San Matroniano
nella leggenda e nella storia

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Sac. Enrico Villa

San Matroniano
nella leggenda
e nella storia


Documenti e note critiche

Milano
Basilica dei SS. Apostoli
e Nazaro Maggiore
1942-XX

 

APPENDICI
II - Il ritrovamento delle reliquie di san Matroniano

La mattina del 20 novembre del 1941 volli portarmi alla cappella di san Matroniano per prendere visione dei lavori in corso. Ritenevo per altro prossimo il ritrovamento del sepolcro di san Matroniano.
Oramai il sottosuolo della basilicula di san Lino e delle adiacenze era stato completamente esplorato, il raggio degli scavi andava necessariamente estendendosi ed il R.Soprintendente, prof. Comm. Gino Chierici diede ordine di mettere in vista le fondamenta della distrutta cappella ad emiciclo.
La cappella di san Matroniano ricostruita dal Buzzi nel 1653, a pianta rettangolare, rimaneggiata dal Pestagalli nel 1830, subiva nuovi lavori.
Il pavimento in laterizi, consunto dal tempo, è tosto tolto; la muratura dell'emiciclo affiora sotto allo strato di ghiaia steso a sostegno del pavimento, al centro dell'emiciclo affiora anche l'estradosso di una volta a botte messa a copertura di un'ampia tomba simile ad una galleria, dalla larghezza di m.2, e lunga quanto il raggio dell'emiciclo; si indovina pensando che questa galleria fosse dovuta a Giovanni Battista Rovidio, come dice la lapide ancora murata nella cappella e da noi trascritta, il quale nel 1610 riordinò la cappella di san Matroniano predisponendo per sé e la moglie la sepoltura accanto a quella del Santo Eremita.
Per rimettere in evidenza l'intero sviluppo del perimetro della cappella ad emiciclo si dovette procedere allo smantellamento dei gradini dell'altare e delle lastre di marmo che ricoprivano la mensa.
Si procedette alla rimozione della lastra di marmo costituente il paliotto, mentre questa veniva cautamente rimossa alcuni mattoni messi di punta caddero, si formò un foro, si constatò che sotto la mensa vi era un vuoto, vi ficcai il braccio e potei toccare il colmo di un sarcofago: quello contenente i resti di san Matroniano.
Tolta la lastra di marmo, abbattuto il muro a sostegno di questa, comparve un sarcofago di sarizzo senza alcun fregio alle proporzioni ridotte (la base metri 1,14x0,56 e l'altezza massima m.0,65), col coperchio a due falde, e con la linea del colmo leggermente curva, assai antico, abbastanza deteriorato, sia dal tempo come dall'essere stato più volte rimosso.
L'avello formato da un sol blocco, presentava delle crepe, il coperchio era saldato all'avello con la malta ed a sicurezza erano stati posti tre sigilli intatti ottenuti con grappe di ferro. Dinanzi al sarcofago ed addossata a questo era stata posta una lastra di marmo di Candoglia, fissata con malta, dalle dimensioni di cm.86x76, dallo spessore di cm.4 e con la scritta: "Corpus S.ti Matroniani Eremitae".
Fu certo con soddisfazione che si ammirò quel vetusto sarcofago oggetto di venerazione di santi e di numerose generazioni; una preghiera di ringraziamento a Dio e di intercessione al santo eremita uscì spontanea e viva da tutti i presenti.
Non mancò un'amara constatazione. Durante i restauri, credo condotti dal Pestagalli, si usò del sarcofago per innestarvi sopra un pilastrino di sostegno del gradino dell'altare, ciò che con il più modesto accorgimento poteva evitarsi.
Anche il foro che dava aria e luce al vuoto sotto la mensa praticato in costruzione nella parete di fondo e che aveva invano attirata l'attenzione indagatrice era stato completamente chiuso all'estremità interna, così si tolse ogni possibilità di individuare la ubicazione del sepolcro.
Comunque il sepolcro di Matroniano, o meglio la piccola custodia di sarizzo, che racchiudeva i resti di Matroniano, era stata ritrovata e se ne dette immediatamente avviso a S.E. Il Cardinale, al R.Soprintendente, al Presidente del Comitato promotore dei lavori in corso.
Nel pomeriggio dello stesso giorno S.E. Il Cardinale A.I.Schuster alla presenza del R.Soprintendente, del Presidente e del Segretario del Comitato, del Pro Vicario Generale della Diocesi, del Prefetto di Porta Romana, del maestro delle Sacre Cerimonie, del Prevosto e i suoi Coadiutori compiva una ricognizione dando disposizione per la ricognizione canonica.
Nel pomeriggio del 28 novembre 1941 avvenne la ricognizione canonica compiuta dal Card. A.I. Schuster secondo le prescritte cerimonie.
Lo stesso Cardinale il giorno dopo, volle dare l'annuncio dell'avvenuta ricognizione ai fedeli della Diocesi.
L'annuncio comparve sul quotidiano cattolico "L'Italia"; in esso premesse alcune notizie sui documenti storici che dicono di san Matroniano, così descrisse il ritrovamento delle Sacre Reliquie: "Essendo stata rifabbricata nel 1653 la cappella di san Matroniano, essendo Arcivescovo di Milano il Card. Alfonso Litta, venne fatta nuova ricognizione delle sante Reliquie, che furono racchiuse nel nuovo altare.
Ivi rimasero quasi nascoste alla vista di tutti, per tre secoli; finchè in questi ultimi giorni, a cagione degli importanti scavi di ricerche, di studio, e di restauro intrapresi nella basilica di san Nazaro, è tornato alla luce anche il sarcofago medievale di san Matroniano. Trattasi d'un semplice ed abbastanza rozzo sarcofago di pietra, senza alcun fregio ed iscrizione. Il coperchio a tetto era chiuso da forti grappe di ferro.
Nel pomeriggio del 28 novembre di quest'anno 1941, è stato rimosso il coperchio dell'urna, e dentro sono stati ritrovati una cassetta d'ottone ed un vassoio di terracotta ripieni di Reliquie. Specifichiamo meglio. Il vassoio di argilla non conteneva che del terriccio misto a molti piccoli frammenti di ossa, altra volta raccolti da san Carlo nel fondo dell'antico sarcofago. C'era inoltre una cassetta di ottone ermeticamente chiusa ed impiombata, con sopra incisa un'iscrizione del tempo del card. Litta. Eccone il testo:
DIVI MATRONIANI HEREMITAE
CORPUS RECOGNITUM
RENOVATO SACELLO
MDCLVII
Entro la pesantissima cassetta d'ottone, è stato trovato un vaso di vetro tutto ripieno di frammenti di ossa, di assai mediocre grandezza. E' stato pure recuperata una targa d'ottone con sopra inciso:
S.MATRONIANI
HEREMITAE
CONF.
Pel momento, le sacre spoglie sono state trasferite nella Cappella dell'Arcivescovado, ove verranno esaminate dai medici e studiate dai periti, prima di ricollocarle definitivamente in un nuovo altare nella cappella della basilica Nazariana.
Un Santo che ha comune con la città di Milano la storia di almeno tredici secoli: che per di più riceve addirittura dal cielo il necessario pane per sostenere la vita, viene proprio opportuno e propizio in questo momento, in cui la terra ormai scarseggia dell'alimento terreno, ed il cibo è necessariamente tesserato.
Bisogna presto celebrare la traslazione di san Matroniano, nella fiducia che gli, insieme colla benedizione Celeste, ci provveda altresì dal paradiso il pane e l'indispensabile nutrimento. Invochiamo pertanto san Matroniano, e con lui eleviamo la prece al Signore: Dacci oggi il nostro pane quotidiano.
San Matroniano interceda questa grazia a quanti lo invocano".
Alcuni giorni dopo S.E. Il Cardinale fece pervenire al Prevosto il testo di una preghiera da lui compilata ad onore di san Matroniano, e di una breve vita da diffondere tra i fedeli, ordinando che nel frattempo venisse preparata un'urna di metallo adorna di cristalli per facilitare ai fedeli la vista del Corpo del Santo.

