E’ un episodio tratto dal celebre romanzo “Il canto del fiore rosso“, di Johannes Linnakovski (1876-1913), uno dei più grandi scrittori finlandesi, che descrive vigorosamente la vita del popolo finnico. I nostri ragazzi sportivi vi ritroveranno rispecchiato l’impeto del loro entusiasmo per le gare di forza e di ardimento.

Nel pomeriggio della domenica una folla variopinta formicolava sul ponte di Kohiseva. E siccome non tutti avevano potuto trovare posto sul ponte, anche sulle rive si muovevano masse compatte.
La voce pubblica aveva diffuso strane notizie, che avevano fatto raccogliere tutta quella folla.
"Domenica prossima, verso le quattro del pomeriggio" aveva bandito la voce soffiando nel suo corno "ci sarà a Kohiseva una corsa sui tronchi sopra la rapida”.
"Come!?” Aveva esclamato la gente sbalordita, perché a Kohiseva nessuno s’era mai arrischiato a navigare sopra un tronco d’albero sul filo della corrente. E’ vero che circa dieci anni prima un uomo giovane e temerario, un guardiano di Joensuu, aveva tentato di affrontare le cascate a valle della rapida, che erano senza dubbio meno pericolose. Lo fece, ma sulla riva fu riportato soltanto un cadavere, lugubre spettacolo che aveva offuscato, agli occhi della gente, il bel sole di quell’estate.
"Ma questa volta ci riusciranno di certo!” aveva assicurato la voce con un tono di superiorità. “Oggi nelle due squadre ci sono zatterai assai più esperti del solito. E’ nata una disputa su questo argomento fra i capi, e la disputa naturalmente non ha potuto essere risolta altro che con una scommessa: caffè e dolci per tutta la brigata, da pagarsi dal caposquadra il cui uomo sarà battuto”.
Tutta Kohiseva era in subbuglio, e perfino dai villaggi vicini la gente accorreva in folla, tanto appariva straordinaria questa cosa.
Sul ponte tutti si agitavano, chiacchieravano, discutevano.
"Diamine! Chi li ha spinti a fare una tale scommessa?”
"Si dice che fossero un po’ alticci”.
"C’è da crederlo davvero, perché una pazzia di questa sorte non è affatto da uomini ragionevoli”.
"Ed anche i due giovanotti, allora? Perché in fondo sono proprio i più interessati” aggiunse un curioso.
"Uno dev’essere di testa calda, di quei tipi che sono pronti a buttarsi nel fuoco, basta si dica che nessuno ha il coraggio di farlo”.
"Eh, sì! Dev’essere veramente un po’ tocco”.
"Non lo trattate tanto di pazzo: si dice che sia un famoso conduttore di zattere, e molto audace” interruppe un altro.
"Il Kohiseva è anche più famoso! E l’altro giovane chi è?”
"Non lo conoscete? E’ Olavi, il sottocaposquadra. Eccolo là!”
"Quel tipo laggiù che sembra un signore?”
"Proprio lui”.
"Ma che farà sul serio? Non vedi che non ha neppure il costume da zatteraio?”
"Indovinalo tu, se ti riesce; nessuno sa, sul suo conto, se non quello che a lui piace di far sapere. Dicono che sia istruito e che parli diverse lingue; ma per tutti non è altro che Olavi”
"Un buffone!”

"Nel nostro mestiere s’incontra gente d’ogni specie; t’assicuro però che, se qualcuno riesce a superare la rapida, sarà proprio lui”.
"Ma perché il vecchio Moisio s’avvicina con tanta fretta ai due capisquadra?”

