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Alto Adige
Sud Tirol

 

Bressanone
di Karl Mittermaier

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Nel cuore della città
Nella seconda giornata della sua permanenza fra noi il signor Fuchs decide di sondare l'anima di Bressanone; il cuore della città pulsa nella Piazza del Duomo attorniata da edifici sacri e civili: la basilica, la parrocchiale di San Michele, la cappella aulica - nota come Chiesa della Madonna - il Chiostro, la chiesetta di S. Giovanni, il municipio, la Casa Goreth.
A pochi passi verso sudovest sorge il poderoso Palazzo Principesco. Bressanone infatti fu per secoli la capitale di un principato ecclesiastico del Sacro Romano Impero. Poiché la strada degli imperatori, che valicando il passo del Brennero congiunge il mondo tedesco con quello italiano, già in epoca medievale aveva una enorme importanza politico-religiosa, i vescovi - che verso la fine del 10° secolo avevano trasferito la loro sede dalla roccaforte di Sabiona presso Chiusa nella più comoda conca di Bressanone - ottennero in feudo le contee della vallate lungo l'Inn, l'Isarco e la Rienza. Attorno al 1250 il principe-vescovo Bruno von Kirchberg - fondatore di Brunico - fece ristrutturare l'antico castello del capitano, sito all'angolo sudoccidentale della città murata, facendone la propria residenza, fortificata da torri e circondata da un fossato.
In sintonia con lo spirito del Rinascimento italiano, che stava dando ovunque nuovi impulsi di idee e di attività, durante il 16° secolo questa residenza principesca divenne una lussuosa sede di rappresentanza. Il celebre cardinale Cristoforo Madruzzo, principe-vescovo di Trento e di Bressanone, fece allestire un magnifico parco di impianto rinascimentale - detto Giardino di Corte - con peschiera, orangerie, stalla dei cervi ed un padiglione collegato al castello da un colonnato. Il principe-vescovo Andrea d'Austria nel 1595 fece innalzare la recinzione del frutteto a sud del palazzo - frutteto documentato già nel 1265 come "pomarium" - con la torretta cinese e quella giapponese agli angoli esterni.
Entrando in quella che fu la residenza principesca il nostro turista è preso da stupore; infatti, dopo il trasferimento del vescovo e degli uffici curiali a Bolzano, il palazzo è diventato Museo Diocesano, in cui è esposta un'originale documentazione storico-artistica di questa terra impregnata di cultura e di tradizioni cristiane.
Dalla finestra verso meridione Ulrich Fuchs getta uno sguardo sul frutteto ben curato e sui già menzionati padiglioni ispirati alla terra del Sol Levante. Questa è arte per eccellenza, una integrazione assennata anche se stilisticamente un po' temeraria del maestoso edificio cui fa capo.
Ciò che maggiormente impressiona il visitatore è lo scenografico triplice ordine di logge rinascimentali nel cortile interno: le 32 statue di terracotta presenti tra le 44 create fra il 1597 ed il 1600 da Hans Reichle - allievo di Giovanni Bologna a Firenze - rappresentano la genealogia della Casa d'Asburgo.
Nei secoli successivi il Palazzo Principe-Vescovile fu sottoposto a numerose opere di ristrutturazione e di ampliamento, soprattutto in stile barocco, come ad esempio la medievale ala ovest, la nuova cappella aulica, l'appartamento imperiale, gli interni dell'ala nord, il teatro di corte ad est e singole facciate esterne: la principesca residenza rinascimentale divenne così un Palazzo Vescovile in stile barocco con al centro la cappella aulica quale apogeo di un'epoca dall'arte giocosa e pur impressionante.
