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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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La "Via Aemilia" da "Placentia" a "Bononia": tracciato e resti materiali.
L'opinione generale sul tracciato della via Emilia romana è che corrispondesse all'attuale: e specialmente badando più al suo andamento che all'insistere del piano stradale odierno su quello antico la corrispondenza, anche da Piacenza a Bologna, può dirsi pressochè completa.
Lo confermano le più importanti guide itinerarie romane che ci sono rimaste: "l'Itinerarium Antonini", "l'Itinerarium Burdigalense" e la "Tabula Peutingeriana", nonché i "vasi di Vicarello". Le distanze che essi indicano fra le varie città e stazioni della "Via Aemilia" equivalgono quasi esattamente a quelle fra le località che stanno oggi al posto delle antiche, conservando più o meno il medesimo nome. E' vero che quei documenti risalgono ai secoli II-IV d.C., e che quindi essi rispecchiano il tracciato in età imperiale avanzata, ma non v'è ragione di credere che allora la Via avesse abbandonato la sede originaria, salvo che in prossimità di qualcuno dei numerosi fiumi che doveva superare.
Troviamo dunque negli Itinerari, seguendo il grande rettifilo da nord a sud, dopo "Placentia", a 15 miglia "Florentia" cioè Fiorenzuola d'Arda, e a 10 miglia ancora più oltre "Fidentia" (Fidenza): 25 miglia complessive equivalenti ai 37 km che oggi separano Piacenza da Fidenza. Su queste distanze, naturalmente accettabili, concordano "l'itinerarium Antonini" e la "Tabula Peutingeriana"; secondo "l'Itinerarium Brudigalense" "Placentia" e "Fidentia" distano 21 miglia e vi è in mezzo non "Florentia" ma una "mutatio" detta "Ad Fonteclos": si crede che possa essere Fontana Fredda di Cadeo. L'itinerario ultimo menzionato anche fra "Fidentia" e "Parma" indica una stazione che gli altri non mettono: "Ad Tarum" (evidentemente in prossimità del fiume Taro, da occidente), ma con gli altri si accorda nella distanza complessiva di 15 miglia, cifra poco lontana da quella che si misura oggi, in chilometri, sulla stesso tratto della via Emilia.
Il successivo settore della via Emilia da "Parma" a "Regium" era lungo secondo le predette fonti 18 miglia, cioè km 26,700 circa (oggi: Parma-Reggio km 27), e quasi a metà di esso era "Tannetum", una delle pochissime località prossime alla via Emilia che non abbiano conservato o accresciuto l'importanza che avevano in antico. Dopo "Regium" veniva "Mutina" a 17 miglia secondo gli Itinerari, escluso quello "Burdigalense" (l'unico anche a segnare una "mutatio" intermedia, "Ponte Secies", situata non sappiamo su quale sponda del fiume Secchia) che dà una distanza complessiva di 13 miglia. Questa cifra è manifestamente errata, ma anche le 17 miglia dell'Itinerarium Antonini e della Tabula Peutingeriana, corrispondendo a poco più di 25 km, restano inferiori alla distanza itineraria attuale tra Reggio e Modena: evidentemente la "Via Aemilia" aveva qui un tracciato più rettilineo della strada odierna. E' stato precisamente indicato come non corrispondente all'antico il tratto Cittanova-Madonnina-Modena, che in effetti disegna una larga curva verso nord; il tracciato primitivo avrebbe dopo il km 157 proseguito diritto dalla prima di queste località all'ultima, venendo a coincidere in parte con una strada detta "la Viazza" non molto tempo fa collegata ancora all'Emilia.
Il settore da "Mutina" a Bononia" risulta nell'Itinerarium Burdigalense di 28 miglia, ed ha due stazioni: "Victoriolas" e "Ad Medias" per le quali è stata proposta l'identificazione con Pradella presso Castelfranco e Ponte Samoggia. Le altre fonti fra Modena e Bologna indicano 25 miglia di distanza, con un accordo che depone a favore dell'esattezza della cifra. Essa corrisponde tuttavia solo a circa 37 km, mentre attualmente sulla via Emilia ne intercorrono fra le due città un paio in più. La differenza è dovuta principalmente alla grande deviazione dal rettifilo originario che la strada attualmente compie in vicinanza del Panaro, tra il 144 e S.Anna, deviazione che risale alla costruzione del ponte moderno (1789-92) e che comporta un notevole allungamento di percorso.
Terminato l'esame dei singoli settori uno sguardo alla distanza totale da Piacenza a Bologna conferma la sostanziale coincidenza dei tracciati: 100 miglia sulla strada romana e circa 150 km sulla nostra: che riducendo significano una differenza di un paio di km a vantaggio della strada moderna, risalente in gran parte a varianti, come si è visto, ben riconoscibili e non sostanziali. Ma questa coincidenza, per quanto piena di significato, resta ancora sul piano astratto: le testimonianze più dirette e indubbiamente più suggestive dell'antica strada sono date dai resti materiali: miliari, tratti di selciato e ponti.
Nulla è più vivo fra ciò che avanza delle strade antiche delle pietre miliari che ne segnarono i bordi e attrassero lo sguardo di tanti viandanti, uomini ancora a noi familiari attraverso la storia o spariti per sempre nell'oblio da tanti secoli. Per questo rispetto siamo con "l'Aemilia" in condizione fortunata perchè ci restano dei miliari col nome stesso di Emilio Lepido, i quali o sono addirittura coevi alla costruzione della Via, o lungo di essa costituirono, in antichissimi tempi, una celebrazione del costruttore: e uno può essere assegnato al tratto Piacenza-Bologna perchè spiegando come fa il Mansuelli le cifre che reca scritte viene a resultare al suo posto nel punto dove fu trovato, a Borgo Panigale. In questa medesima località era situato, sicuramente, un altro miliario tuttora conservato, quello grandissimo col nome di Augusto, che attesta un restauro di cui si parlerà più avanti.
Altri ancora dei miliari romani superstiti, di epoche diverse, sono attribuibili al nostro tratto dell'Emilia: in particolare uno dovrebbe essere collocato presso Cadeo, un altro a Parma, un terzo tra Reggio e Modena.
Il selciato romano della "Via Aemilia" da "Placentia" a "Bononia" è stato rimesso in luce in più punti, solitamente a notevole profondità e all'interno degli abitati. A Piacenza, per esempio, a Reggio, a Bologna le antiche selci irregolari sono, anche recentemente, ricomparse a segnare la posizione dei rispettivi decumani, tutti disposti su un unico allineamento, quello stesso della grande arteria condotta dal medio Po all'Adriatico.
Dei numerosi ponti che la Via aveva tra Piacenza e Bologna si conoscono per rinvenimenti moderni o per ruderi ancora visibili quelli sullo Stirone presso Fidenza, sulla Parma, sulla Secchia e sul Reno.
Le caratteristiche strutturali della via Emilia romana restano poco conosciute, e le ipotesi debbono essere avanzate con cautela. Non si può per esempio affermare che essa era larga 10 metri, sulla base di qualche rinvenimento isolato; è invece da credere che dovendo stabilire la sede stradale per lunghi tratti su di un terrapieno ci si sia alquanto limitati nel senso della larghezza. Anche dalla descrizione, che sarà più avanti considerata, della battaglia di "Forum Gallorum" resulta che tale era il carattere della via Emilia nel primo secolo a.C.
Ma anche ristretta, quella striscia che si alzava ininterrotta sul piano paludoso o boscoso bastava a costituire una base sicura per le comunicazioni attraverso tutta la regione e per quelle ancor più impostanti fra il nord e il sud della Penisola.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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