano essere senz'altro governate dal "patronus", il padrone del terreno rispetto ai suoi sottoposti, fatti salvi gli obblighi che provenivano all'uno ed agli altri dai doveri o dai diritti delle leggi previste per i "municipia"; cos� erano designate fin dalla più antica et� repubblicana certe comunit� cittadine dipendenti da Roma.
Aggiungeremo in modo piuttosto semplicistico che i cosiddetti "fora", i "vici", i "conciliabula" dipenderanno quali frazioni dai "municipia" o dalle prefetture; sempre nel periodo del basso impero, l'istituzione del "colonatus" coinvolger� dei rapporti, che non si discosteranno molto, per gli abitanti della campagna, dalla servit� (servaggio). Non possiamo nemmeno lontanamente supporre, per le comunit� rurali, l'esistenza di magistrati, del genere di quelli previsti, oltre che nelle citt�, anche in altri minori centri. Si dovr� fare necessariamente eccezione per chi fosse incaricato della amministrazione della giustizia, o di esazioni fiscali, delegatovi dai magistrati del potere centrale, dove le cariche erano numerose.

Le vecchie organizzazioni territoriali delle campagne serviranno certamente da base agli ordinamenti fiscali del basso impero e bizantini, per imporre alle popolazioni rurali il pagamento delle imposte. Con la decadenza della latinit� croller� il sistema economico delle "curtis" e del "castrum", che per� torner� a rivivere sotto altre forme; l'organizzazione romana della societ�, non interamente distrutta, la ritroveremo poi in quella ecclesiastica, la quale ebbe tanta importanza nel Medioevo.
E' noto che la diffusione del cristianesimo nelle nostre campagne sia avvenuta nei primi secoli in modo assai discontinuo e disordinato, in conseguenza anche delle persecuzioni. Certamente furono i culti precristiani a lasciare una traccia duratura dei loro santuari, dei loro luoghi sacri. "Le buone, vecchie deit� galliche presero nomi romani, ma restarono ad esercitare la loro benefica azione, promovendo le fecondit� del suolo, ispirando gli artigiani, guidando i viandanti sulle strade, proteggendo le famiglie" (Passerini). E' sempre nel contado, dove il paganesimo fu più duro a morire che nelle citt�, che le pietre tutelari, le edicole dedicate alle deit� pagane, sono inconsciamente rimaste nella venerazione del popolo.
Sarà pertanto l'organizzazione ecclesiastica sovrapposta a quella romana decadente a contribuire a salvarla e consolidarla anche dopo l'invasione barbarica. "Mentre nelle citt� viene posto un vescovo, nei "pagi" si colloca il centro dell'organizzazione religiosa culturale, col nome di "plebs", perch� abbraccia un "populus", ossia un complesso di persone attinenti ad una determinata localit� (Pieve)" (Solmi). A capo della pieve o "plebania" sta un prete (plebanus), con giurisdizione sulle chiese minori e cappelle. L'importanza di questo ordinamento territoriale venne raggiunta da quando, ai primi gruppi di abitanti cristiano-rurali furono addetti dei preti residenti; era seguita la fondazione di battisteri (in antico questi ultimi si trovavano solo nelle citt�), e la chiesa battesimale acquis� in s� il germe della futura pieve.

"L'invasione germanica non travolse queste istituzioni. Ai funzionari delle province e di municipi romani si sostituirono i duchi ed i conti barbarici; e, sotto costoro, si ebbero i "centenari" o gli "sculdasci", che continuarono i "locoposti" o i "curatores" del "pagus", dette "gau" o cantone"; ("centene", cento famiglie in origine); "princeps" prima, e più tardi "comes" o "graf", il magistrato che aveva la direzione del "gau" sia in pace che in guerra.
Il movimento dei Longobardi era avvenuto per "fare", gruppi o trib� militari, formate da "arimanni"; i mutamenti che si susseguono nei territori occupati, la divisione del contado in distretti, l'adeguamento alle esigenze della difesa, della giustizia e di ogni manifestazione della vita associata sono peu sempre sottoposti ad un ordinamento militare; sono i militari che predominano, sono gli "exercitales", gli "arimanni". Ed ecco il riverbero sulle nostre istituzioni amministrative locali; un sistema difensivo di arimannie e di castelli � posto ai confini del regno; "fare" ed "arimannie" si trovano nei punti più importanti, al passaggio dei fiumi, sui nodi stradali.
La "fara" longobarda � il più piccolo raggruppamento, familiare o consortile; più unit� di questo genere si riuniranno nei "municipia", "vici" e "pagi": le istituzioni di marca latina che non scompaiono come le province, ma hanno una più tipica e tenace fisionomia locale, e continuano a resistere anche sotto l'urto della nuova rivoluzione amministrativa (Lizier). Questi alla loro volta serviranno di base a più complesse circoscrizioni: oltre i già detti "gau", il "districtus", la "judiciaria", ossia gli elementi territoriali che concorrono alla formazione del ducato. Le "giudicature" devono avere avuto un qualche rapporto non bene ancora definito, con le "pievi"" intese queste come circoscrizioni non solo di pertinenza ecclesiastica, ma importanti al fine della suddivisione del territorio rurale.
Milano, già capitale di un impero � completamente rovinata, declassata, perch� i barbari preferiscono l'aperta campagna dove si accampano; la vita vi si organizza, prima a spese degli abitatori indigeni, poi nell'inserimento agricolo sui terreni assegnati ai capi militari e loro gregari; l'accampamento diventer� il villaggio. La citt� dell'et� romana si presentava come organismo urbano, circondato da annessi immediati e non immediati, che si allargano ad un determinato territorio. Intorno alla citt� propriamente detta, cio� il centro murato, si raccolgono i "continentia aedificia", ossia i borghi, ed uno spazio più largo adiacente che costituisce la cerchia delle campagne circostanti, chiamato i "mille passus" (Solmi).
Pi� lontano si estende il territorio rurale, organizzato con le istituzioni dette fin qui: quando sarà costituito il comune, si verificher� un fenomeno nuovo: la separazione della citt� dalla campagna; inizia il "feudo", che si adatta ai borghi rurali, ai castelli, ai territori campestri. Ai vescovi il dominio della citt�, ai conti quello della campagna ("comitatus" ossia contado). La quale campagna attrae universalmente; la terra � il bene più prezioso ed � la fonte della nobilt�.
"Quiconque poss�de est nobile" dice Anatole France, perch� il possesso fondiario aristocratizza, eppertanto vi � tendenza nell'aristocrazia feudale ad allargarsi nei possessi e cos� riuscire a prevalere; (Dante far� dire al suo proavo Cacciaguida della nobilt�, "…tu manto che tosto raccorce / Si che, se non s'appon di die in die / lo tempo va dintorno con le force". Par.XVI.7).

