Lombardia

 

Il governo del Duca d'Ossuna e la vita di Bartolomeo Arese

Scritta da Gregorio Leti con prefazione e note di Massimo Fabi

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La vita del conte Bartolomeo Arese, presidente del Senato di Milano.
Stampato per la prima volta in Colonia appresso Francesco della Torre 1682.

001

Vale a dire nella chiesa di S. Vittore al corpo in Porta Vercellina: essa è una delle più belle chiese di Milano. Per chi fosse curioso di leggere l’epitaffio eccolo:

Dalla parte dell’Epistola
JULII FILII RED. ORD. QUAESTORIS
CUM LUDOVICI FRATRIS MELITUM TRIBUNI
ET GUBERNATORIS NOVOCOMENSIS
PAULI PATRUI EPISCOPI DERTHONENSIS,
JULII PATRIS MEDIOLANENSIS SENATUS PRAESIDIS,
MARCI ANTONII AVI SENATORIS,
JULII CLARI ABAVI MATERNI,
APUD CATHOLICAM MAIESTATEM REGENTIS,
ALIORUMQUE MAIORUM VERAE AETERNITATI,
COMES BARTOLOMEUS ARESIUS,
REGENS, ET MEDIOLANENSI SENATUS PRAESES
HANC ARAM CAELESTIS CLEMENTIAE
STATUI JUSSIT ANNO SAL. MDCLXIX.

Dalla parte del Vangelo
COMES BARTHOLOMAEUS ARESIUS
POST OMNES TOGAE GRADUS IN PATRIA EMENSOS,
APUD CATHOLICAM MAIESTATEMREGENS,
ET MEDIOLANEN. SENATUS PRAESES,
AGNITA RERUM HUMANARUM FIDE,
SPEM DIVINARUM AMPLEXUS,
HOC SACELLUM,
FAMILIAE CINERIBUS CONDENS,
CONSCIENTIAM MORTALITATIS, AETERNITATIS EXPETATIONEM,
POSTERITATIS PIETATEM EXCITABAT
ANNO SAL. M.DC.LXIX.

 

 

002

Vale a dire S. Maria di Brera, chiesa ora sopressa, con un magnifico convento, occupato dai Gesuiti fin oltre la metà del secolo scorso. All’epoca del presidente Arese, vi s’insegnava da que’ padri la grammatica, la retorica, la filosofia razionale, naturale, la metafisica, la matematica, ecc. Queste scuole avevano eziandio un titolo complessivo cioè; Università di Brera.

 

 

003

Si condonino a Gregorio Leti queste declamazioni ampollose e metaforiche perché viveva nel seicento, come ognuno sa, di cattivo gusto non solo in fatto di lettere, ma eziandio di arti.

 

 

004

Ciò si ricava dell’Anfiteatro romano del Crescenzi, stampato a Milano nel 1648, tom. I, pag. 95. Il secondo volume non fu pubblicato, ed il manoscritto giace presso la famiglia Belgiojoso di Milano.

 

 

005

Vedi Argelati “Biblioteca scriptorum Mediolanesium”, tom. I, parte seconda, pag. 90 e seg.

 

 

006

Corrisponde attualmente alla provincia d’Ivrea, e chiamatasi Canavese perché anticamente dicesi che vi si coltivasse molta canapa.

 

 

007

Noti il lettore che questa vita fu stampata nell’anno 1682.

 

 

008

Nacque nell’anno 1590.

 

 

009

Vedi il Dictionnaire des sciences médicales; articles femme, nouveaux-nés, etc.

 

 

010

Quivi si allude alle specie ed ai generi considerati filosoficamente, e che erano i perni principali della filosofia di que’ tempi. Vedi Tennemann, Storia della filosofia.

 

 

011

Questo collegio trovatasi a S. Maria di Brera in Milano.

 

 

012

Non poteano esser aggregati a questo collegio se non persone di provata nobiltà, e che avessero compiti i 25 anni. Il sito delle loro adunanze era in quella parte di fabbricato della piazza de’ Mercanti attualmente occupata dagli uffici della direzione degli studj. Vedi Serviliano Lattuada, Descrizione di Milano e delle fabbriche più cospicue, ec. Milano 1738, tom. V, pag. 164 e seg.

