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Lombardia

 

"Della Vittoria" il monastero nascosto di Francesco I a San Giuliano Milanese
di Esposti Pierino

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"Correvano i primi giorni del giugno 1879 - epoca nella quale io venni ad occupare la cappellania della Natività di Maria Santissima in Zivido (parrocchia e pieve di S. Giuliano Milanese), di proprietà dell'illustrissimo sig. marchese Giacomo Brivio - allorchè mi ebbi la graditissima visita del venerando ed ora compianto preposto parroco di S. Giuliano, don Giuseppe Brigola, uomo semplice e virtuoso, quanto solerte e preciso nel disimpegno di sue parrocchiali mansioni. Intrattenendomi seco lui in famigliare colloquio, colsi l'opportunità per megli informarmi intorno agli obblighi inerenti alla mia nuova posizione.
In quell'occasione egli mi parlò di due messe da celebrarsi ogni anno alla metà di settembre, come da antica consuetudine. Naturalmente richiesi al simpatico vegliardo quale ne fosse la relativa applicazione, ma egli altro non seppe rispondermi fuor che, se la memoria nol tradiva, dovevano essere applicate a suffragio delle anime dei soldati caduti in una battaglia combattuta secoli addietro nei dintorni.
Da qui la curiosità in me di conoscere quel fatto d'armi e per diretta conseguenza la risoluzione di farne le corrispettive ricerche".
Così comincia a narrare don Raffaele Inganni nel suo libro "Origini e vicende della cappella espiatoria francese a Zivido"; ma inizia anche la meravigliosa avventura del cappellano zividese che alla fine riscoprirà la storia, il luogo esatto, le vestigia e la sepoltura di quei grandi che fecero esclamare al Trivulzio: "Non battaglia d'uomini, ma di Giganti".
Recatosi dal marchese Giacomo Brivio, ottenne di far ricerche nell'archivio di famiglia e, con grande sorpresa, rinvenne un "importantissimo documento, redatto da notaio nell'anno 1518, dal quale chiaramente ed indubbiamente si rilevava l'epoca ed il luogo del combatimento non solo, ma, ciò che più importava, la fondazione della famosa Cappella espiatoria coll'annesso convento pei religiosi che la dovevano ufficiare".
Allora fece praticare alcuni scavi nel terreno adiacente la chiesa di Zivido rinvenendo ben presto, ad una profondità di 60 cm, una gran quantità di ossami e di teschi. Che fossero i resti dei caduti della "Battaglia dei Giganti" venne confermato più tardi da un altro documento del 1606, rinvenuto sempre nell'archivio Brivio. Questo documento indicava che i caduti erano sepolti in un terreno, con annessa chiesa, detto "alle vittorie" e che erano stati trasportati a Zivido, inumati parte nella tomba sotto la chiesa e parte intorno alla stessa. Il terreno "alle vittorie" è lo stesso dove oggi sorge il cimitero principale di San Giuliano Milanese.
Nella tragica notte fra il 13 e 14 settembre 1515, quando ancora l'esito della battaglia si presentava incerto Francesco I re di Francia nonriusciva a dormire, nell'angoscioso silenzio che avvolgeva il campo di battaglia a Zivido, e "...alzata l'anima pia al Dio degli eserciti, fece voto che, se fosse gloriosamente uscito da quel frangente ... avrebbe eretto sul luogo stesso de' suoi trionfi una cappella espiatoria per l'anima dei caduti dedicandola alla Regina delle Vittorie".
Come ben sappiamo ne uscì vincitore, anche per merito dell'arrivo irruento dei veneziani al comando di Bartolomeo d'Alviano che provocò grande scompiglio nelle file svizzere. Lasciò il campo di battaglia dove erano caduti oltre 12.000 uomini e tornato in Francia diede le necessarie disposizioni affichè il voto formulato diventasse realtà.
Il magnifico Sebastiano Ferreris, intendente generale delle finanze in Lombardia, venne da Francesco I incaricato di iniziare le relative pratiche per acquistare il terreno dove si era svolta la battaglia. Costui si rivolse sollecitamente ai Marchesi Brivio, proprietari dei campi, ed il giorno 19 gennaio 1518 stipulò, con atto notarile, l'atto d'acquisto con il quale "...il signor Carlo Brivio ... cedeva agli agenti del cristianissimo Re di Francia, Francesco I, duca di Milano, una vigna di centoventicinque pertiche detta il Santo Eusebio posta nel territorio di Zivido, pieve di S. Giuliano, Ducato di Milano, nella quale si doveva fabbricare una chiesa ed un monastero ...".
