San Matroniano
nella leggenda e nella storia

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Sac. Enrico Villa

San Matroniano
nella leggenda
e nella storia


Documenti e note critiche

Milano
Basilica dei SS. Apostoli
e Nazaro Maggiore
1942-XX

 

APPENDICI
I Visite di S.E. Il Cardinale Ildefonso Schuster agli scavi in corso nella Basilica degli Apostoli

Una improvvisa visita compiva S.E. Il Cardinale A.I. Schuster, Arcivescovo di Milano, il pomeriggio del 7 ottobre 1941.
Non inaspettata, poiché da tempo aveva espresso il desiderio di portarsi a constatare quanto si stava compiendo in san Nazaro.
Lesto, come sempre, volle osservare ogni cosa, chiese informazioni, notizie, il perchè di taluni lavori; il signor Prevosto lo soddisfece.
Avrebbe voluto scendere nelle umide e strette gallerie praticate nel sottosuolo della Basilica, ma la tarda ora ed i timori del segretario non lo permisero.
Accomiatandosi disse: tornerò presto, nel frattempo trovatemi il Corpo di san Matroniano.
Una seconda visita, desiderata, la compì il pomeriggio del 28 ottobre 1841. Erano ad attenderlo in piazza san Nazaro il signor Prevosto ed i suoi Coadiutori, il prof. Aristide Calderini ed il dott. Alberto De Capitani d'Arzago, promotori della "Forma urbis mediolani", e una rappresentanza della Fabbriceria della Basilica.
Una prima sosta avvenne sulla stessa piazza di san Nazaro da tre mesi sottoposta a sistematici assaggi e scavi con meraviglia e curiosità dei passanti, i quali sl sentire che si stavano cercando degli autentici mattoni romani, pensavano ad uno scherzo, però di ottimo gusto se S.E. Il Cardinale volle pur lui, archeologo per istinto, rimirare mattoni, porzioni di pavimento a rozzo mosaico, pezzi di intonaci affrescati - raccolti siccome reliquie - cossi, monete, etc.
Il prof. Calderini illustrò a S.E. Il Cardinale gli avanzi, pochi in vero, di alcune probabili edicole funerarie.
Nonostante la loro pochezza dovuta al pessimo sottosuolo milanese ed a diverse precedenti manomissioni rivestono comunque per l'Archeologia Milanese una importanza notevole.
La seconda sosta e più prolungata si compì agli scavi, eseguiti dal Comitato Restauri Monumenti di Milano, della ridivenuta nota cappella di san Lino - già da oggi non più un comune e banale passaggio - ed a quelli della vicina cappella di san Matroniano.
Il dott. Ferrari mostrò e segnalò a S.E. Il Cardinale la curiosa pianta centrale della cappella di san Lino; gli affreschi rinvenuti; le fondamenta e pochi ruderi in rialzato della vetusta cappella ad emiciclo di san Matroniano, distrutta nel 1653.
L'importanza dei frammenti di queste mura non è indifferente; quando se ne trovarono le prime tracce, coloro che assistevano all'opera di ritrovamento erano soddisfatti, nonostante che la fitta e fine polvere coloriva di un bianco candido gli abiti e la nera veste.
Successivamente Sua Eminenza, accompagnato dal Cavaliere del lavoro gr. Uff. Ettore Moretti si portava ad ammirare il restauro quasi ultimato dell'abside che dà su Largo Richini e gli scandagli compiuti all'abside maggiore posta al capo della croce.
Ad ora tarda si accomiatò non prima di essersi congratulato per il già fatto ed auspicando per il da farsi, rammentando che la Basilica Apostolorum è tra gli edifici più significativi della Milano paleocristiana e non poche sorprese serberà.
Il 6 novembre alla solenne adunanza del Reali Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, l'Em.mo Cardinale Schuster tenne la prolusione per il nuovo anno 1941-42.
Il tema: "L'attività edilizia di sant'Ambrogio a Milano".
Non mancò il Cardinale di ricordare la Basilica degli Apostoli, anzi annunciò le conclusioni delle due minuziose visite da lui compiute agli scavi in corso.
Conclusione o meglio preannuncio di altre conclusioni che torna d'incoraggiamento e stimolo a persistere nei lavori di studio, di ricerca, di restauro anche se le difficoltà incontrate non furono poche e non sono tutte.
La certezza di rintracciare la costruzione di Ambrogio, che sino dagli inizi arrise, non fu vana.
Il testo della prolusione venne integralmente pubblicato il 9 novembre dal quotidiano cattolico "L'Italia".
Nell'esordio così si espresse: "L'aspetto sotto il quale voglio presentare oggi sant'Ambrogio, è nuovo solo in parte. Infatti, se a Milano domandate anche ad un ragazzo per via, chi ha costruito la imponente mole della basilica ambrosiana, egli vi guarderà dapprima come sorpreso dell'ingenua domanda, quindi vi risponderà. Sant'Ambroeus. Però, soltanto le più recenti indagini nel campo dell'Archeologia, come in quello della Patrologia Cristiana hanno potuto misurare la molteplice attività edilizia del grande Vescovo, valutandone anche l'importanza per la storia dell'arte.
In questo campo, dell'Archeologia milanese ancora in parte inesplorato, le moderne ricerche sono ancora quasi agli inizi. Quella sfinge della chiesa di san Lorenzo sulla via Ticinese, solo adesso si rassegna a svelarci i suoi secreti.
Nell'area della Basilica Apostolorum sulla via Romana qualche recente sondaggio ci ha dimostrato che lì uno studio sistematico del monumento potrebbe essere coronato da liete sorprese archeologiche, sino magari a ritrovare, almeno sino ad una certa altezza, le primitive mura della pianta a croce equilatera della basilica paleocristiana".
Dopo aver descritto a lungo "il nostro bel san Lorenzo" passa alla Basilica Apostolorum.: "Mentre si stanno ancora ultimando i restauri della Laurenziana, ecco che la Basilica degli Apostoli sulla via Romana richiama nuovamente a sé l'attenzione dell'archeologo. Dietro la maschera della Cappella trivulziana che le nasconde la faccia e sotto le vesti variopinte con cui l'hanno camuffata, in questi ultimi quattro secoli, essa cela ancora importanti avanzi della sua costruzione primitiva. Non siamo ancora in grado di determinare quali e quante parti dell'ossatura di san Nazaro risalgono ancora a sant'Ambrogio; ma è già constatato che queste parti originarie con un rozzo "opus spicatum" ancora esistano, soprattutto della parte dell'abside.
Quella che noi oggi chiamiamo semplicemente san Nazaro, sant'Ambrogio intitola invece Basilica Romana, dalla via consolare lungo la quale sorgeva.
Precedentemente, quella vasta area era stata adibita ad uso funerario. Non è più di qualche settimana che sulla piazza che si apre innanzi alla chiesa, sono riapparsi avanzi di cubicoli mortuari e di sepolcri, con stucchi dipinti, ornamenti di bronzo, ed altra stipe funeraria".

   

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