Lombardia

 

Storia della Senavra

di Giuseppe Gerosa Brichetto

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L'ospedale dei Pazzi da San Vincenzo alla Senavra

Secondo una credenza secolare era lo spirito del male in lotta con quello del bene che squassava i corpi e le anime degli alienati; il progresso scientifico e sociale tardò oltre l'inverosimile a venire in loro aiuto, poichè il pazzo non era nemmeno considerato come un ammalata. "Se tranquillo ed innocuo: un ispirato, un profeta, un santo; se pericoloso: un posseduto dal demonio, un colpito dalla collera divina, uno stregone sceso a patti con l'inferno, un maledetto, un meritevole di tortura e di morte".
Epperciò i pazzi leggeri, gli epilettici, i nevrotici, gli ipocondriaci, quando non potevano essere tenuti a casa loro, andavano ad ingrossare le file dei relitti umani accolti nei ricoveri fondati dagli enti religiosi: lo spirito evangelico vedeva nel sofferente il corpo vivo di Gesù Cristo.
Ma per gli alienati pericolosi e violenti era un altro affare! Gli ospedali comuni, quando vi capitavano, li mettevano in catene, relegandoli in locali pessimi o addirittura nei sotterranei; più spesso per questi "indemoniati", anzichè l'ospedale c'era la prigione.
Altrove gli individui più agitati venivano chiusi in gabbie speciali, delle quali si conoscevano anche dei tipi portatili concessi a nolo ai privati. E che dire di quanto avveniva ancora in FRancia sulla fine del '700, il secolo dei lumi, dove Filippo Pinel trovò nell'ospedale di Bicetre molti pazienti incatenati come bestie feroci, spesso esposti alla vista dei curiosi che pagavano per essere ammessi a quello spettacolo?
A Milano, nella molteplice corona di antichi ospedali che la carità aveva fatto sorgere fin dall'VIII secolo, su iniziativa particolarmente di religiosi, uno ve n'era contiguo al chiostro della chiesa di San Vincenzo, detto perciò Ospedale di San Vincenzo; esisteva già ai primordi dell'XI secolo, ed a quanto attesta lo storico Gilino, il ricovero dei pazzi costituiva una sua peculiarità. "Se de cervelo manchino, sive sono furiosi, hanno la receptione sua separata nel hospitale de Sancto Vincentio"; altrove aggiunge che vi si trovavvano anche "gli infirmi de la altre due qualitade: o de vechieza o de qualche ulceratione", nonchè "li fernetici, cechi et sordi".
Come si vede, un ammasso di miserie umane a cui i monaci del vicino chiostro mandavano gli avanzi del loro pranzo; nessun criterio medico, neppure empirico presiedeva alla cura di quegli infelici lasciati alla evoluzione inesorabile dei loro mali, imperante la dottrina di Paracelso: "obbedianza alla volontà di Dio, che si rileva nelle opere della natura".
La natura, non sappiamo se più avara o più crudele, si compiaceva di mescolare al torpore fisico e mentale la nota elettrizzante degli agitati in preda al ballo di San Vito; questo moto perpetuo dei muscoli e dei nervi che nei ricoveri e negli ospizi talora esplodeva in forma epidemica e si propagava a catena, dava un lugubre aspetto a quegli ambienti già squallidi. Le stampe dell'epoca mostrano le scene di contorsioni di quei corpi che i pii religiosi toccano con l'olio della lampada del Santissimo Sacramento, quando già non era stata instaurata una più efficace cura, "la quale - è sempre il Paracelso che scrive - raramente fallisce".
Essa consisteva nell'agguantare quei disgraziati e gettarli violentemente in bigonce di acqua fredda, che il nostro più antico manicomio milanese, là giù da Naviglio, aveva la fortuna di poter attingere da un pozzo ritenuto addirittura miracoloso, quello di San Calogero.
L'aggregazione del vecchio opsedale di San Vincenzo alla Cà Granda avvenuta nel 1642 rappresenta una data basilare nella evoluzione dell'assistenza agli alienati in Milano, ma ancora per mezzo secolo il riflesso fu solamente amministrativo. Vi imperava il "fattore", il quale era più che altro preoccupato di mantenere la distinzione fra i pazzi a pagamento e quelli gratuiti. Da annotazioni a fianco dei nomi dei reclusi (e raggiunsero fino il numero di trecento) si distinguono gli "inspirati", gli "indemoniati", tutti in catene, da quelli con la scritta: "casca per terra", il che vuol dire che erano semplici epilettici.
L'organico dell'ospedale comprendeva, oltre il fattore, il barbiere, il portinaio, il curato, la dispensiera, la priora ed un numero vario di serventi ed aiutanti maschi e femmine; nel 1688 compare anche un medico. Il barbiere o flebotomo è sempre all'apice della sua grandezza come tutti gli altri ospedali, impettito sul tripode della sua arte: purgare, salassare e far cliseri. Ancora dopo quarant'anni, nel 1728, accanto al medico che è un certo dottor Martelli, figura il barbiera Maganza, il quale ha il compito delle operazioni chirurgiche, "tagliare li capelli, la barba e le unghie".
Col procedere degli anni il Capitolo dell'Ospedale Maggiore instaurava man mano una graduale ingerenza nella parte sanitaria del Pio Luogo, anzitutto subordinando i ricoveri alla visita medica, operando delle separazioni fra i vari tipi di ricoverati e facendo iscrivere su registri le ordinazioni mediche e le diete.
Si profilava così la istituzione di un vero e proprio manicomio che impegnava negli ultimi suoi anni le sagge attenzioni della imperatrice Maria Teresa, e per cui la scelta non molto felice ma già di grande progresso per quei tempi, cadde sulla nostra Senavra.

