Georg Thurer, Guido Calgari

Marignano, fatale svolta della
politica svizzera


Alcuni fatti e alcune
riflessioni per i
giovani Confederati,
nel 450° della
battaglia 1515-1965

1965
Comitato per la celebrazione
del 450° di Marignano
Talacker 16, 8022 Zurich
Composizione, stampa e
rilegatura: Huber & Co. AG,
Frauenfeld.
Zincotipi: Schwitter AG. Zurich
Stampato in Svizzera.


Il professore Guido Calgari
nel 1968

Sabato 11 e domenica 12 settembre 1999

IL PERSONAGGIO

 

Guido Calgari, un ticinese da non dimenticare
Trent'anni fa moriva lo scrittore, critico e saggista - Fu direttore della Magistrale e professore a Zurigo - Per quarant'anni, tra il 1930 e il 1969, era stato uno dei protagonisti della vita culturale del nostro paese
Servizio di SERGIO CARATTI

 
 

Nel 1990 la figlia Fiorenza Calgari Intra curò per la pubblicazione una raccolta significativa di testi del padre, e Armando Dadò la fece apparire tra le sue edizioni. Nel risvolto di copertina si legge: "Quando scomparve, sulla figura e sull'opera di Calgari calò il silenzio. Cancellata ogni traccia dalle antologie; marginalizzata, o, per meglio dire, relegata dentro un'oleografia riduttivamente "nostrana" la sua opera letteraria e storica". Perché questa cortina di silenzio?
La rimozione della figura di Guido Calgari appare tanto più sorprendente quanto più si considera l'importanza che ebbe per circa quarant'anni e la vastità della sua produzione scientifica e letteraria: una ventina di pubblicazioni importanti, che spaziano dalle raccolte di poesie e di racconti al saggio di critica letteraria, da biografie storiche alla nota Storia delle quattro letterature della Svizzera; collaborazioni con la Radio della Svizzera italiana sin dai suoi primi sviluppi; per ben quattro volte insignito del premio Schiller (nel 1930, nel '34, '46 e '58) e, nel 1966, del Premio Madonnina a Milano, segno, dunque, di un'attività apprezzata non solo dentro i limiti angusti del nostro Cantone; e ancora, fondatore e direttore della rivista "Svizzera italiana"; direttore per dodici anni della Scuola Magistrale di Locarno e successivamente titolare della cattedra di Letteratura italiana al Politecnico federale di Zurigo, la prestigiosa cattedra che fu di Francesco De Sanctis e alla quale Calgari ebbe come predecessore Giuseppe Zoppi. Si aggiunga ancora che Calgari affiancò alla prevalente attività scientifico-letteraria e di docente anche un assiduo impegno civile, partecipando a numerose commissioni federali, al Dono svizzero all'estero (di cui fu vicepresidente) e alla nuova Società Elvetica (che presiedette durante la seconda guerra mondiale); e fu infine promotore di Pro Helvetia, al cui consiglio di fondazione appartenne per moltissimi anni.
Ce n'è abbastanza, insomma, per notare la singolarità del suo rapido eclissarsi dopo la morte, ma anche per capire che Calgari era stato, in qualche modo, una figura egemone nella cultura ticinese del suo tempo. E come tale rappresentava anche un mondo, un'epoca che il Ticino degli anni Settanta, immerso in una profonda trasformazione sociale ed economica, andava rapidamente respingendo. Questo, in parte, può spiegare il silenzio che cadde su di lui e sulla sua opera dopo la sua scomparsa.
Ma c'è anche da dire che Guido Calgari aveva un carattere non facile. Chi l'ha conosciuto ricorda, di lui, il temperamento sanguigno, irruente, esuberante di vita: uomo passionale, dunque, capace di grande generosità come anche di fiere ostilità. Uno di quegli uomini che si fanno amare od odiare, ma mai la via di mezzo della semplice indifferenza.
Io lo conobbi da studente della Magistrale, quando lui era direttore e insegnante, un insegnante che emergeva nettamente per cultura, abilità oratoria e fascino personale. Ne ho dunque un ricordo vivo, sia come direttore sia come uomo. Erano gli anni della guerra e del dopoguerra, e Calgari si impegnava a fondo - e impegnava la scuola Magistrale - per infondere in ogni studente l'impegno civile e il senso della patria. Contemporaneamente, potenziava la formazione culturale degli allievi maestri, badando a svecchiare il curricolo tradizionale e a far posto anche all'attualità: voleva maestri partecipi del loro tempo e consapevoli dei loro doveri di cittadini. Quando interveniva personalmente - anche al di fuori delle lezioni, durante le ore di studio - lo faceva parlandoci di questioni di attualità e coinvolgendoci in esse con quella passione che sapeva infondere nelle cose che faceva.
Per noi studenti della Magistrale fu anche un esempio di dedizione al lavoro. La luce del suo studio restava accesa fino a tarda notte, perché alle ore notturne dedicava il suo lavoro di scrittore e a volte scriveva fino all'alba. Si alzava comunque prestissimo e ogni tanto precedeva i sorveglianti e veniva a svegliarci, prima delle sei e trenta, nei nostri dormitori. Aveva una battuta per ognuno. Ricordo che una volta, scuotendomi per farmi uscire dal sonno, mi disse: "Svegliati! A quest'ora, a Morcote, al Bar Nino, stanno già strozzando il secondo grappino".
Conosceva il Ticino - quello umile dei pescatori, dei contadini, dei villaggi e delle bettole - non meno della sua storia e delle opere letterarie. Lo conosceva e lo amava in quel suo modo a volte rozzo, a volte brusco, che era lo stesso che riservava a noi studenti. Noi lo avevamo capito. Sapevamo riconoscere i momenti in cui, come si diceva, "batteva la luna" e sapevamo che allora era meglio stargli lontano. Ma sapevamo anche di poter contare su di lui e sulla sua burbera generosità in caso di bisogno.
Negli scritti sul Ticino, Calgari metteva lo stesso amore scontroso che prodigava nell'insegnamento. Forse anche per questo non è sempre comodo rileggerlo - e però può essere salutare. Ci sono pagine del Calgari che sembrano - come mi è capitato di scrivere una volta - bacchettate sulle dita: pagine che denunciano difetti e manchevolezze e mettono a nudo certe meschinità e bassezze di un Ticino non del tutto scomparso. Ma ci sono anche pagine che esaltano la generosità e l'operosità e le altre virtù dei ticinesi. E questo - tutto questo, la critica dura e il rimprovero come l'elogio compiaciuto -, questo è amore: l'amore dell'educatore vero, come lo conoscemmo noi studenti di allora e quale il Calgari voleva essere anche per il suo Cantone. Non foss'altro che per questo, Guido Calgari meriterebbe di essere ricordato e riletto per molti anni ancora.

 

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