Questi stanno nel bel mezzo del ponte. Uno di essi Falkki, si appoggia al parapetto tirando grandi boccate di fumo dalla sua lunga pipa; fuma e sorride. L’altro, chiamato Vantti, un vero ceppo di quercia, sempre a gambe larghe e con le mani in tasca dei calzoni, tira grandi sbuffi di fumo dal sigaro. E’ un bell’uomo fiero, quel vecchio, orgoglioso del suo dialetto di Camelia, e più ancora degli stivali mosci, all’usanza del suo paese: stivali a punta ricurva, le cui trombe gli arrivano fino alle anche, per modo che la parte inferiore del corpo non è che un paio di stivali con la rovescia.
"Ho sentito dire che questo spettacolo è il risultato d’una scommessa fra i capisquadra” dice Moisio con piglio severo “e vi consiglio di rinunciarvi. Per quanto mi rammento, il fiume si è già preso cinque vita umane, e mi sembra abbastanza per il nostro paese”.
"No, calmatevi, Moisio”
risponde Vantti cavandosi il sigaro di bocca “non si tratta di vite umane, ma di un piccolo spettacolo per divertire i compaesani”.
"M’importa poco delle vostre intenzioni”
continuò con forza Moisio. “Vi dico qui, davanti a tutti, che se succede una disgrazia, io, come anziano del villaggio, vi citerò in tribunale per aver fatto una scommessa che metteva in gioco due esistenze”.
"Moisio ha ragione!”
si grida da varie parti.
I capisquadra si avvicinano e si consigliano fra loro bisbigliando.
"Ci rinunciamo” disse poco dopo Vantti stringendo la mano a Falkki.
"Noi ritiriamo le scommesse di fronte a tutti” dichiarò Falkki “così nessuno potrà accusarci. Si tratta ora di vedere se i due campioni vorranno rinunciarvi loro: questo è un affare che li riguarda”.
Tutti gli occhi si rivolgono verso i concorrenti che stanno l’uno davanti all’altro, circondati dai compagni.
"Ecco qua uno che non ha né paura né voglia di annegarsi e che tenterà la sorte” esclama con orgoglio il primo di essi che è vestito di rosso.
"Rinunciate almeno voi” dice Moisio ad Olavi. “Se quello là resta solo, non affronterà il fiume. Lo sapete bene che nessuno è mai uscito vivo da quell’inferno… E non c’è senso comune ad arrischiare così la vita”.
Olavi osserva con attenzione il fiume, mentre un momento di ansiosa aspettativa è negli astanti.
"Avete ragione, e lo riconosco davanti a tutti” dice egli finalmente, “ma ormai è affare concluso. Per questo non posso abbandonare l’impresa” dichiara infine con voce sicura e forte, in modo che tutti, sul ponte, lo odono.
Moisio si allontana senza aggiungere parola.
"Chi va primo?” domandò Falkki.
"Ho intenzione di provare prima io” disse il giovane vestito di rosso.
"D’accordo” acconsentì Olavi.
"Mettiamo almeno qualche uomo laggiù, sull’altra riva, per dare soccorso in caso di bisogno” disse Moisio rivolto ai capisquadra.
"Per me non occorre” ribattè sogghignando il rosso “a meno che l’altro non abbia bisogno di essere ripescato…”
"Fate come volete”
disse seccamente Olavi “è bene essere pronti a tutto”.
Gli uomini cercano le loro pertiche, mentre gli spettatori, sul ponte, scrutano preoccupati la rapida.
La rapida di Kohiseva è maestosa, specialmente quando lo scioglimento delle nevi ne gonfia le acque spumeggianti. Al di sopra della sua nuca altera, il ponte protende le possenti arcate. Sotto il ponte, il fiume si slancia proiettando innanzi un lungo solco muggente che si alza e si abbassa in ondate regolari. Precipita dapprima in linea retta, poi devia a destra per andare a frangersi schiumando contro lo scoglio di Akeanlinna, che si drizza enorme in mezzo al fiume a guisa di un gigante. Da una spaccatura della sua cina sbuca fuori un amarasco che somiglia al pennacchio d’un cimiero. Lo scoglio spartisce il fiume in due bracci: a sinistra la schiuma ribollente si spinge impetuosa nella gora del mulino; a destra s’ingolfa cadendo a picco nella via di fluitazione scavata attraverso la roccia. Selvaggia è la corsa delle onde e folgorante, nel canale, la danza della schiuma, breve al pari di tutte le gioie della vita. Dal balzo roccioso, alto da due a tre braccia, la bianca corrente si precipita in una gigantesca caldaia, il Gorgo di Eva; là si ferma e si calma, per continuare il suo cammino a valle molto meno impetuosamente.
Tale è la rapida di Kohiseva. Il Castello delle Rocce rimarrebbe isolato in mezzo al rigurgito, se durante il periodo della fluitazione, non venisse ostruito per mezzo di tronchi il braccio della rapida tra la roccia e la riva sinistra. Questo sbarramento diventa come un ponte formidabile, contro il quale i tronchi si precipitano rabbiosi prima di essere risucchiati dalla corrente.
Il compito dei due temerari concorrenti è quello di scendere giù per la parte superiore della rapida e di saltare sul mucchio di tronchi di Akeanlinna, se sarà possibile, perché nel turbine della cascata nessuno sarebbe capace di mantenersi dritto su un tronco, e nessuno potrebbe passar vivo la soglia del Gorgo di Eva.
Gli aiutanti sono già ai loro posti, quando i concorrenti si pongono in moto.
Olavi, passando, getta uno sguardo nel gruppo delle ragazze radunate sul ponte. Una di esse ha le gote pallide e lo sguardo sperduto.
"Non sarebbe bene lasciare andare giù qualche tronco d’assaggio per renderci conto dei mulinelli e dei frangenti?” propone Olavi.
"Forse si potrebbe prendere anche un geometra per fare una piantina delle rocce, e dirigerci per mezzo di quella carta” schernisce il giovane dalla veste rossa.
Quelli del suo partito scoppiano in una risata, e tutti guardano Olavi, il quale, senza nulla rispondere, si volge a scrutare la rapida mordendosi le labbra, mentre un lieve rossore gli sale alle guance.
Il giovane dalla casacca rossa gli dà un’occhiata canzonatoria, ed impugnando il raffio, sia fretta verso l’albero di sbarramento che si trova qualche diecina di braccia a monte. Saltato sulla distesa dei tronchi, ne sceglie uno adatto per la corsa, un tronco d’abete scortecciato, grosso e corto, che galleggia leggero.
Uno strano sorriso passa sul volto di Olavi.
"Avete visto?” osserva qualcuno sul ponte rivolto ai compagni, “questo non promette niente di buono, giacchè egli sa quel che fa”.
"Avanti, via!”

