Dall'Archivio Storico Fotografico dell'Associazione Culturale Zivido.

Ingresso carraio che porta al grande cortile interno: immagini in successione degli affreschi della volta

         
 

Ingresso carraio del Castello o Villa Brivio Sforza

     
 

(…) Tra i dipinti che decorano le strutture architettoniche nel castello di Zivido, l'estensione maggiore spetta certo agli affreschi nel grande androne, dove si estendono a tutta la volta. Se l'articolazione di quest'ultima appare evidenziata da una cornicetta dipinta, ogni valore strutturale dell'architettura, come anche ogni irregolarità conseguente alla particolare disposizione planimetrica, sembra annullata dalla ricchissima decorazione affrescata, che ne riveste, con grande vivacità, qualsiasi superficie libera.
Il tema predominante è costituito dalle grottesche. Ossia da quelle pitture ornamentali risultanti dall'armoniosa e simmetrica disposizione di minuti motivi a forme vegetali, fregi, figure umane e animali strani, di gusto compendiario, le quali ebbero, in generale, straordinaria diffusione sin dal Rinascimento, quando riapparvero in luce, dal sottosuolo archeologico, le decorazioni della famosa "Domus Aurea": le grottesche devono il loro nome al fatto che le antiche sale, quali rovine sotterranee o sprofondate, furono allora chiamate grotte, per cui il termine "grottesca" designò pittura di grotta.
Sulle due volte in cui è suddivisa l'unica copertura a botte dell'androne nel castello di Zivido, la decorazione, qui affrescata con fare rapido e compendiario, si svolge lungo i ristretti pannelli centrali: l'andamento lineare che ne risulta, in posizione simmetrica rispetto a un asse verticale - che corrisponde alla direttrice planimetrica dell'intero androne - ne rende più compatti i motivi ornamentali, altrimenti un po' dispersivi. Entro cartocci, paesaggi sono affrescati nel mezzo di ogni pannello dipinto: molto più grande quello verso la corte maggiore, quasi invisibile l'altro, in direzione del borgo, ed entrambi compresi fra scenette simmetriche di adorazione a divinità pagane.
Nel contempo, la sottile e fantasiosa decorazione a grottesche prosegue, sia nell'arco mediano di snodo - a sua volta centrato da bella testa velata - sia anche nelle crociere lungo i rinfianchi laterali: solo nella porzione verso la corte maggiore, il motivo ornamentale delle grottesche cambia, apparendo simile a quello nelle volte centrali solo sui pennacchi triangolari di sostegno, come anche sulle lesene di appoggio all'arco centrale di snodo. Questo secondo tipo di grottesche non appare più fantasticamente e liberamente ideato come il precedente, bensì è disposto su regolari e sottili linee decorative, geometricamente eseguite, quasi a stampa. Nella grazia elegante di queste ultime grottesche, a malapena si intravedono, infatti, le poche annotazioni figurative libere, quali profili di mostri, o strisce di stoffe chiare: dettagli che svelano l'unicità di mano nell'intera serie.
Comune, in tutta la volta dell'androne, è il fondo chiaro tendente al bianco, su cui risalta la vivacità cromatica delle decorazioni, nonché il giallo, a profili graduati, delle finte cornici.
Se il fantastico telaio lineare è delimitato, agli estremi delle due volte di copertura, da ampi riquadri con grandi ghirlande di frutta, l'arcone di tangenza alla parete d'ingresso verso il borgo appare affrescato con il tema, deperitissimo e a mala pena leggibile, dei venti: su sfondo nuvoloso, tale allegorie, in parte nascoste e difficilmente visibili, sono illustrate agli angoli, secondo stilemi convenzionali, come giovani volti dalle gote gonfie, in atto di soffiare.
Lateralmente a tutta la copertura, le lunette di appoggio sono affrescate ad ampi ventagli aperti, i quali insistono sul sottostante telaio architettonico affrescato: solo parzialmente rimasta, l'architettura dipinta scandisce, infatti, le pareti laterali dell'androne, a finte paraste lisce doriche, comprendenti porte riquadrate, nonché reggenti alta architrave, con fregio e cornice fantasticamente separati da mensole massicce. (…)

(di G.B.Sannazzaro da "Zivido, mille anni di storia. Dall'alto medioevo alla battaglia dei giganti", pp.167-169, Associazione Culturale Zivido, 1994)


 

Ingresso carraio che porta al grande cortile interno: particolari di alcune delle lunette laterali

                           
 
 


disegno tratto da
"Villa Brivio, Zivido di San Giuliano Milanese"
progetto di conservazione e riuso - Politecnico di Milano - AA 1990/91
corso di restauro architettonico
Prof. A. Bruno - coll.re Arch. G Pertot
Studenti: Barbara Imperadori, Massimo Penati, Cristina Varesi
(Archivio Storico dell'Associazione Culturale Zivido)

   





















 

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