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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Tracciato
La testimonianza precisa della strada da "Mediolanum" a "Placentia" si trova nei medesimi documenti itinerari che abbiamo considerato per il tratto Piacenza-Bologna della via Emilia. La lunghezza complessiva era certo di 40 miglia, perchè da "Mediolanum" a "Laus" si deve accettare la cifra 16 data da due Itinerari, anzi da tre, se si apporta a quello Burdigalense un'ovvia correzione, e da "Laus" a "Placentia" la cifra 24, indicata pure da due fonti e contro la quale non può essere in alcun modo sostenuta l'altra di 20 miglia data dalla "Tabula Peutingeriana" inferiore grandemente anche alla distanza in linea d'aria fra i due estremi.
Per le località intermedie l'Itinerario Burdigalense è il più completo. Vi figurano "Ad Nonum" 7 miglia dopo "Mediolanum" (ma la cifra va sostituita con 9, perchè il nome stesso della stazione la dichiara situata a 9 miglia da "Mediolanum": ecco la correzione che, come si è detto sopra, fa concordare anche questa fonte con le altre), "Laus" a 7 miglia da "Ad Nonum", "Tribus Tabernis" a 8 miglia da "Laus" e "Ad Rotas" a 5 miglia da "Tribus Tabernis". Da "Ad Rotas" a "Placentia" vi sono 11 miglia.
Per la ricostruzione schematica della via manca purtroppo l'elemento che in questi casi offre il più valido aiuto, cioè non ci si può basare sui miliari, dato che i pochissimi attribuibili alla Milano-Piacenza sono di ubicazione incerta. Resta tuttavia possibile riconoscere sul terreno le orme di una strada il cui tracciato abbia lo sviluppo richiesto dagli Itinerari e la cui antichità trovi conferma nei documenti medievali, nella toponomastica e in rinvenimenti vari. Ciò è merito di vari specialisti e particolarmente del Fraccaro, che ricercando la romana "Placentia-Mediolanum" ha dato un esempio di come lo studio delle nostre carte topografiche possa far identificare gli elementi che risalgono all'antica viabilità.
Punto di partenza a Milano è la porta romana della cinta imperiale, con l'attuale corso di porta Romana. Viene segnata una direzione che la via seguiva fino a Rogoredo; qui piegava leggermente ma ritornava subito diritta fino a Melegnano. Poco prima di Melegnano era l'antica "mutatio ad Nonum". Dopo la cittadina, al passaggio del Lambro, il percorso non è più riconoscibile: se ne ritrovano le tracce 4 km dopo in una serie di strade e di rogge che va diritta a Lodi Vecchio. Nel passare da Lodi Vecchio il rettilineo della Milano-Piacenza subiva una spezzatura: "caratteristica - spiega Fraccaro - delle strade romane quando attraversano una città lungo un asse che non è nella stessa direzione della strada".
Sorgeva qui dunque un abitato importante, il maggiore che la via incontrasse lungo il suo cammino. In epoca romana si chiamò "Laus Pompeia", molto probabilmente per celebrare la "gloria" di Pompeo Strabone, il console dell'89 a.C. Autore di una legge per concedere un diritto di cittadinanza minore ai Transpadani, legge che fece rifiorire l'intera zona. Ma era un centro che già esisteva sotto i Galli e che doveva ben aver raggiunto una certa consistenza quando fu costruita la strada, se questa fu costretta ad adattarsi alla sua topografia.
Dopo Lodi Vecchio l'antico tracciato è segnato da tronchi di strada più o meno importanti, limiti e rogge allineati da San Bassiano a Pieve de' Guazzi: e prolungando la linea si giunge a S. Maria del Toro, il cui nome antico di S. maria "in strata" o "in via lata" ha il valore di una conferma. Dopo S. Maria si trova ancora, quasi in asse col precedente, una serie di vie campestri o carrozzabile che, con una sola interruzione e passando per Monastirolo di Borghetto, l'antica stazione "Tres Tabernae", porta nei pressi di Livraga, quindi a Cascina Nuova. A sud di questo punto il Fraccaro non nota altre tracce della strada romana, ma crede possibile affermare su elementi dati dall'Agnelli che essa passava accanto a Cascina Griona e fra Ospedaletto e Cascina Mandella. Di fatto Cascna Griona è congiunta a Cascina Nuova da una roggia che ha proprio la direzione dell'antica strada; lungo di essa corre anche il limite di proprietà. Alla Griona il Fraccaro pone la "mutatio Ad Rotas" che era a 11 miglia da Piacenza e a 5 da "Tres Tabernae". Egli si arresta qui, ritenendo vano investigare un terreno tanto alterato dai cambiamenti di letto di due fiumi, lambro e Po, quale è quello tra Ospedaletto e Piacenza. Il Caretta indica oltre la Griona alcuni tronchi che possono ancora segnare l'antico tracciato fino a Mirabello.
Caratteristiche positive del tracciato così restituito sono ch'esso congiunge, oltre a Melegnano e Lodi Vecchio, le località che più frequentemente resultano adiacenti alla strada romana nei documenti medievali quali Pieve de' Guazzi, Mongiardino, S.Maria in Strada, Livraga, Cascina Griona, ecc.., e che i tratti tuttora in uso corrispondenti alla via romana hanno spessissimo un evidente carattere di residui, poco legati alla viabilità attuale, cosicchè non di rado bruscamente muoiono all'incontro di una roggia o di una strada più recente.
Ma soprattutto tornano le distanze. Infatti completando le lacune con delle rette il tracciato misura da Milano alla C. Griona "Ad Rotas" poco più delle 29 miglia richieste. Dalla Griona a Piacenza restano, secondo gl'Itinerari, 11 m. precise. Si uò ritenere scarsa quest'ultima cifra perchè 11 miglia corrispondono alla distanza in linea d'aria fra le due località e sarebbero riempite solo da una strada assolutamente rettilinea, problematica essendoci di mezzo l'attraversamento di un grande fiume. Ma con tutta probabilità nel dato degli Itinerari non è compreso il tratto fra le due rive del Po, il che permette di supporre che la strada fosse più lunga, si scostasse dalla linea retta e magari passasse per Guardamiglio, come sembra ritenere il Fraccaro. Il Po era superato infatti con un traghetto (data l'importanza della strada specie dopo l'istituzione del regolare "cursus publicus" bisogna supporre che tale servizio fosse sempre assicurato), in circostanze particolari i Romani possono aver costruito anche ponti di barche, ma non risulta che essi abbiano mai intrapreso la costruzione di un ponte in pietra.
Non esistono oggi, come si è detto, miliari di cui sia dimostrata l'appartenenza a questa via; ma si ritiene giustamente che lungo di essa sorgessero i tre conservati nel museo di Lodi. Sono del medesimo marmo rosso e, benchè due appaiano frammentari, si vede che dovettero avere tutti eguali proporzioni; l'unico intero reca due iscrizioni, la più breve delle quali è leggibile, almeno in parte, anche sugli altri. La identità del materiale e delle epigrafi indica che le pietre sono di una stessa strada e poiché la via complessivamente più vicina alle località dalle quali provengono - Salerano, Pieve Fissiraga e Massalengo - resulta l'antica strada Milano-Piacenza, ipotesi più che fondata è che abbiano appartenuto a quest'ultima. Vedremo più avanti quali indicazioni, ammesso ciò per certo, essi possano dare sulle vicende della strada.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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