L’uomo dalla casacca rossa fa passare il tronco sotto l’albero di sbarramento e vi salta sopra dandogli una tale spinta da farlo girare sprizzando l’acqua intorno.
"Che accidente!” si grida sul ponte.
Il giovane d’un tratto ferma il movimento rotatorio e guarda il ponte con aria spavalda; poi pianta il raffio dritto sul tronco e fa due passi indietro osservandone la punta.
Già il tronco è preso dalla corrente rabbiosa del fiume, e l’acqua scorre sugli stivali dell’uomo, ma egli si tiene sopra ben saldo. La corsa intanto diviene più rapida ed il tronco scompare in un turbinio di spuma; sul ponte si respira a malapena.
Eccolo riapparso. Ma a un tratto un’ondata impetuosa urta violentemente sul dietro quella leggera festuca, che, quasi fosse la coda d’un pesce, si piega da un lato. Il pilota, perduto l’equilibrio, si riprende librando il suo raffio, ed eccolo di nuovo ritto sul tronco.
Sul ponte si dà un sospiro di sollievo.
"Trallalla-lalà” canterella la casacca rossa accennando un passo di danza.
"Non è dell’ultima nidiata, quello là!” si grida dal ponte.
Taluni guardano Olavi: che cosa proverà mai, nel sentire acclamare il rivale? Ma sembra che egli non presti attenzione a nulla, assorto lo sguardo sul turbinare dei gorghi, il volto tutto teso nell’aspettativa.
In quel momento il tronco urta contro una roccia invisibile e dà un balzo indietro. Alcuni vivaci saltelli, mentre il raffio s’immerge nella schiuma ribollente; poi il corpo si piega elastico, ed ecco, l’uomo di nuovo si raddrizza, accenna qualche passo di danza all’indietro, e il tronco fila veloce a lato dell’ostacolo.
"Non è più un gioco, questo!”
"No davvero! Bisogna che abbia il diavolo dalla sua per non cadere”.

