Lombardia

 

La Madonna in trono con il Bambino e angeli del Maestro delle Sculture di Viboldone

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La scultura proveniente dall'Oratorio di San Rocco a Riozzo (Cerro al Lambro) presenta una madonna incoronata e avvolta in un ampio panneggio seduta su un trono arricchito di uno spesso cuscino; tiene in piedi sul ginocchio destro il Bambino in atteggiamento benedicente. La testina del Bambino, rifatta malamente in un restauro del passato, oggi guarda di fronte a sè, ma la posizione del collo lascia intendere che in origine la testa e quindi lo sguardo erano rivolti a destra, come quello della Madre. Dietro al trono due angeli sostengono un drapo.
Questa particolare iconografia è diffusa in molti altri esempi milanesi trecenteschi: in particolare risulta essere stata scelta per decorare le mura milanesi. Milano ebbe dall'età romana e per tutto il Medioevo una cinta muraria. Nel Trecento Azzone Visconti, signore di Milano dal 1329 al 1339, avviò una sistematica operazione di migliorie, volte a rinforzare le mura stesse e a monumentalizzarne gli accessi. Tradizionalmente si parla di sei porte maggiori aperte lungo il perimetro circolare della città e di circa sedici aperture minori, chiamate pusterle. Ad oggi, seppure pesantemente rimaneggiate, rimangono a restituirici un'idea del passato la Porta Nuova, tra via Manzoni e Piazza Cavour, e la pusterla di Sant'Ambrogio, di fronte all'omonima basilica.
Il rinforzo della cinta muraria fu completato nel corso del Trecento. A partire dal Cinquecento invece alcune porte furono spostate, smontate, distrutte, e il loro arredo disperso. Gli insiemi più significativi conservati fino ad oggi si trovano nel Museo d'Arte Antica del Castello Sforzesco, dove si possono ammirare la serie di sculture che ornava la Porta Ticinese - oggi sostituite in loco da copie - e quelle che provengono da Porta Orientale e da Porta Comasina. In Museo sono conservate anche singole statue riconducibili alle altre porte e pusterle.
Le porte presentavano sul lato esterno, verso il contado, una struttura architettonica sotto la quale erano collocati una Madonna in trono col Bambino, Sant'Ambrogio, in quanto patrono della città, e tre santi scelti tra quelli a cui erano intitolate le maggiori chiese del sestiere. In base al confronto con le opere oggi conservate al Castello Sforzesco e con le sculture di Porta Nuova, sembra evidente che la Madonna di Riozzo riproduca la posizione delle madonne delle porte urbiche milanesi; anche le m isure, affini sebbene non identiche, rimandano a una stessa tipologia. Il confronto è particolarmente stringente con un'altra Madonna assai simile, che si trova oggi all'interno della chiesa milanese di San Nicolao e che viene anch'essa ricondotta alla decorazione della cinta muraria. Dato che la Madonna si trovava a Riozzo già nel 1749, mentre Porta Vercellina fu distrutta poco dopo il 1548 e comunque entro il 1592 e la Porta Romana solo nel 1793, la critica più accreditata ha recentemente avanzato l'ipotesi che la Madonna di Riozzo ornasse Porta Vercellina. Evidentemente la Madonna doveva essere circondata da alcuni santi, che sono stati dispersi ma che ci si augura, in un futuro non lontano, di poter identificare.
Dal punto di vista stilistico le statue delle porte trecentesche mostrano sostanzialmente due declinazioni stilistiche: un gruppo che comprende quelle di Porta Ticinese, Porta Orientale e Porta Comasina presenta caratteri formali che consentono di riferirle a Giovanni di Balduccio di Pisa (documentato tra 1317 e 1349), un notevolissimo scultore che intorno al 1334-1335 venne chiamato a lavorare a Milano proprio da Azzone Visconti. Qui Giovanni si dedicò a diverse imprese decorative: a lui vanno ascritti il Monumento a San Pietro Martire ora nella cappella Portinari della basilica di Sant'Eustorgio, il Monumento funebre di Azzone Visconti, nella chiesa di San Gottardo, la facciata della distrutta chiesa di Santa maria di Brera, i cui resti sono conservati nel Museo d'Arte Antica del Castello Sforzesco. L'impresa delle porte fu condotta probabilmente negli ultimi anni della sua vita, con il vasto concorso della bottega, come sembrano indicare le differenze di livello qualitativo e formale riscontrabili nella statue. Giovanni e la sua bottega scolpirono tuttavia le statue di tre delle sei porte oggi note. Contemporaneamente o poco dopo fu affiancato da un altro scultore, di formazione locale, che realizzò le statue di Porta Nuova e verosimilmente anche quelle di Porta Romana e Porta Vercellina. Questo scultore mostra una formazione in quell'ambito campionese che domina in maniera quasi unilaterale il panorama scultoreo lombardo del trecento, ma in certe delicatezze evidenti nella lavorazione del panneggio e nell'addolcimneto delle espressioni denuncia la conoscenza della scultura di Giovanni di Balduccio. Questo Maestro si riconosce attivo anche sulla facciata dell'abbazia di Viboldone, dove si trova una Madonna col Bambino tgra due santi databile entro il 1349, gruppo che si considera il momento più alto della sua produzione e da cui l'anonimo maestro prende il nome di Maestro delle Sculture di Viboldone.
Il Maestro è oggi considerato il maggior scultore locale attivo a Milano intorno alla metà del secolo XIV, tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Sessanta, e per il suo fare morbido e aggiornato è ritenuto il grande artista che avrebbe traghettato la scultura lombarda dai modi severi dei maestri campionesi di inizio Trecento allo stile aggiornato e moderno di Bonino da Campione, autore tra l'altro dei complessi monumenti funebri di Bernabò Visconti (al Castello Sforzesco) e di Cansignorio della Scala (a Verona). La stretta affinità tra i due induce a pensare che il Maestro delle Sculture di Viboldone possa essere stato il maestro di Bonino.
Al catalogo del Maestro delle Sculture di Viboldone sono state aggiunte nel tempo diverse sculture: oltre a quelle di Viboldone e Porta Nuova, la Madonna di Riozzo e la Madonna di San Nicolao, che della precedente costituisce una vicinissima variante, e altre singole sculture che provengono da chiese ed edifici milanesi.
Proprio l'affinità con la Madonna di San Nicolao ci permette di capire quale aspetto dovesse avere in origine la Madonna di Riozzo, che oggi vediamo parzialmente alterata da un restauro avvenuto tra il XVI e XVIII secolo che ha modificato la faccia del Bambino, l'angelo di sinistra e ha parzialmente compromesso il panneggio della Vergine, in particolare sul lato sinistro. La possibilità di ammirarla da vicino nel Museo d'Arte Antica del Castello Sforzesco consentirà di costruire i necessari confronti con le statue delle porte di Giovanni di Balduccio, con le opere di Bonino da Campione e con quelle di altri maestri ancora anonimi protagonisti della stessa fase artistica, con l'opportunità di attivare nuovi studi e ricerche su questa significativa fase della scultura milanese.
(Castello Sforzesco, Milano, 2010)

 
 


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