Del trasporto dell'Ospedale dei pazzi da San Vincenzo alla Senavra si è fatto oggetto di molta confusione di date dalle quali comunque si rileva il ritmo di esasperante lentezza che ha contraddistinto il progresso della assistenza psichiatrica nella nostra città. Le notizie più attendibili sono quelle fornite in una sua memoria dal dottore fisico Cesare Castiglioni, il quale nel 1849 successe al Verga nella direzione del manicomio, e che trovano riscontro e chiarimento in documenti conservati nell'archivio dell'Ospedale Maggiore.
Il giorno di martedì 21 settembre 1773 i delegati del governo, in presenza del padre Radaelli gesuita di San Fedele, andarono a prendere possesso del fabbricato della Senavra con ogni cosa che vi era dentro, apponendovi i sigilli; il disegno di destinare questo istituto a sede di manicomio deve essere sorto molto tempestivamente, sia che fosse scaturito in seno ai componenti della regia Giunta Economale o spontaneamente nell'animo della Sovrana. Infatti vennero incaricati di uno studio i dottori fisici Pietro e Bernardino Moscati, i quali già in data 28 ottobre 1774 erano in grado di presentare una dettagliata relazione "relativamente al caseggiato della Senavra e gli adattamenti di quel circondario in servizio dell'Ospedale per erigervi l'ospedale dei pazzi".
Alla relazione è allegata una dettagliatissima pianta dell'edificio con segnata la destinazione di tutti i locali dello istituto gesuitico; il parere del governo fu senz'altro favorevole epperciò, si passò abbastanza rapidamente alla fase esecutiva.
Con suo decreto del 5 settembre 1780 l'imperatrice regolava quella materia: due mesi dopo essa moriva. L'arciduca Ferdinando governatore perfezionò nel 1781 gli accordi con l'Ospedale; il totale della "famiglia" di San Vincenzo, che assommava a 384 teste veniva ridotto col passaggio alla Senavra a 310, e si decretava che solo in numero di 90 i pazzi dovevano essere a carico del nosocomio, mentre l'onere dei rimanenti veniva asunto dal governo.
Il conte Giacomo Durini, con lettera del 2 settembre 1781, così informava sua Altezza reale: "Ieri mattina fu eseguita la benedizione della chiesa nella Casa della Senavra e furono consecutivamente dati li più pressanti ordini pel sollecito trasporto dei letti degli inservianti a pazzi e pel pronto compimento delle riamnenti opere correlative".
La chiesa della B.V. Addolorata alla Senavra nello Spedale dei Pazzi compare sugli annuari della Curia Aricvescovile dal 1785 come cappella sussidiaria nel distretto della parrocchia di Santa Maria di calvairate. Forse non più officiata dopo il 1879, si ritrova nel 1886 per il servizio al Pio Ricovero di Mendicità. Nel 1897 la chiesa della Senavra, sempre sotto il titolo della B.V. Addolorata passa alla circosrizione della nuova parrocchia di Santa Maria del Suffragio.
Il definitivo trasporto dal vecchio San Vincenzo avvenne dunque nel detto mese di settembre, poichè l'arciduca governatore, scrivendone al capitolo dell'Ospedale Maggiore prende atto dell'avvenimento dovuto "alle provvide e materne cure della fu imperatrice Maria Teresa di sempre gloriosa e per tutti gli suoi sudditi di indelebile memoria..." Tale lettera porta la data del 3 di ottobre 1881.
Da un avviso manoscritto fra quelli che circolavano in quei tempi per diramare norizie cittadine si rileva:
