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Lombardia

 

La battaglia dell'8 giugno 1859 nella cronaca di Charles Adam
di Vitantonio Palmisano

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Per quanto il combattimento di Melegnano dell'8 giugno 1859, sia già noto in tutti i suoi particolari, pubblichiamo ancora una versione, origniale nel suo genere, mai apparsa nelle nostre rievocazioni, tratta da "La guerre d'Italie - Histoire complète des opérations militaires dans la péninsule" di Charles Adam "officier de l'ancienne arnée, auteur de plusieurs livres sur l'art militaire". Con un intiero capitolo l'Autore tratta la cronaca dello scontro di Melegnano con ridondante e puntigliosa narrazione dei fatti d'arme sorprendendo il lettore per le particolarità contenute. "Marignan", scrive Adam, segnato sulle carte col nome di Melegnano, è a circa 15 miglia da Milano... (...) "è circondato, venendo da Milano, dal lambro, piccolo fiume che alimenta due canali, larghi tre metri che fiancheggiano la strada per parecchi chilometri. Sulla sinistra ci sono dei campi sempre affiancati e tagliati da alberi, a destra magnifici campi ombreggiati da salici, e bagnati da corsi d'acqua, che nei pressi di Mezzano, circondano la pianura e la trsformano in risaia. L'antica Marignan, di cui resta qualche fortificazione, era quasi una postazione per gli austriaci. Il nemico (gli Imperiali) vi si era stabilito così come a Mezzano per fronteggiare la ritirata del Corpo del Giulay vinto a Magenta e la fuga della guarnigione da Milano. Tutte le case, in pochi giorni, erano state trasformate in fortezze, le strade principali erano barricate, con numerose forze agli incroci. (...)" Oltre a diversi edifici trasformati in casematte, gli austriaci avevano occupato anche il castello mediceo, che al tempo del combattimento era adibito a carcere. Il vasto edificio era posizionato all'estremità del paese, nella direzione verso Lodi; questa struttura poteva diventare un importante rifugio oltre che resistere ad un vero e proprio assedio, come una cittadella fortificata. Continua nella sua narrazione Charles Adam affermando che "... è in questa cittadella che furono lanciati gli zuavi, soldati della divisione Bazaine. Erano le cinque del pomeriggio quando la pianura oscurata dal temporale si illuminò di lampi. Una barricata si ergeva al di là del piccolo ponte, all'entrata del paese. Con la loro proverbiale agilità gli zuavi balzarono sulla barricata, scaricando le loro armi e lanciandosi alla baionetta..."
Gli Imperiali sono sorpresi da questo attacco così violento e si ritirano, dopo un nutrito scambio di fucileria, verso l'interno. I francesi sono attaccati dal fianco con un fuoco incrociato proveniente dai tiratori scelti appostati a ridosso del muro di cinta del cimitero, che si trovava sul fianco sinistro dello stradale proveniente da Milano. Il 10° Cacciatori ed il 33° di Linea forniscono all'attacco i loro migliori e più coraggiosi "tiragliatori" (tiratori) ed in poco più di mezz'ora gli austriaci sono obbligati a cedere. Dopo aver forzato le barricate all'inizio del borgo melegnanese, si fece avanti la divisione di fanteria "de Laudmirault", che con la 1° brigata "Niol" (da non confondere con il generale Niel che stava a Carpiano), e la 2° brigata "de Négrier" iniziarono un combattimento di quattro ore circa, all'interno del borgo, in supporto alle brigate della 3° divisione "Goze e Dumont".
