Zivido archeologica

 
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oggetto

Busto di donna

materiale

Terracotta

descrizione

Il viso Ŕ parzialmente danneggiato ma non impedisce di osservare la finezza dei lineamenti. Il capo, leggermente rivolto a sinistra, Ŕ coperto da un velo. Il busto Ŕ completo, non mancante del corpo, infatti la base e la spalla sinistra sono marcatamente piatte quasi ad indicare la collocazione in un luogo preciso ad angolo retto.

datazione

[...]

conservazione

Parte del viso e del busto scheggiati

provenienza

Terra proveniente dalla distrutta "Casa del Bergognone" sita in via Corridoni a Zivido

commento

[...]

ritrovamento

1992 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

ProprietÓ dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura dell'Associazione Culturale Zivido

 

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oggetto

Moneta

materiale

[...]

descrizione

Denaro Tornese

datazione

[...]

conservazione

Buona

provenienza

Recuperata nella terra che riempiva la cantina sottostante il grande salone del castello Brivio a Zivido e proveniente forse da uno sbancamento effettuato presumibilmente in un campo sito nei pressi.

commento

"In Francia nel corso del XII sec. l'abbazia di Saint-Martin de Tours pose in circolazione alcuni particolari denari che si dissero "di Tours" e nel tempo acquistarono la denominazione del tutto peculiare di "denar tornesi". Avendo assunto grande credito nella Francia del XII sec. questo tipo di moneta seguì i conquistatori francesi nella Grecia dopo la IV crociata ed ivi acquisì i connotati di moneta nazionale. Il denaro tornese fu imitato anche in molte regioni più orientali tanto da essere conosciuto anche come "tornese del Levante e dell'Oriente Latino". I più antichi denari dell'abbazia di San Martino di Tours mostrano una testa di profilo. Successivamente dalla zecca dell'abbazia fu adottato, al rovescio dei denari e degli oboli, il tempio carolingio con quattro colonne. A poco a poco il tempio primitivo mutò forma; la croce centrale del tempio scomparve; tre colonne centrali, ridotte in seguito a tre globetti, sostengono il frontone, mentre due alte torri accostano l'edificio. Attualmente alquanto trascurate in Italia, queste monete hanno per noi italiani grande interesse numismatico oltre che storico, economico e politico per gli stretti legami che nel tempo si andarono sviluppando non solo fra la Grecia ed il Meridione d'Italia, compresa la Sicilia, ma anche fra la Grecia con il suo arcipelago e Venezia con le potenze economiche a lei legate o contrapposte"
(Giuseppe Ruotolo, "Cronaca Numismatica", n.57 - Ottobre 1994)

ritrovamento

1994 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura dell'Associazione Culturale Zivido

 
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oggetto

Monile

materiale

Bronzo? - h 2,1 cm

descrizione

Composto da quattro elementi distinti: una striscia di metallo ripiegata a gancio o molletta; un anello con peduncolo che unisce la parte superiore con quella inferiore; due semisfere fra loro unite che inglobano il peduncolo dell'anello. Una semisfera presenta un globetto da cui si dipartono otto raggi al culmine dei quali altrettanti globi.

datazione

[...]

conservazione

Incrostazioni ed appiattimento accentuato delle semisfere

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva la cantina sottostante il grande salone del castello Brivio a Zivido e proveniente forse da uno sbancamento effettuato presumibilmente in un campo sito nei pressi.

commento

"Probabilmente è di fattura celtica, simbolo che usavano i druidi intorno al X sec. a.C. essendo la vostra zona compresa nella terra degli Insubri di cui si riferisce la civiltà di Golasecca. Il monile poteva essere una variante della croce celtica o un simbolo solare; non è un triskell la triade. Intrigante il fatto che abbia otto raggi terminanti in cerchi o pianeti, nel contesto universale dell'ordine cosmico. Dico sono solo interpretazioni forse risalenti alla civiltà dei tumuli delle popolazioni proto celtiche dell'Italia settentrionale nell'età del Bronzo, simili monili furono trovati in Europa nel basso Reno"
(da e-mail pervenuta il 21.01.2000 a firma Lucien Riva PR Celtica)

ritrovamento

1992 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura dell'Associazione Culturale Zivido

 
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oggetto

Puntale d'anfora

materiale

[...]

descrizione

[...]

datazione

[...]

conservazione

[...]

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva una cantina del castello di Zivido, lato via Corridoni accanto all'edicola sacra.

commento

[...]

ritrovamento

1998 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura dell'Associazione Culturale Zivido

 
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oggetto

Puntale d'anfora Dressel 6 B

materiale

Argilla color arancio chiaro, impasto compatto

descrizione

Terminazione di contenitore anforario conformata "a bottone" pieno - misure: h. totale cons. cm 11

datazione

[...]

conservazione

Ricomposto da frammenti

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva la cantina sottostante il grande salone del castello Brivio a Zivido e proveniente forse da uno sbancamento effettuato presumibilmente in un campo sito nei pressi.

commento

Contesto non noto. L'esiguità del reperto non consente di accertare in maniera inequivocabile se si tratti, come più probabile, di anfora olearia denominata Dressel 6B di produzione istriana e diffusissima in Cisalpina, o di anfora cosiddetta ovoidale-adriatica di produzione picena, simile alla precedente e pressochè contemporanea essendo comparsa fra il 50 ed il 30 a.C.

ritrovamento

1992 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura Dr.ssa Mariavittoria Antico Gallina, Istituto di Archeologia, Università Cattolica del S. Cuore, Milano - da "Zivido. Mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei Giganti" AA.VV. 1994 edito dall'Associazione Culturale Zivido.

 
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oggetto

Puntale d'anfora Africana II

materiale

Argilla color arancio chiaro con rari vacuoli ed impasto a strati alterni grigi e arancio, ingiubbiatura beige-rosata

descrizione

Corto puntale pieno con terminazione ingrossata nella parte mediana e desinente "a bottone" - misure: h. puntale cm 5; h. tot. cons. cm 30

datazione

[...]

conservazione

[...]

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva la cantina sottostante il grande salone del castello Brivio a Zivido e proveniente forse da uno sbancamento effettuato presumibilmente in un campo sito nei pressi

commento

Il puntale è, presumibilmente, pertinente ad anfora dal corpo cilindrico molto allungato denominata "africana grande" o "africana II". Di produzione africana, dunque, era utilizzata per il trasporto soprattutto di olio dall'Africa proconsolare e dalla Byzacena e sembra apparire sui mercati italici dalla metà del III sec. d.C. e perdurare fino al IV sec. Questo tipo di anfora è certo tra le forme più rappresentate della media e tarda età imperiale e ne è attestato l'uso anche in ambito funerario: Non si può non sottolineare come anche in questo caso la tipologia del puntale sia in realtà come anche alle anfore cosiddette cilindriche di grandi dimensioni, diffuse dalla metà del V al VI-VII secolo. Si tratta, comunque, di anfore da olio generosamente prodotte nell'Africa settentrionale.

ritrovamento

1992 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura Dr.ssa Mariavittoria Antico Gallina, Istituto di Archeologia, Università Cattolica del S. Cuore, Milano - da "Zivido. Mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei Giganti" AA.VV. 1994 edito dall'Associazione Culturale Zivido.