Accostiamoci più da vicino alle origini del comune medievale, dopo di avere accettate le premesse su cui converge la maggioranza degli autori, ossia che alla base della grandiosa istituzione stanno forme associative della civilt� preromana e romana. il Savigny, nella sua storia del diritto romano nel Medioevo ha abbracciato senza riserve questa teoria; il municipio romano continu� nel comune medievale, e la sua sopravvivenza � dovuta secondo l'Autore stesso alla azione dell'imperatore Ottone I, il quale associ� nella magistratura all’elemento romano quello germanico.
Altri invece vedr� nel comune qualcosa di nuovo, enucleato in genere dalla libert�, dallo sviluppo dei commerci, ed in ispecie dalla evoluzione avvenuta in campo economico per l'aumento della ricchezza mobiliare che, indipendentemente ed a fronte della ricchezza terriera, � venuta acquistando un grande valore (V. Franchini). Un bisogno vago di associazione, una coscienza propria che oppone atti di resistenza e di ribellione all'ordinamento politico vigente; lotta contro il vescovo, o il conte, o un consorzio politico di feudatari.
A proposito dei quali, un'altra teoria ancora, quella del Gabetto, sostiene la persistenza del feudo anche quando il medesimo � minato dalla infiltrazione di elementi democratici, che non fanno perdere per� al comune medievale il suo primitivo carattere signorile. Molti sono stati gli studiosi che insorsero contro siffatte dottrine; in testa a tutti Gioacchino Volpe, il quale cerc� di proporre una sua teoria di avvicinamento alle altre; una via di mezzo che si infila fra le generali divergenze. Una diversit� di fattori, sostiene il nostro Autore; una preponderanza or dell'uno or dell'altro.
E qui ne inseriamo un'altra di vedute: quella di Silvio Pivano: "E anzi, nell'avvertita complessit� del fenomeno, sarà bene far sempre riguardo che fattori, più forti in origine, poterono innanzi cedere e sminuire, ed altri, prima latenti o appena avvertiti, esser tratti fuori rigogliosi all'aperto, ed ancora questi con quelli variamente compresi nelle forme infinite della societ� comunale. Nella specie, un fattore vi dovette essere sempre: il chiesastico. A nessun comune noi sappiamo pensare nella nostra storia, senza pensare insieme alla sua chiesa".

Il fattore predominante del Volpe � questo senz'altro: il cristianesimo, con la sua conseguente organizzazione ecclesiastica, che si affaccia "prima latente o appena avvertito", per quindi diffondere fra la decadente latinit�, sulle rovine di un impero, una nuova civilt� nel diritto: quello romano-cristiano. La parrocchia di campagna � circoscrizione ecclesiastica sicuramente affermatasi nel secolo V; assai nebulosa ed incerta questa denominazione nelle sue origini, per quanto fin dall'antichit� greca, il termine corrispondente in tale lingua, rifletteva il significato di "incolae", ossia abitanti. Nel concilio di Calcedonia della met� di quel secolo, si parla di divisione territoriale in parrocchie calcata sulla circoscrizioni civili. (A.C. Jemolo).
Togliamo dagli statuti di citt� e di altri luoghi del contado, nonch� dai registri delle sentenze criminali nel Medioevo, la dizione ricorrente di "anziani delle parrocchie" e "consoli delle terre"; i primi rappresentano una istituzione che precede nel tempo di gran lunga i secondi; e per quel tanto che la parrocchia abbia rappresentato in antico nella distribuzione del territorio, non possiamo ignorare il termine di "vicinia"" che le � molto strettamente legato.
"Vicinia" da vicino, gli abitanti del "vicus" in origine; "vicinia" della parrocchia, termine entrato nell’uso. Questa � l�istituzione locale basilare nella genesi del comune rustico, e che indubbiamente precede la nascita del comune cittadino. Il bisogno di reagire efficacemente contro la tendenza dell'individuo portato a soverchiare con la violenza e con la frode il più debole e il meno avveduto, si fa sempre prepotente nelle popolazioni italiane dal secolo XI in poi, muovendole ad associarsi in difesa ai comuni interessi. Questo spirito di associazione si esplica… nella costituzione di arti e mestieri e delle "vicinie" o "regalie" fra gli abitanti di ciascuna villa, o perfino delle singole contrade o parrocchie della stessa citt�, per la protezione e difesa dei beni dei vicini (Biscaro).
Le "vicinie" sono consorzi di famiglie originarie del luogo, che in tempo antichissimo si riuniscono a scopo di comune aiuto (Capasso). Esiste qualcosa di analogo nel concetto di "consorzi"; la consorteria sarà un tipo di associazione a base familiare che interesser� ad un tempo il diritto feudale e la costituzione del comune, ma in forma più semplice: una parentela allentata e disminuita nei vincoli di sangue, sempre con rapporti di indole territoriale e rurale molto stretti con la "vicinia".
Forme associative speciali e singolari le sopraddette, valide per l'interno delle citt� come per i piccoli centri, e la loro esistenza � provata da documenti dei secoli X e XI; ancor più per i tempi posteriori. Tali atti mostrano chiaramente che esse originano dalle chiese urbane e suburbane dipendenti dalla cattedrale, fino a quando decade il potere vescovile. "Chi voglia – prosegue il Capasso – pu� far risalire la loro comparizione anche a tempi più remoti; ma quello che � certo si � che, come si intravede dai conti dei pochi registri rimastici, e dagli statuti cittadini, esse vissero alcun tempo indipendenti dal comune.
Non si capisce che valore abbia una definizione del Sella, suffragata dall'autorit� dell'Olivieri; "vicinia": luogo dove la comunit� dei "vicini" esercita i diritti d'uso e di propriet� comuni; i pascoli, aggiungiamo noi, i boschi, i diritti d'acqua, di passaggio ed altri. Il termine, più che luogo, indica la comunit� stessa, che ha preceduto nel tempo il comune cittadino, mantenendosi in seguito in esso o all'ombra di esso con i suoi usi e le sue consuetudini. Esisteva perci�, sotto questo nome, il comune rurale o rustico vero e proprio, ai cui abitanti gli statuti faranno obbligo di eseguire le "opere rusticane", consistenti semplicemente nella manutenzione delle strade, dei porti e del prato comunale (Tiraboschi).

