La cooperativa

La guerra era terminata, la più parte dei chiamati alle armi erano tornati alle case proprie, ma furenti, saturi di astio e di odio contro tutto e contro tutti. Gli esercenti in modo particolare erano presi di mira. Erano tenuti come gli sfruttatori della guerra, che avevano taglieggiato tutti, avevano approfittato delle comuni strettezze per trafugare merci, tenerle nascoste sino a che i prezzi, aumentando, avessero procurato loro ingordi guadagni.
Per spirito di rappresaglia si volle fondare una cooperativa. Alcune persone mi sollecitarono perch� prendessi io l'iniziativa, dicendomi che avrei potuto darle una buona piega, evitando il pericolo che cadesse nelle mani dei sovversivi.
Mancando lo spirito di quelli, che volevano la cooperativa, mi convinsi che anzicch� stringerli a me, li avrei allontanati. E poi non credevo conveniente pel mio ministro incontrare l'avversione del ceto numeroso degli esercenti e della turba dei loro parenti e aderenti. Davvero gli esercenti si meritavano una lezione perch� qualcuno, durante la guerra si era comportato disonestamente.
Vicini a Milano, quanti accorrevano dalla citt� per provvedersi presso gli esercenti di San Giuliano! Esibendo loro prezzi favolosi, ottenevano quello che dovevasi consumare a San Giuliano! Ma non era mia convenienza l'immischiarmi in queste faccende tanto più che io prevedevo che i cooperativisti sarebbero stati con me finch� si trattava di avviare l'esercizio e poi avrebbero dato il calcio dell'asino per essere liberi di fare quello che volevano e cos� purtroppo avvenne.
Vi fu chi prest� i locali, il denaro, stese il contratto, nel quale era proibito il suono, il ballo, giacch� la cooperativa era sita nella corte comune di un palazzo, che alloggiava numerose famiglie. Il proprietario dello stabile fu fatto sindaco della cooperativa. ma in meno di un anno i comunisti si stallarono nel consiglio.
Il contratto fu parola morta. S'incominci� a danzare senza riguardo alcuno alle sacre funzioni, a certe solennit�. Si giunse a tal punto di spudoratezza, che si intimarono le danze durante la predica dei morti. Il venerdì Santo durante le funzioni commemorative della Passione di N. Signore. Da allora la cooperativa divenne un qualcosa d'innominabile.
Cacciata dalla sua sede dal proprietario, nel 1921 trov� un Rognoni qualunque, che per avidit� di guadagno, fabbric� la nuova sede della cooperativa costruendovi la cosiddetta sala da ballo, con unito uno spogliatoio, che a detta di persona seria, era un vero postribolo. E ben si ebbero le prove, quando si videro tante ragazze costrette a stringere matrimonio per coprire l'onore!!!
La cooperativa venne aperta al pubblico la prima domenica di agosto, giorno in cui cade la festa patronale, e questa forse � stata la ragione per cui con tanta insistenza si voleva la festa, come si dir� più sotto.

(da "Liber Chronicus" 1895-1923, Vol.I, archivio storico Parrocchia di San Giuliano Martire, San Giuliano Milanese)

 

webmaster@aczivido.net