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Alto Adige
Sud Tirol

 

Bressanone
di Karl Mittermaier

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Preziosità dei dintorni
Il quinto giorno Ulrich Fuchs intraprende un'escursione nei dintorni di Bressanone. La mattinata la dedica alla solitaria chiesetta di San Cirillo.
Chi si interessa alla cultura locale ha modo di incontrare lungo i pendii che circondano la città, ad est come ad ovest, ma sempre un tantino al di sopra del fondovalle, una lunga serie di misteriose collinette d'epoca preistorica sulle quali in seguito furono erette delle chiese; erano antichi luoghi di culto pagano dove si praticavano degli strani riti, si sacrificavano uomini ed animali, si invocavano il sole, la luna e le stelle, si inventavano e si raccontavano saghe e leggende.
Come ad esempio San Cirillo a Monteponente/Pfeffersberg. Già a pochi metri al di sopra del fondovalle la vista spazia sul grazioso ambiente periferico di Bressanone. Solo ora il nostro viaggiatore si rende conto dei molti campanili, delle tante chiese cittadine, della perfetta disposizione simmetrica delle case che le circondano, delle facciate dagli spigoli pronunciati. Sale a San Cirillo percorrendo il "Sentiero dei Santi d'Europa"; un sentiero dello spirito caratterizzato dalla presenza di sette capitelli ispirati al tema dell'Europa unita; Europa che deve nascere e svilupparsi non soltanto all'insegna di principi economici ma anche e soprattutto nelle più ampie dimensioni della fede cristiana capace di darle un'anima, sulla scorta esemplare dei santi europei raffigurati nelle singole stazioni dell'itinerario. Dopo una mezz'oretta di cammino il nostro Ulrich si trova davanti alla piccola chiesa di San Cirillo, documentata già nel 1283. Un tempo erano in molti a salire fino a questo grazioso santuario della fede. Allora si andava in pellegrinaggio alle sette chiese nelle vicinanze di Bressanone, per impetrare tempo favorevole, abbondante raccolto e buona salute per sé, per i familiari e per la servitù. Una specie di rogazione che recentemente è stata reintrodotta e registra un buon concorso di fedeli. Importante presupposto è la convinzione dell'uomo che esiste un Dio onnipotente, in grado di soccorrere nell'anima e nel corpo quanti a Lui si rivolgono con fede recandosi in questi luoghi di grazia.
E San Cirillo è una di queste piccole chiese che si raggiungono in processione passando per La Mara, Scezze, Tecelinga, Tiles e Pinzago.
Più volte la chiesa di San Cirillo fu oggetto di furti sacrileghi; sparirono statue e quadri. Non stupisce quindi la decisione di chiudere al culto e di interrompere le tradizionali precessioni di un tempo. Agli inizi degli anni ottanta si intrapresero i primi restauri dell'edificio che all'interno come all'esterno non era che l'ombra del suo splendido aspetto dei secoli scorsi. Appena nel 1992 si provvide ad un sistematico ripristino delle strutture; un anno dopo l'opera era compiuta e da allora il flusso dei pellegrini aumenta in continuazione.
Non è il caso di stupirsi se in luoghi simili nel corso del tempo sono sorte delle leggende, immagini fantasiose del passato, che tutto sommato contengono una scintilla di verità. Si narra ad esempio di una ragazza barbuta che in precedenza, nel vicino villaggio di Tiles, conduceva una vita particolarmente allegra e scostumata, fino a quando finalmente, come desiderava, ottenne una barba come gli uomini. Poi però non fu più in grado di liberarsene, e la donna morì di dispiacere. L'etnologo Hans Fink trova in questa leggenda una certa analogia con una tradizione iberica del 15° secolo. La figlia di un re, passata segretamente al cristianesimo, per desiderio del padre doveva convolare a nozze con un principe pagano. Lei gli si oppose adducendo come scusa il fatto di avere Gesù per fidanzato. Il padre infuriato la cacciò di casa e la fece rinchiudere in carcere. Lì la ragazza chiese a Dio che le facesse crescere la barba in modo che il principe pagano rinunciasse alle nozze. La preghiera venne esaudita, ma suo padre la condannò a patire la stessa morte di Cristo. Mentre era sola ed abbandonata, agonizzante sulla croce, si avvicinò un violinista straniero che con melodie suadenti cercava di rendere meno cruda la morte della fanciulla. La figlia del re, rimasta fedele alla propria fede fino all'ultimo, gettò una delle sue scarpette d'oro al violinista. Questi le raccolse e le voleva vendere in città, ma fu accusato di furto e condannato alla stessa morte in croce della ragazza. Chiese un'ultima grazia, quella di poter suonare sul suo violino ancora qualche soave melodia. E suonò talmente bene che la principessa gli gettò anche l'altra svcarpetta. Le persone parlarono di un miracolo ed espressero il desiderio di poter avere come loro santa patrona la ragazza di nome Cummerno, ossia colei che soccorre nelle sofferenze della morte.