 

 

013

Vedi la Relazione della città e ducato di Milano, del conte Gualdo Priorato, stampata a Milano nell’anno 1666.

 

 

014

Città della Prussica renana, già capoluogo di un elettorato omonimo. Intorno poi alle guerre di Lombardia nel 1635 e seg. Si può leggere con assai profitto la Storia d’Italia di Girolamo Brusoni, lib. III, edizione di Torino 1680, in folio, non le altre che sono mutilate.

 

 

015

Valle subalpina del Piemonte, provincia di Pinerolo, nella quale scorre il Chisone; vi si contano più di 30 villaggi e borghi, fra cui Finestrelle è il capoluogo. Trae questa valle il suo nome da un villaggio omonimo che sta verso la metà della valle.

 

 

016

Vedi Botta, Storia d’Italia, continuata da quella del Guicciardini sino al 1789, anno 1635 e seg.; Muratori, Annali d’Italia, id. ib.; Sismondi, Storia dell repubbliche Italiane, l’ultimo tomo.

 

 

017

Una relazione di questa occupazione fatta dai Francesi venne stampata ad Amsterdam nel 1788 con questo titolo: Campagne du duc de Rohan dans la Valtelline en 1635, libro molto raro. Si può consultare eziandio la Storia della Valtellina di P. A. Lavizari, lib. IX, Coira 1716.

 

 

018

Montagna che divide l’ex contado di Chiavenna dalle Tre Pievi.

 

 

019

Si consultino le Vicende della Brianza di Ignazio Cantù, tom. II, cap. 43, dove si tratta delle prudenze de’ Brianzuoli nel rintuzzare i Francesi.

 

 

020

Siri, Memorie recondite, Lione 1679, vol. VIII.

 

 

021

Il governatore Gusman fu eletto nel 1635; nell’aprile del 1636 parte per la guerra di Piemonte; ritorna nello stesso anno, ed in giugno del 1637, di nuovo parte pel campo, lasciando a Milano un consiglio segreto, ed il cardinale Trivulzi. Bellati, Serie dei governatori di Milano, ecc.

 

 

022

Siri, Memorie recondite, vol. VIII, passim. Brusoni, Storia d’Italia, ediz. Citata, lib. III.

 

 

023

Varie liti insorsero fra i signori da Correggio e la casa Estense, finchè quest’ultima restò vincitrice per la morte di Camillo, figliuolo di Giberto, ultimo della casa correggesca (1711). Vedi Ricci, Corografia dei territori di Modena, Reggio, ecc. Modena 1806, art. Correggio.

 

 

024

Ora fa parte della provincia di Lodi.

 

 

025

Parecchie sono le terre che nel ducato di Modena portano il nome di Castelnuovo, qui però devesi intendere Castelnuovo di Sotto.

 

 

026

Meglio Enza.

 

 

027

Cioè Palestro

 

 

028

O Pan-Perduto, difficile passo del Ticino presso Golasecca.

 

 

029

Ciò avveniva nell’anno 1656. Vedi Brusoni, Storia d’Italia, ediz. Cit., lib. IV, pag. 120

 

 

030

Meglio Fontanetto.

 

 

031

Il più grosso fra i pezzi d’artiglieria da campo ne’ secoli XVI e XVII; portava de 6 fino a 12 libbre di palla di ferro. Questo nome, fu preso, come molti altri delle antiche artiglierie, da un animale di rapina e di gran volo, che era una specie di falcone chiamato particolarmente sagro.

 

 

032

Vedi le Memorie del fu signor duca di Guisa, Colonia, 1675, rarissimo.

 

 

033

Vale a dire Pomaro

 

 

034

Santhià

 

 

035

Vedi Cantù Storia di Como, lib. 8. Rivoluzioni della Valtellina.

 

 

036

Oggigiorno vive ancora in Milano la signora Scannagatti che ha ripetuto la stessa cosa.

