E’ una appassionante leggenda cinese, che celebra l’eroico sacrificio d’una fanciulla per amore del padre. Ce la racconta uno dei più profondi conoscitori dell’anima orientale: l’inglese Lafcadio Hearn.

La clessidra segna l’ora nella torre del Tempio della Campana: il batacchio alzato scende a percuotere l’orlo enorme sul quale sono incisi i testi della Legge.
Ascoltate: la grande campana risponde. Quant’� bella e profonda la sua voce! Ko-Ngai!… Tutti i piccoli draghi che vegliano sugli orli ricurvi degli alti tetti verdi, rabbrividiscono sotto la potente onda sonora fino in cima alle loro code dorate; tutti i gocciolatoi di porcellana fremono sulle loro mensole scolpite; tutti gli innumerevoli campanelli delle pagode vibrano come se anch’essi volessero parlare. Nel Tempio il pavimento verde e oro trema; i pesci di legno dorato in cima alle loro aste guizzano contro il cielo, e l� in alto, sulle teste dei fedeli radunati, il dito alzato di Budda si muove nella nebbia azzurrina dell’incenso. Ko-Ngai!… Che brontolio di tuono � mai quello? Tutti i demoni di lacca sulle cornici del palazzo agitano le lingue color fuoco; o dopo ciascuno di quei formidabili colpi, che cosa meravigliosa l’eco molteplice della campana, e poi il suo lungo lamento d’oro, e infine, a un tratto, il singhiozzo che colpisce gli orecchi, mentre l’immensa sonorit� si spegne digradando in mormorii argentini, come una voce di donna quando bisbiglia "ahim�!".
La grande campana suona cos� ormai da cinquecento anni: Ko-Ngai!… Prima il fragore prodigioso, poi l’infinito lamento d’oro, infine il bisbiglio sommesso: "ahim�!".
E non c’� neppure un fanciullo, in nessuna delle vie multicolori della vecchia citt�, che ignori la leggenda della grande campana, nessuno che non sappia perch� essa ripete sempre: Ko-Ngai!… ahim�!
Ecco ora la leggenda della grande campana, tal quale ci � narrata nel Discorso della Piet� filiale scritto dal sapiente Crisalide-Perla-Preziosa della citt� di Canton.
Un tempo, circa cinquecento anni orsono, l’Augusto Figlio del Cielo, l’Imperatore Seta-Lucente della Dinastia Illustre, ordin� al Mandarino Penna-Spiegata di fondere una campana tanto grande che i suoi rintocchi dovessero udirsi alla distanza di cento "li". Ordin� inoltre che al metallo fosse mescolato il rame per rendere più potente la voce della campana, l’oro per renderla più profonda, e l’argento per farla più soave. Prescrisse infine di incidere sulla gola e sui fianchi della campana le sante iscrizioni dei Libri Sacri. Quando essa fosse terminata, l’avrebbero posta nel centro della citt�, in modo che i suoi rintocchi echeggiassero per tutte le vie variopinte della Capitale del Nord.
L’illustre Mandarino Penna-Spiegata riun� intorno a s� tutti i migliori artigiano e fonditori dell’Impero. Erano uomini di grande rinomanza e abilissimi nel loro mestiere. Questi, dosati i metalli per la lega, li mescolarono a regola d’arte e prepararono il fuoco, gli strumenti, le forme e i crogioli giganteschi nei quali il metallo doveva essere fuso. lavorarono come giganti trascurando il sonno, il riposo ed ogni agio della vita, pur di accontentare Piuma-Spiegata, e soprattutto per obbedire al desiderio del Figlio del Cielo.
Ma allorquando il metallo fu completamente fuso e la forma fu distaccata dalla lega incandescente, si accorsero che, nonostante il lavoro formidabile e le cure incessanti, il risultato era stato veramente pietoso. I metalli si erano messi in discordia l’uno con l’altro: l’oro aveva sdegnato d’unirsi con il rame, l’argento non si era voluto mescolare con il ferro. Cos� le forme furono rifatte, i fuochi riaccesi, e tutto il lavoro ricominci� da capo, a costo di fatiche durissime e di una grande perdita di tempo. Il Figlio del Cielo, non appena conobbe quel che era successo, ne fu molto adirato, ma non disse nulla.
La campana venne fusa per la seconda volta, e il risultato fu ancor più disastroso. I metalli rifiutarono ostinatamente di mescolarsi gli uni con gli altri, per modo che la forma della campana riusc� senza alcuna simmetria: i fianchi erano screpolati e fessi, gli orli irregolari e slabbrati. Si dovette cos� rifare il lavoro per la terza volta con grande dolore di Piuma-Spiegata. Quando il Figlio del Cielo ud� l’accaduto, prov� una collera ancor maggiore, e questa volta mand� un corriere a Piuma-Spiegata per consegnargli un messaggio scritto su seta color giallo limone che portava il sigillo del Dragone, ed in cui era detto: "Da parte del grande Signore Gioia-Rilucente, sublime Grande Antenato, Celeste ed Augusto, il cui regno � chiamato Illustre, a Piuma-Spiegata….Tu hai tradito due volte la fiducia che benignamente ci eravamo degnati di riporre in te. Se manchi per la terza volta di eseguire il nostro ordine, la testa ti sarà spiccata dal collo. Trema e ubbidisci!…"
