Paesaggio agrario e vegetazione della bassa pianura lombarda.

In epoca preromana la morfologia era caratterizzata da un misto di valli (ricche di acque più o meno profonde, correnti o stagnanti) e dossi (progressivamente aridi verso la sommità delle sopraelevazioni) con differenze di quota modeste, al massimo dell’ordine di decine di metri ma sufficienti a selezionare forme differenziate di vegetazione: valli con vegetazione acquatica e palustre e foreste umide verso la base dei dossi con passaggi a associazioni più secche fino a lande e praterie. La foresta di farnia e carpino (il querco-carpineto) rappresenta la formazione più complessa ed evoluta della vegetazione di pianura. Nel milanese se ne ritrova ancora un esempio molto alterato, per struttura e per composizione floristica, nel bosco di Cusago. In questo tipo di foresta mesofila alla Farnia (Quercus robur) si associano altre latifoglie decidue: Ontano nero (Alnus glutinosa), pioppo bianco e nero (Populus alba e Polulus nigra), olmo minore (Ulmus minor), acero campestre (Acer campestre), ciliegio selvatico (Prunus avium) e carpino bianco (Carpinus betulus). Le formazioni variano secondo il gradiente idrico. In zone decisamente umide in corrispondenza di antichi meandri e alla base dei terrazzi fluviali o in aree umide marginali si trovano i boschi igrofili di ontano nero e salice bianco che confinano e si mischiano ad altre espressioni di vegetazione umida come saliceti e canneti. In zone legate alla dinamica fluviale su suoli ricchi di scheletro e permeabili si trovano formazioni di boscaglia xerofila in evoluzione.
Le opere di bonifica iniziate in età romana hanno progressivamente trasformato, spianato e artificializzato la morfologia del territorio e cancellato le formazioni vegetali originarie. Le foreste, per secolare attività dell’uomo, sono state prima ridotte a formare filari interpoderali (dal medioevo fino a metà dello scorso secolo) e poi scomparse del tutto. La pianura era ancora nel XIII secolo caratterizzata da boschi e pascoli e aree paludose. I boschi tuttavia non erano semplicemente un limite alla estensione delle colture ma rappresentavano per gli uomini fonte di alimentazione e di reddito e si sono evoluti secondo le condizioni sociali ed economiche. I querceti, che originariamente occupavano la maggior parte del territorio, persero importanza come terreno di pascolo per i suini e vennero governati a ceduo oppure sostituiti e colonizzati progressivamente dall’introduzione del castagno e per l’estensione delle colture arative. La raccolta di foglie e frasche per l’alimentazione degli animali, venne gradualmente sostituita dal XI sec dall’uso di erba e fieno, a seguito delle nuove sistemazioni dell’agricoltura irrigua. L’avanzata dei dissodamenti ha contraddistinto il paesaggio del Milanese su vasta scala a partire dal XIII sec. Tali sistemazioni consistono nella bonifica idraulica e nella divisione in grandi quadri, segnati da viottoli e scoline, adibiti alla coltura di cereali cui seguono la divisione in campi regolari attraverso la coltura promiscua arboreo-arbustiva della piantata, cioè della coltura promiscua della vite su sostegno vivo, permanente e intensiva, che predomina su quello del vigneto specializzato. E.Sereni cita una descrizione cinquecentesca del paesaggio a sud di Milano: “scendendo alla via Emilia, e caminando per mezo dell’amena e bella campagna ”questa appare“ ornata di vaghi ordini di alberi dalle viti accompagnate”. L’altra sistemazione che caratterizzò il paesaggio per secoli fu la “marcita #148; o prato irriguo i cui limiti sono frequentemente segnati dalle piantate di gelsi. Altre piante coltivate e ampiamente sfruttare erano i salici mentre diversi alberi da frutto concorrevamo ad integrare l’alimentazione umana. L’agricoltura meccanizzata e industrializzata ha come ben noto trasformato radicalmente il paesaggio dalla metà dello scorso secolo. Oggi rimangono pochi alberi isolati, spesso estranei alla flora tipica: la deprimente semplificazione del paesaggio agricolo storico, banalizzazione ecologica e percettiva, è dovuta soprattutto alla perdita della struttura a siepi e filari.
La riproposizione degli elementi che storicamente hanno caratterizzato il paesaggio agricolo ha finalità ambientali ma ha anche grande importanza per il loro valore culturale; questi elementi possono essere ricomposti attraverso un disegno per offrirsi alla fruizione, alla didattica e alla sensibilizzazione ambientale ed estetica.

 
 

il Parco dei Giganti

In Zivido -San Giuliano Milanese
Paesaggio in memoria della
Battaglia di Marignano (1515)

Università degli Studi di Firenze
Master in Paesaggistica
a.a.2003-2004
Tesi di Specializzazione
dell’Arch. Daniela Borroni
Relatori:
Prof. Architetto Biagio Guccione
Prof. Dott. Forestale Fabio Salbitano
Tutor: Arch. Tessa Matteini

Indice

Territorio, Ambiente, Paesaggio
Il contesto territoriale
Il Parco Agricolo Sud Milano
La ricomposizione dell’ecomosaico
Valorizzazione della fruizione e del turismo
Struttura urbana e sistema delle aree verdi
Assetto geomorfologico e idrografia
Paesaggio agrario e vegetazione della bassa pianura lombarda

Rilievo e analisi paesistica
Destinazione d’uso e regime delle proprietà
La percezione visiva dei luoghi
La percezione acustica
I segni della storia
La Battaglia dei Giganti.

Il progetto del Parco dei Giganti
Ruolo ecologico
Reinterpretazione del paesaggio agricolo
Il disegno e le parti:
- Il prato della battaglia
- Il bosco

- Le “stanze verdi”
- Le terrazze e le piantate
- L’arena

- L’asse
L’acqua
La distribuzione delle funzioni
Gli accessi, i parcheggi, i percorsi
L’intervento di forestazione
- Le funzioni del bosco
- Caratteristiche
- Modalità realizzative
- La gestione

Bibliografia (vedi)

 
 
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