 

 

037

Propriamente quel metallo composto che chiamasi ottone, col quale si fanno le trombe, ma poeticamente si usa per la tromba stessa di guerra.

 

 

038

Vedi Custodi, continuazione alla Storia di Milano di P. Verri, cap. XXXI, passim, nel qual trovasi in compendio un bel quadro delle guerre di Lombardia di quel tempo.

 

 

039

Nella chiesa della Vittoria in Milano veggonsi parecchi monumenti di questa ricchissima famiglia.

 

 

040

Nella chiesa di S. Stefano in Milano vedesi un monumento a questo Triulzi.

 

 

041

Vedi Custodi: Continuazione alla Storia di Milano di P. Verri, cap. XXXI, ed anche il Somaglia: Alleggiamento dello Stato di Milano, Milano 1653; opera di grande utilità a chi volesse conoscere le gravezze cui andavano soggetti i Milanesi al tempo del governo Spagnolo.

 

 

042

Ciò è pure affermato dal barone Custodi nell’opera suindicata.

 

 

043

Questo viene altresì confermato dagli storici contemporanei, e segnatamente dal Siri e dal Brusoni, le cui opere abbiamo già per lo addietro accennato.

 

 

044

Vedi Saluces: Histoire militare du Piemont. Torino 1818, tom. III.

 

 

045

Forte città della Provenza (Francia) nel dipartimento del Var.

 

 

046

E’ per quanto ne dice il Brusoni nella sua Storia d’Italia.

 

 

047

Vedi Sismonde de Sismondi Histoire des Français, années 1636-37 e seg.; nella quale trovansi spiegate la futili cause di questa guerra tra Spagna e Francia, e così dannosa alla nostra penisola.

 

 

048

Vedi Mallet: Histoire des Suisses, passim.

 

 

049

Vedi Lavizari, Storia della Valtellina, edizione citata, lib. 9.

 

 

050

Cioè Urbano VIII e i suoi parenti della potente famiglia Barberini. Urbano VIII sedette sul soglio pontificio dal 1623 fino al 1644. Sui Barberini correva a Roma questo motto: Quod non fecerunt Barbari, Fecerunt Barberini, alludendosi con ciò alle dilapidazioni de’ beni, alle persecuzioni dei dotti, ecc., fra cui Ferrante Pallavicino, che lo fecero strozzare nelle carceri d’Avignone, in allora soggetta alla corte pontificia.

 

 

051

Vedi Brusoni, “Storia d’Italia”, lib. X.

 

 

052

Cioè Passavia e Gratz, la prima città della Baviera, la seconda della Stiria.

 

 

053

Vedi la descrizione del castello di Milano, tal quale si trovava ai tempi dell’Arese, nel Ritratto di Milano del Torre, e nella descrizione di questa città del lattuada, tom. IV, pagina 440 e seg.

 

 

054

V. Vaccinata ovvero Battarella per le Api Barberie. In occasione della mossa delle armi di N. S. papa Urbano VIII contro Parma. Nella stamperia di Pasquino, a spese di Martorio, 1644. In questo libro trovansi descritte tutte le pretese dei Barberini sopra Parma. Libretto molto raro.

 

 

055

Vale a dire la famosa convenzione tra Cosimo I e Carlo V dopo l’assedio ed espugnazione di Siena, avvenuto nel 1555, in cui il duca di Toscana si obbligava difendere e soccorrere in qualunque caso le armi e gli Stati di S. M. cattolica in Italia. Vedi Galuzzi, Storia del granducato di Toscana (anno 1555).

 

 

056

Ampio distretto presso i confini della Liguria, in oggi incorporato in varie provincie degli Stati del Piemonte e specialmente in quelle di Alba e Tortona. Comprendeva esso 38 borghi o villaggi, quasi tutti con un loro particolare castello. Altre volte chiamati erano col nome generale di Feudi imperiali, e nella massima parte appartenevano ai rami collaterali delle famiglie del Carretto, di Incisa, ed anche agli Spinola ed ai Doria. La parola Langhe sembra una derivazione di Land, che in tedesco significa paese.