 
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oggetto

Frammento di vaso

materiale

Argilla di colore giallino chiaro

descrizione

Orlo a fascia inclinato verso l'esterno e piccola porzione del collo. Sull'orlo bollo con lettere a rilievo SAFINIAE PICENTI entro cartiglio rettangolare. N e P retrograde; nessi tra A e F; tra A e E; tra P e I; tra N e T.

datazione

30 a. C. - prima metà I sec. d.C.

conservazione

Incrostazioni sulla superficie; perduto il resto dell'anfora

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva una cantina del castello di Zivido, lato via Corridoni accanto all'edicola sacra

commento

Per quanto si tratti di un piccolo frammento è possibile risalire alla tipologia dell’anfora, una Dressel 6A. Questo tipo venne prodotto a partire da 30 a.C. in una vasta area che comprendeva Aquileia, gli attuali Veneto ed Emilia Romagna, il Piceno e l’Istria; da questi luoghi venne poi diffuso anche a Roma e sulla sponda tirrenica, oltre che in Oriente, ma soprattutto nei paesi transalpini (Magdalensberg) e a Cartagine.
E’ probabile che queste anfore fossero adibite prevalentemente al trasporto di vino e, in misura minore, anche di frutta e di "garum". Vista la loro area di produzione è verosimile che servissero per commercializzare il vino dell’Italia centro-settentrionale, destinato ai romani sparsi nelle più lontane regioni dell’Impero.
Un altro elemento importante nel nostro esemplare è la presenza di un bollo ricostruibile in "Safiniae Picenti(nae)" e riferibile ad un’imprenditrice probabilmente di origine picena chiamata Safinia Picentina, una donna dalle notevoli possibilità economiche almeno a giudicare dal numero piuttosto consistente di anfore con questo bollo. Viene spesso associato per analoga area di diffusione ad un altro bollo, "M. Herennius Picens" probabilmente il console del 34 a.C.
Il bollo compare molto spesso sulle Dressel 6A, con qualche attestazione anche sulle Dressel 6B, ed appare diffuso su anfore del primo tipo in area padana e nella "Venetia".
Sulla base di queste osservazioni il frammento di orlo bollato rinvenuto a Zivido può essere ascritto ad un periodo compreso tra il 30 a.C. e la prima metà del I sec.d.C.

ritrovamento

1998 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura Dr. Pellegris Carlo dell'AION Servizi Didattici e Culturali

 

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oggetto

Trillina di Carlo V

materiale

Bronzo - diametro cm. 1,5

descrizione

D/CAROLUS IMPE - Busto di Sant'Ambrogio mitrato, nimbato e con paludamento, posto fra le iniziali S A - R/Aquila bicipite coronata

datazione

1552

conservazione

Ricoperta da incrostazioni

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva una delle cantine del castello di Zivido e che proveniva da uno sbancamento effettuato presumibilmente in un campo sito nei pressi

commento

La moneta è stata coniata dalla Zecca di Milano nel 1552

ritrovamento

1993 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

bibliografia

"Corpus Nummorum Italicorum", vol. V Lombardia, Roma 1914, Tav. XV, moneta 7M/109

note

Scheda a cura Dr. Alessandro Deiana - da "Zivido. Mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei Giganti" AA.VV. 1994 edito dall'Associazione Culturale Zivido.

 

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oggetto

Quattrino

materiale

Cu - rame - gr.1,61/2,15

descrizione

D/Stemma - R/Scritta

datazione

1779

conservazione

Buona

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva una delle cantine del castello di Zivido e che proveniva da uno sbancamento effettuato presumibilmente in un campo sito nei pressi

commento

Classificato NC (non comune). Maria Teresa d'Asburgo, imperatrice e duchessa di Milano (1740-1780) figlia di Carlo VI e di Elisabetta Cristina di Brunswick, nacque nel 1717. Sposata nel 1736 a Francesco Stefano di Lorena, granduca di Toscana, succedette al padre nel 1740. Incoronata nel 1741, associò il marito nel governo dei suoi stati e lo fece eleggere imperatore nel 1745. Morto il marito nel 1765, associò al trono il figlio Giuseppe II. Morì nel 1780. Le monete di Maria Teresa battute a bilancere anzichè a martello, prima del 1779, sono state coniate, per Milano, in Austria.
(da Raffaele Negrini, Alberto Varesi, "La monetazione di Milano dal 756 al 1802", ed. Numismatica Viscontea srl, Milano)

ritrovamento

1998 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura dell'Associazione Culturale Zivido

   

oggetto

Sesino s.d.

materiale

Mistura - gr.1,06/1,67 - diametro 1,5 cm

descrizione

D/lettere PHI coronate - R/stemma

datazione

[...]

conservazione

Incrostazioni

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva la cantina del castello di Zivido sottostante il locale con ingresso chiuso sulla via Corridoni accanto all'edicola sacra.

commento

Filippo IV, re di Spagna e duca di Milano (1621-1665). Figlio di Filippo III e di Margherita d'Austria, nacque nel 1605 e nel 1621 succedette al padre. Sposò nel 1615 Elisabetta di Borbone, figlia di Enrico IV di Francia e di Maria de' Medici. Mortagli la moglie nel 1644, condusse all'altare nel 1649 la nipote Maria Anna, figlia dell'imperatore Ferdinando III. MOriì nel 1665.
(da Raffaele Negrini, Alberto Varesi, "La monetazione di Milano dal 756 al 1802", ed. Numismatica Viscontea srl, Milano)

ritrovamento

1998 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura dell'Associazione Culturale Zivido

 
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oggetto

Monile

materiale

pietra e osso - h 5,0 cm

descrizione

Composto da tre elementi distinti: una pietra azzurro-verde con fasce orrizzontali più scure, rozzamente squadrata; un disco d'osso forato centralmente; un filo metallico unente le parti (quello attuale è in sostituzione dell'originale sfaldatosi)

datazione

[...]

conservazione

buona

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva una delle cantine del castello di Zivido e che proveniva da uno sbancamento effettuato presumibilmente in un campo sito nei pressi

commento

Risulta sconosciuta sia l'epoca che la provenienza oltre all'effettivo utilizzo

ritrovamento

1992 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura dell'Associazione Culturale Zivido

 
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oggetto

Frammento

materiale

Argilla di colore arancione

descrizione

Frammento di parete decorato a pettine con un motivo a linee parallele disposte a onda

datazione

I-II sec. d.C.

conservazione

Ampiamente lacunoso

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva una delle cantine del castello di Zivido e che proveniva da uno sbancamento effettuato presumibilmente in un campo sito nei pressi

commento

Il tipo di decorazione a onda compare solitamente sulla spalla di olle con labbro estroflesso e corpo ovoidale o globulare. Si tratta di un motivo decorativo di tradizione celtica mutuato dal mondo romano già a partire dall'età augustea che continuerà per tutto il I e II sec. d. C., per ritornare poi in età tardoantica. Il tipo di olla su cui compare era utilizzato sia in cucina come recipiente per cucinare o per contenere derrate alimentari, sia sulle tombe, come è testimoniato in un caso proveniente da una necropoli di Milano.

ritrovamento

1992 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura Dr. Pellegris Carlo dell'AION Servizi Didattici e Culturali

 
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oggetto

Frammento

materiale

Argilla di colore bruno

descrizione

Orlo di olla a labbro modanato con due scanalature, superiormente appiattito, decorato a tacche oblique impresse a stecca

datazione

I-II sec. d. C.

conservazione

Ampiamente lacunoso. Annerimento all'interno?