Ad occupare il grandioso monastero, destinato a tramandare ai posteri la memoria della munificenza e della pietà del re Francesco I, furono chiamati i frati Celestini di Francia con l'obbligo di raccogliere e seppellire nello stesso tutti i caduti della "Battaglia dei Giganti".
Che talo ordine venne eseguito lo dimostra una foto aerea della zona di qualche tempo fa. Infatti ai lati del viale d'accesso al convento Della Vittoria, del quale rimangono sulla Via Emilia due pilastri in mattone ed il cancello, erano visibili numerose ed ordinate fosse sepolcrali.
La tragica sconfitta a Pavia (24 febbraio 1525) di Francesco I; la sua prigionia prima a Pizzighettone e poi in Spagna; gli errori della dominazione francese e soprattutto le atrocità del Visconte di Lautrec, governatore di Milano, resero poco sicura la permanenza dei frati Celestini al monastero Della Vittoria, i quali "... sfiduciati, rivolsero la loro mente alla patria lontana. Vissero a malincuore alcun poco ancora in questa terra ... ma poi ... abbandonarono definitivamente il convento annesso alla Cappella espiatoria di Zivido, vendendo prima tutto quanto era per essi alienabile (1532-1533)".
Rimasto così il monastero senza abitatori il Papa Paolo III decise di erigerlo in bebeficio affidandolo a Diego de Mendoza, il primo di una serie di personaggi che si avvicendarono sul posto fino a quando San carlo Borromeo divenne proprietario dell'edificio monastico su disposizione del Sommo Pontefice regnante.
Scoppiata la peste a Roma (1575) e propagatasi con violenza a Milano e nel suo contado, San Carlo "pensò di approfittare dello stabile alle Vittorie di Zivido onde raccogliervi i poveri che stavano rinchiusi nel recinto o portico di S. Stefano Maggiore a Milano. Concepita questa idea la mise subito in esecuzione, mandando nel suddetto Monastro più di trecento poveri".
Cessata la peste nel 1577, San Carlo donò il monastero all'Ospedale Maggiore di Milano che, impossibilitato a far fronte finanziariamente alle pesanti riparazioni, decise, a scopo di utilizzarne il materiale, la demolizione delle due chiese contigue di S. Maria della Vittoria e di S. Eusebio, dove riposavano ancora le spoglie di molti tra i caduti nelle due giornate del settembre 1515.
Ma i debiti non diminuivano perciò l'Ospedale Maggiore mise all'asta il monastero il giorno venerdì 19 settembre 1603. Miglior offerente fu il marchese Carlo Brivio (discendente diretto dell'omonimo primo venditore) che lo acquistò per settemila lire imperiali il giorno 8 agosto 1605. Contemporaneamente il Brivio ottenne dal cardinale Federico Borromeo di acquistare anche l'area su cui sorgevano le due chiese demolite.
L'arcivescovo di Milano impose però che Carlo Brivio eseguisse le seguenti ingiunzioni: facesse trasportare nel cimitero di S. Maria in Zivido le ossa dei defunti che riposavano nel terreno già prima occupato dalla chiesa di S. Maria della Vittoria compresa quella di S. Eusebio; stabilisse la somma di centoquindici lire imperiali e con il relativo frutto facesse celebrare ogni anno, nella medesima chiesa di Zivido, un ufficio con messe a suffragio di quei defunti (le famose messe che incuriosirono secoli dopo il cappellano di Zivido don Raffaele Inganni).
Rientrati così nel possesso Brivio i beni della Vittoria, non era immaginabile che si conservasse il monastero ormai in pessime condizioni e da qualche tempo abitazione dei contadini del luogo, perciò fu definitivamente demolito e l'area destinata ad uso agricolo (1639).
Questo monumento scomparve e per più di due secoli fu dimenticato ed il silenzio interrotto ogni tanto dalla sbiadita tradizione orale conservata dai più vecchi del luogo.
Nel 1886 don Raffaele Inganni si recò nei campi detti della Vittoria (ora occupati dal cimitero di S. Giuliano Milanese) e notò, lungo un fossato che serve per l'irrigazione, alcune tracce di fondamanta. Prese i necessari accordi con i fratelli Oriani, fittabili, per potervi effettuare gli scavi ed attese il momento propizio che giunse alla metà del mese di novembre del 1886.