 

 

057

Nell’anno 1646, e si chiamava don Bernardino Fernandez de Velasco e Tovar, ecc.

 

 

058

Terra nell’isola d’Elba, situata sopra una rupe, ed in fondo ad un golfo che guarda Piombino, da cui è discosto 16 miglia. E’ fortificata più dalla natura che dall’arte. Il suo castello è però quasi inespugnabile. Fu ciononostante occupato, come dice il Leti, dai Francesi (1646); ma venne ripreso quattro anni dopo dagli Spagnuoli.

 

 

059

Meglio Bormida, fiume del Piemonte, che dividesi in due rami, l’uno detto orientale, occidentale l’altro. L’orientale passa a Carcare, Spigno, Cairo Dego; l’occidentale a Millesimo, Cortemiglia, Bubbio, e si unisce all’orientale presso Ristagno, indi, uniti, bagnano le mura d’Acqui, ed ingrossati dall’Orba, si scaricano nel Tanaro al disotto d’Alessandria. Con questo fiume dovevasi congiungere il Mediterraneo coll’Adriatico, mediante un magnifico canale, che partendo da Savona, doveva unirsi al Tanaro presso Alessandria e quindi al Po. Quest’ardita impresa, ideata sotto il regno Italico, avrebbe portato un’immenso vantaggio al commercio, e sarebbe stata comparabile a quell’altra, e condotta a termine sotto Luigi XVI, cioè il canale detto del Mezzogiorno della Francia, il quale mediante il fiume Garonna, unisce il grand’Oceano col Mediterraneo.

 

 

060

Cioè di Haro: vedi Bellati, Serie de’ governatori di Milano dall’anno 1535 al 1776.

 

 

061

Questa congiura a tutti nota fu ordita nel 1647. Chi volesse vedere i dettagli, legga il Giraffi, Le rivoluzioni di Napoli, scrittore contemporaneo ed esatto, Ginevra 1648.

 

 

062

D. Luigi de Benavides, Carillo e Toledo, marchese di Fromista e saracena; oltre all’essere governatore dello Stato di Milano, era eziandio capitano generale in Italia. Fu eletto governatore nel 1648, e durò fino al 1656 come si vedrà poi. Tutto ciò che fece a pro di Milano si fu, di vietare ai cocchieri di attraversare le funzioni sacre che girano per la città, e proibire alle meretrici l’entrare in carrozza nei corsi, e mischiarsi con quelle delle dame.

 

 

063

Cioè la grandiosa rivoluzione operata da Cromwell, in cui perdette la vita re Carlo Stuart. V. Guizot, Histoire de la rèvolution d’Angleterre, Hume, Histoire d’Angleterre, e Villemaine, Histoire de Cromwell.

 

 

064

Ciò è riferibile alla congiura di Palermo del 1647, in cui il popolo si rubellò contro gli Spagnuoli, guidato da Nino della Pelosa; fu frenata dal milanese cardinale Triulzi, il quale con moderato regime e secura affabilitò, tutti ascoltando e a tutti facendo giustizia, riuscì ad acquetare la ribelle Palermo, ed a salvare gli Spagnuoli da un terribile macello. V. Pocili, Delle rivoluzioni della città di Palermo, Verona 1648, e Muratori, Annali d’Italia, 1647 e seg.

 

 

065

Cioè D. Alfonso Perez conte di Fuensaldagna, capitano generale dello Stato di Milano. Durò nella carica fino al 1660, in cui passò a Parigi come ambasciatore; successe egli nel governatorato al cardinale Triulzi, il quale morì sul principio di marzo del 1657.

 

 

066

Vale a dire Luigi XIV, detto il Grande.

 

 

067

Vedi Sismondi: Histoire des Français, années 1657 et suiv.

 

 

068

Cioè Cassano d’Adda, terra munita di forte castello, era volto ad altr’uso, e che sta sulla destra dell’Adda.

 

 

069

L’Adda è distante da Milano circa 18 miglia.

