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Trentino

 

Breve storia della Valle di Ledro
di Mario Ferrari

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La palafitta del lago di Ledro è un grandioso documento dei primi abitanti della Valle: un intero villaggio (10.000 pali) dell'età del bronzo, risalente a ca. 3700 anni fa (1709 a.C. carbodatazione del Prof. Barfield, Università di Birmingham). Dai reperti preistorici risulta che i palafitticoli conoscevano il lavoro dei campi e l'industria dei laterizi e dei tessuti, si dedicavano al commercio affrontando lunghi viaggi, conducendo un tenore di vita piuttosto elevato. In seguito si pensa fu sede di genti prelatine, gli Alaeutraenses (come indica il nome della Valle), rammentati da Plinio nella sua Storia Naturale, nell'iscrizione del Trofeo delle Alpi. Tra il 3° e il 2° secolo a.C. in Valle si stanziarono nuove popolazioni, probabilmente i Galli Cenomani, che dalle loro sedi bresciane penetrarono lungo le Valli del Chiese e del Sarca, importanto i primi germi della civiltà romana. La conquista culturale romana viene fatta risalire al primo secolo avanti Cristo. La Valle di Ledro venne iscritta alla Tribù Fabia ed aggregata al Municipio di Brescia. Una strada romana saliva da Riva del Garda alla Bocca di Trat (Tractus), scendeva in Val Concei, tagliava la costa del Monte Plagna (Mons Planus), quindi presso l'antico castelliere (località Il Castello) ed il Ponte Romano di Croina per biforcarsi e risalire al Passo di giumella e a quello di Rango, (monete di epoca imperiale furono ritrovate in sepolcri romani a Pieve ed a Bezzecca). A Tiarno di Sotto venne alla luce una necropoli con oggetti di varie età: fibule dell'epoca gallica, medaglie e spilloni di quella romana, fibule ed orecchini di quella barbarica. Il più antico documento medievale che parla della Val di Ledro è il Testamento di Noterio, vescovo di Verona, del 928, nel quale egli dichiarava di possedere beni in Giudicarie ed in Tilarno. Nel 1027 la Valle fu compresa nel territorio del principato Tridentino donato da Corrado 2° il Salico al Vescovo di Trento Uldarico 2°. Riuscì tuttavia a mantenersi libera dal dominio feudale: i documenti vescovili fin d'allora la denominavano "Repubblica di Ledro"; in seguito restò ufficiale la denominazione di "Comune Generale".
L'amore tenace alla libertà rimase anche nei secoli seguenti: nessuna traccia di castelli si può rinvenire sui contrafforti della Valle. Risale al 1323 una lite piuttosto seria con il Vescovo di Trento a causa del censo annuo. Nel 1348 la Valle, insieme con Riva e Tenno, venne ceduta a Mastino 2° della Scala. In seguito fu fatalmente coinvolta nella lotta fra Scaligeri e Visconti. Nel 1404 il Vescovo di Trento la riscattò. Ma pochi anni dopo fu occupata dal Conte del Tirolo, poi dai Visconti, e, nel 1426 dalla Serenissima. Così divenne frequente teatro di guerra fra Venezia e i Visconti: del 1428 è la celebre battaglia in Val dei Morti, dove le truppe del Piccinino, capitano dei Visconti, furono massacrate da quelle del Sanseverino, capitano dei Veneziani. Il perioso Veneziano (1426-1509) fu di prosperità: le relazioni commerciali furono intense, i Ledrensi ottennero privilegi ed esenzioni dai Dogi ed un notevole incremento del loro artigianato. Nel 1509 la Valle ritornò sotto il potere di Trento e per circa due secoli godette di vita tranquilla. Nel 1535 furono pubblicati i primi Statuti e gli Ordini del Comune Generale. Durante la Guerra di Successione Spagnola, una colonna di Francesi, al comando del Generale Vendome, saccheggiò ed incendiò quasi tutti i villaggi. Nelle Guerre Napoleoniche la Valle di Ledro seguì le sorti del Trentino, conteso fra i Francesi, gli Austriaci ed i Bavaresi; e nel 1810 fu incorporata dal Dipartimento dell'Alto Adige del "Regno Unito". Dopo la caduta di Napoleone il Trentino tornò all'Austria e per più di un secolo durò il dominio Asburgico. La Valle, situata all'estremo sud dell'Impero, al confine con l'Italia che stava realizzando il suo Risorgimento, sentì fortemente l'eco dei moti risorgimentali, e, nella campagna garibaldina del 1866, scrisse un capitolo importante della storia d'Italia. Il 21 luglio Garibaldi, dopo un violento scontro a S. Lucia e sul Colle di S. Stefano, respinse gli Austriaci da Bezzecca e dalla Valle. Ma dopo questo fatto d'arme vittorioso un dispaccio del Generale Lamarmora ordinò di sgombrare il Trentino. Con lo storico "obbedisco" del generale, la Valle di Ledro ritornò sotto il dominio austriaco fino al termine della prima Guerra Mondiale.
Durante la Grande Guerra in Valle di Ledro combattè il 3° Corpo della 1° Armata, che subito occupò le cime del versante meridionale. I monti del versante settentrionale rimasero presidiati dagli Austriaci. Il fondovalle con i paesi nei primi mesi divenne terra di nessuno; poi fu occupata dalle truppe italiane. La popolazione fu deportata in Boemia e Moravia. Fu una guerra di posizione fatta di ripetuti piccoli assalti, di conquiste subito abbandonate. Con la vittoria delle truppe italiane i paesi ledrensi poterono finalmente unirsi alla madrepatria. Durante la 2° Guerra Mondiale la Valle di Ledro godette di relativa tranquillità.





da "Valle di Ledro News" 2002



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