Curiose ma non insolite le modalità di adunanze dei vicini, che qualche statuto prescriveva dovevano farsi in luogo aperto, lontano da alcune abitazioni, sulla piazza di una chiesa, sotto il portico di un&'altra. E la convocazione avveniva "per tolam pulsatam", o "ad sonum campanae", o "ad tolam batutam".
Le origini del comune cittadino e quelle del consolato nel secolo XII, la sua magistratura più gloriosa, di pari passo, scrive il Riboldi, "aprirono agli storici nostri e stranieri un vasto campo di laboriose ricerche e di lunghi studi, da far dubitare della possibilità di giungere ad un'unica teoria. In genere fu nel secolo XI che i maggiorenti delle citt� riuscirono sia con accordi, sia con la violenza ad impadronirsi del governo cittadino, tenuto sino allora dal conte e dal vescovo conte, oppure in certi casi dal visconte e dai lori ufficiali. Dopo di ci� troviamo a capo del governo cittadino i "consoli", e la loro esistenza dimostra che oramai l'oligarchia cittadina formata dai feudatari minori, residenti in citt� e addetti alla difesa delle mura e delle porte, e spesso di mercanti, ha costituito un regime autonomo (Leicth).
L'appellativo di questi magistrati (che furono quasi sempre in numero di due o pi�) � sicuramente noto a Pisa tra il 1081 ed il 1085; per Milano si d� credito alla notizia contenuta negli "Annales Pegavienses" del passaggio dell'imperatore Enrico IV in Italia: "Mediolanum venit, et a consulibus et primoribus civitatis, tam pacifice quam honorifice susscipitur": l'anno 1081 al Brennero. Impegnato nella immane lotta contro la Chiesa, l'imperatore che si fa coronare in Sant'Ambrogio, in modo del tutto tacito d� la sanzione sovrana al consolato milanese.
La notizia, in mancanza di altre, viene accettata per buona, anche se ha la paternit� di un ignoto monaco di Turingia, il quale ne scrisse in una biografia o cronaca alcuni decenni dopo. Nota la Zanetti che "la sanzione sovrana del "Consulatus Civium Mediolanensis" non � certo avvenuta, n� poteva avvenire data la tradizione politica milanese di costante ostilit� verso i sovrani, nella forma solenne di una esplicita generosa concessione imperiale. Ma non per questo si deve intendere mancata quella sanzione…".

Quindi attendibile l'anno 1081 o forse già in atto da prima, considerando quella forma di governo, consolidata dalla consuetudine costante. Questo atto imperiale rientrava negli intenti di Enrico IV di reagire contro la ecclesiasticizzazione di tutti i pubblici ordini, operata da Gregorio VII, restituendo quindi alle citt� la "libertas" romana, risuscitando espressamente la forma tipica di governo repubblicano rappresentata dal consolato.
Sottolineiamo con la Zanetti, per Milano, la quasi totale indipendenza da Roma del Primate ambrosiano; o meglio, come � detto da qualche parte, dopo Roma la Chiesa milanese era la più importante e indipendente. Elemento quindi fra i più positivi, il quale fa dire all’Autrice che "a Milano concorrono tutti gli elementi politici ed ambientali perch� il fenomeno comunale si possa evolvere in condizioni di generale favore. Non � forse significativo il testo di quella iscrizione su un frammento di lapide rinvenuta in Santa Radegonda, in cui si fa menzione di Sant'Ambrogio papa?".
Secondo il Mayer, il consolato deriva dallo sviluppo naturale di un uso romano, e cos� il Savigny: continuazione del "municipium" durante l'et� barbarica; il Solmi invece sostiene che l'apparizione dei consoli nell'anno 1081 � improvvisa; che se non si dovesse dar credito alla famosa cronaca o biografia dell'oscuro monaco di Turingia, scritta parecchi decenni dopo, e decadesse quel suo asserto, l'esistenza di un "consulatus" milanese nel 1097 � sicura. Ve ne � un accenno inun documento del 25 aprile di quell'anno, riguardante la chiesa di Bariano, quella famosa pieve di l� dall'Adda, che venne in seguito inghiottita da una piena del fiume, e scomparve totalmente dalle nostre carte.
La sede o casa del Console era il palazzo del Broletto. A Milano, secondo Ottone di Frisinga, i consoli erano scelti dalle tre classi: i capitani, i valvassori e la plebe. Dobbiamo aggiungere che se i vescovi tendevano prima a raggruppare nelle loro mani la propriet� ed i "districta", dovettero ben presto procedere ad una larga distribuzione di infeudazioni e subinfeudazioni; con l'apparizione dei consoli il potere vescovile non cessa, ma esso va man mano declinando.
Sorvoliamo, per evidenti ragioni, sulle caratteristiche e sulla evoluzione dell'istituto consolare cittadino: la loro elezione, il numero, la durata del mandato, i poteri; accenniamo solo allo sdoppiamento nel 1153 in "consules civitatis" ed in "consules justitiae". Compaiono in tempi diversi i consoli delle srti, quelli delle colonie di mercanti; inoltre, denominazione molto suggestiva per noi che stiamo discorrendo di istituzioni amministrative locali, i "consules fagiarum". La "faggia" deriva da "facta", e significa il territorio extramurano, fuori dai Navigli, tagliato dalle strade radiali, la cui manutenzione era subordinata ad una "corve�" delle popolazioni locali (Cgnasso, Manaresi).
Premesso che i "consules justitiae" operavano entro la cerchia delle mura, i consoli delle faggie avevano giurisdizione su alcune porzioni del contado, il quale si originava dalle porte della citt�; e non soltanto erano preposti alle strade, ma a tutti gli obblighi e tributi del contado verso la citt�; il territorio delle sei faggie viene detto anche territorio tributario. Dopo il 1187 vennero riunite in due gruppi; un terzo consolato delle faggie fu istituito nel 1205, e con la riorganizzazione operata nel 1212, il contado afferente era cos� suddiviso: "Porta Romana e Comasina, Porta Ticinensis et Vercelina, Porta Orientalis et Nova" (Manaresi).
La competenza del tribunale cittadino, attraverso i suoi consoli, si estendeva a tutto il territorio del contado, ai paesi della Bazana, Bulgaria e Martesana, ai contadi del Seprio, di Lecco e di Stazzona.

