historia.jpg (19680 byte)

Svizzera

 

Gli imitatori degli Svizzeri
di Mario Troso

home page


Poichè la tattica instaurata dagli Svizzeri risultava vincente, i Governanti degli Stati Europei si trovarono nella necessità di assoldare come mercenari o gli Svizzeri o truppe che li avevano copiati con successo.
Le formazioni svizzere, di solito quadrate e composte da tremila fino a diecimila uomini, erano destinate, a causa della struttura e della necessità di manovra, al combattimento in campo aperto e cioè in un luogo che consentisse loro di dispiegarsi e di muoversi. Esse agivano con grande efficacia sia all'offensiva per travolgere avanzando ogni resistenza, sia sulla difensiva per fermare e spezzare l'impeto di una carica di cavalleria, o l'assalto di altre fanterie. L'abitudine a combattere in formazione comportava un lungo addestramento che consentiva non soltanto la manovra e il combattimento in schieramento chiuso, ma anche la capacità di assumere quest'ultimo in brevissimo tempo nell'imminenza o sotto la minaccia di attacchi improvvisi. I mercenari svizzeri erano dunque in possesso non soltanto di una ottima tattica di combattimento, ma anche di un'eccezionale disciplina che favoriva il loro spirito di corpo e assicurava un buon comportamento sul campo di battaglia anche senza eccezionali comandanti.
Il periodo delle guerre d'Italia, 1494-1530, ha visto il continuo affermarsi delle fanterie di linea (o pesanti), addestrate "alla svizzera".
Imitatori degli Svizzeri e quindi addestrati "alla svizzera" furono i fanti tedeschi tra i quali i famosi Lanzichenecchi e i fanti spagnoli. I Lanzi tedeschi, Landsknechte (Lanzichenecchi), originari delle Fiandre austriache, terre ereditarie degli Asburgo, copiarono gli Svizzeri ed assunsero fisionomia propria apartire dagli anni 80 del '400 come truppe predilette dagli Asburgo, ma anche come mercenari al servizio di vari Stati. Abilissimi nel maneggio delle picche e nel combattimento in formazione, consideravano gli Svizzeri nello stesso tempo maestri da ammirare e concorrenti da odiare. Si mantenne cos' sempre vivo tra loro un forte antagonismo anche perchè sul mercato del mercenarismo gli Svizzeri erano preferiti ai Lanzichenecchi, erano pagati meglio e pretendevano privilegi nella spartizione del bottino che i Lanzi non ottenevano.
I rapporti tra Lanzichenecchi e Confederati Svizzeri erano decisamente peggiorati dal 1499 in seguito agli eventi della guerra di Svevia quando Massimiliano d'Asburgo come Imperatore del Sacro Romano Impero aveva assoldato i Lanzichenecchi per attaccare la Confederazione. La guerra fu un vero fiasco per l'Imperatore poichè gli Svizzeri prevalsero in ogni combattimento ed egli non riuscì a piegarli ai suoi piani, anzi suscitò un odio implacabile tra i due schieramenti al punto che in battaglia non venivano più fatti prigionieri.
Gli Spagnoli inizieranno a specializzarsi nell'uso delle picche soltanto nei primi anni del '500, ma assumeranno decisiva importanza soltanto verso la metà del secolo costituendo i famosi "tercios" dove però le picche e archibugi avranno pari importanza. Già nel 1503 Consalvo di Cordova, il Grande Capitano comandante dell'esercito spagnolo in Italia, aveva capito l'importanza assunta dalle formazioni di picchieri nelle battaglie in campo aperto e, chiusosi in Barletta, non attaccò i Francesi fino a quando non ricevette l'aiuto di un corpo di Lanzichenecchi perchè i suoi fanti non erano ancora bene addestrati al maneggio delle picche. Con i Lanzi uscì contro i Francesi e li battè nella battaglia di Cerignola, guadagnando alla Spagna il dominio del Regno di Napoli per 350 anni.
La prima grande prova che rivelerà la bravura delle fanterie spagnole nel combattimento in formazione, sarà la battaglia di Ravenna del 1512.
Nè gli Italiani nè i Francesi erano riusciti invece a costituire corpi di fanteria addestrati "alla svizzera", però mentre i Francesi ricorsero all'arruolamento di Svizzeri o Lanzichenecchi, gli Italiani contarono solo sull'elemento indigeno non addestrato o scarsamente addestrato "alla svizzera" e, trovandosi a combattere in campo aperto, dovettero sempre soccombere. Lo dimostrarono le sconfitte subite dalle cerne veneto-lombarde ad Agnadello (1509) e alla Motta (1513) e dalle fanterie toscane dell'ordinanza a Prato (1512) con buona pace del Machiavelli che le aveva patrocinate.
Dopo queste esperienze negative sarà cura delle fanterie italiane evitare ogni scontro in campo aperto. Il Guicciardini espose chiaramente quali erano i limiti di impiego per le fanterie italiane: "...perchè gli Italiani non combattevano in squadrone fermo e ordinato, ma sparsi per la campagna, ritirandosi il più delle volte ai vantaggi degli argini e de' fossi". Invece dell'ordine chiuso, l'ordine sparso e quindi scaramucce, assalti improvvisi e rapide ritirate: azioni di guerriglia, dunque, ma non battaglie.


materiale inviatoci
gentilmente dal
Sig. Carlo Tunisi

da "L'ultima battaglia del Medioevo - La battaglia dell'Ariotta, Novara 6 giugno 1513" di Mario Troso - Ed. della Laguna - 2002



sito di proprietÓ dell'Associazione Culturale Zivido
webmaster@aczivido.net