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva una delle cantine del castello di Zivido e che proveniva da uno sbancamento effettuato presumibilmente in un campo sito nei pressi

commento

L'olla con labbro modanato veniva utilizzata come recipiente da cottura o per la conservazione dei cibi. Questa forma, ampiamente diffusa in Italia centro-settentrionale, compare a partire dal I sec. d.C. e la sua produzione comprende almeno il III sec. d.C. Nei contesti milanesi si trova spesso associata a olle con labbro estroflesso decorate a pettine

ritrovamento

1992 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura Dr. Pellegris Carlo dell'AION Servizi Didattici e Culturali

 
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oggetto

Frammento

materiale

Argilla di colore bruno

descrizione

Orlo di olla a labbro modanato con due scanalature, superiormente appiattito, decorato a tacche oblique impresse a stecca; presa semilunata

datazione

I-II sec. d.C.

conservazione

Ampiamente lacunoso. Annerimento all'interno?

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva una delle cantine del castello di Zivido e che proveniva da uno sbancamento effettuato presumibilmente in un campo sito nei pressi

commento

Rispetto al frammento precedente, quest'olla presenta sulla spalla una piccola presa semilunata per facilitarne il sollevamento

ritrovamento

1992 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura Dr. Pellegris Carlo dell'AION Servizi Didattici e Culturali

 
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oggetto

Frammento

materiale

Argilla di colore arancione

descrizione

Spesso orlo orrizzontalmente espanso ad estremità superiore piana e sezione quadrangolare appartenente ad un'olpe e parte del collo con attacco dell'ansa

datazione

I-II sec. d.C.

conservazione

Ampiamente lacunoso

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva una delle cantine del castello di Zivido e che proveniva da uno sbancamento effettuato presumibilmente in un campo sito nei pressi

commento

Si tratta della parte superiore di un'olpe, recipiente per contenere liquidi usato in ambito domestico e funerario. Difficilmente inquadrabile in una tipologia ben precisa, può essere datatto entro un periodo compreso tra la seconda metà del I sec. d.C. e la prima metà del II sec. d.C.

ritrovamento

1992 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura Dr. Pellegris Carlo dell'AION Servizi Didattici e Culturali

 
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oggetto

Frammento

materiale

Argilla di colore arancione

descrizione

Orlo verticale decorato da un motivo ondulato a ditate impresse

datazione

I-II sec. d.C.

conservazione

Ampiamente lacunoso

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva una delle cantine del castello di Zivido e che proveniva da uno sbancamento effettuato presumibilmente in un campo sito nei pressi

commento

Il frammento appartiene ad un recipiente denominato "incensiere" o £braciere", benchè non sia sicuro il suo effettivo impiego. Si tratta di manufatti costituiti da una coppa a bocca ampia su alto piede, con un caratteristico orlo espanso superiormente modanato e segnato alle estremità superiore ed inferiore da un motivo decorativo impresso. Molti esemplari di questo tipo sono stati rinvenuti all'interno di tombe romane nelle necropoli di Milano, forse legati a qualche rituale funerario, anche se non è comunque da escludere un loro impiego in ambito domestico. La loro produzione sembra da ascrivere al I-II sec. d.C., anche se esemplari analoghi compaiono ancora in contesti di III-IV sec. d.C.

ritrovamento

1992 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura Dr. Pellegris Carlo dell'AION Servizi Didattici e Culturali

 
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oggetto

Frammento

materiale

Argilla di colore arancione

descrizione

Orlo verticale modanato decorato da una serie di tacche

datazione

I-II sec. d.C.

conservazione

Ampiamente lacunoso

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva una delle cantine del castello di Zivido e che proveniva da uno sbancamento effettuato presumibilmente in un campo sito nei pressi

commento

Benchè assai diverso, anche questo frammento appartiene alla tipologia degli "incensieri".

ritrovamento

1992 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura Dr. Pellegris Carlo dell'AION Servizi Didattici e Culturali

 

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oggetto

Moneta quattro-cinquecentesca

materiale

Mistura - diametro cm. 1,4 - peso gr. 0,50 ca.

descrizione

D/ ///S.V [+++++] - Raffigurazione non comprensibile. Ad un lato una S.
R/ Legenda non comprensibile. Entro cordolo perlinato, una croce gigliata

datazione

[...]

conservazione

Ricoperta da incrostazioni

provenienza

Recuperato nella terra che riempiva una delle cantine del castello di Zivido e che proveniva da uno sbancamento effettuato presumibilmente in un campo sito nei pressi

commento

Moneta coniata da una zecca minore di difficilissima identificazione, dato lo stato di corrosione dell'esemplare (1)
(1) Problematico il recupero all'interno del Corpus Nummorum di un esemplare identico (il confronto va eseguito tenendo conto di tutte le caratteristiche della moneta oggetto di studio), soprattutto per il fatto che il noto repertorio non solo reca immagini di monete molto ben conservate, ma non esaurisce le informazioni circa le emissioni delle zecche minori. Ringraziamo il dr. Martini del Gabinetto di Numismatica del Castello Sforzesco di Milano per la preziosa consulenza.

ritrovamento

1992 Associazione Culturale Zivido

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Soprintendenza Archeologica della Lombardia - Milano - novembre 1999

note

Scheda a cura Dr. Alessandro Deiana - da "Zivido. Mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei Giganti" AA.VV. 1994 edito dall'Associazione Culturale Zivido.

 
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oggetto

Stele funeraria

materiale

Serizio

descrizione

Stele con terminazione ad arco semplice (o centinata) del tipo senza decorazione. Lo specchio epigrafico è riquadrato da un listello sottolineato da due scanalature. Poco profondo e comunque incerto il ductus delle lettere. Nel retro si osservano lungo uno stesso lato una riduzione dello spessore della stele a cm 17, un solco a sezione quadrangolare e dei fori, indizio del riuso subito, forse come stipite per porta.

misure

h. supp. cm, la. cm 67, spess. cm 22 (spess. della parte rimaneggiata cm 17); h. specchio epigrafico cm 125, la. cm 52

conservazione

Scritta molto corrosa e pressochè illeggibile

provenienza

Zivido di San Giuliano Milanese, località non identificata, ma comunque di fronte alla residenza castellana, forse in corrispondenza dell'area in cui vennero negli anni Cinquanta costruiti gli edifici mappale 96, 97 e 17

contesto

Area di necropoli

testo

V                     F

(7)

QGEMINIUS

(6)

TERTULLUS SIBI

(5)

ET ALLIAE ++ SERAE (SERVAE?)

