lunedì, 2 luglio 2007

 

A domanda, risposta

Don Lino Maggioni, parroco della chiesa di San Giuliano martire di San Giuliano Milanese, ha accompagnato la sua newsletter “Puntate sulla parrocchia” n.247 del 2 luglio con la seguente interrogazione rivolta ai lettori: “Mi chiedevo in questi giorni "PERCHE' la SGRENA sì, e padre GIANCARLO BOSSI no? E perché INFRADITO E CALZONCINI in albergo no e in chiesa sì? Lo chiedo anche a voi”.
Quando in età giovanile ero in seminario, ogni mattina, prima di iniziare la giornata, veniva dedicata una mezz’ora a quella che si chiamava “meditazione”. Abitudine molto utile che ho conservato fino ad ora, anche se con modalità e tempi diversi. Per questo la domanda di Don Lino, così diretta merita altrettanto risposta.
A mio parere, che sia la Sgrena o padre Bossi, lo “status” di rapito e di ostaggio è perfettamente identico. Non lo è altrettanto per alcune posizioni politiche oggi in gran voga, appoggiate più o meno platealmente da molti ambienti cattolici con l’aggravante che queste agiscono spesso in contrasto con gli insegnamenti morali della Chiesa.
Lamentarsi quindi per un diverso trattamento riservato ai singoli casi di rapimento è pura accademia.
Veniamo ora alla seconda domanda di Don Lino, certamente meno drammatica, ma non meno importante.
Ben hanno fatto molti albergatori a proibire infradito e calzoncini all’interno delle proprie strutture alberghiere, soprattutto in momenti particolari. Era ora che ci fosse un’azione dura e concreta verso i troppi cafoni che ci circondano.
Forse un poco di “meditazione” dovrebbero farla quei parroci che tutto concedono alle dive desnude che si presentano al loro cospetto in chiesa per celebrare matrimoni lampo, ma ben pubblicizzati e remunerati.
Forse un poco di “meditazione” andrebbe fatta quando si porta in palmo di mano persone che tengono un comportamento criticabile.
Concludendo, come hanno ben fatto gli albergatori, potrebbero fare altrettanto i parroci. I fedeli rispondono solo della propria eventuale maleducazione.

 

 

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