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Lombardia

 

Josef Bisa, lo scultore dei Giganti
di Esposti Pierino

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Geschätzte Bürger und Bürgerinnen
Die Gemeinde Ingenbohl Brunnen ist stolz darauf, dass ihr bedeutender Sohn Josef Bisa nun auch im Ausland die verdiente Anerkennung erhält.
Brunnen am schönen Vierwaldstättersee war schon immer ein wichtiger Durchgangsort auf dem Weg nach "Bella Italia", anfänglich mit Strapazen auf Saumpfaden über die Schweizer Alpen; heute auf der bequemen Schnellstrasse durch den Gotthard. Der alljährliche Kontakt zum sonnigen Süden erwärmt und erholt deutschschweizer Seelen während ihrem Urlaub.
Es ist für unsere Gemeinde jedoch eine spezielle Freude, dass die Verbindung mit dem Süden nicht nur aus Handel, Transport und Ferien besteht, sondern dass auch heimische Kunst und Kultur einen Platz in Zivido findet. Dies verdanken wir von Herzen dem unermüdlichen Einsatz der Associazione Culturale Zivido mit ihrem Präsidenten Pierino Esposti.
Mit freudigem Handschlag über die Grenzen
Hansruedi Strüby
Sindaco

(traduzione)
Brunnen, 1 Agosto 2002
Egregi cittadini e cittadine,
il Comune di Ingenbohl-Brunnen (Svizzera) è molto fiero del fatto che il suo importante artista, Giuseppe (Josef) Bisa, riceva un meritato apprezzamento anche all'estero.
Brunnen, situata nel centro della Svizzera in riva al lago dei Quattro Cantoni, è da sempre un luogo importante di transito per andare da nord a sud e mentre nei secoli passati si viaggiava su un sentiero molto difficoltoso, oggi invece grazie alla galleria del San Gottardo risulta più comodo ed agevole. Il caldo ed il sole attira sempre tanta gente al sud per trascorrere le vacanze e per godere l'ambiente meridionale.
È quindi una gioia speciale, per il nostro Comune, che la relazione con il sud non sia solo commercio, trasporti e vacanze, ma anche arte e cultura e che lo scultore Bisa riceva un riconoscimento a Zivido.
Ringraziamo cordialmente l'Associazione Culturale Zivido, ed il suo presidente Pierino Esposti, per l'impegno instancabile.
Una stretta di mano, con molto piacere, sopra la confine.
Hansruedi Strüby
Sindaco Ingenbohl

L'Associazione Bisa di Brunnen è lieta di riconoscere che lo scultore Josef Bisa, grazie all'interesse dell'Associazione Culturale Zivido e all'instancabile impegno del suo presidente Sig. Pierino Esposti, si manifesti sul luogo storico di Marignano non solo - come lo faceva fin dal 1965 - nella sua opera principale, ma da ora in poi anche in tutta la sua personalità impressionante.
Georg Schoeck

Prologo
"Guarda, figliolo, come l'uomo cancella la sua memoria!" disse il padre al ragazzetto che, steso fra l'erba del ciglio, osservava curioso. "Là in fondo, fra gli alberi, spunta una chiesetta, è la tomba di uomini antichi che morirono con coraggio e valore per obbedire al desiderio di re e condottieri, bramosi di possedere un Ducato italiano, quello più ricco e famoso, quello di Milano".
"Ma babbo, chi erano costoro?" gli occhi spalancati sulla favola novella.
"Erano forti che di là dalle Alpi giunsero un giorno in questa nostra terra bella per conquistarla, ma furono da questa conquistati. Toccarono con mano i nostri prati, le nostre vigne, i nostri tesori che uomini illustri nel tempo avevano creato. Si specchiarono nelle acque limpide dei fossati e morirono, tantissimi, tra i fiori autunnali chi guardando nell'ultimo istante il sole calante chi la notte stellata".
"Ora dormono!" esclamò il fanciulletto rapito.
"Si, proprio dove il verde è più intenso e gli alberi più belli. Dormono e un gigante di pietra li protegge come insieme protegge l'amico morente".
"Oh, un gigante fra noi!!!" e un fremito lo pervase e disse impaziente: "…continua, papà".
Lo sguardo lontano nel tempo, la voce tremante, e l'uomo proseguì. "Non uno, ma tanti giganti; le piume al vento, gli urli sonanti, le trombe, i cavalli, fra tamburi rullanti e spari assordanti. Tutto tace ormai da secoli, il silenzio della pietà".
No, non sembra convinto il fanciulletto mentre strappa uno stelo d'erba osservandolo attento: "Cos'è allora questo rumore che si sente vicino,… papà?".
"E' il progresso che avanza" disse lui, sconsolato "vedi quei mostri attorno? fra poco saranno anche qui, in questo campo glorioso e lo seppelliranno per sempre!".
Più nessuno dei due parlò; la favola triste finiva e negli occhi rimaneva solo un ricordo dal verde intenso.
Era il 14 agosto dell'anno duemila, l'ultimo del millennio, l'ultimo del campo della Battaglia dei Giganti. Una ruspa avanzò minacciosa soffocando un lamento portato dal vento: erano gli uomini antichi il cui sonno veniva profanato.