Ritornato nella Piazza del Duomo il nostro ospite non perde l'opportunità di dare un'occhiata all'interno del Municipio. Sito al centro della città vescovile, è accessibile sia dalla Piazza del Duomo che dai Portici Maggiori. La poderosa facciata rinascimentale sormontata da un tetto merlato - dovrebbe alludere al linguaggio architettonico del tardo medioevo - aveva attratto l'attenzione del nostro turista. Credeva erroneamente che qui, in quest'ambito civile, si facesse politica da secoli. In realtà le raffigurazioni a trompe-l'oeil che adornano il giroscale non sono tanto antiche quanto verrebbe da pensare di primo acchito. Anche le pitture parietali del secondo piano risalgono appena al 19° secolo, ma creano un aspetto medievalizzante. Un impiegato comunale spiega che non più di cent'anni fa al posto dell'odierno palazzo si trovava una semplice casa borghese, proprietà d'un commerciante in farina ed altri generi alimentari. L'amministrazione comunale aveva la propria sede nel Municipio Vecchio, dall'altra parte dei Portici.
E' appena alla fine del secolo scorso, in un periodo in cui si ebbe l'ascesa della borghesia cittadina, che venne ristrutturato e sopraelevato il Municipio "nuovo". Il piano superiore venne coronato da una torre mentre in terrazza si eresse un parapetto merlato per creare un'aurea d'antico, soprattutto parvenza di fortilizio. Anche gli elementi formali all'interno dell'edificio hanno il sapore storicizzante di reminiscenze medievali: architetture fittizie, affreschi su temi cavallereschi e raffigurazioni di antichi atti di eroismo - tutte scene ispirate alla storia cittadina - dipinte appena dopo le celebrazioni del millennio della città. Questa nuova residenza apparteneva all'imperial-regio consigliere di stato Ferdinand Kaltenegger, che la chiamò "Castello Tauernstein".
Il Kaltenegger morì nel 1911. Ancora in quello stesso anno la casa fu offerta in vendita alla città di Bressanone. Offerta che giunse al momento giusto, dato che si stavano aprendo nuovi orizzonti all'economia locale: alcuni anni prima Otto von Guggenberg aveva conquistato per Bressanone la fama di luogo di cura, creando così le premesse di una fervida attività nell'ambito del turismo. Nel 1890 infatti Guggenberg aveva allestito poco fuori di Stufles uno stabilimento idroterapeutico basato sul metodo Kneipp - il primo della monarchia danubiana - che ebbe un rapido successo. Già da tempo l'amministrazione civica cercava una sede sufficientemente grande e rappresentativa. Ad Otto von Geggenberg, borgomastro di Bressanone, piacque il Castello Tauernstein e già nel 1912 il nuovo palazzo municipale ospitò gli uffici amministrativi. Oggi, alle soglie del terzo millennio e con lo sviluppo della città, il municipio risulta ormai insufficiente alle nuove esigenze ed alcuni uffici sono già stati trasferiti in altra sede.
Ancor prima di dirigersi verso il Duomo, il Chiostro e la Chiesa Parrocchiale, Ulrich Fuchs gironzola un tantino sotto i Portici a prendere contatto con la vita borghese, commerciale ed artigianale della città. Se l'ambito del Duomo da sempre costituisce il fulcro della vita religiosa, quello dei Portici è il tipico centro in cui opera la borghesia cittadina. Le volte - così un tempo si chiamavano i Portici - sono molto antiche; esistevano già prima del furioso incendio del 1444. Allora vi si insediarono stabilmente i venditori ambulanti. "Peccato" pensa il nostro ospite, "che i dipinti e gli affreschi che possono benissimo immaginarmi sotto queste volte, non siano più conservati". E' impressionato anche dell'Uomo Selvaggio dalle tre teste che vigila dall'alto sull'incrocio dei Portici Maggiori e dei Portici Minori. Una figura strana e misteriosa che in alcuni incute ansia e paura, in altri soltanto un senso di spavalderia bonacciona. L'origine e il significato di questa statua a tre teste sono tuttora avvolti di mistero.