(4)

ET [CO]NI[UGI] O++

(6)

ET CO[...] I CII

(4)

[...]   +NNIE

(4)

FIL[GEMI] NIO

(4,5)

C[.]IE [...] LBIAE

(4)

[...]      LISIAE

(4)

[...]      VRSO L

(4)

L[I B ER T]IS OPT

(4)

 

 

IN FR P LII IN AG P LIII

(6)

lettura

V(ivus) F(ecit) / Q(uintus) Geminius / Tertullus sibi / et Alliae [...] Serae (Servae?) / et [co]ni[ugi] o++ / et co[---] i[---]cii / [---] Annie / fil(io) [Gemi]nio / C[.] e [---] lbiae / [---] lisiae / [---] Urso l(iberto) / l(ibert)is opt(imis) / in fr(onte) p(edes) LII in ag(ro) p(edes) LIII

traduzione

Fece da vivo / Quintus Geminus / Tertullus per sè / e per Allia [..] Sera (serva?) / e [per la moglie] / e [---]/ per [---] Annia / per il figlio [Gemi]nius / [---] per [---] / per [---] lisia / e[---] per Ursus liberto / liberti ottimi / lungo la strada piedi 52, verso i campi piedi 53

commento

Questa semplice tipologia di stele era solitamente destinata ad indicare l'ampiezza delle aree sepolcrali e veniva collocata agli angoli del recinto funerario, quasi costantemente posto lungo o presso le principali vie di cominicazione. Nel nostro caso il recinto misurava piedi 52x53, pari a mq. 240 ca. (1). Un semplice confronto con la casistica proposta, ad esempio, dalle epigrafi mediolanensi consente di considerare la misura dell'area sepolcrale della famiglia dei Geminii già fra le dimensioni leggermente superiori alla media. C'è comunque da osservare che mentre per le aree cittadine potevano esistere ragioni (e non solo economiche) o disposizioni giuridiche relative all'estensione del recinto, probabilmente questo problema non si poneva in ambito extraurbano.
La lunga epigrafe, databile con una certa approssimazione alla metà del I sec.d.C. più grazie alle sue peculiarità formali e stilistiche che non per le caratteristiche paleografiche cha pare sfuggano ai canoni della scrittura capitale quadrata (solco a sezione triangolare appena accennata), è distribuita in un totale di 13 linee, impaginate in modo non decisamente organico, indizio di una certa imperizia del lapicida. La tipologia è diffusa nell'arco del I sec.d.C.; per i caratteri paleografici si confronti, ad esempio, la stele di Cominia recuperata in territorio angerese.
E' un peccato che non si conoscano nè le circostanze del ritrovamento nè le caratteristiche del luogo di ritrovamento: si sono irrimediabilmente perse, dunque, informazioni relative all'area di necropoli (vi erano altri recinti?, altre deposizioni?).
(1) La misura del piede romano è considerata pari a cm 29,6. L'area si estendeva quindi per piedi 52 x 53 = m 15,392 x 15,688 = mq. 240 ca..

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, s.n. inventario

collocazione

Zivido, giardino della chiesa di S. Maria.

bibliografia

Breve cenno in Previato 1972, p.11 e ID. 1975: lettura incompleta e non corretta.

note

Scheda a cura Dr.ssa Mariavittoria Antico Gallina, Istituto di Archeologia, Università Cattolica del S. Cuore, Milano - da "Zivido. Mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei Giganti" AA.VV. 1994 edito dall'Associazione Culturale Zivido.

   

oggetto

Coperchio di sarcofago

materiale

Granito

descrizione

Coperchio a doppio spiovente

misure

la. cm 86, lu. cm 200

conservazione

Abbastanza buona

provenienza

Non nota

contesto

Funerario

commento

Il coperchio è, ovviamente, pertinente ad un sarcofago il cui incavo interno poteva essere o rettangolare o "a vasca". Sarcofagi di questa tipologia, più frequentemente con copertura a tetto decorato da quattro acrioteri agli angoli, perdurano a lungo nei secoli e costituiscono il tipo di sepoltura più diffuso dell'età tardo-antica: si pensi all'esempio, tardoimperiale, conservato nel Cimitero urbano di Novara e proveniente dal territorio della pieve di Camodeia con la famosa diatreta Trivulzio per corredo, si pensi agli esemplari recuperati in Milano (1) e nello stesso hinterland. Proprio nell'area sud-orientale del Milanese ricordiamo la presenza di coperchi di sarcofagi di tipologia simile ad Opera (2), a Mezzano (3), a Viboldone (4). Più difficoltoso, invece, accertare l'epoca di inizio delle varianti a tetto spiovente, con o senza acroteri, non ancora sistematicamente indagata. Giuliano affermava che, in generale, l'uso dei sarcofagi inizia a partire dall'età di Traiano (5) e la tipologia con copertura a due spioventi con acroteri sembra già in uso, appunto, nel II sec.d.C., ma fonti letterarie (CIC., Leg., II, XXII, 56, XXV, 63; Tuscul., I, XLV, 108; PLIN., N. H., VII, 54, 187; TAC., Ann., XVI, 6, 2) e più recenti studi hanno consentito di accertare che già dal I sec.d.C. accanto a sepolture ad incinerazione coesistevano altre ad inumazione in bare di pietra, prevalentemente di forma semplice come nel nostro caso, ma sicuramente da considerarsi tombe di prestigio, riservate alle classi colte. Fuori terra o sotto terra, il sarcofago presupponeva comunque non un semplice signacolo, ma un recinto od un monumento fuori terra, cioè una struttura sepolcrale di carattere e di valenza superiori ad altre, proprio per il fatto che la tomba era rappresentativa dello status sociale del defunto e, soprattutto, dello status della sua famiglia (6).

(1) TOMEA GAVAZZOLI 1987, p. 47; vd. anche in Milano capitale dell'impero romano 286-402 d.C., Milano 1990, pp.110-111 e tav. 2a.16.
(2) Presso la chiesa: ricognizione T. Soldati, febbraio 1985
(3) Un coperchio è conservato presso la c.na Carimati, altro presso casa Bonacina
(4) Si tratta di due coperchi conservati nel giardino dell'abbazia
(5) A. GIULIANO, I sarcofagi nell'Italia settentrionale, in Arte e civiltà, p. 500
(6) Vd. Aspetti dell'ideologia funeraria nel mondo romano, Atti della Tavola rotonda, Napoli 1979, in Aion, sez. Archeologia e Storia antica, VI, 1984: ivi i contributi di J. SCHEID e di J. MAURIN

condizione giuridica

Non nota, s. n. inv.

collocazione

Zivido, giardino della chiesa di S. Maria

note

Scheda a cura Dr.ssa Mariavittoria Antico Gallina, Istituto di Archeologia, Università Cattolica del S. Cuore, Milano - da "Zivido. Mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei Giganti" AA.VV. 1994 edito dall'Associazione Culturale Zivido.