Curiose ma non insolite le modalità di adunanze dei vicini, che qualche statuto prescriveva dovevano farsi in luogo aperto, lontano da alcune abitazioni, sulla piazza di una chiesa, sotto il portico di un'altra. E la convocazione avveniva "per tolam pulsatam", o "ad sonum campanae", o "ad tolam batutam".
Le origini del comune cittadino e quelle del consolato nel secolo XII, la sua magistratura più gloriosa, di pari passo, scrive il Riboldi, "aprirono agli storici nostri e stranieri un vasto campo di laboriose ricerche e di lunghi studi, da far dubitare della possibilità di giungere ad un'unica teoria. In genere fu nel secolo XI che i maggiorenti delle citt� riuscirono sia con accordi, sia con la violenza ad impadronirsi del governo cittadino, tenuto sino allora dal conte e dal vescovo conte, oppure in certi casi dal visconte e dai lori ufficiali. Dopo di ci� troviamo a capo del governo cittadino i "consoli", e la loro esistenza dimostra che oramai l'oligarchia cittadina formata dai feudatari minori, residenti in citt� e addetti alla difesa delle mura e delle porte, e spesso di mercanti, ha costituito un regime autonomo (Leicth).
L'appellativo di questi magistrati (che furono quasi sempre in numero di due o pi�) � sicuramente noto a Pisa tra il 1081 ed il 1085; per Milano si d� credito alla notizia contenuta negli "Annales Pegavienses" del passaggio dell'imperatore Enrico IV in Italia: "Mediolanum venit, et a consulibus et primoribus civitatis, tam pacifice quam honorifice susscipitur": l'anno 1081 al Brennero. Impegnato nella immane lotta contro la Chiesa, l'imperatore che si fa coronare in Sant'Ambrogio, in modo del tutto tacito d� la sanzione sovrana al consolato milanese.
La notizia, in mancanza di altre, viene accettata per buona, anche se ha la paternit� di un ignoto monaco di Turingia, il quale ne scrisse in una biografia o cronaca alcuni decenni dopo. Nota la Zanetti che "la sanzione sovrana del "Consulatus Civium Mediolanensis" non � certo avvenuta, n� poteva avvenire data la tradizione politica milanese di costante ostilit� verso i sovrani, nella forma solenne di una esplicita generosa concessione imperiale. Ma non per questo si deve intendere mancata quella sanzione…".

Quindi attendibile l'anno 1081 o forse già in atto da prima, considerando quella forma di governo, consolidata dalla consuetudine costante. Questo atto imperiale rientrava negli intenti di Enrico IV di reagire contro la ecclesiasticizzazione di tutti i pubblici ordini, operata da Gregorio VII, restituendo quindi alle citt� la "libertas" romana, risuscitando espressamente la forma tipica di governo repubblicano rappresentata dal consolato.
Sottolineiamo con la Zanetti, per Milano, la quasi totale indipendenza da Roma del Primate ambrosiano; o meglio, come � detto da qualche parte, dopo Roma la Chiesa milanese era la più importante e indipendente. Elemento quindi fra i più positivi, il quale fa dire all'Autrice che "a Milano concorrono tutti gli elementi politici ed ambientali perch� il fenomeno comunale si possa evolvere in condizioni di generale favore. Non � forse significativo il testo di quella iscrizione su un frammento di lapide rinvenuta in Santa Radegonda, in cui si fa menzione di Sant'Ambrogio papa?".
Secondo il Mayer, il consolato deriva dallo sviluppo naturale di un uso romano, e cos� il Savigny: continuazione del "municipium" durante l'et� barbarica; il Solmi invece sostiene che l'apparizione dei consoli nell'anno 1081 � improvvisa; che se non si dovesse dar credito alla famosa cronaca o biografia dell'oscuro monaco di Turingia, scritta parecchi decenni dopo, e decadesse quel suo asserto, l'esistenza di un "consulatus" milanese nel 1097 � sicura. Ve ne � un accenno inun documento del 25 aprile di quell'anno, riguardante la chiesa di Bariano, quella famosa pieve di l� dall'Adda, che venne in seguito inghiottita da una piena del fiume, e scomparve totalmente dalle nostre carte.
La sede o casa del Console era il palazzo del Broletto. A Milano, secondo Ottone di Frisinga, i consoli erano scelti dalle tre classi: i capitani, i valvassori e la plebe. Dobbiamo aggiungere che se i vescovi tendevano prima a raggruppare nelle loro mani la propriet� ed i "districta", dovettero ben presto procedere ad una larga distribuzione di infeudazioni e subinfeudazioni; con l'apparizione dei consoli il potere vescovile non cessa, ma esso va man mano declinando.
Sorvoliamo, per evidenti ragioni, sulle caratteristiche e sulla evoluzione dell'istituto consolare cittadino: la loro elezione, il numero, la durata del mandato, i poteri; accenniamo solo allo sdoppiamento nel 1153 in "consules civitatis" ed in "consules justitiae". Compaiono in tempi diversi i consoli delle srti, quelli delle colonie di mercanti; inoltre, denominazione molto suggestiva per noi che stiamo discorrendo di istituzioni amministrative locali, i "consules fagiarum". La "faggia" deriva da "facta", e significa il territorio extramurano, fuori dai Navigli, tagliato dalle strade radiali, la cui manutenzione era subordinata ad una "corve�" delle popolazioni locali (Cgnasso, Manaresi).
Premesso che i "consules justitiae" operavano entro la cerchia delle mura, i consoli delle faggie avevano giurisdizione su alcune porzioni del contado, il quale si originava dalle porte della citt�; e non soltanto erano preposti alle strade, ma a tutti gli obblighi e tributi del contado verso la citt�; il territorio delle sei faggie viene detto anche territorio tributario. Dopo il 1187 vennero riunite in due gruppi; un terzo consolato delle faggie fu istituito nel 1205, e con la riorganizzazione operata nel 1212, il contado afferente era cos� suddiviso: "Porta Romana e Comasina, Porta Ticinensis et Vercelina, Porta Orientalis et Nova" (Manaresi).
La competenza del tribunale cittadino, attraverso i suoi consoli, si estendeva a tutto il territorio del contado, ai paesi della Bazana, Bulgaria e Martesana, ai contadi del Seprio, di Lecco e di Stazzona.

Ripetiamo che il comune rustico esiste molto precocemente rispetto a quello cittadino, e ci chiediamo a questo punto, che ne era a capo, chi lo reggeva. Quando troveremo i "consules" nelle piccole comunit� foresi, dovremo per forza arguire che l'appellativo veniva in analogia a quello dei magistrati della citt�. Ma la carica, le funzioni sia pur limitate, esistevano da chiss� quanto tempo, sotto diverso nome.
"Ed eccoci qui – scrive ancora il Verga – davanti a quella indeterminatezza di attribuzioni che rende molto difficile lo studio degli ordinamenti civili nel medioevo". Ad Arosio, per esempio, 8� uno studio del Seregni), i rustici vengono chiamati "distrectabiles in loco"; vi � ancora un avanzo di feudalesimo nella distinzione di quei "districtabiles� in "vicini" ed in "nobiles"; tutti sono alle dipendenze della badessa del Monastero Maggiore che � proprietario del luogo. La badessa esercitava l'autorit� per mezzo di suoi ufficiali; erano i "nuncii" o "nuntii", trasmettitori di ordini o "gastaldi", appellativo quest'ultimo di marca longobarda, che equivaleva ad amministratori, secondo alcuni, capi di borgate minori o ville. Forse nemmeno abitavano in luogo.
Per� aveva Arosio anche i "decani vel consules", che sono la stessa cosa; ma le loro attribuzioni, per quanto ce ne lasciano comprendere i documenti, si confondono con quelle dei gastaldi o di un piccolo consiglio locale. Rimane assodato che i consoli o decani, la "vicinantia" ed il Consiglio più ridotto, sono da considerarsi autorit� e magistrature emanate dal Comune rurale, che in Arosio le eleggeva, e che di esso erano rappresentanti.
Corrispettivo dei consoli o decani nella comunit� rurale: i "boni homines" o "boni viri", (di et� superiore ai 50 anni, in numero di due-tre, eletti di volta in volta a dirimere liti); altrove si parla di "homines discreti et idonei", di "credenzieri" o consiglieri. C'� un mosaico di istituzioni diverse da luogo a luogo, nei comuni rurali; in certi, l'appellativo antico del capo della comunit� si mantiene ancora per decenni, quando in altri era stato sostituito con uno più recente; cos� si vedono ancora nominati i "consules" nel territorio quando in citt� vigeva l'istituto del podest�, e quello del consolato era tramontato.

