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Lombardia

 

S. Maria di Calvenzano: la chiesa "ambrosiana" e "cluniacense"
di Elena Cattaneo

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Mi limiter� ad un'analisi della struttura architettonica medioevale tuttora esistente. E per far ci� dobbiamo tornare indietro nel tempo di parecchi secoli, esattamente all'XI secolo. Esiste, infatti, un documento databile tra il 1088 e il 1093, in cui l'arcivescovo di Milano, Anselmo III da Rho, diede il suo consenso ai nobili fratelli Arialdo e Lanfranco a al loro cugino Ottone "di Melegnano", di donare la chiesa di S. Maria di Calvenzano ai monaci di Cluny.
Nel documento si dice anche che i personaggi appena citati possedevano la chiesa in feudo dall'episcopato milanese già da tanto tempo. Di questa chiesa, che non � certamente l'attuale che risale invece al XII secolo, si � sempre da parte degli studiosi sostenuta l'esistenza, ma una vera e propria conferma si � avuta in seguito al recente scavo archeologico che ha permesso di constatare la presenza di tracce di una chiesa altomedioevale (corrispondente alle prime tre campate della navata centrale della chiesa attuale), che sfrutt� le fondazioni dei perimetrali di una precedente struttura (forse un "santuario" paleocristiano).
E' probabile perci�, che i cluniacensi, una volta giunti a Calvenzano, abbiano inizialmente usufruito per i loro uffici liturgici, di questa chiesetta altomedioevale, come "cella" o obbedienza dipendente dal priorato cluniacense di S. Marco di Lodi Vecchio (come si evince da un documento del Papa Urbano II del 1095).
Successivamente, e probabilmente tra il 1125 e il 1144 decisero di costruirne una nuova, più adatta alle loro esigenze, visto, tra l'altro, che in questo arco temporale vi fu la trasformazione da "cella" in priorato autonomo. Si pu� quindi, forse collocare in questo intervallo di tempo la prima fase della costruzione della chiesa che si vede ancora oggi.
La costruzione inizi� a partire da est, dalla zona absidale, verso ovest, verso la facciata e quando fu a buon punto, all'altezza della quinta campata, probabilmente fu abbattuta la vecchia chiesa. In seguito si costruirono le ultime due campate e la facciata.
La chiesa � principalmente in laterizio, con inserti lapidei in facciata e frammenti di sarcofagi tardoantichi per le fondazioni delle due absidi superstiti, centrale e nord. Per quanto riguarda la tecnica costruttiva, nella zona absidale e nelle prime cinque campate del fianco nord della chiesa a partire dall'abside, il mattone � disposto ad "opus spicatum" o a spina di pesce, mentre nelle restanti parti � disposto in corsi orizzontali.
L'interno � sobrio e semplice, privo di decorazioni, a parte i capitelli dell'absidiola nord, gli affreschi del catino absidale, l'inserimento di conci lapidei nelle ghiere laterizie di alcuni archi e i gradevoli accostamenti policromi di laterizi e pietra nelle absidi e nella navata nord. In particolare sia all'interno che all'esterno � da osservare il motivo decorativo sopra le ghiere delle monofore della parete nord con triangolini, quadratini e piccoli rombi alternativamente bianchi e rossi. Il motivo a triangolini, lo si pu� vedere anche nella monofora riemersa durante i restauri della parete nord.
Questi motivi decorativi, elementi che mi paiono molto interessanti, si discernono con difficolt� all'esterno per via delle arcature cieche a tutto sesto addossate al fianco settentrionale. Una decorazione simile a rombi come nelle monofore della prima e seconda campata, l'ho riscontrata nelle monofore del fianco destro, sia all'interno che all'esterno, di S.Pietro in Ciel d'Oro a Pavia.
La chiesa presenta una pianta a tre navate (quella centrale il doppio delle laterali) e tre absidi (quella sud � andata perduta), ed � priva di transetto.
L'alzato � strutturato in sette campate a sostegni alternati deboli (costituiti da otto parti) e forti (costituiti da dodici parti). I pilastri sostengono gli archi a tutto sesto con tripla ghiera in cotto. Tutte le parti dei pilastri, a sezione quadrata rettangolare e semicircolare, hanno la funzione di sostegno del triplice profilo degli archi.
