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Alto Adige
Sud Tirol

 

Glorenza (Glurns) la più piccola città dell'Alto Adige: storia e storie
di Sebastian Marseiler

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La decadenza
La città fece edificare tre casette per i guardiani delle porte che avevano il compito di aprirle e chiuderle. Gli intrusi dovevano restare fuori. Fuori regnava il benessere di un tempo, dentro ai cittadini di Glorenza non restava altro che la decadenza economica; le buone relazioni commerciali di un tempo si esaurirono, i traffici commerciali presero altre vie. Durante la guerra dei Trent'anni tutto il circondario subì il transito di eserciti mercenari che d'inverno bruciarono addirittura gran parte del cammino di ronda in legno. Probabilmente furono proprio questi soldati a diffondere la peste, o febbre petecchiale, nel 1635. Il numero dei morti era talmente elevato che ci si vide costretti ad erigere un nuovo cimitero. Pochi anni prima dal Glurnser Kopfl si era staccata una frana imponente che aveva distrutto gran parte dei campi e colmato in parte il fossato di cinta. Seguirono poi ripetute inondazioni dell'Adige e del rio Puni.
Il 5 gennaio 1732 è una giornata di freddo pungente e spira un vento impetuoso. Verso le tre e mezzo del pomeriggio alcune persone che abitano nei pressi si accorgono che dal fienile del sagrestano si alza una nuvola di fumo, ma è ormai troppo tardi. Le potenti raffiche di vento si infilano tra le fessure delle assi alimentando l'incendio. In brevissimo tempo dall'edificio si sprigionano alte fiamme. Ma dove si può trovare dell'acqua per domare il fuoco? Il Vasil è ghiacciato, il Muhlbach porta poca acqua. Col vento le fiamme si diffondono rapidamente agli edifici circostanti. la gente viene colta dal panico, mentre il bestiame rimasto nelle stalle a muggire terrorizzato è condannato a morire miseramente nell'incendio. Gli uomini cercano di salvare i pochi averi portandoli in strada dove vengono calpestati dal bestiame impazzito. A questo punto l'importante è salvare la pelle. Quando i cittadini di Glorenza, che in quella notte di terrore avevano cercato riparo nei campi fuori le mura, all'alba del giorno sefuente rivolgono lo sguardo verso la città incenerita si accorgono con raccapriccio che 5 di loro mancano all'appello: una donna è morta carbonizzata ed altre 4 persone sono soffocate. Parte del bestiame che erano riusciti a salvare non aveva resistito al gelo della notte e giaceva al suolo esanime. Il parroco Severinus Lob annota nel Libro dei Battesimi che probabilmente Glorenza "era stata punita da Dio misericordioso". Questa "punizione" portò alla distruzione di 89 case e fienili come risulta da un elenco conservato nell'archivio di Castel Coira.
Circa 50 anni più tardi i generali austriaci vennero sconfitti duramente proprio come nel 1499, dai francesi. Il 25 marzo 1799, verso le undici del mattino, le soldatesche francesi penetrano nella cittadina sguarnita, saccheggiando e derubando ogni cosa, sparano all'impazzata uccidendo 8 persone. Nell'archivio dell'abbazia di Montemaria si conserva una relazione dettagliata dei fatti: "Tutto il vino disponibile venne bevuto o riversato intenzionalmente già il primo giorno. Quindi i soldati eccitati dalle eccessive libagioni si misero a caccia di donne e bambine che vennero violentate e sottoposte a sevizie di ogni genere, molte di esse furono viste correre per i vicoli completamente ignude. Alcune donne furono sottoposte a violenza davanti ai loro mariti..."
I francesi avevano sofferto la miseria, erano esasperati, ma tutto ciò non giustifica il loro comportamento disumano verso la popolazione civile. Ammassata nel frutteto del giudice, la gente è costretta ad assistere a uno spettacolo raccappriciante accompagnato dalle risa di scherno dei soldati messi a guardia: si dà fuoco alle loro case mentre il muggito straziante del bestiame rimasto nelle stalle si fa via via sempre più fioco fino ad ammutolire. Da mangiare non resta loro altro che il pane dell'esercito, snobbato dai francesi. Bisogna ancora dire che in quei giorni il generale austriaco Heinrich conte von Bellegarde, accampato con le sue truppr a Lasa a soli 20 km di distanza, non mosse neppure un dito.