 
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oggetto

Ligula (cucchiaio)

materiale

Bronzo

misure

Tot. cm 14,8; cucchiaio: la. max. cm 3,9; lu. cm 6

descrizione

il manico è formato da una figuretta antropomorfa stilizzata (si intravvedono la testina e il busto privo di braccia) le cui gambe si attorcigliano a spirale a formare l'asta desinente del cucchiaio

conservazione

Buona

provenienza

Zivido, area retrostante l'antico oratorio di S. Gioacchino

contesto

Non noto

commento

Oggetto d'uso comune, ma anche elemento di corredo funerario nelle tombe femminili, la ligula o cucchiaio ha visto un uso frequente in età romana e tardo-romana che si è andato diradando nel periodo medievale, sostituito, soprattutto nell'uso quotidiano, da esemplari intagliati nel legno. Singolare, nel nostro esemplare, l'asta che, partendo da una figuretta antropomorfa stilizzata, nasce dall'avvolgimento a spirale degli arti inferiori. Difficile per oggetti così funzionali recuperare confronti datanti. Parrebbe comunque, data la forma a conca, non potersi ascrivere ad età romana, nè ai secoli dal XVI al XVIII, cui sono stati ascritti i tipi presentati da Ward-Perkins e da Amici; più simile la conca ovale del cucchiaio ritrovato in Milano (scavi metropolitana) e genericamente assegnato ad età postromana.

condizione giuridica

Collezione privata

collocazione

Presso privati

note

Scheda a cura Dr.ssa Mariavittoria Antico Gallina, Istituto di Archeologia, Università Cattolica del S. Cuore, Milano - da "Zivido. Mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei Giganti" AA.VV. 1994 edito dall'Associazione Culturale Zivido.

   

oggetto

Cassetta funeraria

materiale

Pietra d'Angera

descrizione

Urna di forma parallelepipeda a sezione rettangolare, ottenuta da un unico blocco lapideo e lavorata a martellina, in modo più accurato all'esterno. Le parti angolari del fronte della cassetta sono decorate da un motivo a bassorilievo a forma di scudo (foglia stilizzata?). Coperchio a lastra marginalmente arcuata in modo da adeguarsi all'incastro della cassetta.

contesto

Area funeraria

misure

Esterno cm 37 x 40,5: h. cm 29,5; coperchio cm 39 x 42,5, h. cm 3,4

conservazione

Buona. Coperchio con lieve sbeccatura. Due fori di differente dimensione su uno dei lati lunghi della cassa, forse indizio di riuso.

provenienza

Zivido di S. Giuliano Milanese, loc. non identificata, ma comunque di fronte alla residenza castellana, forse in corrispondenza dell'area in cui vennero negli anni Cinquanta costruiti gli edifici mappale 96, 97 e 17

commento

La deposizione in quetsione attesta l'adozione del rito a cremazione indiretta, consistente nella raccolta delle ceneri, cremate in luogo prossimo alla fossa di seppellimento, in un'urna che nel nostro caso è in vetro. Il tipo di tomba, a cassetta litica, meno frequente rispetto ad altri tipi di deposizione nell'Italia nordoccidentale (1) e più diffuso nella sua parte orientale (2), pare pertinente a persone di censo più elevato rispetto a quelle, molto più numerose, che utilizzavano, come cinerario, le anfore o le olle in argilla (3). Abbastanza diffuse, dall'età augustea fino al II sec.d.C., anche le deposizioni in cassetta formata da laterizi, già documentata nel periodo La Tène D 2 e da considerarsi tipicamente romane, mentre la variante con cassetta formata da lastre di pietra, di tradizione preromana, è sicuramente meno documentata: in verità tombe a cassetta lapidea celtiche sono state recuperate in varie necropoli, ma la tipologia parrebbe derivare da un orizzonte "ligure" assimilato, evidentemente, dalle popolazioni di etnia celtica (4). Sporadica la presenza di cassette intagliate in uno stesso blocco di pietra in Lombardia, essendo più frequente l'uso dell'assemblaggio di lastre lapidee. Per il Milanese ricordo un esempio databile al sec.d.C.; all'età flavia appartiene un esemplare milanese in serizio con coperchio a due spioventi, assimilabile alla tipologia dei sarcofagi (6) mentre all'età flavio-traiana è ascivibile la cassetta in arenaria con coperchio (mancante), contenete un'olla cineraria in vetro (7). Non conosciamo, purtroppo, l'orientamento della tomba, nè la sua disposizione all'interno dell'area funeraria. Supponiamo che il recinto funerario dovesse contenere altre deposizioni, ma le circostanze del ritrovamento non hanno consentito di valutare, ad esempio, la presenza di altri recinti, o la eventuale distanza fra le tombe, rispondente a disposizioni di diritto funerario, le cui prescizioni regolavano la distribuzione delle tombe, anche secondo il censo.

(1) Vd. anche BARONCELLI 1926, p. 24. Praticamente assente nella necropoli di Angera (per i rari casi vd. la segnalazione in FERRARESI, RONCHI, TASSINARI 1987, nota 194), la cassetta litica pare invece costituire la norma più diffusa nei territori varesino e comsco; ben attestata anche in Lomellina (alle indicazioni di FERRARESI, RONCHI, TASSINARI, ibid., nota 193, si aggiunga HARARI 1985, tipo alfa della classificazione delle incinerazioni studiata da Van Doorselaer 1967 (Angera); FROVA 1958-59, p. 10 (Mercallo dei Sassi). Nella cassetta in embrici potremmo riconoscere la versione "aggiornata" della cassetta litica che vede la sua origine in area ligure: Poppi Kruta 1983, pp.34, 37; ARSLAN, 1984, p. 142; MARINI CALVANI 1990, p. 896 e nota 269.
(2) ALFONSI 1922, pp.3 ss. e SCARFI' 1985, pp. 107 ss. Vd. anche i recenti ritrovamenti di Nave (Nave, t. 22, p. 90: età flavia. Cinerario forma Isings 62, deposto entro cista di calcarenite coperta da tre sesquipedales. La mancanza di coperchio è inconsueta), di Brescia e Cividale Camuno (ROFFIA 1984a, p. 67), di Borno (JORIO 1984, p. 127, ricco il corredo, fine I inizi II sec.d.C.), del Mantovano (ROFFIA 1982, p. 96: urna di marmo di Verona chiusa con coperchio in pietra grigia. Ricco il corredo, databile alla seconda metà del I sec.d.C.).
(3) SOFFREDI 1979, p. 52, a proposito della cassetta litica recuperata a Canegrate e datata al I sec.d.C., condivide la teoria già da altri avanzata secondo cui gli indigeni, più poveri, usavano come cinerari le anfore o le olle, mentre le persone dalla situazione economica più florida, come potevano esserlo i Romani, usavano le cassette litiche, più costose.
(4) DE MARINIS 1988, pp. 251, 257
(5) BINAGHI LEVA 1985, p. 156: coperta da embrici.
(6) BOLLA 1988, R.10, tav XXXII e p. 23
(7) BOLLA 1988, R. 57,1. Il fatto che la presenza dell'olla sia generalmente ricollegabile a deposizione femminile, come è opinione diffusa, è comprovato, ad esempio, dal ritrovamento di un ago da cucire in un'olla cineraria proveniente da Milano, via F. Sforza, cortile di S. Antonino, t. V, seconda metà I sec.d.C.: BOLLa 1988, p. 76
(8) Errata la notizia della copertura della cassetta con tavellone romano riportata da Previato 1988, p.17

condizione giuridica

Prporpietà dello Stato, n. inv. 7581

collocazione

Magazzini Soprintendenza Archeologica della Lombardia

note

Scheda a cura Dr.ssa Mariavittoria Antico Gallina, Istituto di Archeologia, Università Cattolica del S. Cuore, Milano - da "Zivido. Mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei Giganti" AA.VV. 1994 edito dall'Associazione Culturale Zivido.

