San Matroniano
nella leggenda e nella storia

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Sac. Enrico Villa

San Matroniano
nella leggenda
e nella storia


Documenti e note critiche

Milano
Basilica dei SS. Apostoli
e Nazaro Maggiore
1942-XX

 

La nuova cappella di san Matroniano
Come sarà la nuova cappella di san Matroniano? Si deve restaurare la cappella attuale con la cupoletta ottagona, costruita nel 1653 ad imitazione della cappella detta del Corpus Domini, o meglio ricostruirla a forma di "scodella", quale la troviamo segnata nella pianta della Raccolta Bianconi e costruita innanzi il 940, perciò strettamente connessa alla primitiva Basilica del sec.IV dall'architettura paleocristiana?
Non è compito mio il decidere; chi con perizia e dedizione dirige e segue i lavori di restauro deciderà; comunque mi sia lecito il fantasticare.
Portiamoci nella Basilica al centro, ov'era l'altare eretto da Ambrogio per elevare una preghiera a Dio, non fra le consuete, sospinti come già il salmista. "Quoniam zelus domus tuae comedit me" ps.68, "perchè mi divora lo zelo per la tua casa" e ripetere da ultimo: "Domine dilexi decorem domus tuae, et locum habitationis gloriae tuae. Ne perdideris cum impiis animam meam et cum viris sanguinum vitam mea" ps.25 "o Signore, amo il decoro della tua casa, e il luogo ove si posa la tua maestà: non togliere in un fascio coi l'anima mia né la mia vita coi sanguinari".
Poi lo sguardo lo rivolga ovunque, parecchie e non poche constatazioni sorgono spontanee.
Fessure e crepe che percorrono archi, volte e cupola indicano che la statica non è nelle migliori condizioni. Le mutilazioni recate ai pilastri, ai muri di sostegno per ricavare armadi o scale o locali, nidi di topi, hanno indebolito di molto le strutture portanti.
L'intonaco o cade per infiltrazione di acqua o porta muffa ed abbondante, per una umidità quasi congenita, così che molti accusano mancanza di manutenzione ove è solo necessità urgente di restauro.
Alla basilica - sempre per le pareti interne - si è fatto indossare una casacca da burla, la si è uniformata creando con la decorazione una linea classica stiracchiata e stucchevole.
Nell'intento di togliere la monotonia creata dalle ampie pareti sviluppatesi sotto il gioco degli archi a largo diametro e di fornire luce ed aria per eliminare luoghi oscuri e focolai di umidità, si aprirono finestroni da per tutto.
Allo scopo di abbellire e rendere preziosa la Basilica, agli altari della Madonna della Florana, di santo Ulderico, del Corpus Domini e di san Matroniano si diede un esagerato volume in contrasto con quello interno della Basilica.
Infatti, come si possa ricavare da un edificio romanico, costruito sia pure su di una pianta non romanica, usufruendo delle strutture portanti di una preesistente costruzione paleocristiana, (quella di Ambrogio), una costruzione dalle linee classiche è compito non facile.
Così la sagomatura, che gira in forte aggetto lungo le navate all'imposta degli archi, appesantisce di molto il volume interno da far credere ad un presunto pavimento della Basilica alla profondità di qualche metro dell'attuale, mentre non lo può essere.
I due altari poi, siti a capo dell'abside di levante e di ponente sono simili a giganti che a male pena percorrono una bassa galleria da curvare la testa.
Le due aperture ricavate nei fianchi delle navate di levante e di ponente per mostrare le cappelle del Corpus Domini e di san Matroniano, distruggono di colpo la vastità riposante delle navate; caratteristica della Basilica.
Dalle cinque constatazioni sopra esposte, ne viene che tra l'elemento strutturale e quello decorativo si impone un nuovo connubio, se si vuole raggiungere l'armonia di una architettura qualsiasi ma vera. Non si auspica ricchezza o suntuosità, che la Basilica degli Apostoli mai ebbe, bensì il rapporto perfetto offerto dai tre elementi architettonici, che sino dall'origine ebbe.