Adagiata sulla verde campagna lombarda solcata da una fitta rete di fossi irrigui; accanto al fiume Lambro carico di storia, la bimillenaria Zivido, frazione della città di San Giuliano Milanese, evoca da secoli un famoso fatto d'armi che la vide contemporaneamente protagonista e vittima: la "Battaglia dei Giganti" detta anche "di Marignano".
Francesco I re di Francia, appena ventenne, in questo luogo ed intorno alla chiesetta visse il suo momento più glorioso sconfiggendo le invincibili ed agguerrite truppe mercenarie svizzere da tempo immemorabile temute oltreché ammirate.
Erano le giornate del 13 e 14 settembre 1515 quando, dopo uno scontro a lungo incerto per il valore militare degli eserciti in campo, potè coronare il sogno di far proprio il più ricco Ducato italiano: quello di Milano.
Incerto ancora oggi è il numero dei caduti, vicino o superiore a 12.000 uomini d'arme fra cui buona parte della nobiltà francese. La campagna sconvolta; gli abitati di San Giuliano e di Zivido abbandonati dalla popolazione mentre dalle case distrutte un pigro fumo nero si alzava ammorbando l'aria settembrina.
Lontano, sulla strada romana "Aemilia" gli svizzeri sconfitti lentamente ritornavano a Milano, città dalla quale poco dopo dipartirono per rientrare fra le familiari montagne e vallate dei cantoni elvetici. Avanzavano fieri e composti, trainavano i cannoni francesi conquistati, elevavano al cielo le insegne e le alabarde.
Nel silenzio che gravava irreale, i francesi vittoriosi osservavano quella schiera composta; la osservavano per l'ultima volta sul suolo italiano, perché in quel momento la secolare neutralità elvetica emetteva il primo vagito.

"Ex Clade Salus"
Il tempo era trascorso, a volte sereno, ma spesso tumultuoso e di quella battaglia, soprattutto del luogo dove si svolse, la memoria venne a svanire quasi del tutto fino a rimanere solo una traccia vaga nei polverosi documenti d'archivio della chiesa madre di San Giuliano Milanese.
Il destino volle però che a Zivido giungesse un uomo particolare, don Raffaele Inganni, con l'incarico di cappellano della chiesetta ricevuto dalla nobile casata dei Brivio, quest'ultima titolare dell'edificio sacro che fece erigere nel lontano Quattrocento e della vasta area circostante che ancora oggi testimonia la lungimiranza marchesale.
Ottemperato ai pochi obblighi sacerdotali, per l'Inganni il tempo era abbondante e non disdegnava incontrasi con lo squisito parroco sangiulianese per discorrere. Fu proprio in una di queste occasioni che avvenne il miracolo.
"Correvano i primi giorni del giugno 1879… allorchè mi ebbi la graditissima visita del venerando ed ora compianto preposto parroco di San Giuliano, don Giuseppe Brigola… Intrattenendomi seco lui in famigliare colloquio, colsi l'opportunità per meglio informarmi intorno agli obblighi inerenti alla mia nuova posizione.
In quell'occasione egli mi parlò di due messe da celebrarsi ogni anno alla metà di settembre, come da antica consuetudine. Naturalmente richiesi al simpatico vegliardo quale ne fosse la relativa applicazione, ma egli altro non seppe rispondermi fuor che, se la memoria nol tradiva, dovevano essere applicate a suffragio delle anime dei soldati caduti in una battaglia combattuta secoli addietro nei dintorni.
Da qui la curiosità in me di conoscere quel fatto d'armi e per diretta conseguenza la risoluzione di farne le corrispettive ricerche".
Il lavoro di ricerca negli archivi italiani e francesi, a cui si aggiunsero numerosi scavi in un prato detto "della Vittoria", adiacente la strada che da San Giuliano recava a Zivido, e intorno oltre che dentro la cappella dei Brivio, non fu facile e breve, ma portò a risultati sorprendenti. Le importanti notizie vennero raccolte dall'Inganni in un libro voluto e finanziato dal marchese Giacomo Brivio dal titolo: "Origini e vicende della Cappella espiatoria francese a Zivido presso Melegnano".
Il tragico evento, passato alla storia con il nome di "Battaglia dei Giganti" o "di Marignano", emerse lentamente dalla polvere dei secoli fino a comporre un quadro impressionante: due grandi potenze militari l'una contro l'altra armate, spinte dalla bramosia di conquista; un Ducato milanese ricco e prospero, ma debole; atti di eroismo, ma anche furore omicida che non lasciava scampo ai prigionieri ed ai feriti; un territorio, quello sangiulianese e zividese, devastato e con la popolazione in fuga disperata; una campagna, quella tanto decantata ed invidiata campagna, ridotta per lungo tempo ad un orrido cimitero a cielo aperto.
"Non tutto il male viene per nuocere", talvolta si sente dire quando a seguito di un triste fatto è possibile ricavare anche la conseguenza positiva.
In seguito alla cocente sconfitta gli svizzeri, fino ad quel momento temuti ed invincibili, trassero la decisione di non combattere più guerre, proposito da cinque secoli onorato. Zivido divenne quindi la culla della famosa neutralità elvetica, testimoniata anche sul nostro territorio dal monumento che vollero erigere a ricordo dei loro caduti: "Ex clade salus" recita la frase scolpita nel granito.
I francesi, con la conquista del Ducato di Milano, ebbero modo di approfondire la conoscenza del Rinascimento italiano (che tanto interesse aveva suscitato in Francia) e dei suoi più grandi esponenti fra cui Leonardo da Vinci il quale seguì Francesco I° in Francia, dimorando nel castello reale di Amboise dove morì ed è sepolto dopo aver donato al re l'opera più famosa ed ammirata: "la Gioconda".