La casa, sulla quale il mostro dalle tre teste sopravvive al passar del tempo, era per lunghi secoli un albergo dal nome suadente: "Aquila Nera". Durante i suoi tre viaggi in Italia vi pernottò con il padre il celebre musicista Wolfgang Amadeus Mozart. Nella seconda metà del 18° secolo una visita a Bressanone era d'obbligo per chiunque avesse un titolo ed un nome illustre oppure volesse presentarsi all'alta società. In quell'epoca furono molti i membri della Casa imperiale che sostarono a Bressanone e furono graditi ospiti del Palazzo Principe-Vescovile, dove il programma culturale era arricchito da concerti e rappresentazioni teatrali. Come s'addiceva al ceto della borghesia, cui i Mozart appartenevano, essi vennero ospitati in un albergo degno del loro rango.
Per tornare nella Piazza del Duomo il nostro Ulrich prende una scorciatoia, il vicolo del Duomo; dà un'occhiata fugace all'erker del ristorante dove la sera prima aveva un tantino esagerato nel bere e si trova nuovamente al cospetto delle possenti torri campanarie della basilica.
Ogni chiesa ha una propria storia, ma quella del Duomo ne ha una del tutto particolare.
La prima costruzione risale alla metà del 10° secolo: era un'edificio a tre navate con soffitto piatto che ad oriente facevano capo ad un presbiterio con cripta, dedicato ai santi Pietro ed Ingenuino, e ad occidente ad un altro presbiterio con cripta, dedicato a S. Stefano, simboli della potestà ecclesiastica l'uno, e di quella imperiale l'altro. Dopo lo spaventoso incendio del 1174, verso la fine del 12° secolo - in piena epoca romanica - le tre navate si arricchirono delle volte e di un transetto. A causa di questi mutamenti architettonici nacque in pratica il secondo Duomo, consacrato nel 1237 e riconsacrato nel 1274, dopo un altro incendio e l'opera di ricostruzione e restauro. Nel tardo medioevo accanto al Duomo vennero erette diverse cappelle ispirate ad devozionalismo e al gusto del periodo gotico. Al tempo del celebre cardinale Nicolò Cusano, vescovo di Bressanone dal 1450 al 1464, si passò ad un'unica navata con abside gotica, tuttora visibile dall'esterno. Fra il 1745 ed il 1754 il vecchio Duomo venne demolito e ricostruito ex novo in un pomposo stile barocco. L'atrio neoclassico, sormontato dalle benedicenti statue dei santi patroni diocesani Cassiano, Ingenuino ed Alboino, fu portato a termine nel 1785, su disegno di un artista locale.
Il Duomo di Bressanone è unico ed inconfondibile nel suo possente aspetto, ed è la testimonianza caratteristica della millenaria presenza vescovile in città. Ma che convince non è soltanto la struttura esterna; all'interno l'unica navata rappresenta un ideale connubio fra architettura barocca di stampo lombardo e ornamentazioni rococò d'origine danubiana. Elegante è l'arredamento: molto marmo variopinto ma senza esuberanza, che conferisce una gioiosa solennità al luogo sacro. Gli affreschi della volta principale - al centro la grande raffigurazione dell'Agnello - e di quelli laterali sono opere impareggiabili del pittore Paul Troger di Monguelfo. Gli altari sono dei capolavori di insuperabile valore artistico: l'altare maggiore, ultimato nel 1753 dallo scultore barocco Teodoro Benedetti di Mori (TN), è uno dei più sontuosi di tutto il Tirolo; quello di S. Cassiano eretto anch'esso nel 1753 per disposizione del Capitolo del Duomo, ospita nel sarcofago in bianco marmo di Carrara le reliquie dei santi Ingenuino ed Alboino; l'altare rococò di Sant'Anna, fondato dall'omonima confraternita e realizzato fra il 1762 ed il 1764, si presenta grazioso e senza le tradizionali colonne; impressionanti sono altresì l'altare del Santissimo, fondato dalla confraternita del Santo Rosario, l'altare di Ognissanti, con colonne provenienti dal Marocco e statue di fattura veneziana, l'altare del redentore con la Trasfigurazione di Cristoforo Unterberger, l'altare della Santa Croce con colonne in marmo di Corfù, gli altari neoclassici di Sant'Agnese e di San Giovanni Nepomuceno, ed il più recente altare del popolo creato in bronzo dallo scultore locale Martin Rainer.