Una certa uniformit� si nota nella amministrazione della giustizia, la quale deve sottostare ad ordinamenti che vengono dal centro, e non lasciata agli usi e consuetudini locali come il governo della comunit� e la nomina (sempre elettiva) dei suoi capi. Non possiamo tralasciare di ricordare un documento fra i più antichi ed interessanti sulla amministrazione del comune rustico. E' dell'anno 1150 e riguarda il paese di Linate; (qui direi che � "la carit� del natio loco" che mi stringe a parlarne).
Una sentenza dei consoli di giustizia di Milano, dirime una lite fra i "vicini" ed una consorteria la quale, cercando di far valere certi antichi privilegi, violava i diritti della comunit�; dalle prove testimoniali viene indicato un Bellone da longhignana, "villanus decanus ipsius loci". L'analisi del documento induce ad una importante considerazione: i rustici insorgono contro i diritti feudali; � uno dei primi esempi del moto di reazione della campagna, soffocato poi dall'imperversare della guerra col Barbarossa. Il libero comune rustico � già nato a Linate.
Oltre al capo della comunit�, il "decanus", ed un consiglio di "anziani" che lo coadiuva, vi sono, a seconda della localit�, delle mansioni e cariche di interesse pubblico. A Linate si tratta "de camparia (ad villam, ad buscos)", prevalentemente l'incarico di alzare ed abbassare le paratoie dei fiumi e delle rogge. A linate c'era fino ad un secolo fa la cascina detta della "levata", presso la diga del lambro: (levata, ossia cavata d'acqua per l'irrigazione); altrove la chiusa d'acqua del comune � detta "seriola".
Altra mansione: il "canepario", (c'era anche nei conventi), ossia custode delle robe, pegni e denaro della comunit�. La "caneva" era il luogo dove le famiglie soggette al signore del luogo, ed anche al capo della comunit�, portavano le loro contribuzioni. Sempre dalla sentenza di Linate si ha notizia del "jus et usum loci" e delle "consuetudines", fra cui certi privilegi della comunit� come "l'acquaticum, il lignaticum, il piscaticum, il trabium", (tagliare alberi di alto fusto, raccogliere dal bosco travi e tavole).
Il bisogno di una magistratura superiore che esprimesse nelle varie funzioni l'unit� di governo, ad un determinato momento divenne necessit�; quindi magistratura monarchica incarnata dal "podest�" forestiero. Era affiancato da un "Consiglio di credenza". Non deve essere stato molto semplice l'avvicendamento del nuovo istituto con quello precedente, il consolato, trovandosi di fronte a tenaci resistenze degli elementi conservatori. Scrive il Franceschi che nel trentennio dal 1186, l'inizio, al 1214, si conta 13 volte il governo podestarile, 12 quello consolare e 4 un reggimento collegiale.
L'avvento del podest� segna la fine del compromesso nell'esercizio del potere fra l'arcivescovo ed i consoli (Manaresi, Solmi); ma fanno capolino ancora in certe localit� del territorio le differenze e divergenze fra le classi, fra nobili e popolo: retaggi feudali che sopravvivono per effetto di situazioni particolari. In Arosio, nota il Seregni, la prima traccia di questa magistratura nuova che dalla citt� diffondevasi alla campagna, si trova nel 1217, con attribuzioni specialmente finanziarie e di polizia, esazione di multe o tasse spettanti al comune. Si contesta più volte al Monastero proprietario del luogo il diritto di eleggere il podest�; Milano deve intervenire spesso in liti e contese, ordinando ai "vicini" ed al loro podest� (sempre di Arosio), di smettere il boicottaggio dei nobili. Il podest� viene definito il rappresentante dei signori, ed esercita un controllo sui magistrati comunali eletti dal popolo.

In alcuni statuti delle valli, sempre più avanti nel tempo dall'inizio dell'istituto podestarile, si trova la carica talora sotto il nome di "podest� del comune", talora di "podest� della valle", e sussiste la distinzione fra "gentiles" e popolo. Nella evoluzione della suprema magistratura cittadina, i consoli ed il podest�, e nei loro riflessi in quella locale, constatiamo che allorch� incominciano a vacillare i principi di libert�, di fronte al prevalere di alcune famiglie ossia la comparsa all'orizzonte della signoria aristocratica, l'istituto podestarile, per la sua stessa estrazione di forma monarchica, si rinsalder� e continuer� a sussistere, ma in prevalenza per l'amministrazione della giustizia.
Gli ordinamenti relativi ricalcano vieppi� quelli della magistratura precedente, ossia il consolato come tribunale. Il console emetteva le sentenze al singolare; i "boni homines o auditores", cos� come nei placiti comitali o sentenze dei messi regi, erano parte essenziale nel giudizio. Viene ricordato dal Riboldi, ("le sentenze dei consoli di Milano nel secolo XII"), che i consoli delle ville o paesi di campagna erano competenti nella loro giurisdizione per cause vertenti valori inferiori a 20 soldi (Calco, 1211). Avverte per� l'Autore che gran parte dei paesi del contado milanese, avevano propri consoli, più tardi anche il podest� senza limiti, nel giudizio di natura e di valore. "Parrebbe che gli abitanti della campagna, dei borghi, delle citt� dipendenti, potessero scegliere fra il loro proprio e quello milanese".
In tema di competenze aggiungiamo che, secondo il Verga, la giurisdizione diretta del podest� comprendeva nel civile come nel criminale la citt�, i Corpi Santi e piccole pievi circonvicine entro il raggio di circa 15 chilometri. Vi saranno in proposito determinazioni precise più avanti nel tempo, sotto la signoria (decreto del conte di Virt� nel 1385). Nei quattro contadi rurali del Seprio, Martesana, bazana e Bulgaria, il podest� eserciter� la giustizia civile sopra le lire 50; fino a 25 i vicari; fra 25 e 50 i capitani.