Don Raffaele Inganni
Come più sopra è stato detto, il merito di aver riscoperto le memorie ed il luogo dove si svolse la "Battaglia dei Giganti" o "di Marignano" va ascritto ad un oscuro cappellano di Zivido la cui opera venne ampiamente riconosciuta e gli valse il titolo di Accademico di Francia. Chi era Don Raffaele Angelo Inganni?
Primo di quattro fratelli, nacque a Milano il 27 aprile 1841 da Francesco Inganni e Luigia Regli. Fu battezzato il giorno 28 nella Basilica di Santa Maria della Passione e suo padrino fu Angelo Inganni, fratello del padre, famoso pittore al quale il comune di Milano dedicò una via della città.
Raggiunta la giusta età, il giovane Raffaele fu indirizzato alla vita ecclesiastica. Il 14 marzo 1862 fu "ad primam clerical tonsuram"; il 19 dicembre "ad primos duos ordines minores" e "ad postremos duos ordines minores".
Con supplica del 9 dicembre 1864 Raffaele Inganni chiese al Vescovo Vicario Capitolare Carlo dei conti Caccia Dominioni, Vescovo di Famagosta ed in sede vacante Vicario Generale Capitolare, di essere ammesso agli esami del Suddiaconato. Questa ammissione gli fu concessa unitamente ad un legato, ossia una rendita, di Antonio Corbella in ecclesia Nosocomio Ospedale Maggiore di Milano, per la celebrazione di 309 messe feriali. Il legato era d'obbligo al fine di avere una rendita per il proprio sostentamento. Essendo Suddiacono non poteva ancora cantare messa, pertanto pagò sicuramente un altro sacerdote in vece sua. Il 28 febbraio 1865 fu ammesso agli esami di Diaconato ed il 30 maggio agli esami di Presbiterato, infine ordinato sacerdote il 10 giugno 1865.
Il primo incarico lo vede catechista e vice rettore dell'Istituto Spagliardi di Parabiago. Dal 1869 fu coadiutore a Casbeno di Varese, ove gli morì il padre Francesco il 22 febbraio 1872. Arrivò successivamente a Melegnano nel 1875 con incarico di sagrista confessore. Qui fece trasferire la madre domiciliandola nei pressi della prepositurale di San Giovanni, in via del Ponte (l'attuale via Dezza). Dal registro di morte del comune di Melegnano, con dichiarazione di due testimoni, risulta che la madre Luigia Regli morì il 31 gennaio 1878.
Fu nominato cappellano di Zivido ai primi di giugno del 1879 rimanendovi sino all'aprile 1893, allorchè venne assegnato alla parrocchia di Triginto; quindi dal settembre del 1895 divenne cappellano a San Celso (oggi santa Maria dei Miracoli presso San Celso, Milano, in corso Italia). Passò successivamente alla Domus Emeritorum dei SS.Ambrogio e Carlo (si trovava sul fianco destro guardando la Basilica), dove morì quiescente il 16 settembre 1914.
Ulteriori ricerche (effettuate da Giancarlo Cattaneo, socio dell'Associazione Culturale Zivido) all'ufficio anagrafe del comune di Milano per sapere se i familiari di don Raffaele, fratelli e sorella, avevano lasciato tracce nelle vicende anagrafiche comunali, diedero esito negativo.
L'ufficio di stato civile rilasciò un certificato di morte dal quale si apprese che la salma di don Raffaele Inganni fu sepolta a Musocco - Cimitero Maggiore, e le sue ossa, non reclamate da parenti, furono successivamente collocate nell'ossario comune.
Le ultime indagini si riferiscono ai padri Oblati di San Celso, presso i quali sicuramente fu celebrato il funerale di don Raffaele e, non essendoci teoricamente parenti, è ipotizzabile che i documenti che permisero al cappellano di casa Brivio la pubblicazione dell'importante libro "Origini e vicende della Cappella espiatoria francese a Zivido", se conservati dallo stesso, possano trovarsi fra i documenti d'archivio della Domus Emeritorum, passato poi agli Oblati, consultabile forse, nella sede dei padri in via Settala, chiesa di S.Gregorio.
Don Raffaele Inganni fu un uomo di ingegno assai pronto e vivace, felice nelle iniziative ed abile nel portarle a compimento. Le opere di Zivido, legate al suo nome, stanno a dimostrare un elevato livello culturale che non tradiva l'innato senso storico ed artistico proprio della famiglia da cui proveniva.

Zivido il "borgo dei Giganti"
Pare che i primi ad occupare quel leggero rialzo del terreno in riva al fiume Lambro, circondato da acquitrini e foreste, furono, più di duemila anni fa, i Gepidi da cui deriverebbe l'attuale nome di Zivido, frazione della città di San Giuliano Milanese.
L'ottima posizione geografica venne successivamente valorizzata dai Romani i quali trasformarono quell'insignificante agglomerato di capanne in un attivo centro commerciale dove le merci provenienti da ogni dove, dopo aver navigato sul Lambro, venivano dirottate ad un villaggio poco distante che dimostrava di diventare un giorno molto importante: Mediolanum, ovvero Milano. A testimonianza di ciò sono il rinvenimento casuale, nella terra che ostruiva alcune cantine del castello Brivio Sforza a Zivido, di puntali d'anfora, monete e cocci che l'Associazione Culturale Zivido ha raccolto e consegnato alla Soprintendenza Archeologica di Milano.
Il "centro logistico" di questo intenso movimento di merci era rappresentato da un agglomerato di edifici che comprendeva certamente un'abitazione e magazzini, edificato a poca distanza dall'antica riva del fiume Lambro. Con il passare dei secoli questi edifici vennero lentamente trasformandosi in un castelletto militare e, acquistato dai marchesi Brivio, casata di origine germanica, prese quell'aspetto definitivo di palazzotto nobiliare di campagna che noi ancora oggi vediamo.
Nonostante la trasformazione edilizia, questi edifici non persero la caratteristica originaria, cioè quella di essere il centro di una attività economica redditizia. I marchesi Brivio, infatti, da qui diressero le imponenti trasformazioni del territorio circostante di loro proprietà. Fecero scavare una rete capillare di fossati con il duplice scopo di prosciugare la campagna acquitrinosa ed avere acqua in abbondanza per l'irrigazione dei prati che ben presto presero a produrre ogni bene che veniva trasportato nella cascina adiacente al castello. Il borgo di Zivido prese ad ingrandirsi lungo l'antica riva del Lambro, che nel frattempo si era allontanato, divenendo questa la via principale a chiusura della quale i Brivio edificarono nella seconda metà del Quattrocento la cappella gentilizia che più tardi fu al centro dell'immane scontro "dei Giganti".
Campi mirabilmente lavorati, messi abbondanti, una vasta area a vigneto, un borgo attivo ed elegante nella sua semplicità, è questo lo spettatolo che ammirarono estasiati i soldati francesi guidati dal giovane re di Francia Francesco I° quel fatidico settembre del 1515. Pasquier le Moyne lo scrive nella sua cronaca della discesa in Italia del re straniero e appunta, con una certa irritazione, il fatto che l'avanguardia dell'esercito aveva depredato le cantine bevendo tutto il vino contenutovi: chi ultimo arriva… mal s'accomoda!
Dopo le due giornate, il 13 e 14 settembre 1515, durante le quali francesi e svizzeri si affrontarono con coraggio e ferocia per conquistare il Ducato di Milano, di tutto ciò rimase solo la desolazione: campi distrutti, cumuli di cadaveri, i borghi di San Giuliano e di Zivido quasi rasi al suolo, il castello dei Brivio in fiamme dove perirono diverse centinaia di svizzeri che vi avevano trovato rifugio.
A ricordo della vittoria, ma soprattutto spinto dalla pietà umana verso le migliaia di uomini valorosi che qui caddero per altrui sogni di gloria e di conquista, Francesco I° decise di far edificare una chiesa ed un monastero dove potessero riposare, fratelli, per i secoli avvenire. Così si legge nel decreto reale datato 15 gennaio 1518 in cui il re francese dispone la costruzione del cenobio e dell'annessa chiesa della Vittoria "apud loci Zibidi" (presso la località di Zivido) per "Sanctum Julianum proelio" ("battaglia di San Giuliano), riportando inoltre alla verità storica un evento che nel tempo fu identificato e tramandato, acriticamente da molti, con il termine di "battaglia di Marignano". Parola di re!

