13 febbraio 2007 - di Alessandra Zanardi

Vasi, orecchini e busti. Il passato torna alla luce.
Dieci anni di recuperi dell'Associazione Culturale Zivido

San Giuliano archeologica restituisce tesori di epoca romana. Ci sono anche delle pinzette da toeletta e il coperchio di un sarcofago con iscrizioni funerarie tra i 28 pezzi da collezione rinvenuti dall'Associazione Culturale Zivido nell'omonima frazione di San Giuliano. Gli oggetti, recuperati nell'arco di dieci anni con un meticoloso lavoro di scandaglio del terreno, sono stati ritrovati per lo più nel castello, il fortino di epoca romana poi passato ai marchesi Brivio. Qui, nella terra smossa delle cantine che sono oggi adibite a residenza del parroco, i 30 irriducibili del gruppo culturale hanno portato alla luce un vero tesoro del tempo che fu. Datati tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo, gli oggetti sono uno spaccato della vita dell'antica San Giuliano, che sotto Augusto e i suoi successori era un importante scalo commerciale lungo il Lambro. "Le monete e le punte di anfora testimoniano che a Zivido si svolgeva un certo traffico, per lo più di oli e granaglie", dice Pierino Esposti, presidente dell'Associazione Culturale. "Quella che oggi è una frazione di San Giuliano segnava il confine del Lambro navigabile. Lo stesso castello di Zivido potrebbe essere stato costruito sui vecchi magazzini per la conservazione delle merci". Non solo. Le scoperte sembrano dimostrare che sul territorio risiedeva una famiglia nobile. Tra gli oggetti rinvenuti infatti, ci sono una stele funeraria e il coperchio di un sarcofago in granito. Le scritte che corrono sui monumenti mortuari sono ammalorate, ma un esperto di epigrafia antica è riuscito a leggervi un elenco di nomi. "Si tratta probabilmente dei componenti di una famiglia facoltosa, che gestiva i traffici della zona - prosegue Pierino Esposti -. Il tutto confemerebbe l'importanza di Zivido come luogo di scambio". Altri ritrovamenti aprono suggestive finestre sul modus vivendi dell'epoca: dal busto femminile alle pinze per la toeletta, dai vasi fino al monile che sembra un orecchino, le cantine del castello restituiscono il ricordo di un villaggio con gente operosa, dove le donne indulgevano a piccoli atteggiamenti di vanità.
Tutti i reperti trovati dall'Associazione sono ora nelle mani della Sprintendenza Archeologica lombarda; schedati sul sito www.aczivido.net, potrebbero aprire nuovi scenari nella rilettura storica del Sud-Est Milanese. "Un territorio il cui passato dovrebbe essere rivisto - entra nel dettaglio l'esperto - valorizzando l'intensa attività che per secoli si è svolta lungo il Lambro". La speranza è che gli oggetti portati alla luce dal lavoro certosino di un gruppo di appassionati possano diventare la base per la costituzione di un museo di storia locale. "Ci auguriamo anche - conclude Esposti - che il Comune istituisca una borsa di studio per rierche e tesi di laurea sull'argomento".

 

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