Nel suo esercizio per la citt�, ed anche pievi circonvicine, il potere del podest� aveva piena ed ampia giurisdizione; ("com mero e misto imperio", viene detto), per cui poteva condannare anche a morte. Compare per la prima volta sotto la Repubblica Ambrosiana il "capitano di giustizia", qualificato anche come "executor generalis"; le sue funzioni avranno notevole importanza nel periodo spagnolo. Permane ancora l'ufficio dei "consoli di giustizia".
Il Cinquecento ed il periodo della dominazione spagnola in genere vedono un assestamento della struttura amministrativa dello stato nel senso moderno, che avr� naturalmente il suo completamento nelle istituzioni locali. Citiamo solamente le alte cariche che esercitano il potere, consensi, uffici principali: dopo il Governatore, il Consiglio segreto, il Senato, il Magistrato camerale delle entrate, il Giudice delle strade, il Capitano di Giustizia, il Magistrato ala Sanit�; poi i Vicari generali, i Sessanta, il Vicario ed i XII di Provvisione, il Podest� (per la giustizia) e via dicendo. ma soprattutto si � mantenuta in vigore l'organizazione ecclesiastica con quella importante, secolare suddivisione del territorio che sono le pievi e le parrocchie.
La grande spinta ad un organamento sempre più preciso del territorio e dei suoi abitanti � quella fiscale. Bisogno di denaro soprattutto per le guerre: ecco la grande molla alla imposizione di tasse sui beni fondiari ("fodro"); il Comune prima, eppoi la Signoria ed il Principe avevano posto ogni loro attenzione ad istituire un inventario generale dei beni immobili ("estimo"). Sarà Pagano della Torre, resosi signore di Milano, a creare nel 1240 il primo estimo; in quell'inventario dovranno comparire tutti i beni dei cittadini; i borghi e le ville del Seprio e della Martesana venivano parificati in materia di fodro alla citt�; cessava per i terreni dei nostri piccoli comuni e per la loro popolazione l'odioso aggravamento, per cui erano costretti da soli a sopportare il peso di vecchie tasse, come il "mansatico", il "giogatico", il "focatico".
Non vorremmo dilungarci in particolari, ma non possiamo esimerci qui da un brevissimo cenno di diritto rurale; mansatico deriva da "mansus", come de derivano i termini di masseria, il cui significato � intuitivo, e quello di "massarezza": il complesso degli attrezzi necessari a coltivare un fondo. Il "giogatico" era la tassa sul "giogo": un giogo di terra, ossia l'equivalente di un campo che una coppia di buoi poteva arare in una giornata; ed il "focatico" infine, ossia la tassa sui "focolari", la tassa di famiglia.
Per un esatto inquadramento della organizzazione amministrativa locale sotto la dominazione spagnola e quella austriaca, non dobbiamo omettere un cenno sulla "Congregazione del Ducato", ossia l'amministrazione dell'antica provincia di Milano (1561-1759), che non va confusa con la "Congregazione di Stato", naturalmente più importante e sorta in precedenza. La prima fu creata – scrive il Verga – "per opporsi al riparto delle imposte fatta dalla citt� di Milano a troppo danno della dipendente campagna".
Fin dal tempo antico il territorio rurale sopportava le maggiori spese in servit� ed imposte da rendere alla citt�. "A poco a poco i cittadini estesero i diritti della citt� anche ai loro possedimenti prediali, che vennero classificati come "perticato civile", mentre i fondi posseduti dai campagnoli formavano il cosiddetto "perticato rurale"; e le due classi di beni ebbero un valore diverso. Citt� e campagna incominceranno a contendere apertamente fra di loro in causa soprattutto delle imposte.
La Congregazione del Ducato, primitiva amministrazione provinciale venne affidata alla sua origine a due "Sindaci" generalui o "Procuratori". Nel 1595 il Senato milanese istitu� in seno alla nostra Congregazione una rappresentanza delle 65 pievi allora facenti parte del Ducato, e qualche tempo dopo un "Consiglio minore" più ristretto (di 18 anziani) per assistere i Sindaci nella trattazione degli affari ordinari. Le riunioni dei rappresentanti la Congregazione avvenivano presso le Scuole Palatine in piazza Mercanti.

La storia locale si propone in prima analisi di studiare la configurazione del territorio, la sua suddivisione in fondi ed in poderi, prendendo le mosse dalle notizie più antiche, per risalire alla propriet�, alla comunit� degli abitanti, al loro reggimento mediante istituzioni ecclesiastiche e civili. Possediamo elenchi precisi dei parroci di tutte le nostre chiese a partire perlomeno dal '400; la grande risorsa per lo studio della amministrazione ecclesiastica ci � fornita dai documenti delle visite pastorali, che per� non furono regolari e periodiche se non dopo l'applicazione dei canoni del concilio di trento; dall'avvento di San carlo nella Diocesi ambrosiana, possiamo dire che inizia un'era nuova per le conoscenze storiche di quanto avveniva nei nostri paesi; stati d'anime, notizie le più svariate sulla vita, sul costume, su avvenimentoi politici e bellici nei loro riflessi locali, veniamo a conoscerli attraverso la storia delle parrocchie.
Non siamo invece in condizione di sapere altrettanto con precisione chi, nei nostri piccoli comuni, esercitava l'autorit� civile o rappresentava la comunit� degli abitanti. L'istituzione dell'estimo generale trover� forti dissensi nei proprietari dei terreni, in quanto vorranno ritenersi esclusi per i beni non d'acquisto, ma avuti in beneficio con privilegi dai vescovi o dall'imperatore. Venendo più su nei secoli, la lotta per i tributi ed imposizioni dei carichi fra i proprietari dei terreni si scatener� con violenza; gli ecclesiastici ed i monaci, considerati immuni per i beni delle chiese e dei conventi, pretenderanno di farne esentare anche i loro coltivatori e fittabili.
Possediamo una infinit� di documenti su quanto avvenne in proposito; deputati alla amministrazione, consoli e sindaci applicano il riparto delle tasse anche ai fittabili delle parrocchie e dei monasteri; da parte delle autorit� ecclesiastiche si comminano censure; i parroci rifiutano i Sacramenti a fittabili e contadini, mentre in "alto loco" si lanciano anche delle scomuniche. ma da quando si istitu� la dominazione spagnola prima, quella austriaca dopo, il nostro complesso terriero era rigorosamente censito, sottoposto con minuzia ai gravami del fisco, sotto l'amministrazione di rappresentanti locali: i "deputati all'estimo".