   

oggetto

Olla cineraria Isings 67

materiale

Vetro soffiato, colore verdeazzurro di medio spessore. Rare bolle d'aria

descrizione

Labbro ribattuto a formare un largo orlo estroflesso, ventre ovoidale con base concava

misure

H. cm 26; diam. bocca cm 18; diam. base cm 10; circonf. max. cm 85

conservazione

Buona

provenienza

Zivido di S. Giuliano Milanese, loc. non identificata, ma comunque di fronte alla residenza castellana, forse in corrispondenza dell'area in cui vennero negli anni Cinquanta costruiti gli edifici mappale 96, 97 e 17

contesto

elemento di corredo

commento

L'olla rappresenta, in generale, una delle produzioni più tipiche delle vetrerie della Cisalpina orientale (1). All'interno della produzione si possono osservare, come ha osservato Calvi, due varianti: l'una, la più diffusa, con orlo a largo bordo e senza anse Calvi gruppo A alfa), l'altra con labbro verticale a doppia ribattitura, con o senza anse (Calvi, gruppo A beta). Alla prima variante, dunque, è ascivibile il nostro esemplare. In Milano sono attestate tre olle simili di cui due usate in funzione di cinerario (2). La loro presenza in Milano è particolarmente importante per lo studio della distribuzione di questo prodotto, scarsamente attestato in ambito norditalico centro-occidentale e generalmente datato, qui, alla seconda metà - fine I sec.d.C., contrariamente alla zona aquilese dove compare in notevole quantità, molti decenni prima. Da sottolineare il fatto che l'area bresciana, che ha restituito vari esemplari assegnabili al primo gruppo individuato da Calvi (3), appartenendo alla X regio augustea, Venetia et Histria, non vada considerata all'interno di un discorso che prenda in considerazione la Lombardia antica (4), ma vada, invece, vista come legata alle vicende della Cisalpina orientale. Il fatto che il tipo di cinerario trovi rari riscontri in ambito lombardo "transpadano" in contesti anteriori alla fine del I sec.d.C. fa ritenere che esso sia stato importato dalla Cisalpina orientale. Pertinenti sono, quindi, i confronti con gli esemplari di olla recuperati a Ghemma (NO) (5), in Lomellina (6), nel Varesotto (7). In ambito milanese, importante diventa, dunque, anche il ritrovamento di Zivido non solo per la presenza dell'olla, ma per il parallelismo che possiamo, ad esempio, cogliere nella deposizione dell'olla entro cassetta litica (8) e per la datazione, metà del I sec.d.C., proponibile anche sulla base degli elementi di corredo. Una delle olle milanesi conservava il coperchio in vetro: è possibile dunque ipotizzare anche per l'olla di Zivido una copertura con piatto in vetro o con un tegolo.

(1) CALVI 1968, pp. 88-89; ROFFIA 1972, nn. 1-2, da Rovigo (età claudio-neroniana), e pp. 88-89
(2) BOLLA 1988, R 7, dispersa, R 23,5 (seconda metà I sec.d.C.) R 57 e tav CXXV, 4 (t. femminile, seconda metà I - inizi II sec.d.C.), da Via Buonnaroti.
(3) Ricordo al proposito l'esemplare, entro cassetta di embrici, illustrato da BETTINI 1988-89, p. 204 e quelo di Nave (Nave, p. 74, I 2, fig. 84, t. 9, di età tardo-tiberiana), del cui ricco corredo facevano parte anche un anello in oro ed uno specchio. Si conferma così l'inizio della sua apparizione secondo la cronologia alta propsta da 1979, p. 155. La necropoli di Nave ha restituito tre tipologie di urne in vetro, cosa assai singolare, poichè finora in territorio bresciano era attestato solo il tipo Isings 67
(4) La Lombardia attuale apparteneva dunque, fino all'Adda all'XI regio augustea, la Transpadana, mentre la Lombardia al di là del fiume apparteneva, come abbiamo detto, alla X regio.
(5) ROGATE UGLIETTI 1980, p. 274, a (prima metà I sec.d.C.)
(6) ROFFIA 1979, p. 111 e nota 10
(7) FROVA 1958-59, p. 10 e fig. 5, p. 15 e nota 5
(8) Per questo tipo di associazione vd. BOLLA 1984, p. 6 e PASSI PITCHER 1987, p. 20 e nota 37

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, n. inv. 7582

collocazione

Magazzini Soprintendenza Archeologica della LOmbardia

note

Scheda a cura Dr.ssa Mariavittoria Antico Gallina, Istituto di Archeologia, Università Cattolica del S. Cuore, Milano - da "Zivido. Mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei Giganti" AA.VV. 1994 edito dall'Associazione Culturale Zivido.

   

oggetto

Balsamario Isings 6

materiale

Vetro soffiato, colore verdeazzurro con iridescenze superficiali

descrizione

Orlo estroflesso con labbo leggermente ingorssato, collo cilindrico con breve strozzatura al di sotto dell'orlo ed alla base. Corpo piriforme, base piana

contesto

corredo di tomba ad incinerazione

misure

H. cm 7,8; diam. bocca cm 1,5; diam. ventre cm 5,4

conservazione

Buona. L'oggetto è integro.

provenienza

Zivido di S. Giuliano Milanese, loc. non identificata, ma comunque di fronte alla residenza castellana, forse in corrispondenza dell'area in cui vennero negli anni Cinquanta costruiti gli edifici mappale 96, 97 e 17

commento

Estremamente diffusi, dagli inizi del I sec.d.C., all'interno del rituale funerario come contenitore di quegli olei ed odores il cui uso è attestato anche dalle fonti letterarie (1), i balsamari, una volta introdotto il contenuto, venivano sigillati a caldo: al momento dell'uso si spezzava il collo. I balsamari in vetro, in sostituzione, a partire età augustea, di quelli in argilla, erano spesso posti anche all'interno dell'urna funeraria, perchè il profumo contenuto permeasse le ossa del defunto, secondo una pratica della quale leggiamo anche in Ovidio (2). E' questo il caso nostro: non è dunque tanto la presenza del balsamario che possiamo pensare di trovarci di fronte ad una tomba feminile, quanto per gli altri elementi di corredo. I balsamari a corpo piriforme come il nostro, forma Isings 6 = Calvi gruppo H alfa 1 (3), appartengono allo stesso orizzonte cronologico di quelli a corpo globulare e cioè al periodo che va dall'età augustea all'età flavia. Verso la fine del secolo si diffondono maggiormente gli esemplari in vetro verdeazzurro. Presumibilmente prodotti dalle stesse fabbriche norditaliche, hanno avuto una grande diffusione, soprattutto nella variante con leggera strozzatura alla base del collo. Per questa tipologia si possono stabilire utili confronti con gli esemplari rinvenuti in contesto di scavo nel Canton Ticino (4), nel Comasco (5), nell'Aquileiese (6), ad Angera (7), nel Mantovano (8), nella Lomellina (9), nel Pavese (10), in Milano (11).