Basta dare un'occhiata al catasto fondiario del secolo scorso per rendersi conto che la chiesa era il più grande proprietario terriero e che altrimenti le proprietà erano molto frazionate. Infatti con la "divisione reale", secondo la quale l'eredità doveva essere suddivisa in parti uguali tra tutti gli aventi diritto, non restava spesso altro che un piccolo fazzoletto di terra: troppo piccolo per assicurare la sopravvivenza. E allora molti cercarono di guadagnarsi il companatico con il commercio ambulante come "Karrner" (carrettieri). I "Karrner" erano piccoli commercianti, che in certi periodi o durante tutto l'anno giravano di paese in paese coi loro carri. Nella zona del lago di garda acquistavano limoni ed arance, nella Bassa Atesina le castagne che poi rivendevano nella Germania meridionale. Nel viaggio di ritorno portavano pietre per affilare ed utensili domestici. Fabbricavano anche scope ed intrecciavano ceste. Si accampavano al di fuori dei paesi sotto gli ontani, le betulle ed i cespugli nei pressi dei torrenti. Poichè per ottenere il permesso di matrimonio bisognava dimostrare di avere una certa proprietà, molti di essi non potevano far altro che vivere in concubinato, fatto per cui entravano in conflitto con la legge per "immoralità". Anche a Glorenza vivevano alcunu "Karrner" di cui avremo anche l'occasione di parlare. Ma ora dobbiamo trattare di nuovo di un triste capitolo della storia della miseria: a partire dalla seconda metà del XVII secolo, tra la fine di febbraio ed i primi di marzo, i bambini di età compresa tra i 6 ed i 14 anni abbandonavano la loro casa con in tasca solo un tozzo di pane, raggiungevano il passo di Resia, trascorrevano la notte nei fienili, elemosinando qualcosa per sopravvivere passavano per Landeck e superavano l'Arlberg (che in quel periodo si presentava spesso con il manto invernale) e sempre a piedi raggiungevano Bregenz; da qui in battello proseguivano per Friedrichshafen e Ravensburg, dove ogni anno in marzo si svolgevano i "mercati dei bambini". "Slavery" e "Childmarket in Germany", si leggeva sulle pagine dei quotidiani americani nel 1904, schiavitù e mercato dei bambini in Germania. L'11 novembre, dopo sette mesi trascorsi lontano da casa, i bambini facevano ritorno ai loro masi con in tasca pochi soldi ma orgogliosi di possedere ora un vestito per tutti i giorni ed uno per le feste e di calzare dei begli stivali. Erano detti "Schwabenkinder" perchè la loro meta era la Svevia (Schwaben), gli ultimi partirono nel 1914, infatti con lo scoppio della guerra dovettero restare a casa dove le braccia erano indispensabili.
Sul muro di cinta a nord accanto alla porta Malles si vede ancor oggi il livello massimo raggiunto dalle acque durante l'inondazione causata dal lago di S. Valentino nel 1855, che devastò la campagna circostante. Da tutte le regioni della monarchia giunsero offerte e donazioni, ma la più insigne fu senza dubbio quella dell'imperatrice Sissi per un ammontare di 400 fiorini.
Dopo la prima guerra mondiale il regime fascista fece erigere una caserma a soli 50 metri dalle mura della città (coi militari Glorenza ha sempre avuto sfortuna). Nel 1931 un decreto firmato da Mussolini sancì il trasferimento della pretura a Silandro. Con la perdita di quest'ultimo simbolo cittadino, restano solo la cinta muraria, le torri e i torrioni semicircolari simili ormai allo scheletro della prestanza di un tempo. Da tempo sotto i portici non si accumulano più le mercanzie ma si aprono le stalle. Sic transit "Gloria vallis".
La principessa Rosaspina, la bella addormentata nel bosco, è ormai solo una Cenerentola.
Il piccolo edificio sulla piazza della città a sinistra dell'albergo "Gruner Baum" può essere assunto a simbolo della fortuna alterna di Glorenza. Inizialmente era una casa borghese con erker e con la facciata affrescata, poi l'erker si sgretolò e venne trasformata in fienile; da qualche anno è stata ristrutturata in modo esemplare ed è divenuta sede dell'istituto bancario locale. Denaro a palate a Glorenza? No, ma dai primi anni settanta a Glorenza è in atto un piano di risanamento sostenuto da contributi pubblici concessi dalla Giunta Provinciale.


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La decadenza

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Tappeiner Casa Editrice, Lana (BZ) 1998



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