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"Guarda, figliolo, come l’uomo cancella la sua memoria!" disse il padre al ragazzetto che, steso fra l’erba del ciglio, osservava curioso. "Là in fondo, fra gli alberi, spunta una chiesetta, è la tomba di uomini antichi che morirono con coraggio e valore per obbedire al desiderio di re e condottieri, bramosi di possedere un Ducato italiano, quello più ricco e famoso, quello di Milano".

   "Ma babbo, chi erano costoro?" gli occhi spalancati sulla favola novella "Erano forti che di là dalle Alpi giunsero un giorno in questa nostra terra bella per conquistarla, ma furono da questa conquistati. Toccarono con mano i nostri prati, le nostre vigne, i nostri tesori che uomini illustri nel tempo avevano creato. Si specchiarono nelle acque limpide dei fossati e morirono, tantissimi, tra i fiori autunnali chi guardando nell’ultimo istante il sole calante chi la notte stellata".

"Ora dormono!" esclamò il fanciulletto rapito. "Si, proprio dove il verde è più intenso e gli alberi più belli. Dormono e un gigante di pietra li protegge come insieme protegge l’amico morente". "Oh, un gigante fra noi!!!" e un fremito lo pervase e disse impaziente: "continua, papà". Lo sguardo lontano nel tempo, la voce tremante, e l’uomo proseguì. "Non uno, ma tanti giganti; le piume al vento, gli urli sonanti, le trombe, i cavalli, fra tamburi rullanti e spari assordanti. Tutto tace ormai da secoli, il silenzio della pietà".

No, non sembra convinto il fanciulletto mentre strappa uno stelo d’erba osservandolo attento: "Cos’è allora questo rumore che si sente vicino,… papà?". "E’ il progresso che avanza" disse lui, sconsolato "vedi quei mostri attorno? fra poco saranno anche qui, in questo campo glorioso e lo seppelliranno per sempre!".

Più nessuno dei due parlò; la favola triste finiva e negli occhi rimaneva solo un ricordo dal verde intenso. Era il 14 agosto dell’anno duemila, l’ultimo del millennio, l’ultimo del campo della battaglia dei giganti. Si sentì improvviso urlare: piana!, giardino!, arcobaleno!. Una ruspa avanzò minacciosa soffocando un lamento nel vento: erano gli uomini antichi il cui sonno veniva profanato.

pierino



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