Erano questi i rappresentanti periferici della pubblica amministrazione, insieme ai consoli ed i sindaci. Curioso notare che l'istituto del consolato, comparso nei nostri piccoli comuni per analogia a quanto avvenuto per il comune cittadino, (si erano affacciati timidamente: "decani vel cosules"), poi vi rest� attaccato saldamente, per secoli, anche quando nelle citt�, dopo l'avvento del regime podestarile, scomparve completamente.
Istituitosi a Vienna il Consiglio per le cose d'Italia, nel primo quarto di secolo (il '700), si diede mano al riordinamento e perequazione dei tributi: uno dei principali intenti della politica riformistica attuata dall'Austria in tale periodo; e ne fu certamente la innovazione più feconda di tutto il secolo, ossia la imposizione fondiaria in base ad un catasto di terreni, suddivisi per qualità di coltura e relativi redditi. Gli studi preliminari per la rilevazione mappale di tutto il territorio del ducato si iniziarono nel 1718, e la complessa operazione viene condotta a termine nel giro di cinque anni; � del 1722 il rilievo grafico di tutti i comuni, accompagnato da una inchiesta dettagliata in luogo, documentazione che possediamo al completo.
Questo, che si chiamava il catasto di Carlo VI, dovette essere interrotto per gli sconvolgimenti politici militari della guerra di successione polacca (1733); il materiale relativo accantonato negli archivi di Mantova, doveva essere tratto con esito felice dopo due decenni, ossia regnando l'imperatrice Maria Teresa, sotto il cui nome il celebre catasto � passato alla storia. Dalla inchiesta catastale rileviamo il numero e la dislocazione di tutti i fabbricati: dalle chiese, abitazioni, cascinali, alle osterie e mulini. Questi sono "di bianco o di giallo", (il frumento, gli altri cereali, il granoturco); le "piste" o pile da riso, i torchi d'uva e da olio. La nostra gloriosa classe rurale, dai precisi stati d'anime prima, eppoi dai registri anagrafici esistenti presso le parrocchie, risulta composta oltre che genericamente dai contadini, da "brazzanti, cavallanti, bergamini, bovari", seguiti poi da tutto il piccolo artigianato rustico dove figurano "molinari, tessitori, ferrari, legnamari, sarti, zoccolari" e via dicendo.
Questo mostro mondo rurale del Settecento era inquadrato nella saggia amministrazione austriaca; per ogni comune vi era un console retribuito che rappresentava la comunit�, oltrech� un Sindaco, che non sempre e dappertutto si sa bene che cosa facesse; � probabile per� che, come dalle origini classiche da cui deriva questo a�ppellativo, la sua funzione appartenesse al campo giudiziario. La gestione dei piccoli comuni sotto l'Austria prevedeva un "cancelliere" che teneva i conti; si pagava il "sagrestano" che regolava gli orologi dei campanili, l'olio per le lmapade in chiesa e l?organista. Per talune localit� si ha memoria di un banditore, che dava fiato alla tromba all'angolo di una contrada, per chiamar gente e leggere pubblicamente editti e ordinanze.
Non spento dappertutto per� il "sonum campanae", ed anche la "tolam batutam"; chi non � troppo giovane avr� sentito il richiamo rusticano della "berloca" nei cascinali della Bassa: segnale di inizio di turni di lavoro e convocazioni in genere dei contadini. Ma le spese maggiori della comunit� erano sempre quelle per le fazioni militari: fieno e paglia, carri e cavalli perennemente impegnati a far trasporti per l'armata.

La Legge Comunale e Provinciale piemontese del 1859, che verr� promossa a Torino dal Rattazzi, costituir� sotto il profilo democratico un regresso rispetto a quella austriaca vigente nello Stato di Milano. "Per comprendere l'importanza politica e sociale di questo fatto, bisogna notare che, l'ordinamento amministrativo lombardo, avanzo della libera organizzazione del medioevo, era, forse, il più perfetto d'Europa; i Comuni godevano di una larghissima autonomia; nei piccoli comuni vi era una specie di suffragio universale esteso fino alle donne…" (Salvemini).
Esisteva in tutti i comuni anche i più piccoli un "Consiglio", di composizione variabile a seconda dell'importanza della localit� e della popolazione, che decideva degli affari ordinari. Per quelli più rilevanti come la "taglia" o tassa annuale, era necessaria una apposita riunione, alla quale evavano diritto di partecipare tutti gli abitanti.
Tale assemblea generale della comunit�, per la cui convocazione era necessario il permesso dell'autorit� regia, era presieduta, nelle terre infeudate, da "Podest� feudale", e nelle altre da un delegato del Governo. La "Riforma al Governo ed Amministrazione delle Comunit� dello Stato di Milano" fu emanata dall'imperatrice Maria Teresa il 30 dicembre 1755; essa rendeva operante l'applicazione del nuovo sistema fiscale cui abbiamo accennato, uniformando tutti gli ordinamenti locali.
Tenendo conto che la suddetta riforma del 1755, salvo la parentesi napoleonica, rimase in vigore sulle nostre terre per un intiero secolo, cio� fino al raggiungimento dell'unit� ed indipendenza d'Italia, vale la pena di esporre alcuni particolari. In ciascuna comunit� doveva stabilirsi un "Convocato", ovverosia assemblea generale dei "Possessori Estimati" (possidenti di terre o fabbricati iscritti nelle Tavole del nuovo Estimo). Si istituiva inoltre una "Deputazione composta di tre Deputati da eleggersi dal Corpo dei Deputati, medesimi"; essa era integrata da altri due Deputati, uno eletto dai "Descritti nel Ruolo Personale" (maschi dai 14 a 60 anni soggetti alla tassa personale), ed uno dai "Descritti nel Ruolo Merciomoniale" (commercianti).