Piuma-Spiegata aveva una figlia di sfolgorante bellezza, il cui nome Ko-Ngai, cio� Adorabile, tornava continuamente sulle labbra dei poeti, perch� aveva il cuore anche più meraviglioso del viso. Essa nutriva per il padre un tale affetto che, piuttosto di farlo soffrire per la sua lontananza, aveva rifiutato più di cento pretendenti degni di lei. Quando Adorabile lesse il tremendo messaggio giallo che portava il sigillo del Dragone, cadde svenuta.
Un giorno, dopo aver venduto alcuni gioielli per procurarsi un po’ di denaro, si rec� in fretta da un astrologo, pagandolo molto caro, perch� le rivelasse il modo di salvare suo padre. L’astrologo scrut� i cieli, osserv� l’aspetto del Fiume d’Argento, che noi chiamiamo Via Lattea, esamin� i segni dello Zodiaco, o la Strada Gialla, consult� la tavola dei Cinque Princ�pi dell’Universo e i libri mistici degli Alchimisti. Alla fine, dopo un lungo silenzio, le rispose cos�: "L’oro e il rame non si mariteranno mai, l’argento e il ferro non si abbracceranno mai, a meno che la carne di una fanciulla non sia disciolta nel medesimo crogiolo, a meno che il suo giovane sangue non venga mescolato con i metalli fusi".
Adorabile torn� a casa immersa in una grande afflizione, ma non confid� a nessuno ci� che aveva fatto, serbando chiuso nel cuore il suo segreto.
Giunse finalmente il giorno decisivo in cui doveva essere tentato il terzo ed ultimo sforzo per fondere la grande campana. Adorabile, accompagnata dalla nutrice, si rec� col padre alla fonderia e le due donne presero posto su un palco da cui si dominava il lavoro dei fonditori e la lava del metallo liquefatto. Gli operai lavoravano in silenzio. Si udiva soltanto il brontolio del fuoco, che ben presto si trasform� in un rugghio come quello che annunzia l’avvicinarsi dei tifoni.
Il lago di metallo rosso sangue lentamente divenne vermiglio al pari dell’aurora, poi si mut� in un radioso fiammeggiar dorato, e infine in uno splendore bianco abbagliante simile alla faccia d’argento della luna piena. Allora gli operai smisero di alimentare le fiamme deliranti e tutti gli occhi si volsero verso gli occhi di Piuma-Spiegata, pronto a dare il segnale della fusione.
Ma prima ch’egli avesse potuto levare soltanto il dito, un grido di Adorabile risuon� più alto del fragore possente del fuoco, un grido dolce e chiaro come il canto d’un uccello: "Per amore tuo, babbo caro!".
E nel medesimo tempo la fanciulla si precipit� nel bianco fiume di metallo. La lava della fornace, ricevendola, dette un ruggito e schizz� fino al tetto in un mostruoso zampillo di fuoco, trabocc� fuori del cratere di terra lanciando attorno un getto turbinoso di vampe multicolori, fremette ancora, poi, dopo lampi, rombi di tuono, sordi brontolii, si acquiet�.
Allora il padre di Adorabile, fuor di s� dal dolore, fece l’atto di precipitarsi dietro alla figlia, ma gli operai lo trattennero nelle braccia robuste, ed egli cadde svenuto. Lo portarono, come si trasporta un morto, fino a casa.
La nutrice di Adorabile intanto, muta e istupidita dalla disperazione, stava davanti alla fornace stringendo sempre in mano una scarpetta, una scarpetta piccolissima, graziosa, ricamata di perle e fiori: la scarpetta di colei che era stata la sua giovane e bella padrona. Essa aveva tentato di trattenere Adorabile nel momento in cui questa prendeva lo slancio per il salto fatale, ma non le era riuscito. Soltanto quella piccola graziosa scarpetta le era rimasta in mano, ed ora essa continuava a contemplarla, rimanendo immobile, quasi priva di ragione.
Ma, non ostante tutti questi eventi, non si poteva tralasciare di eseguire l’ordine dell’Essere Celeste ed Augusto. i fonditori ripresero perci� l’opera loro, pur disperando del risultato. Comunque il fiammeggiare del metallo sembrava più bianco e puro di prima e non si scorgeva ormai nulla del corpo meraviglioso che vi era scomparso.
Cos� la pesante colata venne compiuta, e – oh, prodigio! – una volta che il metallo si fu raffreddato, apparve una campana di forma perfetta e di colore più bello assai di qualunque altra. Del corpo di Adorabile nemmeno la minima traccia, giacch� si era fuso completamente col rame e l’oro, con l’argento e il ferro.
Quando la campana venne provata, ci si accorse che il suo suono era più dolce e potente di quello di tutte le altre. Si udiva a distanza di cento "li", come il rumoreggiare dei temporale estivi, come una potente voce che pronunciasse un nome di donna, il nome di Ko-Ngai!
Ed anche oggi, ad ognuna delle larghe oscillazioni della campana, si sente un lamento lungo e grave, che termina sempre in un singhiozzo e in un gemito, come se una donna piangendo mormorasse: "ahim�!".
Ed anche oggi chiunque ascolti quel gran pianto d’oro, tace; ma allorquando il fremito acuto e soave percorre l’aria, e si ode discendere quel singhiozzo – ahim�! – allora tutte le madri cinesi, in tutte le variopinte strade di Pechino, sussurrano ai loro piccini: "Ssst! Ecco Adorabile che piange per la sua scarpetta. Ecco Adorabile che reclama la sua scarpetta!".

 

webmaster@aczivido.net