Don Luigi Mauri non c'è più 

 

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Fiera dei Giganti

 
   

Ho conosciuto don Luigi Mauri 7 anni fa, quando pieno di entusiasmo arrivò all'Oratorio di Locate Triulzi. Con l'aria di ragazzo allegro, con la risata spontanea e con un viso che creava simpatia, divenne immediatamente l'amico dei giovani e dei ragazzi. L'armonia che reganva tra i Sacerdoti di Locate era cementata dalla reciproca stima. Dopo tre anni era già pronto per una missione dura e difficoltosa. Resasi vacante la parrocchia di Sesto Ulteriano, don Luigi accettò di divenirne il parroco. Conosceva le difficoltà che l'attendevano ma l'entusiasmo e la pietà lo sostennero.
A Sesto iniziò con la sistemazione della vecchia canonica. Posta la canonica al primo piano, adibì le stanze a pian terreno come sale di ricreazione e di catechismo per i ragazzi dell'Oratorio.
Si fece subito amico dei giovani e con loro organizzò il primo torneo notturno della zona. Tutta Sesto ed i giovani del dintorno, per tutta la durata del torneo, erano ai bordi per "tifare" per la squadra del cuore. Mai un entusiasmo simile si era visto a detta di tutti.
Iniziò le pratiche per la costruzione dell'Asilo. Era questa un'opera indispensabile per Sesto, che aveva un solo Asilo mal sistemato e in locali inadatti. Trovò chi lo sostenne e lo aiutò finanziariamente. L'allora Sua Ecc. Mons. Giovanni Colombo, che lo conosceva da alunno e lo aveva sostenuto nelle attività precedenti, fu ben lieto di essere presente in Sesto per benedire la prima pietra dell'erigendo Asilo. Di quest'opera don Luigi si sentì il fondatore e ne parlava con tanto entusiasmo. Mise mano anche alla sistemazione iniziale della Chiesa, volle ricostituire la "schola cantorum" e progettava altre opere sociali per gli operai di Sesto. Dopo soli pochi mesi, verso la meta di Novembre del 1962 cominciò ad accusare dolori alla colonna vertebrale. Venne ricoverato in clinica ed i medici pronunciarono la tremenda diagnosi. Non c'era più speranza: solo un miracolo lo poteva salvare.
L'allora card. Martini, che voleva veramente bene a don Luigi, lo confortò e volle che specialisti di fama internazionale lo visitassero.
Al Traumatologico di Firenze subì la prima operazione. Il male in parte sembrava vinto; don Luigi però, per timore che la sua lontananza e la sua malattia impedisse lo sviluppo spirituale della parrocchia, con dolore, chiese al Cardinale che lo esonerasse dall'impegno di Parroco. Per alcuni mesi si ritirò a Besana e poi, richiamato dal cardinale, si portò come cappellano alla fondazione Morbio-Crespi di Gorla. lavoròcon decisone anche se il male inesorabilmente avanzatosi gli toglieva le forze. Vi fu un secondo intervento, ma non ebbe l'esito del primo. Ormai spacciato, fu ricoverato una prima ed una seconda volta in clinica. La fine si avvicinava.
Il Papa, avvertito, gli scrisse personalmente una lettera commovente; l'Arcivescovo lo visitò più volte. serenamente affrontò la morte e volle essere portato alla casa paterna: a 32 anni moriva, la sera del 9 Aprile.
I funerali furono un trionfo; le lacrime di molti erano il segno dell'amore che don Luigi aveva suscitato nel breve corso della sua vita. Sesto era presente e ricordava l'impronta incancellabile data alla parrocchia nel breve giro di 9 mesi.

(da "Sguardo Panoramico", giornale d'informazione sangiulianese, n.8, anno II, aprile-maggio 1965)

   

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