"15 settembre 1781. Oggi di notte in Milano cominciano a tradursi i pazzi dal luogo di San Vincenzo a quello detto della Senavra fuori di porta Tosa casa già de' Gesuiti eretta per darvi gli Esercizi Spirituali" (Santoro).
Pare che il trasferimento di quei disgraziati, che si faceva di notte per ovvie ragioni, avveniva con carri sui quali erano legati a quattro a quattro fra di loro ed alle panche su cui stavano seduti. Con tutta probabilità queste lugubri precauzioni saranno state riservate agli agitati e pericolosi.
Nel documento sopradetto l'arciduca Ferdinando, commosso nel rievocare la sollecitudine materna della augusta genitrice in favore dei poveri mentecatti, parla della Senavra come di caseggiato "vasto e comodo": vasto fuor di dubbio e comodo come accesso alla città, se si tiene conto che era diretto e amministrato dallo Opsedale; ma il vizio d'origine di questo dignitoso edificio fabbricato in mezzo alle marcite e che non trovò mai un proprietario che l'abitasse durevolmente prima dei gesuiti, non tardò a manifestarsi: una vecchia casa guasta per l'umidità del terreno e dell'aria, con difficoltà per operarvi le necessarie separazioni, e di capacità sin dall'inizio insufficiente.
Qualche altro lavoro dovette essere fatto subito nel 1782 su ordine dello stesso arciduca: rialzamento dei pavimenti al piano terreno ed apertura di finestrelle a livello del suolo per combattere l'umidità; inoltre la roggia antistante si era trasformata in uno stagno, e si dovettero far tracciare dei canali laterali per farne defluire le acque.
Nel 1787 Pietro Moscati, direttore dell'Ospedale Maggiore e delle case sussidiarie fra cui la Senavra, su decisione dello Imperial Regio Consiglio di Governo, deve affrontare il problema dell'aumento dei posti letto; si adattano alcuni altri ambienti con l'apposizione di inferriate alle finestre e si provvedono 75 carriole: (le famigerate carriole e cioè file di lettucci volanti che occupano il passaggio nelle corsie od i corridoi, e che sono ancora abituali ai giorni nostri, triste ammonimento per l'insufficienza degli ospedali).
Così il Castiglioni descrive a posteriori la infelice scelta che fece della Senavra un ospedale per i pazzi. "Appena a voler far caso della ubicazione del manicomio, presto si accorge come desso versi in circostanze onninamente inopportune e insalubri. Che se viene poi data avvertenza, che pure angusta è la di lui capacità della moltitudine degli sgraziati individui i quali vi hanno ricetto; che pressochè tutti i corridoi difettano d'aria e di luce; che eccessivo è l'umidore delle pareti nella più parte dei quartieri e delle stanze di ritiro, non può a meno che addivenire viemaggiormante l'idea di quelle sue circostanze".
Le riforme giuseppine del 1784 portarono alla costutuzione di una Giunta per la Direzione Generale delle Opere Pie, sicchè il venerando Capitolo dell'Ospedale Maggiore venne sostituito da un Regio Amministratore unico; per contro fu precisata nelle sue attribuzioni e nel suo prestigio la carica del Direttore Medico, a coprire la quale venne nominato nel 1786 il Dottor Pietro Moscati. Egli fu perciò il primo direttore medico dell'Ospedale Maggiore e quindi della Senavra da esso dipendente.
Il Moscati, il quale aveva già legato il suo nome alle scuole ospedaliere di chirurgia e di ostetricia (quest'ultima fra le prime in Italia), si adoprò molto in favore del ricovero dei pazzi, prima e dopo la sua nomina a direttore, ed a lui si deve la organizzazione di una assistenza sanitaria vera e propria.