Il tronco prosegue la corsa con l’uomo sempre in piedi. Una nuova scossa. La parte davanti del tronco si drizza sulla destra e la casacca rossa fa un volo in mezzo alla schiuma. C’è un movimento d’angoscia sul ponte, mentre gli spettatori, sulle rive, si protendono per vedere. La veste rossa sorge di nuovo fuori del torrente. Con alcune vigorose bracciate l’audace conduttore di zattere raggiunge l’acqua tranquilla d’un’insenatura.
Imprecando, l’uomo si siede sull’argine per vuotare gli stivali; gli aiutanti di Akeanlinna gli tendono il raffio intanto che il cappello prosegue la corsa alla deriva.
L’uomo si affretta lungo l’argine.
"Non sarebbe tempo di smetterla?” mormora l’acqua tranquilla dell’insenatura.
"Serba questi consigli per tua madre!” fischia fra i denti l’uomo.
"Sarebbe comodo avere una carta della rapida, no?” sussurra qualcuno a fior di labbra.
"Quando non si ha più cappello, non sia ha bisogno nemmeno del vestito!”
La casacca rossa è buttata a terra, una camicia turchina appare sulla distesa dei tronchi, un nuovo tronco è lanciato rabbiosamente sotto l’albero di sbarramento e scivola verso il ponte.
"Guardatemi bene per potermi riconoscere questa volta”
Nessuno rifiata. Il tronco passa sotto il ponte e si slancia con onore nel filone della corrente. Alcuni colpi di raffio sulla destra, ed ecco il tronco piegare a sinistra. La prima roccia traditrice e sorpassata felicemente, quantunque l’uomo abbia per un istante vacillato.
"Ah, ah! Guardatelo! Forse alla fine ci riuscirà”
"Non vi ha detto di guardarlo bene per poterlo riconoscere quest’altra volta?” chiede scherzando un amico.
Il tronco si slancia innanzi, mentre il giovane mantiene l’equilibrio reggendo il raffio in posizione orizzontale. Ecco, si avvicina alla roccia, piega i ginocchi e si trae leggermente indietro; poi un forte urto, un salto in avanti, uno scricchiolio… Il raffio si spezza a un tratto, e la camicia turchina sparisce nel ribollir della schiuma.
"Che guaio! Riuscirà a raggiungere la riva?”
La fola ondeggia gridando. Il camiciotto turchino ricompare fra la schiuma.
"Male! E’ proprio in mezzo alla corrente”
"Attenti, ragazzi!”
"Va a sfracellarsi contro lo scoglio di Malli”.
"No, ci passerà accanto”