Prima di entrare nel chiostro adiacente al Duomo, Ulrich Fuchs si sofferma ad osservare le lapidi gotiche dei vescovi dal volto e dal ventre appiattiti. Prima queste lastre funebri si trovavano sul pavimento del Duomo, sopra le tombe, ed i fedeli stentavano a schivarle. Ora esse sono applicate alle pareti dell'atrio ed all'ingresso occidentale del Chiostro.
Il Chiostro è ben più di una galleria d'arte: come tutti gli altri ambienti creati per il culto, anche questo è un luogo sacro. Qui un tempo si pregava, si facevano delle processioni e si seppellivano gli appartenenti al clero del Duomo. Qui - pensa il signor Fuchs - s'addicono raccoglimento, silenzio, meditazione e preghiera per sentirsi più vicini a Dio e all'anima dell'uomo.
Meditando in questo luogo uno si sente venire i brividi. La cultura è ben più che un'attrazione turistica; la cultura dell'occidente è soprattutto una cultura cristiana, sacra come sacro è il Chiostro di Bressanone. Qui Dio è di casa con la sua incomprensibile natura divina. Ad Ulrich viene in mente un antico detto della mistica: "La scintilla dell'anima è una luce di divina identità, che in ogni tempo si inchina a Dio".
Per questo il Chiostro è diventato il gioiello culturale di Bressanone per eccellenza, il tesoro storico-artistico più significativo della veneranda città vescovile. Le sue origini risalgono al 10° secolo e da allora ha conservato sostanzialmente la sua struttura originaria: un quadrilatero con 20 arcate, successivamente ampliato, ristrutturato ed abbellito. A completamento del Chiostro troviamo a nord il Duomo, ad est la casa del Capitolo, a sud la Scuola del Duomo con sala capitolare, come pure il Battistero, più noto come chiesa di San Giovanni, e ad ovest la chiesa della Madonna. Elementi stilistici preromanici, romanici e gotici completano in modo impareggiabile le esigenze artistiche degli artisti e dei committenti. I dipinti delle 15 arcate affrescate risalgono quasi esclusivamente all'epoca tardogotica del 15° secolo. Le tematiche sono mutuate dall'Antico e dal Nuovo testamento e sono integrate da raffigurazioni allegoriche, da simboli dell'antichità, da avvenimenti tratti dalla vita dei santi. Le arcate 16-20 non sono affrescate perché da sempre facevano parte di un ambito profano: era il luogo di ricreazione degli alunni della Scuola del Duomo, e qui gli ambulanti potevano vendere le loro mercanzie senza pagare le tasse. Uno di questi, il povero Goreth venuto dalla Savoia, si arricchì al punto da far costruire uno dei palazzi borghesi più eleganti della città, la cosiddetta Casa Goreth o Pfaundler.
Ulrich Fuchs vorrebbe tanto dare un'occhiata all'interno della chiesetta di San Giovanni, sita all'angolo sudoccidentale del Chiostro. Ha letto che un tempo era diffusa l'opinione che proprio in questa cappella avrebbe avuto luogo il conciliabolo del 1080 in cui l'imperatore Enrico IV, per vendicare l'umiliazione di Canossa, fece deporre il grande papa Gregorio VII ed eleggere l'antipapa Viberto di Ravenna, ossia Clemente III. Questa chiesa, meglio questa cappella era troppo piccola per poter accogliere una delegazione di 30 vescovi con seguito, per cui è più attendibile l'affermazione di quanti vedono come luogo di questo sinodo, carico di conseguenze fatali, la più vasta chiesa del Duomo. Purtroppo la chiesetta è chiusa e non è accessibile se non in compagnia di una guida autorizzata. L'edificio risale al 10° secolo e sbirciando attraverso un'inferiata il visitatore rimane affascinato da una serie di preziosi affreschi del 13°, 14° e 15° secolo. Costituiscono un ornamento impressionante, più unico che raro, di composta pittura tardoromanica, parzialmente disposta in severa simmetria, di motivi mistici, di tematiche tratte dalla sapienza della filosofia scolastica e dall'agiografia. Si tratta, insomma, di un ulteriore gioiello d'espressione artistica religiosa. Questa antica cappella aulica, adibita a battistero a partire dal 13° secolo, fa parte delle testimonianze culturali più preziose della città.
