domenica, 13 maggio 2007

 

Parole turistiche

Il rischio, sempre onnipresente e concreto, è quello di annegare nei proclami, di fare indigestione di parole dietro le quali con grande difficoltà si intravede un debole progetto sensato.
A nulla serve un convivio, seppur partecipato da qualche nome, infarcito da troppi “si dovrebbe”, “sarebbe”, e da argomenti ritriti anche se generosamente finanziati.
Il sudmilano viene spesso citato per i suoi gioielli e troppi si sperticano nell’affermare che “dovrebbero” essere valorizzati e fatti conoscere meglio. Intanto però poco si muove nel concreto tranne iniziative pericolose per il loro futuro, come insegna l’incancrenita situazione di Viboldone.
Che dire poi del proliferare di rotonde stradali, talvolta inadeguate per dimensioni, che si presentano alla vista o come giardinetti condominiali o come casalinghe praterie selvagge?
Brandire l’argomento del “turismo culturale”, peraltro preso a prestito, si è dimostrato un ottimo strumento di propaganda e di consenso.
I fatti dimostrano però che nessun assessore dei tre grossi comuni sudmilanesi ha la delega al turismo, come è logico aspettarsi di conseguenza.
I fatti dimostrano che la penna della storia ha ben poco da registrare e tramandare delle azioni culturali promosse.
Come l’edera, ci si aggrappa e si cresce approfittando dell’occasionale supporto, incapaci di costruire su solide basi e, come per lo Stellone d’Italia, ci si affida alle nostrane stelline.

 

 

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