(1) CIC, DE leg., II, 22; Dig., XI, 7, 37. DAREMBERG-SAGLIO 1877, s.v. unguentum
(2) OVID., Fast. III, 561 e Trist., III, 3, 69
(3) ISINGS 1957, pp. 22-23; CALVI 1968, pp. 35, 45-47
(4) SIMONETT 1941, p. 99, 100, 103, 158 (età augusteo-tiberiana); DONATI 1979, p. 85, n. 97 (prima metà I sec.d.C.)
(5) SAPELLI 1980, p. 126 n. 1
(6) CALVI 1968, pp. 28 ss., gr. H, tav. A 16
(7) FACCHINI 1985, II, pp.543-545 (alcuni sono di età tiberiana)
(8) ROFFIA 1979, p. 119, n. 33
(9) FORTUNATI ZUCCALA', p. 35, fig. 22, 6-7; p. 37, fig. 24, 5; p. 44, fig. 29, 6, fig. 30, 4; p. 48, fig. 33, 7 (primi decenni I sec.d.C.)
(10) MACCABRUNI 1983, p. 121, nn. 95 e ss.
(11) BOLLA 1988, tav. CXXIV, 1, t. 25/1, pp. 100-103: tomba costituita da un'anfora e recuperata in via della Commenda 37 (primi decenni I sec.d.C.)

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, n. inv. 7583

collocazione

Magazzini Soprintendenza Archeologica della Lombardia

note

Scheda a cura Dr.ssa Mariavittoria Antico Gallina, Istituto di Archeologia, Università Cattolica del S. Cuore, Milano - da "Zivido. Mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei Giganti" AA.VV. 1994 edito dall'Associazione Culturale Zivido.

   

oggetto

Anello digitale forma Henkel 149

materiale

Oro. La pietra incastonata è un nicolo

descrizione

Anello digitale con verga a sezione semicircolare che si allarga al centro a formare il castone. Nel castone, ovale, nicolo a superficie piana recante incisa, da destra a sinistra, la scritta Graphis. Al di sopra di essa sta una foglia di palma stilizzata desinente in freccia verso dx. ed in caduceo a sin.; al di sotto, altra foglia di palma

misure

Diam. interno cm 1,5; diam. esterno cm 1,8; castone cm 0,65 x 0,8

conservazione

Buona

provenienza

Zivido di S. Giuliano Milanese, loc. non identificata, ma comunque di fronte alla residenza castellana, forse in corrispondenza dell'area in cui vennero negli anni Cinquanta costruiti gli edifici mappale 96, 97 e 17

contesto

Elemento di corredo

commento

Raro, in Italia settentrionale, il ritrovamento di tombe romane con oro. La necropoli di Angera, ad esempio, importante sia per la quantità degli oggetti rinvenuti sia per la qualità delle informazioni desumibili, ha restituito alcuni anelli in ferro con gemma ed alcune armille in bronzo, ma non ori; la stessa osservazione si può avanzare per altri ambiti territoriali. Un anello aureo proviene dal Varesotto (1) ed è quello che si avvicina maggiormente al nostro esemplare: faceva parte del corredo di una ricca tomba femminile datata alla prima metà del I sec.d.C. Simile anche l'anello in oro con castone ovale e corniola recuperato nel Novarese e datato alla fine I sec.a.C., inizi I sec.d.C. (2). Rari esemplari vengono dalla Lomellina (3), dal Comasco e dal Bresciano (4), dal Cremonese e dal Milanese (5). Avulsi dal contesto di scavo, invece, gli esemplari lodigiani (6). Abbastanza puntuale, per la forma dell'anello di Zivido, il confronto con l'esemplare ritrovato a Cavriana e datato alla metà del I sec.d.C. (7) e con un esemplare ticinese, anch'esso datato alla prima metà del secolo (8), periodo a cui è sostanzialmente ascrivibile anche il nostro esemplare (età augustea). Più sottile, invece, l'anello lunense presentato da Sena Chiesa (9) e databile alla fine del I sec.a.C. Il nostro esemplare ha, come quasi tutti quelli conservati nei Musei, la scitta incisa e distribuita da destra a sinistra, ciò che ne sottolinea l'uso non solo come ornamento od amuleto, ma anche come sigillo, nel momento in cui fosse stato necessario garantire l'autenticità di una lettera o di un contratto. Più difficile l'interpretazione della scritta stessa, sapientemente incisa, con nitide ed lettere apicate: Graphis parrebbe un nominativo alla greca ed il termine significherebbe matita da disegni, schizzo, l'arte del disegnare; nel nostro caso è probabile si tratti, però, del cognome grecanico dell'incisore. I motivi incisi al di sopra ed al di sotto della scritta, non hanno nulla a che vedere con quei segni che consentono di classificare le gemme nella categoria di quelle magiche (10). Rami di palma, al di sopra o al di sotto oppure fra due linee iscritte, compaionoi, ad esempio, in vari anelli aquileiesi (11); una impostazione molto simile a quella del nostro esemplare è riportata in Zazoff: in una antica gemma sono visibili, al di sopra della scritta centrale, un ramo di palma, al di sotto, un caduceo (12). Poco si sa dei centri di produzione e di lavorazione delle pietre dure che impreziosivano gli anelli: i più noti centri di produzione erano sicuramente Roma e, per la Cisalpina, la sola Aquileia (13)

(1) Anello con agata da Mercallo: FROVA 1960, p. 12 ss., f. 5; cfr. anche MARSHALL 1907, tav. XIII, n. 450
(2) Cfr. HENKEL, p. 22, tav. VIII, 137. Pubblicato in Tomea Gavazzoli 1987, p. 147
(3) FORTUNATI ZUCCALA' 1979, p. 30 (età giulio-claudia) e VANNACCI LUNAZZI 1978, f. 11, 27
(4) FACCHINI 1981, p. 30
(5) PONTIROLI 1974, t. CI 295, p. 202
(6) SCIOLLA 1977, p. 41, nn. 147/157
(7) FORTUNATI ZUCCALA' 1986, t. 1, n. 11, figg. 2-3, forma HENKEL 82a, tav. IV. Per confronti vd. anche MARSHALL 1907, p. XLVI, forma E XIV, n. 421
(8) FACCHINI 1981, n. 3, rientrante nelle tipologie della prima età imperiale. Fondamentale, per le tipologie ben datate, il raffronto con il gruppo di ori delle città vesuviane: vd. BREGLIA 1941 e SIVIER 1954
(9) SENA CHIESA 1978, tav. IV. 23, 1978
(10) Vd. ad esempio SENA CHIESA 1978, pp. 129 ss.
(11) SENA CHIESA 1966, nn. 1525, 1532, 1534, 1535
(12) ZAZOFF 1983, tav. 31, 2
(13) SENA CHIESA 1966, p. 75; FACCHINI 1981, p. 28

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, n. inv. 7584

collocazione

Magazzini Soprintendenza Archeologica della Lombardia

note

Scheda a cura Dr.ssa Mariavittoria Antico Gallina, Istituto di Archeologia, Università Cattolica del S. Cuore, Milano - da "Zivido. Mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei Giganti" AA.VV. 1994 edito dall'Associazione Culturale Zivido.