Né alcuno pensi che si caldeggi il restauro, anche dell'interno, sospinti da una estetica raffinata, ovvero per creare un museo di più in città.
Lo esige la Basilica degli Apostoli che vuole ritornare il santuario della fede Ambrosiana, dandoci la visione di quelle stesse mura contemplate da Ambrogio e dal fratello Satiro e divenire centro di vita parrocchiale sentita.
Conclusione: balza evidente che l'attuale cappella di san Matroniano non può sussistere.
Potrà sembrare ardita questa affermazione e forse più quanto si sta per esporre.
Cioè: si demolisca l'attuale cappella rettangolare con la cupoletta ottagona, si ritrovi il perimetro dell'abside distrutta nel 1563, tornerà poi facile e legittimo agire la ricostruzione dell'abside e della calotta.
Scomparirà il vuoto grande dell'attuale apertura, poiché si ricostruirà la parete con la piccola porticina che dalla corte della canonica introdurrà nella basilica, come è dato dalla descrizione della Visita del 1567.
Lo sconcio offerto dalla cappella di san Matroniano adibita a locale di servizio - un passaggio - scomparirà.
I documenti che rimangono, quale la pianta della Raccolta Bianconi, le descrizioni delle visite pastorali di san Carlo, del Card. Federico Borromeo, danno gli elementi primi per una ricostruzione della cappella ad emiciclo di san Matroniano.
E non basta: al centro dell'abside, un po' discosto dal muro sorgerà l'altare come lo vuole la liturgia nostra rivolto al popolo, nel sepolcreto delle Reliquie l'urna contenente le Ossa di Matroniano; lo sviluppo dell'ampia parete absidale e della calotta sarà affrescato, la guida non manca, il Puricelli in "Dissertatio Nazariana", come si è visto, dà il ciclo completo delle vicende dell'Eremita.
Sette quadri nell'ordine superiore e solo sei nell'inferiore, tredici quindi e distrutti, il mancante dell'ordine inferiore, il settimo che doveva essere al centro dei sei e costituisce l'icona dell'altare, fortunatamente si conservò in Basilica e riscuote la nostra venerazione.
E' il grazioso affresco della Madonnina che nutre il Divino Infante con ai piedi San Matroniano, che si ammira sulla parete sinistra della navata di entrata a fianco della statua di san Pietro alla sua destra.
Prova ne è, oltre al Torre già citato la didascalia postavi sopra:
VENERANDA HAEC IMAGO
A TEMPORE D.AMBROSII IN SACELLO S.MATRONIANI
PRO ICONE ALTARIS STETERAT
HUC EX DIVOT.NE TRANSLATA AN. MDCLIV
QUO NOVU SACELLU ELEGANTIORI FORMA CONSTRUEBATUR
"Questa veneranda pittura, che fino dal tempo di Sant'Ambrogio era stata posta come icona dell'altare nella Cappella di S.Matroniano, fu qui trasportata per devozione nell'anno 1654 quando si costruì una nuova cappella di forma più elegante".
Falsa nell'affermazione di sant'Ambrogio, veritiera per il trasporto, infatti la parete dipinta non è una superficie piana, bensì curva con un raggio uguale al raggio della distrutta cappella ad emiciclo.
L'epoca dell'affresco, va ricercata nel sec.XIV e non oltre.
Il grazioso affresco della Madonnina dopo tre secoli dal primo trasporto, ne dovrà subire un secondo, vorremmo essere i protagonisti, e tornerà ad essere l'icona della cappella di Matroniano.
Ricostruita questa, tornerà facile il ripristino della basilicula di san Lino e se la tomba dell'Arciv. Arderico verrà alla luce anche lui riposerà e ci benedirà da dove volle essere sepolto. Accanto ad Arderico vorremmo riporre, sotto l'altare dell'absidiola, le spoglie sacre dei quattro Arcivescovi milanesi santi - Venerio, Marolo, Glicerio e Lazzaro - attualmente custodite in modesti reliquiari, esposti nelle solennità all'altare maggiore.
Quanto saggiamente si è verificato per l'Oratorio di san Sigismondo, già santa Maria Greca nel restauro condotto tra il 1930 ed il 1940, perchè non è possibile per la cappella di Matroniano eremita e santo?

   

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