Era previsto che ogni Comunit� avesse un "Sindaco residente nel suo territorio" e un "Console" cio� un "Banditore" pure abitante in luogo. L'amministrazione della Comunit�, cos� come l'abbiamo descritta, era completata da un "Esattore" delle imposte e da un "Cancelliere del Censo". Per garantire l'esatto funzionamento del nuovo sistema, si stabiliva che il Convocato non doveva essere valido se non erano presenti di persona o per delega tutti i Deputati, il Sindaco ed il Cancelliere; che non poteva tenersi in case di privati, bens� "in luogo pubblico, cui ciascuno abbia l'accesso". E' evidente che le piccole comunit� del nostro territorio non ebbero fino al secolo successivo una propria sede, epperci� le adunanze si dovevano tenere sulla strada pubblica, magari davanti ad una osteria o sulla piazza della chiesa.
Il Sindaco delle nostre comunit� nel '700 � una figura tutta particolare; egli � "il naturale sostituto dei Deputati Comunali, che per non essere sempre uniti e responsabili, hanno bisogno di una persona che abbia l'espresso incarico di invigilare agli affari del Comune, di ricevere ed eseguire gli ordini dei superiori, e di poter fare tutto quello che potrebbero fare essi se fossero adunati".
La più alta autorit� del Comune era il "Primo Deputato alll'Estimo" (scelto fra i tre maggiori possidenti); erano gli stessi Deputati all'Estimo che chiamavano all'ufficio di Sindaco la persona "tra gli abitanti del Comune la più idonea e la più capace della pubblica fiducia" se egli in qualche occasione doveva intervenire alle riunioni della Deputazione Comunale, non aveva voto, come del resto non lo avevano il Console ed il Cancelliere.
Alla riforma degli ordinamenti comunali tenne dietro quella delle Citt� e Provincie, che per Milano porta la data del 10 febbraio 1758; una ulteriore modifica sotto il regno dell'imperatore Giuseppe II, vede comparire a capo della "Congregazione Provinciale" la figura del "Prefetto", per quanto a Milano continui a mantenersi il nome di "Vicario di Provvisione".
Con l'avvento della dominazione francese, la Cisalpina prima ed il regno d'Italia poi, un duro colpo viene inferto alla politica riformistica di Maria Teresa con altre riforme amministrative: al di sotto dell'eccellentissima "Congregazione dello Stato di Milano" stanno i "Dipartimenti, Distretti", sempre le "pievi", ed infine il Comune. Questi sottraggono la registrazione delle nascite, matrimoni e morti alle parrocchie cui erano devoluti dalla legislazione austriaca. Quei registri si chiudono col 1815, quando per la caduta dell'impero napoleonico e la restaurazione austriaca, ritornano alle parrocchie.
Sotto il Regno Lombardo Veneto le Deputazioni all'Estimo prenderanno il nome e le funzioni di "Deputazioni alla Amministrazione Comunale". In qualche comune compare un "Agente comunale". Segue la suddivisione del regno in provincie; queste a lor volta in distretti che raggruppano i comuni. Sono del 1860, dopo la caduta dell'Austria, i primi "Consigli Comunali", naturalmente nominati dall'autorit� tutoria, cui seguiranno quelli elettivi. Abbiamo visto in precedenza che l'appellativo di "Sindaco", come quello di console ci viene dall'antichit�, dove rappresentava la comunit� nei processi, per poi divenire un funzionario stabile. Con l'avvento dell'unit� italiana esso rimane l'organo più importante della amministrazione locale con il duplice potere: quello esecutivo come capo degli organi collegiali, il "Consiglio" e la "Giunta" eletti dal popolo, e quello di ufficiale di governo, in quanto rappresenta nel Comune l'autorit� ed i servizi di Stato, in particolar modo il Prefetto, ed ora la Regione.

Il Sindaco in origine era di nomina regia, scelto per� fra i Consiglieri, ma con la Legge comunale e Provinciale del 1889, riformata poi nel 1890, fu esteso a tutti i comuni del Regno il principio della nomina elettiva. Quasi generalmente nei nostri comuni, fra il 1919 ed il 1922, alle amministrazioni liberali si sostituirono le giunte popolari, fino all'avvento del regime fascista, sotto di cui si tennero le elezioni comunali, le prime ed ultime, nella primavera del 1923.
La riforma podestarile dell'anno 1926 toglieva l'amministrazione dei comuni a quella triplice categoria di organi (consiglio comunale, giunta municipale e sindaco), quale era stata sancita in origine dalla legge comunale e provinciale del 1848 del regno di Sardegna e successive estensioni al regno d'Italia. Un organo unico, il "podest�", riesumazione dell'antica secolare carica, ma con una fisionomia del tutto diversa, si sostituisce ai tre organi predetti.
Le cause determinanti della riforma erano senza dubbio di indole generale, ossia l'allineamento al principio fondamentale del regime fascista, la "nomina governativa", anzich� a quello della "rappresentanza elettiva". In una autorit� singola veniva concentrato tutto il governo del comune; essa doveva rispondere dei suoi atti solo verso gli organi di governo e non essere vincolata agli elettori. Ufficio di particolare importanza nella vita amministrativa locale � quello del "Segretario Comunale"; trae origine dalla più remota antichit� il compito di chi attende alla scritturazione degli ati relativi ad una comunit� o ad un magistrato, ed in ispecie alla contabilit� del pubblico denaro.
Altri era il "Cancelliere" che prese man mano una fisionomia definita nei comuni sotto l'amministrazione spagnola ed austriaca, e che esisteva di fatto solo nei principali, non in quelli piccoli del circondario, i quali non possedevano nemmeno una sede municipale.
Il regime fascista, con la soppressione dei partiti d'opposizione aveva avviato alla estrema crisi lo Stato liberale e le forze politiche che ad esso si richiamavano; la sua caduta portava necessariamente al crollo del sistema amministrativo che aveva permeato per vent'anni. Durante e dopo le giornate insurrezionali dell'aprile 1945, si costituiscono in ogni Comune i Comitati di Liberazione nazionale che assicurano la continuit� dell'amministrazione. In seguito ad Ordinanza del Governo Militare Alleato della Lombardia, il Prefetto della Provincia di Milano nel luglio successivo passava la nomina per ogni Comune del Sindaco e di una Giunta, che restavano in carica fino alle prime elezioni del dopoguerra (1946), mediante le quali si ristabil� il sistema democratico nella amministrazione locale, ossia nel governo dei nostri Comuni.

 

   

Nota bibliografica

Esulando dalle fonti classiche della storia di Milano, anche per quanto attiene alla campagna, come l';opera capitale del Giulini restano basilari in sintesi gli studi contenuti nella Enciclopedia Italiana della Fondazione Treccani, a partire da quelli di A. Solmi (vol.XI, pag.25), seguiti da A. C. Iemolo (vol.XXVI, pag.404), P. S. Leicht (vol.XI, pag.206), P. Romanelli (vol.XXXV, pag.298). L'opera principale, estesissima e completa che ha servito e serve alla compilazione di questo studio, come ad altri in genere, resta la Storia di Milano della stessa Fondazione Treccani degli Alfieri, la realizzazione poderosa, quasi monumentale del più alto pensiero che abbia, fra i moderni, onorato la nostra cultura in merito.
Hanno fatto da guida gli scritti di A. Calderini, indi quelli di A. Passerini e P. Fraccaro (vol. I); inoltre G.P.Bognetti (vol.II) e G.Franceschini (vol.IV).
Senza la pretesa di essere completi, si riportano qui i principali lavori, la cui conoscenza � indispensabile per trattare anche sommariamente l'argomento.

Bassani U.: Una sentenza dei consoli di Milano dell'anno 1150. (A.S.L., 1914).
Berlani L.: Liber consuetudinum Mediolani anni MCCXVI nunc primum editus. (Milano, Agnelli, 1866)
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