historia.jpg (19680 byte)

Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

home page


Nascita della "Via Aemilia"
Nell'anno 187 entrambi i consoli erano impegnati contro i Liguri, sia nei monti dell'Appennino settentrionale che nelle zone collinose fino alla pianura. Più a ovest era C. Flaminio: egli, battuti nei due versanti appenninici i Frinati e gli Apuani, "per non tenere in ozio i soldati costruì una via da Bologna ad Arezzo". L'altro console, M. Emilio Lepido, prima costrinse i Liguri a concentrarsi sui monti, poi li vinse in una vera e propria battaglia e li deportò nella pianura. Pacificato il paese dei Liguri, "condusse l'esercito in territorio gallico e tracciò una via da Piacenza a Rimini per congiungerla alla Flaminia.
Così, semplicemente, ma con precisione, la nascita delle due "viae publicae" ci è stata tramandata da Livio. La brevità della notizia, inserita in un racconto tutto sonante di combattimenti e vittorie, può far credere che fosse un'azione di riflesso, quasi casuale. Ma è appena un'impressione, che non impedisce di cogliere, dal testo stesso di Livio, le caratteristiche vere dei due avvenimenti: che le costruzioni furono subordinate a un successo militare sicuro, che ottenuto questo furono intraprese senza indugio, che i consoli vi posero mano quasi simultaneamente.
Ci si viene così rivelando, entro le direttive consuete della politica romana, un piano di meditate realizzazioni stradali, approntato probabilmente già prima della pacificazione, con l'intento di consolidare ciò che le armi avevano conquistato. Quando consideriamo che il Senato, malgrado molte proteste, assegnò quell'anno eccezionalmente ai due consoli la stessa provincia e la stessa guerra, conveniamo che s'intese impegnare fortemente Lepido e Flaminio alla definitiva sistemazione della zona: in conseguenza il loro mandato può benissimo aver compreso l'apertura delle due strade come corollario all'eliminazione della guerriglia ligure.
La portata dell'opera compiuta in quell'anno 187 è, per quanto riguarda la via Emilia, impossibile a definirsi nei particolari, ma non difficile a intuirsi nel suo complesso. La rapidità dell'esecuzione (se si dà credito a Livio, appena qualche mese, perchè non poteva avanzare di più dopo la campagna contro i Liguri) fa capire, a prescindere da ogni altro elemento, che si trattò soprattutto di render continua la via utilizzando tronchi preesistenti: anche per "l'Aemilia" l'opera del costruttore si riduce dunque a "miglioramenti, od allacciamenti del tracciato secondo la già perfezionata tecnica romana". Certamente nel fare ciò si ricorse a molte soluzioni provvisorie specie per il passaggio dei corsi d'acqua; e lunghi tratti di vecchi sentieri dovettero essere incorporati, dopo sommarie migliorie, nella strada.
Ciò non vuol dire che l'opera di Lepido debba esser considerata insignificante. A parte l'entità materiale dei lavori, nei quali fu impiegato un esercito e che devono esser consistiti specialmente nel costruire terrapieni, essa ebbe il merito di inserire la grande strada nella vita romana, come possesso permanete dello stato, e di legarla, rendendola continua, a un preciso tracciato e a un preciso compito.

o


indice argomento

Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



sito di propriet� dell'Associazione Culturale Zivido
webmaster@aczivido.net