Lo spazio racchiuso fra il Duomo e la Parrocchiale di San Michele è il Vecchio Cimitero di Bressanone: al centro presenta un capitello gotico del 1483 con nicchia per il "lumino dei morti". Per lungo tempo alla parete occidentale della sagrestia estiva del Duomo era applicato il monumento sepolcrale di Oswald von Wolkenstein, l'avventuroso trovatore che sapeva maneggiare la spada come pure porgere delicatamente un fiore. Da qualche tempo la lapide si trova sotto l'arcata occidentale del Vecchio Cimitero. La lapide, commissionata dallo stesso Oswald nel 1408, lo raffigura in forma molto stilizzata: un cavaliere dalla barba lunga, con cimiero corazza daga e stendardo recante la croce di Gerusalemme. Il poeta aveva fatto preparare la lapide per il caso che non fosse più tornato da un suo pellegrinaggio in Terra Santa. Le poesie del menestrello parlano di tempi antichi, di un'epoca che si sta chiudendo per cedere il passo ad una nuova che già sta delineandosi densa di nubi minacciose. I suoi canti conviviali sono spassosi, i riferimenti autobiografici ruvidi, asciutti e lunatici. Nato da una nobile famiglia tirolese abbandonò ben presto la casa paterna per intraprendere avventurosi viaggi nell'Europa orientale e meridionale. Tornò in patria appena dopo la morte del padre, ma il suo temperamento litigioso lo coinvolse ben presto in conflitti familiari per motivi di eredità, e in diatribe politiche contro il duca Federico IV d'Austria, governatore del Tirolo. Morì di morte naturale nel 1445 e probabilmente venne sepolto a Novacella.
L'attuale Chiesa Parrocchiale fu eretta in stile gotico verso la fine del 15° secolo ed è dedicata all'arcangelo San Michele. Il campanile, o meglio la sua cuspide gotica, ha il tetto dipinto di bianco, come aveva disposto il cardinale Nicolò Cusano. E' comprensibile che l'emblema di Bressanone venga chiamato "Torre Bianca". Sono sette gli altari racchiusi all'interno della parrocchiale; vi operò soprattutto il pittore di Cavalese Francesco Unterberger; due altari laterali sono artisticamente scolpiti inmarmo ed ornati di motivi vivaci.
Bressanone è la città delle chiese, pensa Ulrich Fuchs. Non per nulla i vescovi vi hanno esercitato la loro missione pastorale per ben 1000 anni lasciando tracce inconfondibili di un'intensa operosità.
Ma non è che il nostro turista voglia visitare tutte le chiese e cappelle della città; non finirebbe più se dovesse andare anche nella chiesetta di Sant'Erardo, ora adibita al culto evengelico, nella chiesa dei santi Angeli Custodi a Stufles, o in quelle del Seminario, dei Cappuccini, delle Clarisse, delle Dame Inglesi, ecc.
Per quest'oggi dovrebbe bastare; ha avuto modo di interiorizzare molti aspetti del ricco patrimonio artistico-culturale della città. Prima che cali la notte vuol dare libero sfogo ad alcuni pensieri… mondani. Si mette a gironzolare in direzione di Ponte Aquila, si sofferma un tantino davanti alla statua di San Giovanni Nepomuceno di Praga, patrono dei ponti e protettore dalle alluvioni e dall'inclemenza del tempo; un santo cui a Bressanone è stata eretta una seconda statua in fondo ai giardini Rapp.