 

 

070

Scrittori stranieri esagerarono sempre in Italia quello che è comune a tutto il mondo, e questa favola è simile all’altra dello stiletto, pensandosi sempre dagli stranieri che gl’Italiani lo portino seco.

 

 

071

Questo castello non mostra oggidì che alcuni resti.

 

 

072

Col nome di Campagna di Roma intendesi la così detta Com’arca, e parte della delegazione di Frosinone, pel passato aveva più d’un milione d’abitanti; oggi essa ammonta a soli centomila. Per ovunque non veggasi che rovine di città e di borghi, ed il terreno quasi tutto è incolto ed abbandonato ad avventizi pascoli.

 

 

073

Cesano Maderno aveva altre volte forte castello; ora è coperto di amene ville e sontuosi palazzi. Quello dell’Arese vedesi anche oggidì. Cesano Maderno dista 10 miglia circa da Milano.

 

 

074

Quale insensato lacerassi mai persuadere che dopo avere il prefetto castigato Giulio Arese lo lusingasse poscia coi più stretti amplessi? Mentre in cotesto modo non era già un mostrargli il sentiero dell’emenda, ma un raffermarlo maggiormente nell’errore; né tampoco per ritrovarsi il giovine in età immatura, avrebbe a mio credere saputo imputare altrui di ciò che per anco non conosceva. Enea Spalma nella sua opera intitolata: La verità svelata e la bugia flagellata, Venezia 1684. Libro divenuto oggidì molto raro, e scritto per confutare alcune asserzioni che si riscontrano nella vita dell’Arese. A dì nostri ben altrimenti procede la disciplina nei luoghi di pubblica o privata, secolare o religiosa educazione. Non più la sferza, i flagelli, le pene corporali, che degradano il fanciullo alla condizione di bruto; ma la dolcezza, la bontà, il convincimento, che lo fanno sentire nobilmente di sé, mentre ne guadagnano l’animo, e le male tendenze drizzano al retto ed al bene.

 

 

075

Pur troppo nel seicento erano così sregolati i costumi da far ciò e peggio. Parve questo un retaggio del cinquecento, in cui vennero alla luce le opere dell’Aretino, del Franco, e di altri lubrici scrittori. Ma grazie al cielo oggidì più non abbiamo a deplorare simili sconcezze, proprie sole agli esecrati libri del Marquis de Sade, vale a dire la Justine e la Juliette.

 

 

076

Voglia, che legge, condonare a G. Leti queste immorali particolarità di un fatto, che di leggieri avrebbe potuto passar sotto silenzio. La sua schiettezza ci dà però una chiara idea della depravazione di quell’età, e ci conforta nel pensare, che se oggidì, la morale non è per anco castigata e severa, come già ai tempi delle primitive società, il mal costume non è sì generale, radicato, impudente come quello dell’epoca corrotta ed infingarda spagnuola.

 

 

077

Tutto quanto è qui detto di Annibale Perrone diede argomento al moderno romanzo di Ignazio Cantù, intitolato appunto: Il marchese Annibale Perrone, storia milanese del secolo XVII. Milano 1842. Libro nel quale trovansi riuniti non solo i fatti della vita del Perrone, ma eziandio un quadro generale della società di quei tempi. L’opinione poi uiversale intorno alla morte di Annibale Perroe è che sia stato ucciso a tradimento a Venezia, ov’erasi rifuggito.

 

 

078

Gregorio Leti nel suo panegirico a Luigi XIV va ancora più in lò di quanto scrive in questa vita; imperocché lo qualifica: l’invincibile tra guerrieri, l’eroe tra’ Cesari, l’augusto tra monarchi, il prudente tra’ politici, e nella chiusa dice: o Luigi, o pianeta, illustrator dell’universo, o orizzonte lucidissimo della religione cristiana, e chi potrà mai fissar gli sguardi, se non sono d’aquila, ad un sole così alto, ad un merito non mai eclissabile, ad un Giove terreno così maestoso. Gregorio Leti, La fama gelosa della fortuna, panegirico, ec., Gez.1680, raro.

