palazzo nobiliare dei Bonacina - Oratorio di San Gioacchino

 
 


1975 - l'Oratorio visto dal lato sud prima della sua demolizione


1977 - l'ingresso dell'Oratorio in via Corridoni poco prima della demolizione


1977 - lato est, l'abside ed il campaniletto poco prima della demolizione


luglio 1977 - tutto � compiuto, l'Oratorio di San Gioacchino � scomparso per sempre

Oratorio di San Gioacchino In seguito ad una causa intentata contro i Brivio per l'utilizzo della cappella gentilizia che questi avevano a Zivido i Bonacina, estromessi definitivamente e punti nel loro orgoglio, non vollero mai sottomettersi a marchesi Brivio Sforza chiedendo il permesso di poter assistere alla S.Messa nel loro Oratorio ed allestirono pertanto una cappella domestica all'interno della loro casa.
La provvisoria soluzione non poteva soddisfare la loro ambizione, perciò fecero costruire un'elegante chiesetta a fianco del loro palazzo, che potesse servire, oltre che ai membri della famiglia, anche ai loro contadini. La nuova chiesa, dedicata a San Gioacchino, fu terminata nel 1711, come testimonia la lapide infissa sopra il portale d'ingresso:

Oratorium Sancto Ioachino
Sacrum Impensis
Margaritae De Puteo Bonacinae
Matris In Patrio Solo
Sacerd. Fran. Antony
Bonacinae Fily
Extructum Et Dotatum

Anno MDCCXI Nell'atto di consegna degli arredi sacri al cappellano di Zivido, don Giovanni Andrea Nobile, è contenuta la descrizione degli oggetti di cui la chiesa veniva dotata:... sei quadri grandi dorati, altri sette con dipinti d'angeli, un confessionale, panche per sedersi, un Ancona grande con cornice dorata e dipinta l'immagine della Beata Vergine con San Gioacchino. Una croce con piedestallo in ottone, sei candelabri da un braccio ciascuno. Quattro vasi di fiori dorati, due tavolette indorate, uno del Vangelo l'altro del Calvario. Sopra l'altare Pallio con l'effige di S.Gioacchino, un campanello d'ottone, alto sopra l'uscio della sacrestia. Nella sacrestia due quadri, il genuflettoio, armadio grande con i suoi paramenti e quanto può occorrere...
Morendo, nel 1733, Margherita Dal Pozzo, vedova di Giulio Bonacina, dispose un legato di lire 200 annue per la manutenzione dell'Oratorio e di lire 4000 annue, da pagare al cappellano Don Ignazio Della Grancia, perchè celebrasse quotidianamente una messa in suo suffragio.
L'Oratorio, come tutti i beni dei Bonacina, fu donato al monastero di Santa Maria al Cerchio, di Milano, e da questo passò alla famiglia Mangiagalli che ne acquistò i beni all'asta pubblica.
Ermenegildo Mangiagalli, nel 1821, istituì un nuovo legato a favore della piccola chiesa per messe festive. Dal 1848 si ottenne che le celebrazioni festive diventassero quotidiane, da celebrarsi però nella parrocchiale di San Giuliano.
Questa decisione segnò praticamente la fine dell'Oratorio di San Gioacchino, in quanto solo saltuariamente ebbe ad adempiere alle funzioni per cui fu fondato, tra le quali ricordiamo l'ultima volta che ciò avvenne, nel 1917.
Poi fu definitivamente sconsacrato con atto del 1 giugno 1927, ed i suoi arredi consegnati al prevosto di San Giuliano, tranne la pala d'altare raffigurante San Gioacchino, data e ripresa, come lasciò scritto Don Colombo.
I lavori di ristrutturazione dell'antica casa padronale dei Bonacina, fatti nel 1977, fecero scomparire per sempre le vestigia dell'Oratorio. In quell'occasione fu tolta la lapide sovrastante la porta d'ingresso avendone una piacevole sorpresa: essa era parte di una lapide di marmo, riutilizzata, portante al tergo un'iscrizione del XV secolo sormontata da tre stemmi araldici, di cui uno visconteo. Essa fu eseguita per ordine di Alvise Visconti per onorare il suocero, Aloisio Moneta, familiare di Bianca Maria, moglie di Francesco Sforza.

 

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