Così narra la leggenda; in realtà però le numerose rappresentazioni di Santa Cummerno hanno per oggetto un Cristo crocifisso vestito. Un tempo anche a San Cirillo era appeso un quadro di Santa Cummerno; sparì, non si sa quando né per meno di chi. Al suo posto, sull'sltare laterale a nord, oggi si può rivolgere la propria preghiera a San Cirillo, a Sant'Antonio e all'Addolorata. Alcuni singoli arredamenti della chiesa permettono di intuire quale fosse la ricca dotazione originale: l'altare maggiore con la Maddalena, diversi affreschi, confessionali intarsiati e soprattutto il piatto soffitto in legno con campi dipinti e listati agli orli.
Il nostro ospite prende la via del ritorno passando per Pinzago, Tiles e Tecelinga e si sofferma un paio di minuti davanti alla casa nativa di Jakob Philipp Fallmerayer. Qui, nel maso Baumgartner di Perara, nacque nel 1790 il grande filosofo, letterato e orientalista che, frequentata la Scuola del Duomo di Bressanone, nel corso della sua formazione a Salisburgo scoprì il fascino del mondo orientale. In seguito tutta la sua passione di studioso la dedicò a popoli stranieri e alle loro culture. Divenne professore di storia universale e di filologia nel liceo di Landshut. Fece tre viaggi in oriente, un'impresa avventurosa per quei tempi! Mise nero su bianco le proprie esperienze permettendo così ad una vasta schiera di lettori di immergersi in un mondo diverso, pieno di misteri e di enigmi. Il Fallmerayer era maestro nel sondare e rappresentare le precipue caratteristiche della lingua e della storia su uno sfondo culturale unitario. In quanto pensatore liberale rimase un razionalista e nel 1848 fece parte del primo parlamento nazionale tedesco. Ricordandosi della propria infanzia nei prati di Scezze e nei boschi di Varna e Scaleres scrisse con animo commosso e profonda nostalgia: "Pensavo alla mia patria, al romantico scenario di boschi lungo l'Isarco in Tirolo, ai vigneti e ai castagneti nella sua affascinante distesa di terrazzi mediomontani; a voi pensavo, vallata di Scaleres, sciabordante ruscello ricco di trote, profonde solitudini boscose, arie estive e nuvole in cammino, simboli di giovinezza e di fugacità; a voi pensavo, croci di legno nascoste fra foglie di betulla, davanti alle quali il fanciullo passava di frequente, timido e devoto. Urna di gioia e di felicità, come potrei scordarmi di voi?"
Nel primo pomeriggio Ulrich Fuchs si reca verso le alture sulla sinistra della conca di Bressanone. La prima tappa è Cleran. Passando per Millan con la nuova parrocchiale, dedicata al beato Freinademetz, e con la vecchia chiesa di Maria Assunta, osserva molte residenze nobiliari, fra cui quelle di Razez e di Karlsburg, un edificio quest'ultimo imponente di cui si fa menzione già nel 1217 e che oggi è proprietà di una famiglia di contadini.
Anche i dintorni di Cleran fanno parte delle aree dagli insediamenti preistorici. La piccola chiesa di San Nicolò è una gratificante soddisfazione culturale per ogni appassionato d'arte: impressionano sempre il prezioso arredamento artistico dell'interno e gli affreschi dalle tematiche scelte con felice intuito. La chiesa di San Nicola è della prima metà del 15° secolo, ma la sua storia risale ad epoca romanica. Meritano di essere ammirati soprattutto l'altare a portelle, le pitture su tavola e pareti e in generale tutti gli affreschi. L'interno della chiesetta è un gioiello storico-artistico irripetibile nel suo genere. Senza entrare nei dettagli - il visitatore si lasci semplicemente affascinare dallo splendore cromatico dei dipinti - richiamiamo l'attenzione sull'altare tardogotico al centro della chiesa: negli scrigni con statue vediamo la Madonna col Bambino fra i santi Andrea e Nicola, quattro angeli sullo sfondo, San Lorenzo e San Sebastiano nelle portelle e nella predella la Strage degli Innocenti. Le sculture trasmettono un senso di contenuto movimento e di graziosa espressività. Nella chiesa sono rappresentate delle scene tratte dalla passione e dalla vita di San Nicola. Gli affreschi sono attribuiti alla celebre scuola pittorica brissinese del 15° secolo.
La successiva tappa culturale è dedicata al vicino villaggio di Meluno con la chiesetta di San Giovanni Evangelista, anch'essa ornata di affreschi espressivi della scuola di Bressanone.
Il nostro visitatore passa accanto a Sant'Andrea in Monte con la parrocchiale dedicata all'omonimo apostolo e che la tradizione annovera fra le più antiche dei dintorni; lì accanto, nel cimitero, si trova la cappella di Maria Ausiliatrice: l'elegante struttura barocca ottagonale, eretta nel 1696 sul luogo di un'antica cappella consacrata nel 1071, è sormontata da due torrette a base quadrata.
Dopo circa mezz'ora di cammino Ulrich Fuchs giunge alla idilliaca chiesetta di Cornale dedicata a San Giovanni Battista. Presso il maso Holderer ritira la chiave ormai consunta del portone d'ingresso. Già dal fondovalle il nostro viandante era rimasto impressionato alla vista di questa suggestiva chiesa sita così in alto, quasi appollaiata su una dolce collina a forma di cupola.