 

 

079

Vedi I. Cantù: Il marchese Annibale Porrone, edizione citata, in cui avvi un capitolo curioso sopra questo Filippino da Cugliate. Il Leti scrisse Cugliate e I. Cantù Cogliate, a chi credere? Sappia il lettore che in Lombardia si trova Cugliate e Cogliate. Il primo è nella provincia di Como, distretto di Luino, l’altro nella provincia di Milano, distretto di Barlassina.

 

 

080

Vedi I. Cantù, Il marchese Annibale Porrone, pag.346 e 347, in cui trovasi un’annotazione riguardante alcuni particolari sulla morte di quest’infelice sacerdote.

 

 

081

Milano non cominciò ad essere illuminato la notte che dopo la metà del secolo scorso; prima di quest’epoca ognuno uscendo di casa a notte avanzata portava la sua lanterna.

 

 

082

Meglio Cornaredo

 

 

083

Vale a dire S. Maria della Scala

 

 

084

Barbara usanza, che tanti figli sacrificava al dispotismo e all’ambizione de’ padri! Ma la Dio mercè ecco sparita dalla faccia d’Italia e dalla nostra Milano sì vituperevole abuso dell’autorità paterna, e solo arbitri i figli nella scelta di uno stato! E il chiostro, che destava terrore e raccapriccio al solo nominarlo, eccolo divenuto dolce e sospirata meta ai lunghi desiderj di parecchie zitelle, che non per umani riguardi, ma per speciale impulso della Provvidenza (e parecchie tra esse non curanti degli agi domestici, della famigliare dilezione e della prospettiva di un brillante avvenire), quivi si conducono a passare nel ritiro, nella preghiera, nel lavoro, nell’educazione delle giovinette, nel soccorso degl’infermi, l’intera loro vita.

 

 

085

Noti il lettore che questa vita fu pubblicata nell’anno 1681.

 

 

086

Vedi Litta, Famiglie celebri italiane. Famiglia Visconti.

 

 

087

Il testo dice alimenti, ma è un errore, ed io seguo in ciò un libro intitolato l’Ambasciata di Romolo ai Romani, che credo fattura del Leti stesso, il quale parlando dei principj eresiarchi del Borri scrive elementi e non alimenti

 

 

088

Cioè nella piazza della Vedra, luogo in cui venivano giustiziati i malfattori. Fu sopra questa piazza che venne morto Giacomo Mora, uno de’ capi untori (come licevasi) al tempo della famosa peste del 1630, di cui abbiamo una narrazione del principe de’ romanzieri italiani Alessandro Manzoni.

 

 

089

Questo settario dopo aver peregrinato in varie parti d’Europa, venne imprigionato nel Castel Sant’Angelo, ove morì nel 1695 in età di 79 anni. Chi desiderasse più diffuse notizie, legga le seguenti opere: l’Ambasciata di Romolo ai Romani, nella quale sono annessi tutti i trattati, negoziati, satire, pasquinate, relazioni, apologia, canzoni, sonetti, ritratti, ed altre scritture sopra gl’interessi di Roma, durante la sede vacante, cominciando dal giorno della morte di Clemente IX fino al giorno della creazione di Clemente X, colla vita, processo e sentenza di Francesco Borri milanese, Colonia 1676, libro raro. Brusoni, Storia d’Italia, dal 1625 al 1679, Torino 1680. Custodi, Continuazione della storia di Milano, del Verri. Biographie universelle de Michaud. Egidio De Magri, in un articolo della Rivista Europea, intitolato, Francesco Borri, ossia un Settario del secolo XVII. Argelati, Biblioteca scriptorum Mediolanensium. Bayle, Dictionnaire historique, ecc. Francesco Borri lasciò scritte parecchie opere, fra le quali nomineremo: La chiave del gabinetto, col favor della quale si vedono varie lettere scientifiche, chimiche e curiosissime, con varie istruzioni politiche, ed altre cose degne di curiosità e molti segreti bellissimi, Colonia 1681. Esse sono seguite generalmente dalle Istruzioni politiche al re di Danimarca dello stesso autore, J. Burchi, Epistolae duae ad Thomam Bartholinum Hafniae. Nella prima lettera parla l’autore della formazione, struttura e sostanza del cervello, ecc.; nella seconda, del modo di guarire parecchie malattia degli occhi, ecc. Tutte queste opere sono rarissime. Debbo inoltre osservare al lettore, che in quanto alla vita del Burri, che si trova, sia nella Vita dell’Arese, che l’Ambasciata di Romolo ai Romani, e nella Chiave del gabinetto, sono scritte dalla stessa mano, perché, ad eccezione di pochi mangiamenti, contengono le medesime cose. Chi si occupasse a scrivere una storia delle sette religiose in Lombardia, farebbe un’opera curiosissima ed importante, e darebbe molti lumi ad alcuni fatti che sono in oggi o negletti o male esposti.

