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Il capostipite della famiglia Inganni, di origine bresciana, fu Giovanni il quale ebbe due figli: Angelo e Francesco

Angelo Inganni, a causa di un lungo periodo di vita militare a Milano, ritardò la sua vocazione artistica, finchè - scrive De Grada - "incominciò a consolidarsi quando riuscì ad entrare a Brera; qui ottenne subito delle splendide affermazioni". A Brera fu il prediletto del Migliara, mentre studiava alla scuola del Palagi. Si dice che fu anche incaricato di eseguire il ritratto di Radetzky.
Famose rimangono le sue vedute della città di Milano. Negli ultimi anni della carriera artistica, si era dedicato alla pittura a fresco: le chiese di San Marco e di San Pietro a Milano, ne posseggono delle prove.

Francesco Inganni, dopo la morte della prima moglie, si trasferì a Milano, dove già risiedeva il fratello Angelo. Qui conobbe Luigia Regli, figlia di un pittore, che i fratelli Inganni frequentavano per affinità professionali, poichè anche il padre del futuro don Raffaele era pittore con particolare predilezione per gli animali ed i cortili rustici: lo chiamavano "l'Inganni bestiale" (Nicodemi).

Raffaele Angelo Inganni, primo di quattro fratelli, nacque a Milano il 27 aprile 1841 da Francesco Inganni e Luigia Regli. Fu battezzato il giorno 28 nelle Basilica di S.Maria della Passione e suo padrino fu il fratello del padre, Angelo Inganni famoso pittore al quale il comune di Milano dedicò una via della città.
Raggiunta la giusta età, il giovane Raffaele fu indirizzato alla vita ecclesiastica. Il 14 marzo 1862 fu "ad primam clerical tonsuram"; il 19 dicembre "ad primos duos ordines minores" e "ad postremos duos ordines minores".
Con supplica del 9 dicembre 1864 Raffaele Inganni chiese al Vescovo Vicario Capitolare Carlo dei conti Caccia Dominioni, Vescovo di Famagosta ed in sede vacante Vicario Generale Capitolare, di essere ammesso agli esami del Suddiaconato (questa ammissione gli fu concessa unitamente ad un legato, ossia una rendita, lascito di Antonio Corbella in ecclesia Nosocomio Ospedale Maggiore di Milano, per la celebrazione di 309 messe feriali. Il legato era d'obbligo al fine di avere una rendita per il proprio sostentamento. Essendo Suddiacono non poteva ancora cantar messa, pertanto pagò sicuramente un altro sacerdote in vece sua).
Il 28 febbraio 1865 fu ammesso agli esami di Diaconato ed il 30 maggio agli esami di Presbiterato, infine ordinato sacerdote il 10 giugno 1865. Il primo incarico lo vede catechista e vice rettore dell'Istituto Spagliardi di Parabiago. Dal 1869 fu coadiutore a Casbeno di Varese, ove gli morì il padre Francesco il 22 febbraio 1872. Arrivò successivamente a Melegnano nel 1875 con incarico di sagrista confessore. Qui fece trasferire la madre domiciliandola nei pressi della prepositurale di S.Giovanni, in via del Ponte (l'attuale via Dezza). Dal registro di morte del comune di Melegnano, con dichiarazione di due testimoni, risulta che la madre Luigia Regli morì il 31 gennaio 1878.
Fu nominato cappellano di Zivido ai primi di giugno del 1879 rimanendovi sino all'aprile 1893, allorchè venne assegnato alla parrocchia di Triginto, quindi dal settembre del 1895 divenne cappellano a San Celso (oggi santa Maria dei Miracoli presso S.Celso, Milano, in corso Italia). Passò successivamente alla Domus Emeritorum dei SS.Ambrogio e Carlo (si trovava sul fianco destro guardando la Basilica), dove morì quiescente il 16 settembre 1914.
Le ricerche non terminarono qui. Mi rivolsi all'ufficio anagrafe del comune di Milano per sapere se i familiari di don Raffaele, fratelli e sorella, avevano lasciato tracce nelle vicende anagrafiche comunali, ma l'esito fu negativo. L'ufficio di stato civile mi rilasciò un certificato di morte dal quale appresi che la salma di Don Raffaele Inganni fu sepolta a Musocco - Cimitero Maggiore, e le sue ossa, non reclamate da parenti, furono successivamente collocate nell'ossario comune.
Le ultime indagini da me effettuate si riferiscono ai padri Oblati di S.Celso, presso i quali sicuramente fu celebrato il funerale di don Raffaele e, non essendoci teoricamente parenti, ipotizzo che i documenti che permisero al cappellano di casa Brivio la pubblicazione dell'importante libro "Origini e vicende della Cappella espiatoria francese a Zivido", se conservati dallo stesso, possano trovarsi fra i documenti d'archivio della Domus Emeritorum, passato poi agli Oblati, consultabile secondo le mie informazioni, nella sede dei padri di via Settala, chiesa di S.Gregorio.
Don Raffaele Inganni fu un uomo di ingegno assai pronto e vivace, felice nelle iniziative ed abile nel portarle a compimento. Le opere di Zivido, legate al suo nome, stanno a dimostrare un elevato livello culturale che non tradiva l'innato senso storico ed artistico proprio della famiglia da cui proveniva. "Il Melegnanese" ospitò fra le sue pagine, nel novembre del 1992, un'articolo firmato dal dott. Gerosa Brichetto e da chi scrive, con lo scopo di onorare la memoria di un illustre sacerdote. (di Giancarlo Cattaneo)

 

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