una nobile figura di uomo,
medico soldato e storiografo

 

Milano, 1965

Indice

Introduzione
Il mito di Valentina Visconti
Il testamento di Gian Galeazzo
Gli Orléans in agguato
La passeggiata di Carlo VIII
Il crepuscolo degli Sforza
Il ritorno di Massimiliano
La carovana di Venere
Il malfranzese
Pontefici e cardinali
Il Papa guerriero
Le Messe dello Spirito Santo
Il ballo del Corpus Domini
Il re avventuroso e galante
Donne e armi
La favola del pellicano
La nuova calata
Schermaglie diplomatiche
La grande armata
La passata delle Alpi
L'armata in movimento
Ferragosto a Villafranca
Il gran convito del Colonna
La meravigliosa sfilata
Uno stuolo di principi
I grandi favoriti
Dalle Alpi al Lambro
Una puntata a Sant'Eustorgio
Il bellicoso Cardinale
Gli Svizzeri in Milano
Verso Marignano
Marignano "la belle et bonne terre"
Lo schieramento
La strategia del Trivulzio
Il mattino del 13 settembre
Pattuglie a San Donato
Il discorso del Cardinale
I Francesi attendono il nemico
L'urto tremendo
I figli perduti
Il Re in prima linea
Il Cardinale in pericolo
La strana notte
La seconda giornata
Nuovo schieramento
L'arrivo dei Veneziani
La stretta finale
Eroismo degli Svizzeri
Allagamento dei campi
Rientro a Milano
L'omaggio del nemico
Triste epilogo
Dopo la battaglia
La strage dei nobili
Il trombettiere Cristoforo
L'alfiere Boemondo
Il cavallo di Baiardo
L'investitura della cavalleria
Il diario di Santa Brera
L'armata a San Donato
La sorpresa del Pontefice
Epilogo delle calate francesi
La ferocia del Lautrec
Il favorito di turno
La signora Clerici
La Cappella Votiva
La vigna di S.Eusebio
Il monastero in rovina
Le ricerche del Cappellano Inganni
Il trionfo della morte
I graziosi "souvenirs"
La Nemesi delle tombe
Fine delle favorite
Il Tempio della Ragione
Il sole sui campi


la battaglia sui libri

   

La Battaglia di Marignano, uomini e tempi delle calate dei francesi sul ducato di Milano


La passata delle Alpi

Stava adunque il Re di Francia in Lione, e mentre ancora non era completa la radunata delle sue truppe, gli giungeva ad orecchio che le forze confederate agli ordini del Colonna andavano ad attestarsi agli sbocchi delle vallate alpine per attendere gli invasori. D’altronde i territori su cui si era disposta l’armata francese, pronta ad attaccare la scalata delle Alpi, erano inospitali e scarsi di approvvigionamenti, per cui bisognava prendere partito, ancorchè duro si presentasse il cimento.
Secondo il Gaillard fu un contadino piemontese praticissimo dei luoghi, che viveva di caccia ed aveva commercio coi vivandieri dell’armata, il quale fornì il bandolo per sciogliere la intricata matassa. Orbene, questo valligiano che bazzicava fra i reparti, ed aveva sentore del grosso problema che si presentava ai condottieri francesi, concepì l’idea geniale di una nuova e sconosciuta via fra i dirupi e le valli impervie, attraverso le quali l’esercito avrebbe potuto avventurasi eludendo i piani del nemico appostato allo sbocco dei valichi tradizionali. Egli ne parlò al suo signore, il conte de la Morette, il quale a sua volta si recò ad informare il Duca di Savoia, zio del Re.
Il Duca inviò a Lione sia il Morette che il suo contadino ed entrambi furono fatti presentare al Re, il quale esaminò con molta attenzione quanto gli veniva esposto e non gliene sfuggì certamente la importanza; fatti chiamare il Lautrec ed il Navarro, affidò loro lo studio dell’impresa. Il primo era il più intraprendente degli ufficiali dell’armata – dice il Gaillard – ed il secondo il più saggio. Partirono pertanto i due capitani per eseguire una ricognizione sui posti insieme coi due piemontesi, e ad essi si accompagnarono il maresciallo Trivulzio ed il signore di La Palisse.
Questa è la versione degli storici francesi, che in genere non sono molto propensi a riconoscere al Trivulzio la parte preponderante che effettivamente ha avuto nella spedizione e nella preparazione del celebre fatto d’arme, il quale è stato definito "un suo capolavoro".
Il Guicciardini ed il Giovio sono concordi nello scrivere che fu il Trivulzio per il primo ad avere l’idea di una nuova via per passare le Alpi, quando restò per molti mesi ad Embrun dopo la rotta di Novara; prendendo con sé uomini praticissimi dei luoghi, si era dato a fare delle ricerche per valli e monti ritenuti inacessibili, nel caso, egli pensava, che le armi del Re di Francia avessero per il futuro ritentata l’impresa del Milanese, come infatti avvenne.

 

Gian Giacomo Trivulzio
Maresciallo di Francia
 

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