Bastano pochi passi per arrivare all'edificio sacro, consacrato nel 1113. La forma attuale risale al 1500 circa. Il ceppo delle elemosine all'ingresso ha fatto il suo tempo; da anni ormai non si raccolgono più offerte per la cura e manutenzione di questa piccola chiesa, che risulta essere una delle più belle dell'intera vallata. Ancora una volta - me è un'esperienza frequente per le chiese e cappelle di Bressanone e dintorni - Ulrich Fuchs rimane colpito dalla bellezza che riscontra all'interno: lo impressiona soprattutto il dipinto nella volta dell'abside che raffigura il Martirio di Sant'Orsola in un ampio paesaggio attraversato da un fiume; ai lati si riconoscono i santi Giovanni Evangelista e Giovanni Battista con l'Immacolata che si libra nell'aria. Sono ammirevoli le artistiche composizioni ricche di espressività raffiguranti ad esempio San Vito e Santa Margherita nell'abside, Cristo che indica la ferita del costato, Sant'Elena e Sant'Erardo; oppure nell'intradosso dell'arco trionfale le Opere di misericordia con Cristo quale spettatore; o ancora sulla parete sinistra della navata il banchetto di Erode e la Decapitazione di Giovanni Battista, come pure il Battesimo di Gesù.
Il nostro visitatore si sofferma ancora a lungo in questa piccola chiesa; vi sono pochi banchi ma bastano per offrire ai fedeli e agli amanti dell'arte una breve e devota pausa meditativa.
Il tempo passa e lui sosta a lungo a rimirare l'ampio panorama della conca di Bressanone che si squaderna ai suoi piedi. Ma a valle non scende ancora; preferisce salire lungo il sentiero che lo porta a San Leonardo, un villaggio con 800 anni di storia alle spalle, sito a 1095 metri lungo il versante orientale della vallata. Non si lascia sfuggire l'occasione di visitare la chiesa, perché ha letto di una catena che circonda una volta e mezza l'edificio sacro. Che c'entra questa originale catena con San Leonardo? Un contadino che sta tornando dai campi, fissando lo sguardo nel vuoto e con un tono di voce basso e misterioso, gli racconta: "Quando la catena avrà completato il terzo giro attorno alla chiesa sarà la fine del mondo. E tutto questo ha a che fare - eccome - con San Leonardo. Il santo, documentato nel 6° secolo, è subito diventato popolare non solo in Baviera e in Svevia, ma anche in Austria e nella nostra terra. E' diventato il patrono dei cavalli e dei carrettieri; e ogni anno, il 6 novembre, per secoli e secoli si è festeggiata la ricorrenza liturgica del santo. Dai dintorni di Bressanone i carrettieri cavalcavano in lunghe schiere lungo il ripido sentiero che porta alla chiesa. Appena arrivati per voto inchiodavano al portone un ferro di cavallo. Con questi simboli da cui cavalieri e carrettieri si attendevano una particolare benedizione per i loro commerci, ogni sette anni il fabbro di Cornale confezionava alcuni anelli della catena che, continuando a crescere, ora abbraccia l'esterno della chiesa".
Il contadino prosegue il suo cammino con un breve cenno di saluto e Ulrich, impressionato dal racconto, entra in chiesa per il portone principale. La consacrazione dell'edificio - così legge nella sua guida - avvenne nel 1194; nel 1430 si provvide ad un ampliamento della chiesa e all'erezione del campanile nonché alla relativa consacrazione. Peccato, pensa, che nel 18° secolo sia stata ristrutturata in stile barocco; com'era prima potrebbe offrire molte più testimonianze dei tempi antichi. Del resto al suo interno sembra di trovarsi di fronte ad un prodotto moderno; ma non tutto: talune sculture del 15° secolo sono comunque giunte fino a noi. Certamente però ciò che rimane scolpito nella memoria è quella catena in ferro battuto che, collegando i numerosi ferri di cavallo quali doni votivi per grazia ricevuta, ricorda il patrono San Leonardo, di cui la catena è diventata l'attributo per eccellenza. Purtroppo anche la pittoresca processione di San Leonardo non ha retto al passo dei tempi moderni. Ciò non significa affatto che gli abitanti del villaggio dimentichino il loro patrono; manca però quell'atmosfera particolare che nei giorni di festa conferiva all'ambiente e alla gente un senso di gioia e di serenità. Anche le sagre dei paesi hanno perso il loro smalto antico; adempiuti in chiesa i propri doveri di buoni cristiani, paesani ed ospiti sciamavano per il villaggio per poi ritrovarsi tutto il resto della giornata attorno alla tavola imbandita d'ogni ben di Dio; si mangiava e si beveva, si suonava e si cantava, si stava allegri fino a tarda sera; certo, ci scappava anche qualche baruffa. Erano comunque meritati i giorni d'alternativa al trambusto e alla monotonia d'ogni giorno.


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Casa Editrice A.Weger - Bressanone, 1998



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