Il monumento
Il tempo trascorre inesorabile e la memoria si fa labile, ma qualcosa sta succedendo lontano da Zivido, in mezzo alle Alpi, nel cantone di Svitto, anzi più precisamente nella città di Brunnen. E' l'anno 1964, ma ascoltiamolo dalla viva voce di Georg Schoeck:
"Il rapporto della nostra famiglia con Josef Bisa risale alla metà degli anni trenta, quando lo scultore, tornando da Parigi, si stabilì con uno studio proprio a Brunnen. Il mio primo contatto con lui avvenne lì quando gli facevo, ragazzo decenne, da modello. L'opera, un busto di bronzo di una straordinaria vivezza ed espressione, si trova oggi nella mia proprietà.
La parola "studio" suscita idee forse non proprio corrispondenti a quello che era in realtà. Si trattava, infatti, di un semplice garage che durante i decenni si riempiva di gessi e di schizzi, visto che la condizione finanziaria di Bisa non tenne mai dietro al riconoscimento che continuamente aumentava.
Passando per la Gersauerstrasse i suoi amici si fermavano volentieri un attimo nel suo studio per scambiare due parole sul mondo, la vita, l'arte e per vederlo lavorare. Così anche il suo amico e promotore, Dr. Hermann Stieger, che già allora gli aveva procurato un incarico per il "Bundesbriefarchiv", l'Archivio Storico a Svitto, in quegli anni appena inaugurato. Il cosiddetto "Bälzel", la scultura di un ragazzo, che si trova oggi all'ingresso dell'archivio accanto al busto di Heinrich Danioth, opera quest'ultima che Josef Bisa aveva fatto originariamente per incarico del Cantone di Uri e che adesso onora il creatore dell'affresco sulla facciata dell'archivio.
Era lo stesso Dr. Stieger, tra l'altro amico del consigliere federale Philippe Etter, che gli procurò l'onorevole incarico del monumento di Marignano. L'inaugurazione del monumento, però, ebbe luogo purtroppo solo dopo la morte del fedele amico e instancabile sostenitore."
I ricordi di Georg Schoeck sull'amico Josef Bisa "scultore dei Giganti" irrompono dalla memoria e si fanno nitidi.
"Ma torniamo agli anni trenta dove si svolge il seguente divertente aneddoto che riesce, forse in modo migliore, a mostrare l'amicizia dei due ed il tono che usavano tra di loro. Bisa si guadagnava la vita - miseramente comunque - soprattutto con sculture sepolcrali (la Svizzera primitiva rispecchiava allora effettivamente in tutto il famoso detto dello scrittore Gottfried Keller della "legnaia per l'arte"!). Un giorno il Dr. Stieger, passando dallo studio ed intenzionato a fermarsi per un attimo a salutare l'amico, trovò un fogliettino attaccato alla porta con scritto: "Sono al cimitero", al che lui rispose laconicamente aggiungendovi sotto in matita: "Riposa"...
Per quanto riguarda i miei ricordi personali devo dire che, 16 anni più giovane dello scultore, entrai nel "circolo eletto" come interlocutore da prendere sul serio solo da studente. Al "circolo eletto" facevano parte noti artisti, Heinrich Danioth, lo scrittore Meinrad Inglin, l'autore del "Guglielmo Tell" in dialetto svizzero tedesco Paul Schoeck ed il compositore Othmar Schoeck.
Seguii volentieri la tradizione delle visite sporadiche allo studio, dove ammiravo l'incredibile sicurezza con cui Bisa lavorava la pietra: il materiale si scheggiava talvolta sotto il colpo dello scalpello tagliente vicino ai contorni tracciati con la matita, ma lo scultore lavorava con una precisione tale che non sorpassava mai la linea.
Josef Bisa menzionava spesso le sue radici italiane, infatti la sua famiglia era originaria di Possagno, un paese vicino a Venezia, dove nacque anche Canova e questa, secondo lui, era la ragione per cui il talento di scultore gli scorreva nelle vene.
In questo contesto gli sembrava un onore ed una soddisfazione speciale poter realizzare un incarico così importante come quello del monumento di Marignano, nel paese dei suoi antenati".
Si avvicinava il 450° anniversario dell'immane tragedia della "Battaglia dei Giganti" e nella Svizzera nacque il desiderio di onorare degnamente l'evento di secoli addietro, che fu all'origine della sua neutralità, facendo collocare a Zivido un monumento che lo ricordasse per il futuro e che, soprattutto, ricordasse le migliaia di caduti svizzeri ancora lì sepolti.
Venne costituito il "Comitato per la commemorazione della battaglia di Marignano e delle sue conseguenze" la cui presidenza fu affidata a Werner Oswald e questo organismo, grazie ai buoni uffici del Dr. Hermann Stieger, amico personale di Josef Bisa, affidò al nostro artista l'importante commissione. Contemporaneamente all'esecuzione del monumento il Comitato decise di dare alle stampe un libro dal titolo "Marignano fatale svolta della politica svizzera" con sottotitolo "Alcuni fatti e alcune riflessioni per i giovani Confederati, nel 450° della battaglia, 1515-1965". Nella sua introduzione Werner Oswald scrive: "Animato oggi dai sentimenti di numerosi Confederati, il nostro Comitato sentì l'obbligo di non lasciar passare inosservata questa svolta storica avviata quattrocentocinquant'anni fa, come spesso capita nel turbinio della vita quotidiana". Autore della pubblicazione fu il professor Georg Thurer, mentre la dottoressa Anna Maria Cetto, storica dell'arte a Berna, si occupò delle ricerche del materiale illustrativo dell'epoca. Il professor Guido Calgari ed il dottor "honoris causa" Maurice Zermatten adattarono l'opera alle vicende ed all'idioma dei Confederati rispettivamente di lingua italiana e francese. Il libro venne stampato a Zurigo nel 1965 grazie al contributo di personalità e ditte dello stesso Cantone.
Questo Comitato era un'emanazione della "Fondazione Pro Marignano" che aveva fra i suoi membri le seguenti personalità: Philippe Etter Presidente, Franz Nager, Carlo Fontana, Carlo Beeler, Dr. Georges Bonnand Console Generale di Svizzera a Milano, Dr. Guido Calgari, Fernand Cottier Consigliere nazionale, Dr. Siegfried Frey, Mgr. Josefus Hasler, Dr. Meinrad Inglin, Dr. Robert Käppelli, Dr. Karl Kistl, Prof. Dr. Antonio Largiadèr, Albin Peter Menz, Prof. Dr. Karl Schmid, Dr. Emil Steffen, Dr. Hermann Stieger, Prof. Dr. Georg Thürer, Dr. Peter Vogelsanger, Prof. Dr. Jakob Wyrsch, Dr. Maurice Zermatten.
Il giorno 30 maggio 1966, nello studio del notaio Landoaldo de Mojana, in via dei Filodrammatici a Milano, venne perfezionata, con atto notarile, la collocazione del monumento a Zivido e la relativa concessione di diritto d'uso del terreno, testimoni furono Ida Giola in Lunghi e Maria Luisa Salvi.
Davanti al notaio si erano presentati il Marchese Don Annibale Brivio Sforza, proprietario del terreno e della Cappella gentilizia di Zivido, ed il Dr. Georges Bonnand, Console Generale di Svizzera a Milano, il quale intervenne in legale rappresentanza della Fondazione "Pro Marignano".
Ritengo interessante riportare alcuni passaggi contenuti nell'atto notarile: "Il 14 settembre 1965 è ricorso il 450° anniversario della battaglia di Marignano; poiché essa rappresenta la svolta decisiva verso la moderna storia della Svizzera, malgrado tutto ciò che di tragico è collegato a questo avvenimento, è stato considerato un puro dovere cercare di commemorare degnamente l'avvenimento ed all'uopo si è costituito il Comitato Pro Marignano il quale ha lanciato un appello a tutti i cittadini svizzeri per l'erezione di un monumento."
L'appello, fra l'altro, diceva: "Quasi tutti gli avvenimenti della nostra storia nazionale hanno il loro monumento; il più bello di tutti, quello del Leone a Lucerna, rammenta lo sterminio della guardia svizzera a Parigi. I combattenti di Marignano, invece, attendono ancor oggi un segno di riconoscimento al loro valore. Ecco perché si è formato ora un gruppo di 21 persone - quelle che hanno firmato questa lettera - uomini politici, ufficiali, esponenti della scienza, della letteratura e dell'economia nazionale, cappellani militari e soprattutto rappresentanti della nostra comunità svizzera in Italia, per celebrare il 450° anniversario di Marignano, collocando laggiù, sul campo di battaglia, un monumento commemorativo semplice ma decoroso e artisticamente valido. Il proprietario delle terre che furono teatro della battaglia, il Marchese Brivio, alla cui famiglia il suolo apparteneva già a quell'epoca, mette generosamente a disposizione il terreno, e lo Stato Italiano concede di buon grado l'autorizzazione all'erezione di questo monumento svizzero, perché a Marignano i soldati elvetici non combatterono già contro l'Italia, ma a ben considerare il fine ultimo, per la sua unificazione".
L'atto notarile stabilisce quindi: "Il Marchese Don Annibale Brivio Sforza, obbligandosi per sé, suoi eredi, successori ed aventi causa, affinchè di questo evento storico il ricordo sia ostensibile e ne risulti conservata la memoria, concede in uso perpetuo alla Fondazione "Pro Marignano" per il collocamento, non spostabile, del monumento di cui infra".