   

oggetto

Specchio circolare

materiale

Probabile lega di stagno, rame e piombo. Fusione piena e probabile tornitura

descrizione

Disco circolare, presumibilmente decorato a cerchi concentrici incisi presso il bordo della faccia non riflettente (1). Manico a "cruna d'ago", formato cioè da due asticciole incurvate e riunite superiormente ed inferiormante; la porzione terminale inferiore presenta una breve apicatura conformata a doppia goccia, mentre verso l'alto forma una serie di modanature prima di allargarsi in un corpo stretto e lunato e di saldarsi al disco.

misure

L. cons. cm 17,5; diam. cm 9

conservazione

[...]

provenienza

Zivido di S. Giuliano Milanese, loc. non identificata, ma comunque di fronte alla residenza castellana, forse in corrispondenza dell'area in cui vennero negli anni Cinquanta costruiti gli edifici mappale 96, 97 e 17

contesto

elemento di corredo

commento

Il manico si inseriva nel disco mediante un dentello od era semplicemente saldato ad esso. Oggetto di significato sacro e liturgico, oltre che pratico, lo specchio appare in età romana caratteristico della toeletta femminile e delle sepolture femminili. Uno dei centri di produzione più famosi per questo tipo di oggetti, che potevano essere in bronzo, argento o vetro, ma anche in rame e stagno e di forma sia quadrata che circolare, era Brindisi (2). Diffusi nelle necropoli romane dell'età imperiale, gli specchi permangono con forma pressochè invariata per lungo tempo. Sufficientemente puntuali, soprattutto per il tipo di impugnatura, meno diffuso rispetto a quello ad asticciola sagomata, i confronti con l'esemplare milanese illustrato da Bolla (3), con un esemplare proveniente dalla necropoli di Pestagalla di Abbiategrasso (4) e con l'esemplare proveniente dalla tomba di Mottegiana, databile alla fine del I sec.- inizi II sec.d.C. (5), anche se nessuno dei tre ha però le modanature verso il disco. Utili i confronti con tipi analoghi, aventi il disco decorato a forellini, cerchielli, dentellature, in PLESNICAR-GEC 1972, t. 341, p. 202, n. 5, tav. XC, 10; p. 252, t. 732, n. 5; VANNACCI-LUNAZZI 1977, p. 33, tav. LVII, 6; ROGATE UGLIETTI 1980, p. 46, fig. 69 C; Museo di Chieri. Contributo alla conoscenza del territorio di età romana, Torino 1987, tav. XXXVII, 51.In ambito veneto pare attestata l'impugnatura a doppia cruna d'ago, detta anche a doppia ellisse vuota nel mezzo, tipologia da vedersi come derivata dalle impugnature paleovenete (6). Sulla scia dell'osservazione di Galliazzoi, vien fatto di osservare che il manico a doppio traforo è riscontrabile, comunque, anche in ambito lombardo: si pensi al noto pugnaletto della tarda età del bronzo denominato "tipo Voghera": VANNACCI LUNAZZI, 1979, fig. 20,2, così, forse, come la tipologia a cruna d'ago può riallacciarsi a consimili soluzioni risalenti alla tarda età del bronzo (7)

(1) Pare di intravvedere tale decorazione nella fotografia riprodotta a p. di queto libro
(2) PLIN., N.H., XXXIII, 130; XXXIV, 160
(3) BOLLA 1988, tav. LXVI, t. 7, via della Commenda, R 25, 29, costituita da anfora segata con consistente corredo (età giulio-claudia)
(4) VAY 1980, p. 288, n. 332, n. inv. St. 31680, tav. CL
(5) ROFFIA 1984 b, p. 64
(6) GALLIAZZO 1979 p. 167
(7) Vd. ad esempio il pugnaletto in bronzo da Carbonara Ticino, illustrato da VANNACCI LUNAZZI, 1979, fig. 21,2

condizione giuridaca

Proprietà dello Stato, n. inv. 7595

collocazione

Magazzini Soprintendenza Archeologica della Lombardia. L'esemplare risulta, pur presente nei Magazzni, fuori posto, motivo per il quale non è stata possibile l'analisi diretta dell'oggetto

note

Scheda a cura Dr.ssa Mariavittoria Antico Gallina, Istituto di Archeologia, Università Cattolica del S. Cuore, Milano - da "Zivido. Mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei Giganti" AA.VV. 1994 edito dall'Associazione Culturale Zivido.

   

oggetto

pinzetta da toeletta (volsella depilatoria)

materiale

presumibilmente bronzo

descrizione

Laminetta bronzea ripiegata a - v - abbastanza stretta, sagomata in modo da mantenere aperte le branche, che non si incurvano all'estremità e che pare terminino con un taglio trasversale rettilineo

misure

non controllabili

conservazione

non controllabile

provenienza

Zivido di S. Giuliano Milanese, loc. non identificata, ma comunque di fronte alla residenza castellana, forse in corrispondenza dell'area in cui vennero negli anni Cinquanta costruiti gli edifici mappale 96, 97 e 17

contesto

elemento di corredo

commento

D'uso vastissimo, le pinzette venivano impiegate nella pratica chirurgica e nella quotidianità, sia come oggetto tipico della cosmetica, sia come strumento per sistemare, ad esempio, lo stoppino delle lucerne o delle candele. Per la difusione di qusti strumenti rimando alla bibliografia segnalata da Galliazzo.

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, n. inv. 7586

collocazione

Magazzini Soprintendenza Archeologica della Lombardia. L'esemplare risulta, pur presente nei Magazzni, fuori posto, motivo per il quale non è stata possibile l'analisi diretta dell'oggetto

note

Scheda a cura Dr.ssa Mariavittoria Antico Gallina, Istituto di Archeologia, Università Cattolica del S. Cuore, Milano - da "Zivido. Mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei Giganti" AA.VV. 1994 edito dall'Associazione Culturale Zivido.

   

oggetto

Disco forato

materiale

Osso

descrizione

Osso lavorato a forma di disco, forato al centro

misure

non controllabili

conservazione

[...]

provenienza

Zivido di S. Giuliano Milanese, loc. non identificata, ma comunque di fronte alla residenza castellana, forse in corrispondenza dell'area in cui vennero negli anni Cinquanta costruiti gli edifici mappale 96, 97 e 17

contesto

corredo funerario

commento

Non è raro trovare, fra gli elementi di corredo, elementi in osso forati al centro, da interpretarsi, forse, come fiches per il gioco. A Nave, ad esempio, esso figura in un contesto tardo-repubblicano, ma lo si trova anche in tombe tiberiano-claudie.

condizione giuridica

Proprietà dello Stato, n. inv. 7587

collocazione

Magazzini Soprintendenza Archeologica della Lombardia. L'esemplare risulta, pur presente nei Magazzni, fuori posto, motivo per il quale non è stata possibile l'analisi diretta dell'oggetto

note

Scheda a cura Dr.ssa Mariavittoria Antico Gallina, Istituto di Archeologia, Università Cattolica del S. Cuore, Milano - da "Zivido. Mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei Giganti" AA.VV. 1994 edito dall'Associazione Culturale Zivido.

 

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