Con l'aiuto di quattro volonterosi e seguendo le linee tracciate lungo il fossato mise a nudo tutto il lato di mezzogiorno dell'antico monastero che risultò essere lungo 71 metri. Il lavoro proseguì fino alla fine di gennaio 1887 quando furono riportate alla luce le fondamenta sia del monastero sia delle due chiese attigue.
L'importanza di questa scoperta era talmente evidente che vi fu un accorrere di illustri studiosi e giunse anche il prof. Pompeo Castelfranco, regio ispettore degli scavi e monumenti del Circondario di Milano, per eseguire l'opportuno reseconto d'ufficio.
Le fondamenta dell'antico monastero si presentarono come un grandioso quadrilatero due lati del quale misurano 71 m. di lunghezza (quello nord e sud) e due misurano 83,50 m. (quello est ed ovest). Inoltre nella muraglia ed est, in mattoni e dello spessore di 1,50 m., erano visibili le parti inferiori dei finestroni che davano luce ai sotterranei.
Le fondamenta poi della Cappella espiatoria di S. Maria indicavano tre navate: due laterali larghe ciscuna 3,60 m. ed una centrale larga 11,20 m. ed una lunghezza complessiva di 29 m. circa.
Quelle di S. Eusebio, spesse 2,30 m. indicano l'esistenza di un coro ad angoli ottusi, che la lunghezza della chiesa e di 33 m. e che il materiale usato è differente per qualità essendo la superficie delle fondamenta coperta da uno strato di calce cristallizzata.
Quale era l'aspetto del monastero e delle due chiese ancora oggi non è possibile saperlo; si può a ben ragione supporre fosse imponente ed elegante osservando due colonne in granito rimaste e collocate a sostegno di un portico in una casa nobiliare di Milano; più alcuni pezzi in pietra con modanature architettoniche che svelano la loro antica pertinenza ad una delle due chiese distrutte.
L'opera del cappellano zividese don Raffaele Inganni, nella riscoperta delle memorie e del luogo dove si svolse la famosa "Battaglia dei Giganti" o "di Marignano", venne ampiamente riconosciuta e gli valse il titolo di Accademico di Francia.
Purtroppo ben presto i campi della Vittoria tornarono alla loro destinazione agricola e di queste fondamanta, ancora una volta, si perse la memoria. Qualche decennio dopo sulla medesima area venne edificato il nuovo cimitero di San Giuliano Milanese. Il destino ha voluto che si perpetuasse la sacralità del luogo; che ai corpi dei Giganti caduti e sepolti cinque secoli orsono venissero a sostituirsi, nei decenni fino ad oggi, i nostri concittadini defunti.
Noi vogliamo ricordarli, così come vogliamo ricordare e far conoscere il grandioso monastero frutto della pietà di un re che, non solo onorò tutti i caduti senza distinzione di patria, ma anche i vivi affranti per la sconfitta che lasciarono il campo di battaglia e tornarono alle loro case in Svizzera. Almeno questi impararono che la guerra è solo dolore e distruzione e non vollero più praticarla.
Una targa rimarrà per sempre ad indicare il monastro dei Giganti "alle Vittorie" con la segreta speranza che un giorno sia possibile riportare alla luce le sue fondamenta.
Caro amico e cara amica che, in ginocchio, sulla tomba del familiare defunto accendi un lumino o deponi un fiore ricordati di offrirlo anche a quei tantissimi antichi uomini che qui morirono specchiandosi nelle acque limpide dei fossati, tra i fiori autunnali, guardando nell'ultimo istante il sole calante o la notte stellata di questa nostra bella Italia tanto desiderata.

il monastero segreto del Re di Francia Francesco I a San Giuliano Milanese

o

A
antica e preesistente chiesa di S.Eusebio

B
cappella espiatoria francese di S. Maria della Vittoria

C
monastero dei frati Celestini di Francia

D
viale d’accesso al monastero dalla via Emilia dove sono visibili i due pilastri ed il cancello. Ai lati del viale vi erano altre fosse sepolcrali

E
parte dell’attuale cimitero cittadino di San Giuliano Milanese

F
ingresso principale del cimitero cittadino di San Giuliano Milanese


San Giuliano Milanese (MI)
15 settembre 2001



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