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La
Madonna in trono fra Santi
(autore
sconosciuto)
Restano da considerare ancora gli affreschi che decorano la prima campata
sinistra e quelli delle due campate di destra.
Purtroppo quelli della navata sinistra sono in condizioni di grave deterioramento,
tali da compromettere una lettura agevole; tuttavia essi parlano ancora
un alto linguaggio toscano e testimoniano di un livello poetico non comune.
L'intera parete di fondo è occupata da una Madonna in trono con
il Bambino, circondata da quattro Santi: una composizione votiva - uno
dei santi a sinistra presenta il committente - simile in tutto alla composizione
della Madonna della campata centrale.
Il Longhi, accennandovi brevemente vi ha felicemente individuato un "alto
seguace di Maso". Ecco presentarsi infatti, in questo affresco, quella
lucida qualità dello spazio che conosciamo solo negli affreschi
di maso, quella perentoria fermezza di assi verticali e orrizzontali quale
si ammira qui, nel transetto della chiesa gotica che occupa lo sfondo,
nel breve muro dietro le figure e in quel dossale del trono poligonale
che si sfaccetta nella cristallina sequenza delle brevi cuspidi triangolari.
Entro questi puri volumi spaziali si collocano gli altri volumi delle
figure, con una larghezza epica che solo Maso può avere insegnato:
nella geometrica cavità del trono la figura della Madonna ha uno
squadro fermo e ampio che il manto delimita scendendo dalle spalle in
una compatta massa triangolare. La forma tende così a svilupparsi
in due dimensioni soltanto, quasi in uno svolgimento in superficie, che
la piatta bordura del manto sottolinea; altrettanto è per le due
figure massicce laterali ancora visibili, quella di San Paolo con la spada
e dell'altro Santo col vessillo crociato, la cui postura e il modulo solenni
quasi geometrizzanti, allentano e temperano l'azione.
Quanto si intravvede del colore, lo rivela a larghe stesure e di un timbro
sonoro; secondo appunto quel modo di colorire maestoso che rappresenta
uno dei due poli cromatici, per così dire, - l'altro è quello
di Stefano - verso cui s'orientava la pittura a Firenze nel quinto decennio
del secolo.
Tali considerazioni vengono confermate negli episodi con storie di Isacco
e di Giacobbe che prendono posto nelle vele della volticella. Poco più
dei contorni delle figure sono ora ravvisabili, dove l'argine fermo della
linea verticale chiude volumi brevi e dilatati in superficie, ma sempre
di compatto colore, di una curvatura forse più lenta che non solitamente
in Maso; le indicazioni dello spazio vi sono scarne, ma nettissime, come
nella scena fra Isacco e Giacobbe, racchiusa quasi in una scatola spaziale,
le cui direzioni in orrizzontale e in profondità si ripetono nelle
pareti, nel letto, nel tavolino.
Ci sembra indubitabile che questi affreschi risalgano alla prima decorazione
della chiesa e cioè che l'ignoto pittore facesse parte del gruppo
di "esuli" fiorentini del 1348; la presenza dominante di una
poetica masesca ne fa fede, se si pensa che questa agì sull'ambiente
fiorentino al massimo proprio tra il 1340 e il 1350.
Chi poi fosse l'ignoto autore di questi affreschi, nelle condizioni in
cue essi si trovano ora (se non si osa fare il nome stesso di Maso, già
forse morto a quel tempo) non ci si può provare a dirlo. Vale forse
la pena di notare che la madonna presenta forse qualche affinità
con le Madonne di Puccio di Simone, al quale recentemente il Longhi ha
rivolto la sua attenzione indicandolo fra i più attenti e alti
seguaci di maso (della sua fama e bravura fanno fede, oltre le numerose
attribuzioni del vasari, l'essere citato fra i migliori pittori fiorentini
nel documento pistoiese del 1347); e riflettere sulle notate tangenze
di Puccio di Simone con l'arte di Giovanni da Milano (perticolarmente
nel trittico fabrianense del 1354), col quale potè avere contatti
ed amicizia anche negli precdenti. ma si tratta qui solo di notare coincidenze,
per stringere oltre le quali, se ne valesse la pena, occorrerebbe avere
altre conoscenze ed approfondimenti sul percorso stilistico di Puccio,
di quanti non se ne abbiano al momento attuale.
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