E così istituì un servizio medico regolare con l'obbligo all'assistente di recarsi al Pio Luogo "tutti i pomeriggi ed anche alla mattina per i malati pericolosi". Datano da allora le celle di isolamento che non differivano sostanzialmente da quelle delle prigioni, mentre per la maggioranza dei malati vigeva sempre il regime della catena; solo a pochi "era riservata la grazia della cintura di cuoio con manette di ferro" (Riquier).
Le idee rivoluzionarie del Moscati lo resero inviso al governo e nel 1788 venne rimosso dalla carica; vi sarebbe ritornato sotto la Repubblica Cisalpina, eletto membro del Direttorio e poi Ministro nel Regno Italico. Lo sostituì il dottor Bartolomeo De Battisti, più ligio al governo austriaco, il quale fece approvare un piano organico completo del personale sanitario e di assistenza, e disciplinò tutti i servizi, sia per l'Ospedale Maggiore che per la Senavra.
Spettò al direttore medico De battisti di studiare insieme all'ingegnere Castelli l'ampliamento del manicomio mediante la costruzione di una nuova ala sul lato ovest, ossia verso la città. Ahimè! Il giardino delle rose fu sacrificato e divenne il cortile per il passeggio delle donne.
L'imperatore Leopoldo II, bramoso di riformare le riforme del defunto fratello, aveva rimesso in onore il Capitolo dell'Ospedale; per quanto ha tratto allo ampliamento della Senavra, scriveva al suddetto Capitolo il conte di Wilzech, successoere dell'arciduca Ferdinando e del conte di Firmian nel governo di Milano, con lettera del 7 luglio 1791: "Ha rilevato con piacere la conferenza governativa alla rappresentanza del giorno 18 scorso giugno, che anche il Capitolo dell'ospedale Maggiore di questa città trovi conveniente per ora la fabbrica nella Senvra del solo lato che si stende nel giardino detto delle rose..."; il quale da tempo non era più tale, non più destinato alla raccolta dei petali per le fragranti conserve ed essenze che le signore del cinquecento confezionavano di propria mano e ne facevano prezioso dono agli amici; non più silenzioso passeggio dei Gesuiti e dei loro penitenti in ritiro spirituale. Il giardino delle rose era diventato un groviglio di sterpaglie e la sentina dei condotti immondi e dei rifiuti dello ospedale.
Il decreto del principe di Kaunitz che approvava il progetto di ampliamento della Senavra secondo il disegno del dottor Bartolomeo De Battisti e dello ingegnere Luigi Castelli giunse da Vienna con la data del 29 dicembre 1791. L'imperatore Leopoldo II, che nel suo breve regno aveva portato interessamento allo Ospedale Maggiore di Milano ed alla Senavra, veniva a morte dopo due mesi, il 1° marzo 1792. Con sovrana risoluzione del suo successore in data 16 giugno successivo si passava alla fase esecutiva dei lavori, i quali erano compiuti per il settembre 1793. (Castiglioni)

 

Finito di stampare il giorno 24 Settembre 1966 dalle Grafiche P. Boniardi di Milano



Indice

Fuori di Porta Tosa

La villa suburbana

I Gesuiti a Milano, San fedele e la Senavra

Meneghin a la Senavra

L'Ospedale dei Pazzi da San Vincenzo alla Senavra

Dai diari dei ricoverati

Un episodio della catastrofe del 1848

Fine del manicomio

Ieri ed oggi



Immagini

Topografia della Senavra (1823), Milano, Archivio dell'Ospedale Maggiore


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