Infatti egli è trascinato più lontano. Il camiciotto turchino fila dritto verso il grande ammasso dei tronchi; con un cenno di mano, il giovane rifiuta il soccorso degli aiutanti, ma questi non gli danno retta: uno di essi spinge il rampone fra le gambe del nuotatore proprio nel momento in cui egli sta per urtare nel mucchio dei tronchi, ed un altro lo afferra per il colletto. Lo tirano su, mentre l’acqua, per di sotto, aspira con forza. Così, a pollice a pollice, la camicia esce fuori dall’acqua. Sostenuto da due uomini, il giovane risale la sponda zoppicando con un ginocchio sanguinante.
"Nessuno potrà mai vincere questa rapida!” grida con voce spezzata tendendo il pugno chiuso verso il ponte. Poi s’accascia sul parapetto.
Sul ponte si chiacchiera sommesso aspettando febbrilmente. Olavi cerca la sua pertica, mentre, dietro di lui, una ragazza pallidissima tira con ansia la falda del soprabito d’un uomo anziano e gli parla con voce bassa, soffocata, ma vivacemente.
"Vi chiedo ancora una volta di rinunciare a quest’impresa” dice Moisio rivolto a Olavi. “Avete già visto com’è andata al vostro compagno!”
"L’ho visto, ma bisogna che provi”
risponde Olavi con voce chiara e fredda, che ha un timbro d’acciaio ed inspira in tutti una inspiegabile fiducia.
Va, e sceglie un tronco del quale prova minutamente la resistenza. La sua scelta è caduta su un fusto d’abete molto grosso, non ancora scortecciato, che visibilmente ha un forte pescaggio.
"Almeno si è preso un altro cavallo!”
"E pure il cavaliere sembra molto differente!”

Il giovanotto si avvicina già al ponte, calmo, senza dir parola, con lo sguardo costantemente fisso sul fiume. Allorché giunge al ponte alza gli occhi, che s’incontrano con quelli della giovinetta pallida, e sorride chinando leggermente la testa in segno di saluto.
Buona fortuna!” gridano premurosi gli spettatori, ben disposti verso di lui nel vederlo salutare con tanta cortesia.
Ecco, passa sotto il ponte e raggiunge la corrente. Tutti i colli si protendono verso di lui.
Egli fende ora il gorgo, e il tronco profondamente immerso, a malapena si scuote, per modo che il pilota sembra stia come su una piattaforma.
"L’avete visto? Sa bene che cavallo ci vuole per il vortice!”
Intanto il tronco guizza rapido e l’agile figura si piega verso sinistra con il raffio librato in aria.
"Ma a che pensa, dunque? Sembra che non voglia evitare la roccia”.
I muscoli si tendono, il movimento della pertica si ferma, l’occhio scintillante s’inchioda sui gorghi che indicano lo scoglio, mentre i ginocchi si piegano lentamente. Un urto, un salto leggero. Il pesante tronco viene proiettato indietro e il giovanotto vi ricade sopra, e vi rimane in piedi comodamente.
"Benissimo! Bravo! Bravo! E’ proprio un colpo da maestro”
Riparte. Tre colpi di raffio vigorosi e rapidi, e, senza toccarla, il tronco scivola al lato della roccia che fu la rovina dell’altro.
"Se la cava, se la cava benissimo” Sul ponte è un mormorio generale.
La corsa si fa più veloce, la snella figura si piega ora da un lato, ora dall’altro. Un colpo di traverso; egli balla come sulla corda. Di nuovo s’irrigidisce con la parte superiore del corpo, tenendo fermo il raffio e le ginocchia piegate, mentre sul ponte tutte le teste si protendono. Fin là si sente il rumore del colpo, e il salto supera quello precedente. Un passo rapido innanzi,,, e l’equilibrio viene ristabilito. Un passo di danza indietro… e il tronco fende nuovamente i flutti.
"Diamine! Ecco proprio un maestro di ballo”
"Attenti allo scoglio di Malli. Vedremo come se ne tirerà fuori”.

Lo scoglio di Malli sta di guardia al gomito della rapida. Il tronco viene lanciato di traverso contro il muro liscio e dritto della roccia. Il giovane si piega un po’ di lato e fa un salto a destra in mezzo alla schiuma. Il muro di pietra riceve l’urto facendo deviare l’estremità del tronco.. L’uomo vi ricade sopra e fa alcuni passi avanti, intanto che l’estremità opposta sfiora la roccia in segno di addio.
"Quello ha il diavolo in corpo! Riesce davvero a vincere il Kohiseva”. Fragorosi avviva si levano sul ponte.
La corsa continua nel filone della corrente. L’uomo è già nella curva, sul punto di raggiungere l’ammassamento del legname vicino ad Akeanlinna.
"Siamo all’ultimo!”
"Ma è il più duro!”