"Con molta cura", ricorda bene Georg Schoeck, riferendosi al Bisa "scelse un materiale "per l'eternità", come diceva egli stesso, vale a dire un granito ticinese di Iragna. All'inizio, per qualche mese, lavorò la pietra, dalla quale doveva nascere il monumento, direttamente nella cava. Nei ritagli di tempo, utilizzando un grosso blocco di granito separato dalla parte in lavorazione per il monumento ai Giganti, scolpì il busto "Contadino montagnolo di Svitto", che dopo la morte dello scultore venne acquistato dal Comune di Brunnen e collocato sulla fontana commemorativa nella piazza centrale della città. Questa scultura rappresenta un legame continuo, materiale ed ideale, fra la città di Brunnen e Zivido".
Al termine, l'opera scultorea del Bisa risultò essere lunga tre metri, alta due ed il granito aveva sessanta centimetri di spessore.
Era la domenica 12 settembre 1965 e nell'antico borgo di Zivido c'era eccitazione nell'aria; nei giorni addietro un continuo via vai di persone sconosciute avevano lavorato alacremente nel piccolo spiazzo erboso accanto alla storica chiesetta gentilizia dei marchesi Brivio ed ora, avvolto da un drappo, giaceva un enorme e misterioso oggetto.
Cos'era quel suono cupo di tamburi? Perché giungevano le note dei pifferi? La via lastricata con sassi di fiume, poco prima deserta ma presidiata da un picchetto d'onore formato dagli artiglieri di uno dei nostri più bei reggimenti, le "Batterie a cavallo", che stava immobile a lato del cancello d'ingresso al cortiletto della cappella, andava velocemente animandosi.
Subito un drappello di alabardieri di Svitto fece la sua apparizione sul fondo seguito dai pifferi e dai tamburi di Basilea; poi dai rappresentati dei Cantoni svizzeri in sgargianti costumi; poi dalle Autorità civili e militari Svizzere ed Italiane; ed il popolo zividese, i discendenti del "popolo dei Giganti", ai lati osservava stupito quella meravigliosa sfilata, trasportato per un attimo indietro nei secoli a quel momento del settembre 1515, senza udire in sottofondo gli urli laceranti dei feriti e dei moribondi.
Finalmente i Caduti Svizzeri avevano anche loro un segno tangibile di pietà e di ricordo dove soffermarsi per una preghiera e deporre un fiore. Questo segno era opera di Josef Bisa, lo "scultore di Giganti", e l'artista vi aveva profuso la più alta espressione dell'arte e del sentimento. Non un magniloquente monumento dedicato alla forza bruta, alla ferocia delle armi, all'odio degli avversari. Lo svizzero morente non ha niente di terribile nell'aspetto e guarda, per l'ultima volta guarda, il compagno accanto che gli fa scudo con il suo corpo e lo vigila. Fra i verdi prati e le acque dei fossati, quel tempo come oggi, si perpetua il più bell'atto d'eroismo.