I francesi si presentavano davanti alle case, forzavano le porte e combattevano contro gli austriaci corpo a corpo con un'energia ed una forza incredibile. La resistenza degli Imperiali era altrettanto forte e coraggiosa; anche quando si videro accerchiati, lottarono fino all'ultimo uomo. Quando i contendenti, ormai allo stremo delle forze, volgevano alle ultime battute, dopo l'occupazione della Chiesa, del Municipio e di quasi tutti gli edifici del centro, i "cacciatori a piedi" e gli zuavi avamnzarono sempre verso l'interno (...) "...sino a trovarsi di fronte al penitenziario (il castello) questo gigantesco edificio era circondato da fossati come una vera e propria fortezza, gli zuavi dovettero attaccare il portone principale e dopo averlo superato si trovarono in un dedalo di cortili, di corridoi che essi non conoscevano. Ogni passo poteva condurre ad una trappola, dietro ogni aprete potevano trovare riparo gli austriaci e colpire... (...)... arrivò la notte, una pioggia torrenziale inondò le strade del borgo, e il combattimento non cessava ancora..."
Le batterie della divisione "Forey", che si trovavano ad ovest del castello fuori dal borgo, continuavano a decimare gli austriaci che tentavano la fuga per i campi. Ogni copo andava a segno, le strade, i fossati, i cespugli erano pieni di cadaveri, la pioggia aveva cambiato i corsi d'acqua in rossi torrenti, decine di cadaveri furono trascinati lontano. Il cronista afferma infine che "... fu soprattutto nella pianura, al di là di Melegnano che il nemico (gli Imperiali) fulminato dalle batterie del Forey aveva sofferto maggiormente. I prigionieri erano stati fatti all'interno del paese. Così non era raro incontrare soldati che si vantavano, con ragione, d'aver fatto cinque o sei prigionieri. Ufficiali e soldati s'erano uniti per conquistare le case, non c'era generale che non avesse preso parte all'azione. Il generale di divisione Bazaine fu acclamato da tutti i suoi soldati, e il generale di brigata Niol non aveva disdegnato di stare fra i soldati prendendo un fucile. Gli abitanti di Melegnano, nascosti nelle cantine durante la battaglia, uscirono dai loro nascondigli quando il cannoneggiamnto cessò e offrirono il loro aiuto ai feriti. Le farmacie furono aperte, le donne avevano portato delle bende, e dei materassi erano stati portati nelle chiese..."
Un incidente a margine del combattimento di Melegnano merita d'essere riferito: gli austriaci, irritati per essere continuamente respinti dalle baionette dei francesi, tentarono anche loro di portare un attacco all'arma bianca contro i francesi. Un battaglione fu lanciato cotro alcune compagnie di un reggimento di linea francese, ma il tentativo non ebbe esito felice in quanto la maggior part degli Imperiali trovò la morte. Gli austriaci ritenevano il combattimento alla baionetta indegno per una nazione civile, difatti un ufficiale fatto prigioniero a Meegnano disse a questo proposito: "... che i turchi si battano all'arma bianca, lo capisco, sono quasi dei selvaggi, ma i francesi! Non è più una guerra, è un macello..." A cui un francese rispose che "... il combattimento alla baionetta è, in effetti, più micidiale che le fucilate, ma perchè la fanteria francese sa meglio servirsene che gli Austriaci, questa però non è una buona ragione perchè lasci le baionette nel fodero..." Vi era un altro motivo perchè nel combattimento di Melegnano prevalesse l'assalto alla baionetta piuttosto che il semplice uso del cannone.
Infatti Adam conferma che "... se le nostre armate liberavano i paesi occupati dagli austriaci con la baionetta, era per risparmiare le proprietà degli abitanti. Con i nuovi cannoni, che hanno una portata di 3000 metri, avrebbe potuto fare più in fretta a schiacciare il nemico sotto i muri delle case che marciare contro di lui con le baionette, e avrebbe perso molti soldati in meno; ma non si voleva che l'armata francese segnasse il suo passaggio con delle rovine in un paese che stava liberando. Il generale Forey non aveva usato la sua artiglieria a Melegnano se non dopo che il corpo d'Armata di Benedeck fu in ritirata nelle campagne. La situazione di un'armata in un paese amico ha senza dubbio dei vantaggi, ma vi sono anche degli inconvenienti..."


L'attacco al Ponte di Milano: illustrazione tratta da "Storia della Campagna d'Italia nel 1859" di Rinaldo Croci (Archivio Vitantonio Palmisano)

"Il Melegnanese", n.11/2002 - mercoledì 12 giugno 2002



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