La preghiera
"L'intercessione del tuo santo anacoreta Matroniano, o Signore, ci accompagni al trono delle tua misericordia, così che quelle grazie che i nostri demeriti non ci consentono d'impetrare, e le ottengono invece la preghiera di Colui che tanto ti riuscì gradito.
Per Cristo Signor nostro. Amen"

La breve vita
"San Matroniano monaco ed eremita, visse ignoto nel folto d'una boscaglia nei primi secoli del medio evo.
La sua storia abbellita dalla poesia narra che, offerto a Dio dai genitori insin dalla culla, nella sua giovinezza incominciò a far opera di apostolato fra i compagni ed il popolo, ai quali predicava il Vangelo.
Più tardi, per divina ispirazione abbandonò il mondo e, rivestito dai Superiori dell'abito monastico, col loro permesso si ritirò in un eremo presso Sesto Ulteriano.
Quivi, imitando ciò che avevamo fatto gli anacoreti della Tebaide, menò una vita più angelica, che umana. Al suo nutrimento provvedevano dal cielo gli Angeli, recandogli periodicamente oltre che la S.Eucaristia, anche un panierino con la provvisione del pane.
Morì nel fiore di sua giovinezza ed il suo corpo scoperto dopo alquanto tempo per disposizione divina, fu trasportato a Milano, ove venne sepolto non lungi da quello del Martire San Nazaro.
Nel 1578 san Carlo compiè la traslazione e la ricognizione canonica del corpo di san Matroniano.
Ai nostri giorni l'antico sarcofago che, sotto l'altare a lui dedicato, custodiva la salma del santo Anacoreta, è stato novellamente riaperto.
Le sacre ossa di san Matroniano, esaminate canonicamente e poi ricomposte, verranno collocate in un'urna di metallo adorna di cristalli, perché la vista del Corpo del Santo soddisfi meglio al desiderio dei fedeli".

   

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