 

 

090

Presso Varese vedesi un villaggio, detto S. Ambrogio, intorno al quale la popolare tradizione dice essere stato eretto in ricordanza di una vittoria, da quel santo arcivescovo riportata sugli Ariani, e lo stesso vuolsi del santuari della Madonna del Monte. La storia però ci fa sapere aver S. Ambrogio combattuto contro quegli eretici non colla forza delle armi, ma con quella della rara sua eloquenza, e colla fermezza del grand’animo suo. Il Leti ha ragione dicendo che in Milano ebbero luogo parecchie sette, e segnatamente nel XII secolo e ne’ due susseguenti, in cui si videro in Lombardia i Patarini, i Credenti di Concorrezzo e di Bagnolo, i seguaci della Guglielmina Boema, di fra Dolcino, ecc., sette che vediamo anche oggidì ricomparire sotto varie forme. Se taluno bramasse approfondirsi nel conoscimento di tali sette religiose legga la bell’opera di Cesare Cantù, intitolata Ezzelino da Romano, ove, in un capitolo speciale, molto si diffonde sulle sette lombarde. Ed inoltre: Pluquet, Dictionnaire des hérésies. Bayle, Dictionnaire historique, critique, ec., ai rispettivi articoli, e fra tutti, Emerix, Directorium inquisitorum, Roma 1587; libro raro anzi che no, ed importante per chi amasse scrivere una storia di queste sette, esponendo esso in modo chiaro e lato tutti i principj sui quali i nuovi riformatori basavano le loro credenze.

 

 

091

La chiesa della Pace, con convento di Zoccolanti, è oggi rivolta ad altr’uso, e quella di S. Dionigi fu distrutta, e tovavasi a Porta Orientale presso i giardini pubblici, ove è la casa altre volta Bathiany.

 

 

092

Chiamasi con questo nome uno de’ muscoli del braccio.

 

 

093

Veggansi le grida pubblicate in quel tempo.

 

 

094

Chiesa distrutta, che si trovava verso il dazio di Porta Romana.

 

 

095

E’ solo dal 1814 che Bergamo e Brescia formano due provincie lombarde; fno al 1796 fecero parte della Veneta Repubblica.

 

 

096

Cioè S. Donnino, nella contrada dei Bigli, chiesa ora soppressa.

 

 

097

I Carmelitani scalzi si trovavano sullo stradone di S. Teresa, il loro convento e chiesa servono ora ad altr’uso.

 

 

098

Bartolomeo Arese abitava l’attuale palazzo del duca Litta, esistente a Porta Vercellina.

 

 

099

Cioè “del Morone”, così denominata dall’abitazione che vi aveva il famoso cancelliere Morone. Avvi però una contrada “de’ Moroni” in Milano, ma verso Porta Romana.

 

 

100

Questa chiesa è ora soppressa.

 

 

101

Chiesa oggidì soppressa, appartenente ai Gesuati; ordine istituito dal B. Giovanni Colombini. Di quest’ordine parla diffusamente il Moriggia nella sua Istoria delle origini di tutte le religioni.

 

 

102

L’opinione universale intorno all’origine del Cordusio è la seguente: Morto Alboino, la provincia lombarda si divise fra’ suoi generali; ad Albino, uno di questi, allora toccò la desolata Milano, e il luogo dov’egli aveva il proprio palazzo fu detto Curia o Curte ducis, per corruzione poi Cortedoxi, Conduce e finalmente Cordusio. Vedi il bel lavoro di L. Sonzogno intitolato: Le vicende di Milano rammentate dai nomi delle sue contrade, ecc. Milano, 1848.