I capitelli sono molto semplici in cotto, a cubo con gli angoli smussati e non spezzano il manto rossastro delle pareti.
La copertura lignea della navata centrale � recente, di questo secolo, ma doveva essere in legno anche in origine, mentre le navate laterali presentano volte a crociera nervate.
C'� inoltre la presenza di lesene nella navata centrale (in corrispondenza dei pilastri maggiori), che si interrompono ad un certo punto (forse dovevano proseguire in altezza a sostenere dei grandi archi trasversali come nella chiesa di S. Maria Maggiore a Lomello PV).
Le ultime due campate ovest della navata maggiore, presentano una bifora che si apre sul sottotetto delle navate laterali. Queste bifore non avevano funzione di matroneo ma funzione decorativa di alleggerimento della parete. Sopra le bifore vi sono due apertura: un oculo a nord e una losanga semidistrutta a sud.
La facciata ha subito vari rimaneggiamenti forse nel XVI secolo (si veda la serliana al centro) ed anche nei secoli successivi. Tuttavia, oltre al magnifico portale scolpito si possono ancora leggere alcune parti originali come la presenza di tracce degli archi e delle relative imposte, di un atrio o nartece a cinque campate, addossato alla facciata.
Due erano i portali laterali con elementi come la colonnina fra gli aggetti che si trova anche in chiese pavesi (S.Teodoro, S.Maria in Betlem).
Il portale maggiore � affiancato da due nicchie piatte cieche, in origine affrescate, mentre la parte superiore della facciata era caratterizzata da una serie di aperture ad altezze decrescenti dal centro ai lati e di cui restano ancora le tracce. Sotto gli spioventi erano inseriti bacini ceramici.
Per lo sviluppo dei pilastri e per le tre navate organizzate secondo il sistema alternato, la chiesa di Calvenzano mostra d'essere stata influenzata dal vicino ambiente milanese, dove soluzioni di questo tipo, le troviamo adottate già nella basilica di S.Ambrogio (punto focale dell'architettura romanica lombarda) e in altre chiese milanesi che hanno dichiarate affinit� con la sua pianta quali: S.Giorgio in Palazzo (oggi non più esistente), S.Celso, S.Eustorgio, S.Sigismondo a Rivolta d'Adda.
Grazie ai confronti con l'architettura milanese, pavese e lodigiana, possiamo quindi affermare che le maestranze che hanno edificato e lavorato in questa chiesa, sono maestranze locali, in particolare legate all'ambiente milanese e pavese.
In questo nostro "excursus" non dobbiamo poi dimenticare che si trattava in origine di un priorato cluniacense ossia dipendente dall'abbazia madre di Cluny in Francia. Dal confronto con le altre chiese cluniacensi lombarde tuttora esistenti (S.Marco a Lodivecchio, S.Giovanni a Vertemate, S.Egidio di Fontanella a Sotto il Monte e S.Salvatore a Capodimonte), e dal confronto con le chiese cluniacensi francesi, non si riscontrano dei connotati specificamente "cluniacensi" per lo meno nell'alzato. L'influenza dell'ordine cluniacense pare piuttosto esserci stata nella "struttura profonda", nella pianta adottata (tre navate, tre absidi, santuario dotato di collaterali e con essi comunicanti, transetto non sporgente).
Possiamo infatti distinguere a Calvenzano, zone liturgiche distinte, analoghe a quelle di altre chiese cluniacensi lombarde.
Dopo il santuario riservato all'altare e al clero officiante (corrispondenti all'abside e alla prima campata), vi era il coro nella successiva campata doppia, riservato ai monaci, e la zona riservata "ai laici", ai fedeli nelle doppie campate occidentali (quattro campate come a Vertemate e a Fontanella).
E ... per concludere, questa splendida e vetusta chiesa ha attraversato tutti questi secoli per giungere fino a noi ed avere ancora tanto da dire (e non solo dal punto di vista architettonico!).


da IL MELEGNANESE n.2/2000
sabato 28 gennaio 2000

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