Josef Bisa, lo scultore dei Giganti
Lapidarie erano, fino a non molto tempo fa, le notizie riguardanti lo scultore la cui opera si ammira dal lontano 1965 a Zivido, accanto l'antica chiesetta dove riposano i caduti della Battaglia: "Giuseppe Bisa, scultore ticinese". Così si leggeva sul giornale locale sangiulianese "Sguardo Panoramico" nel servizio giornalistico pubblicato proprio in occasione dell'inaugurazione del monumento alla presenza delle più alte Autorità italiane e svizzere.
La curiosità, si sa, è radicata nell'uomo ed i componenti dell'Associazione Culturale Zivido pare ne abbiano qualche grammo in più fino a rasentare la cocciutaggine. Ebbene, il giorno 13 giugno 1997 nella sede della Radio Televisione della Svizzera Italiana a Lugano in attesa di andare in onda nella trasmissione radiofonica intitolata "Svizzera e d'intorni", condotta magistralmente dal giornalista Giacomo Newlin, accennai di questo sconosciuto scultore ticinese e si fece un rapido giro telefonico nella speranza di rintracciarlo, senza esito alcuno.
La fortuna aiuta gli audaci, si dice, e così fu. Il 6 settembre 1999 leggendo i messaggi arrivati alla mia casella di posta elettronica (mai strumento fu tanto benedetto!) trovo quello di un giornalista svizzero, Jurg Bischoff, corrispondente dalla Svizzera Italiana della testata zurighese "Neue Zürcher Zeitung" il quale mi informava che doveva venire in Italia a fare un servizio per il suo giornale relativo alla rievocazione storica "Ritornano i Giganti" che si svolgeva ogni anno a settembre nell'antico borgo di Zivido. L'incarico gli era stato affidato dal collega Fredy Neukom che due anni prima era giunto a San Giuliano Milanese per il medesimo motivo.
Nel corso dell'intervista gli dissi delle ricerche in atto riguardo a Giuseppe Bisa, ricerche che non avevano approdato a risultati positivi. Jurg Bischoff si offerse ad aiutarmi, infatti non molto tempo dopo giunse una busta contenente la biografia di un certo Josef Bisa di Brunnen nel Cantone di Svitto e la fotocopia di un articolo di giornale che parlava della sua morte (peccato che non era leggibile la testata del giornale, forse di Brunnen o forse del Cantone).
Partì immediatamente una lettera dell'Associazione all'attenzione del Sindaco di Brunnen per avere ulteriori notizie sullo scultore; e quale non fu la sorpresa nel ricevere, qualche tempo dopo, nella solita e strabenedetta posta elettronica il seguente messaggio:
" Egr. Sig. Presidente,
da amico dello scultore Josef Bisa e come Presidente dell'Associazione Bisa qui a Brunnen sono stato informato dal Sig. Sindaco della Sua interessantissima richiesta. Con piacere ho visitato il Suo sito su Internet e Le metterò volentieri a disposizione ulteriori immagini. Io stesso ho già visitato più volte il monumento a Zivido e apprezzo molto il vivo interesse dimostrato allo scultore Bisa, i cui antenati fra l'altro venivano dalla città nativa di Canova (come usava menzionare l'artista stesso non senza orgoglio).
Nel centro di Brunnen si trova fra l'altro, sin dalla morte di Josef Bisa (1976), una fontana con un busto fatto dello stesso granito del monumento di Marignano, scolpito direttamente nella pietra, un legame continuo tra Zivido e Brunnen.
Voglia gradire, Egr. Sig. Esposti, l'espressione della mia distinta considerazione.
Georg Schoeck".
Questa è la cronaca dei fatti, e da quel giorno con il Dr. Schoeck e la figlia Salome è nata un'amicizia epistolare.
Ma torniamo al vero protagonista di questo breve scritto: Josef Bisa, lo scultore dei Giganti.
Josef Bisa nasce a Brunnen il 2 gennaio del 1908 dove trascorse la sua infanzia e i tempi delle scuole. Nel 1923 ottiene un posto d'apprendistato presso Joh Rigendinger, collaboratore del famoso scultore Jules Schwyzer a Zurigo. Oltre all'addestramento manuale frequenta a Zurigo i corsi serali della scuola d'arte. Diventa quindi alunno nel disegno del famoso pittore Ernst Georg Rüegg, di Pierre Cauchat e di Sulzberger. Nel modellare è alunno dello scultore Dallmann.
Sul finire del 1927 ottempera al servizio militare nella città di Walenstadt. L'anno seguente, 1928, lo troviamo come garzone dello scultore Biberstein a Solothurn. Là partecipa per la prima volta ad un concorso di scultura. Il suo progetto per una fontana commemorativa sulla battaglia di Dornach vince il terzo premio.
Nel 1929 viaggia attraverso la Germania occidentale: due mesi come aiuto scultore a Maulbronn; sei mesi volontario e alunno dello scultore prof. Lammers a Düsseldorf. Alla fine del 1929 il ritorno a Brunnen.
Dal 1930 al 1934 è scultore dei fratelli Schibler a Olten dove partecipa, per la prima volta, ad una mostra organizzata nella nuova galleria d'arte della città insieme agli artisti di Solothurn.
Parigi lo vede ospite nel 1934 dove è alunno del prof. Marcel Gimond nell'Accademia "Cola Rossi". Più tardi brevi soggiorni presso l'Accademia scandinava e presso l'Accademia "Ranson" di Charles Despiau e Aristide Maillol.
Alla fine del 1935 fa ritorno a Brunnen, sua città nativa, dove apre un proprio atelier ottenendo poco dopo il I° premio al concorso per una scultura di fontana per il nuovo archivio della Confederazione a Svitto. In questo periodo inizia anche la sua significativa amicizia con il Dr. Hermann Stieger e con i fratelli Schoeck concittadini di Brunnen, oltre al pittore Heinrich Danioth di Flüelen.
Nel 1936 partecipa all'esposizione nazionale a Berna, mentre nel 1937 si piazza al 7° posto, su 100 partecipanti, al concorso per il "Wehranleihefünfliber". Esegue il restauro dei lavori di scultura alla cappella della Confederazione a Brunnen e scolpisce la fontana "Bartli". Ulteriori soggiorni a Parigi.
All'esposizione nazionale di Zurigo presenta, nel 1938, gli abbozzi per il padiglione delle ceramiche e, nel 1939, partecipa con una statua al naturale "La ragazza seduta" nel settore disegno, pittura e scultura.
Soffiano impetuosi e tragici i venti di guerra ed è mobilitazione generale. Josef Bisa viene richiamato sotto le armi ed inserito nel servizio attivo presso il 72° battaglione.
Durante una breve vacanza, nel 1940, partecipa ad un concorso per un monumento all'aviatore nel Muotathal (senza successo). Nel corso del servizio attivo, nella fortezza di Dietikon, esegue un rilievo "Zach" in pietra. Con il pittore Heinrich Danioth crea per il Ter.Kdo 9 una medaglia ricordo "Mier sind Parat".