 

 

103

La chiesa esiste tuttora aperta al culto; i monaci poi furono aboliti; essi erano dell’ordine di S. Agostino.

 

 

104

Vedi il Brusone nella sua Storia d’Italia, lib. XXVIII dell’edizione già citata; ed il Botta, Storia d’Italia continuata da quella del Guicciardini, anno 1660.

 

 

105

Due sono le chiese in Milano che portano questo nome: l'una S. Nazaro Maggiore, l'altra S. Nazaro Pietra Santa; è dubbio quale delle due l'autore voglia accennare.

 

 

106

Grazie ai lumi del progresso questo avanzo di barbarie è stato tolto da tutta Italia.

 

 

107

Vedi la Storia particolare delle cose passate tra il sommo pontefice Paolo V e la repubblica di Venezia, scritta da fra Paolo Sarpi. Del medesimo autore si può leggere eziandio il Trattato dell’interdetto, ecc., che trovasi tra le opere varie del Sarpi, stampatea Helmstat 1750, tom. I, edizione molto corretta, inoltre si può leggere la Vita di fra Paolo Sarpi, di B. Giovini, e la Storia della repubblica di Venezia, di Daru.

 

 

108

Fuori di Porta Orientale; la chiesa esiste tuttora, ma il convento annessovi, già occupato dagli Agostiniani scalzi, serve ora per l'Istituto veterinario.

 

 

109

D. Luigi de Gusman Ponze de Leon, fu governatore di Milano dal 1662 al 1668, epoca in cui morì, e fu sepolto nella ex chiesa di S. Maria della Scala. La Lombardia è debitrice a questo governatore del sistema introdotto di appaltare l'alloggiamento militare. Liberò così le povere comunità dalle estorsioni e dai danni, che paesani e cittadini erano costretti soffrire, alloggiando nelle proprie case i soldati; così scrive il Bellati nella sua opera che ha per titolo: Storie dei governatori di Milano, stampata nel 1776. In oggi poi l'alloggio militare è assai meglio organizzato che a quel tempo.

 

 

110

Ovvero Corsia della Palla.

 

 

111

Questo monastero, abitato da monache Benedettine, venne soppresso, e la chiesa fu cambiata in un teatro, detto appunto S. Radegonda.

 

 

112

Il convento di S. Eustorgio era occupato dai PP. dell’ordine de' Predicatori, ora soppressi.

 

 

113

Donna Margherita, sposa dell'imperatore Leopoldo. Il governatore fece perciò ristaurare splendidamente il palazzo ducale (1668). Senza rispetto per la miseria pubblica, il lusso sfoggiato dalla nobiltà spagnola e milanese, e dagli ambasciatori de' sovrani d'Italia nel ricevimento di quella principessa, fu straordinario; e basti per un esempio, che il conte Filippo d’Agliè, ministro del re di Sardegna, si mostrò con un seguito di 300 persone, e il pomposo corteggio di cento tiri a sei. Custodi, Contin. Alla Storia di Milano di P. Verri, c.31.

 

 

114

Oggi però non è così: e poi avvi del buono e del cattivo in ogni cosa, e chi non lo sa?

 

 

115

Il ramo legittimo della famiglia ducale Sforzesca si estinse nel 1535 per la morte di Francesco II.

 
Il governo
del
Duca d'Ossuna
e la vita
di
Bartolomeo Arese
scritta da
Gregorio Leti
con prefazione e note
di Massimo Fabi


Milano
presso Franc. Colombo Librajo-Editore
Contr. S.Martino, n.549-A
1854

Biblioteca
Storica Italiana
vol. III
 
Bartolomeo Arese
cavato da un dipinto esistente
nell'Ospedale Maggiore
di Milano
 

Prefazione

Vita di Gregorio Leti

Duca d'Ossuna

Bartolomeo Arese


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