Di fronte alla prima statua si trova l'antico albergo "Aquila d'Oro" che da un po' di anni ha chiuso i battenti. Nel corso dei secoli fu però un rinomato punto di riferimento e d'incontro per grandi personalità della politica e della cultura.
Un tempo Bressanone era anche la città degli alberghi. Il Codice dei diritti civici del 1604 elenca tre categorie di esercizi pubblici: le taverne con insegna o altra indicazione in modo che gli ospiti sapessero subito della presnza di una stalla per i cavalli e di una rimessa per le carrozze. C'erano poi le osterie con un albero verde all'ingresso; significava che c'era la possibilità di pernottamento per almeno otto persone in quattro letti, che si poteva mangiare e bere, ma che la casa era priva di stalla. Infine c'erano le trattorie con un ramo verde sopra la porta d'ingresso, per indicare che del vino ce n'era, ma solo temporaneamente; non vi si offrivano però né cibarie ne letti per dormire.
Fra gli alberghi più antichi di Bressanone, oltre all'Aquila d'Oro, troviamo la Croce d'Oro, l'Excelsior, il Rosa, il Cavallino Bianco, il Cavallino d'Oro, l'Agnello, e soprattutto l'Elefante, di cui parleremo in seguito. Frattanto però appartengono agli esercizi pubblici più rinomati anche l'albergo Fink e l'Oste Scuro/Finsterwirt; e non va dimenticato l'Albero Verde della famiglia Stremitzer, sito all'ingresso del "principato" di Stufles.
Il giorno prima Ulrich Fuchs era venuto a sapere la vera ragione del nome "Oste Scuro": l'oste personalmente non c'entra; infatti non ha per nulla un voto oscuro. Anzi, si vede che gli fa piacere accudire i propri ospiti. In origine l'edificio era proprietà del Capitolo del Duomo; a partire dal 1743 vi si mesceva il vino proveniente dalle decime dovute ai canonici; ma non si potevano accendere lumi, e alle prime ombre della sera la mescita veniva interrotta. Chissà quanti clienti hanno tuttavia vuotato uno o più bicchieri nell'oscurità della notte per trovarsi poi più sciolti e più ciarlieri e lasciare infine il locale un tantino malsicuri sui piedi ma felici e contenti d'aver trascorso un paio d'ore in lieta compagnia.
Dall'altra parte dell'Isarco inizia il rione di Stufles, la cosiddetta cellula originaria di Bressanone. Già circa 7000 anni a.C. vi erano degli insediamenti umani, anche se non ancora permanenti. Un tempo vi si snodava la strada che conduceva in Val Pusteria; questo fino al 1645, quando si costruì la nuova rotabile attraverso Zinggen. Il traffico saliva e scendeva lungo via della Frana, un percorso ripido e sdrucciolevole - come ricorda il toponimo tedesco "Schlipfgasse" - sia d'inverno per la neve e il ghiaccio, sia d'estate per la pioggia e la rugiada. E' stupefacente - pensa il nostro Ulrich - il fatto che per secoli e secoli tutto il traffico diretto da Bressanone in Pusteria abbia dovuto transitare in questa strettoia ripida e pericolosa. Una volta c'era una porta, uno sbarramento, che serviva al controllo delle persone e delle merci in entrata e in uscita. A Stufles o nella sovrastante via della Frana erano frequenti gli incendi che devastavano case e facevano vittime fra la popolazione.