In occasione del restauro della chiesa protestante di Brunnen, nel 1941, scolpisce un fonte battesimale con rilievo; ma nel 1943 si ammala durante il servizio militare attivo e la malattia dura per un anno intero.
Riprese le forze, nel 1944 gli viene affidata la commissione, pagata dalla Confederazione, per scolpire una statua in marmo di tre quarti della grandezza naturale: "Badende". Ottiene anche l'incarico da Arnold Dettling di Brunnen, per un rilievo intitolato: "Dalla viticultura al consumatore". Per una birreria esegue un'insegna in bronzo con colomba e partecipa ad una mostra al Luzernerhof di Lucerna.
Nel 1945 si dedica ai monumenti sepolcrali, busti e piccole sculture e partecipa all'esposizione natalizia al museo d'arte di Lucerna. Muore il padre nel 1946. Rilievo in arenaria per la nuova costruzione dell'installatore Arthur Wiget a Brunnen. Matrimonio con Annemarie Härtsch di San Gallo.
Nel 1947 partecipa alla mostra natalizia degli artisti della Svizzera primitiva a Lucerna e nel 1948 esegue il modello per una Madonna a Maastricht, Olanda, dove vi rimane per quattro settimane e fa conoscenza dell'architetto olandese Boosten.
L'anno 1949 è allietato dalla nascita del figlio Peter e partecipa inoltre alla mostra natalizia insieme gli artisti di Basilea organizzata al museo dell'arte della città.
Con Heinrich Danioth e Hans Schilter organizza nel 1950 la 1° mostra dei pittori e scultori della Svizzera primitiva ed il Governo del Cantone di Svitto gli commissiona la scultura "Penthesileia e Prothoe".
La sua attività artistica prosegue anche nel biennio 1950-51 che lo vede impegnato nella realizzazione di un gruppo bronzeo per la fontana della stazione di Brunnen dal titolo: "Collegamento Nord Sud". L'anno seguente riceve l'incarico dal prelato Dr. Wymann per l'esecuzione di un monumento dedicato a Carlo Borromeo da collocarsi nel collegio di Altdorf e nella medesima città partecipa alla mostra dei pittori e scultori della Svizzera primitiva.
Suoi sono i due grandi stemmi di famiglia per il palazzo von Roll, 1953, oggi banca cantonale di Uri in Altdorf.
Per il defunto pittore Heinrich Danioth, suo grande amico, esegue un busto in bronzo che verrà acquistato dall'Eidg Dipartimento degli Interni del Governo del Cantone di Uri e collocato nel palazzo municipale di Altdorf, oltre ad un monumento sepolcrale dello stesso artista compianto per la chiesa di Flüelen.
Il periodo 1955-58 lo vede impegnato nella realizzazione del monumento in bronzo a ricordo della frana ad Arth-Goldau: "Gruppo di bambini"; nella mostra di artisti della Svizzera primitiva a Kerns OW e nell'esecuzione di monumenti sepolcrali, ritratti a busto e piccole sculture.
In riva al lago di Brunnen si ammira una figura in bronzo dal titolo: "La commozione", è questo un monumento (1958-59) a ricordo del compositore Othmar Schoeck. Per Bisa il 1960 rappresenta la grande occasione per un viaggio studio attraverso la Toscana, con soggiorno a Firenze, e l'Umbria da dove ritornerà ricco di emozioni e spunti artistici.
Il biennio 1961-62 è molto intenso: espone "La Madonna" nella biblioteca di Lucerna; esegue la grande figura in bronzo dal titolo "Il pastore" per il nuovo edificio della banca cantonale di Svitto a Küssnacht am Rigi. Prosegue la sua attività con un'altra scultura in bronzo "Chlefelerknabe" collocata nel nuovo istituto magistrale a Rickenbach SZ, commissionata e donata dal Distretto di Svitto; completa il restauro del monumento a Tell a Burglen UR; viene accolto nel GSMBA, compagnia pittori, scultori e architetti svizzeri.
Nel 1963 esegue quattro rilievi in pietra "Pylon" per la nuova scuola a Ingenbohl.
Siamo nel periodo più importante per noi, cioè il biennio 1964-65 quando riceve la commissione di scolpire un importante monumento a ricordo dei caduti svizzeri della "Battaglia dei Giganti" avvenuta il 13 e 14 settembre 1515 a Zivido di San Giuliano Milanese, erroneamente definita "battaglia di Marignano" come più sopra è stato detto. A tale scopo utilizza un imponente granito (Iragna) che verrà inaugurato solennemente alla presenza di numerose autorità elvetiche ed italiane domenica 12 settembre 1965. Nello stesso periodo esegue una fontana con figura in bronzo "Ragazza nel vento", posta nella piazza antistante la scuola di Ingebohl, e soggiorna per motivi di studio a Roma.
Sono del 1966 il grande rilievo "Mattina di Pasqua" per il cimitero di Bellinzona; il ritratto a busto della ballerina Susy Della Pietra; ed il monumento sepolcrale della famiglia Hürlimann a Brunnen.
Nel 1967 scolpisce la fontana con figura in bronzo "Ragazza con la brocca dell'acqua" alla stazione ferroviaria di Brunnen ed il grande rilievo in bronzo "I 4 elementi", nella nuova scuola di Vitznau. E' dell'anno seguente, 1968, il ritratto a busto in bronzo del Direttore H. Roth, fondatore della Ditta Ritex AG, a Zofingen.
Per il consigliere nazionale Dr.Alfred Schaller di Basilea esegue nel 1969 un rilievo "Il taglialegna" in cemento inglese; "Il cacciatore di camosci" è invece il rilievo in bronzo di proprietà del consigliere nazionale Dr.Alfred Weber di Altdorf. Piastre di iscrizione con rilievo "Lo scolaro", nella scuola restaurata di Ingebohl. Medaglie alla memoria e bandiera per la "Compagnia in difesa dello Stato" di Brunnen. Scultura "I bambini che cantano" in cemento inglese, per il procuratore di Stato Alfons Bösch di Ingebohl. E' del 1970 la fontana con "Coppia di gabbiani", in bronzo, a Lachen SZ.
Un profondo dolore segna il 1972, l'amata compagna della sua vita, la moglie Annemarie, muore lasciandolo nello sconforto tanto che pare ne risenta anche la sua produzione artistica. Le opere di quest'anno sono il monumento in arenaria per Joachim Raff, musicista e compositore, a Lachen e la tomba di famiglia, con angelo in bronzo, per la famiglia Reichmuth-Horat, al cimitero di Schwyz.
Per ognuno di noi il destino riserva la data finale del passaggio terreno e quella dello "scultore dei Giganti", Josef Bisa, era il 25 ottobre del 1976 a Brunnen. Lui scomparso e rimpianto ancora oggi dai suoi fraterni amici ed onorato dalla città di Brunnen che lo vide attivo cittadino, rimangono incompiuti il ritratto a busto del poeta di Svitto Meinrad Inglin, commissionato dal Cantone di Svitto e la statua di Santa Teresa di Lisieux per la chiesa di Santa Teresa a Brunnen.