Due o tre piccoli passi indietro… Il tronco è sbattuto in pieno nel mucchio. Un salto, uno scricchiolio, alcuni sobbalzi da un capo all’altro del tronco, che per miracolo riesce a fermarsi nel suo slancio.
L’albero, ributtato nella corrente a un paio di braccia dall’ostacolo, freme in tutta la sua lunghezza come se fosse rimasto stordito dal colpo. Allora il risucchio della cascata incomincia ad attirarlo. I guardiani stanno immobili, con gli occhi sbarrati. Uno di essi lancia gridi di allarme, l’altro si piglia la testa fra le mani e si mette anche lui a gridare. Un brivido corre nella folla sul ponte.
"Signore Iddio, non riuscirà più a saltare sul mucchio!”
Alcuni gridano, altri accorrono, molti rimangono lì fermi, come pietrificati… Gli spettatori che sono sulla riva si precipitano verso la cascata. Il giovanotto lancia uno sguardo all’ammasso dei tronchi vicino ad Akeanlinna: Un movimento della pertica, un viraggio risoluto; poi ad un tratto egli corre all’altro capo e si mette a remare vigorosamente sul traverso della corrente.
"Vuole raggiungere l’altro ammasso di tronchi”.
"Non potrà raggiungerli, e là non troverà nessuno per soccorrerlo”.
"Oh, adesso è attirato nel Gorgo di Eva!”

E’ davvero un duello: il giovane compie sforzi violenti per raggiungere l’altra riva, mentre il gorgo attira l’estremità del tronco più e più forte verso la cascata… E già il torrente lo afferra nella sua gola schiumosa.
Qualche colpo rabbioso, qualche passo elastico. Col raffio alzato, il giovane fende l’aria. Con un acuto stridore l’uncino morde qualcosa, poi dal ponte non si riesce a vedere più nulla, e tutto sparisce dietro il mucchio di tronchi. Si corre a valle, ci si interroga a vicenda…
Ma un momento dopo gli aiutanti si mettono ad agitare follemente i cappelli in aria ed un grido di trionfo si propaga lungo l’argine. Che c’è mai? Alcuni si fermano, altri corrono più veloci.
All’improvviso si leva sull’ammasso dei tronchi una figura snella che agita freneticamente il cappello, e tutti si fermano a un tratto, quasi inchiodati al suolo. Poi i cappelli volano per aria, i fazzoletti sventolano ed un possente clamore di gioia si spande sulle rive.
Olavi si avvicina a passi rapidi. La prima persona che incontra è una fanciulla pallida, tremente di commozione. E’ corsa sola, avanti a tutti, fin quasi alla segheria, e gli altri la seguono a distanza.
Olavi si ferma.. Deve proseguire, o voltare strada? La fanciulla abbassa gli occhi mentre il giovane si avvicina, ma gli lancia uno sguardo ardente e profondo; poi abbassa gli occhi di nuovo. Due rose rosse le ardono ora sulle guance.
Il giovanotto ha gli occhi scintillanti e, passando, si leva gioiosamente il cappello. Poi è sommerso dall’entusiasmo della folla.
Il vincitore del Kohiseva! Evviva! Viva il re dei conduttori di zattere!”
La folla gli si accalca intorno.
"Eh, eh! Certamente tu hai mangiato alla tavola degli dei” gli dice Vantti battendogli sulla spalla; e quell’uomo non è che un vibrante sorriso, con i suoi alti stivali, il suo sigaro e il resto.
"Ora ti sei guadagnato un soprannome” soggiunge Falkki. “Tu non sei più semplicemente Olavi.”
"Ah, no?”
"Ti chiameremo il Vincitore della Rapida. Ti piace?”
"Si, a meraviglia… Scrivetelo sui registro”
sorride il giovane.
"Andiamo dal mugnaio a bere il caffè” propone Falkki. “Ce lo siamo meritato davvero”.

 

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