Quasi al centro di Stufles sorge la chiesa dei Santi Angeli Custodi, e subito lì accanto si stacca la viuzza in cui da poco tempo si trova un nuovo pozzo che ricorda i dieci pozzi nominati nel Codice dei diritti civici del 1604. I bissinesi dovevano procurarsi l'acqua potabile o andando al pozzo o recandosi all'Isarco. Soltanto il Palazzo Principe-Vescovile disponeva di una condotta propria che faceva affluire l'acqua in città dalla zona di via Castelliere. Per tutto il medioevo l'approvvigionamento d'acqua potabile mantenne il "sistema" appena descritto. Appena agli inizi del 16° secolo Bressanone fece catturare l'acqua di una fonte di sua proprietà sotto Varna per convogliarla in città tramite condotte in tronchi di larice forati. La prima fontana con acqua corrente fu realizzata nel 1558 nei pressi della Torre Bianca. Per quai 450 anni perdurò questo modo di fornire l'acqua potabile, anche se l'approvvigionamento da Varna fu sottoposto a diverse migliorie ed in città sorsero via via dei nuovi pozzi pubblici. Appena fra il 1897 ed il 1899 il magistrato brissinese aprì una nuova condotta d'acqua con inizio presso le fonti di Scaleres, donde tuttora scende fresca e pura a soddisfare le esigenze della cittadinanza.
L'escursione del nostro turista termina presso la residenza nobiliare Neidheim sita al confine del quartiere di Stufles. Il principe-vescovo Alberto d'Enna (1323-1336) fece erigere questo magnifico edificio in via Terzo di Sotto. Verso la fine del 16° secolo la casa gentilizia, che già si chiamava Neidheim, passò ai Goreth di Sceeburg. Nemmeno cent'anni fa venne sopraelevata di un piano e dotata di quegli affreschi che in buona parte possiamo nuovamente ammirare.
Il ritorno in città avviene attraverso i giardini Rapp. Nel 1850 Bressanone era sede di un'amministrazione circondariale, elevata più tardi a capitaneria distrettuale. In questo modo la città visse una significativa crescita d'immagine dai risvolti politici non indifferenti. Ma già pochi anni dopo ci fu un contraccolpo a causa della costruzione della linea ferroviaria del Brennero nel 1867 e di quella della Pusteria nel 1871. Si temeva che Fortezza potesse svilupparsi in centro urbano concorrenziale; infatti questo paesino satellite fra Bressanone e Vipiteno si apprestava a diventare il nuovo punto di smistamento del traffico ferroviario. Gli osti di Bressanone si lamentavano dei ridotti introiti, così pure i piccoli imprenditori di trasporti. Ciò che rimase a Bressanone - fin quando arrivò il turismo a ridare fiato alla sua economia - era la sua importanza come città vescovile e sede di numerose scuole superiori.
Per secoli e secoli Bressanone fu afflitta da continue catastrofi dovute alla veemenza con cui fiumi e torrenti inondavano e devastavano la città e dintorni. Spesso le Piazze della Parrocchia e del Duomo erano sott'acqua; ma erano soprattutto i quartieri di Gries/Le Ghiaie e di via Roncato a subire i danni maggiori. Il Ponte Aquila come quello di Terzo di Sotto, la passerella dei cappuccini come quella di Zinggen, che erano di legno, venivano ripetutamente spazzati via dalle acque impetuose dell'Isarco e della Rienza. Finalmente, dopo la spaventosa inondazione del 1882, si decise di passare ad una radicale regolamentazione dei corsi d'acqua. Un'opera gigantesca sovvenzionata dalla mano pubblica cittadina e statale. Si distinse per intraprendenza e disponibilità il barone von Trapp, capitano del Tirolo. I lavori iniziati nel 1883 furono portati a termine già nel 1884. La confluenza della Rienza nell'Isarco fu spostata più a sud per cui nacque una lingua di terra trasformata in un meraviglioso parco con castagneti ed alberi vari cui venne dato il nome di Giardini Trapp in segno di riconoscenza e gratitudine per l'opera svolta dal barone e capitano von Trapp.


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aspetto sorridente

preistoria
nel cuore della città
da vescovo a papa
il cardinale
tra vicoli e strade
preziosità dei dintorni
il massimo delle solennità

Casa Editrice A.Weger - Bressanone, 1998



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