San Giuliano Milanese (MI)
settembre 2002

L'autore ringrazia sinceramente il Dr. Georg Schoeck per il prezioso contributo dato con i suoi ricordi personali, e parimenti rivolge un gentile pensiero alla figlia, Salome Schoeck, per il lavoro di traduzione dalla lingua tedesca.
Il Dr. Jürg Stüssi-Lauterburg, Capo dell'EIDG Militärbibliothek & Historischer Dienst di Berna, va il più sentito ringraziamento per aver fornito importante documentazione storica.
Il Dr. Jürg Bischoff, corrispondente dalla Svizzera italiana della testata zurighese Neue Zürcher Zeitung, per le notizie biografiche sullo scultore.
Il Consolato Generale di Svizzera a Milano, l'Avv. Ugo Guidi e Silvano Codega, per le stupende ed inedite immagini del monumento e della cerimonia di inaugurazione.

Josef Bisa
autoritratto (1957)

immagini
il monumento di Zivido
il monumento - particolare
1965 l'inaugurazione
l'ordine di battaglia
lo scultore al lavoro
fontana "Bartli" - 1937
rilievo in arenaria
collegamento nord-sud 1951
Heinrich Danioth - 1954
gruppo di bambini
Othmar Schoeck - 1959
"La commozione" - partic.
ragazza nel vento
ragazza con la brocca 1967
ritratto di ragazza - 1968
montagnolo di Svitto (questa scultura è stata eseguita con lo stesso granito usato per il monumento di Zivido)
giovane ragazza



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