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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Sulla Strada da "Mediolanum" a "Bononia", per "Placentia", nell'età delle guerre civili.
La necessità di rappresentarsi in modo completo e chiaro le strade romane porta, dopo avere accennato alla loro costruzione, a ricorrere agli Itinerari, come si è fatto qui sopra nel caso della "Placentia-Mediolanum" e "dell'Aemilia", e con ciò, quando non vi siano particolari ragioni contrarie, si viene effettivamente a conoscere un tracciato, che vale per l'età imperiale, ma che non è molto dissimile da quello iniziale. Va però ricordato che quando furono redatti gli Itinerari la vita delle strade che abbiamo sopra considerato durava da più secoli: da secoli esse servivano ai movimenti militari per i quali erano nate, all'impianto e alla tutela delle colonie e alla centuriazione dell'agro, ma anche ai commerci e al traffico locale avente attinenza con l'agricoltura.
Malgrado che lo sviluppo dell'Emilia e della Lombardia romane sia strettamente legato all'esistenza della rete stradale di cui la via costruita da Lepido era il fondamento, malgrado quindi che questa abbia avuto un'eccezionale importanza storica, non è facile trovare nelle fonti classiche qualche preciso riferimento ad essa e il nome stesso di "Via Aemilia". La menziona, per un fatto antico quanto favoloso, la "Naturalis Historia" di Plinio. Poco prima della guerra sociale due monti, nel Modenese, mossero l'uno verso l'altro e fra mezzo ad essi uscì fuoco e fumo: ciò in presenza di gran quantità di persone, di cavalieri romani e viandanti, "che guardavano dalla via Emilia". L'essere stata osservatorio di tale fenomeno, incendio o terremoto che fosse, non è da registrare nei fasti della Via, ma forse non va passato sotto silenzio quel richiamarsi all'Aemilia che Plinio e le antiche scritture a cui Plinio ha attinto fanno, come per dar valore al racconto appoggiandolo a qualcosa di ben concreto e di universalmente noto.
Posteriore di un decennio o poco più è un fatto completamente storico comprendente uno spostamento di eserciti che interessa la Via Aemilia e quella da "Placentia" a "Mediolanum".
Nel 77 a.C. - la guerra civile era ormai una triste attualità nel mondo romano - si combatterono in Italia il proconsole M.Emilio Lepido e Q.Lutazio Catulo. Il senato sostenne Catullo procurandogli l'aiuto di Pompeo che avanzò vittoriosamente dal Piceno fino a Modena e a Reggio percorrendo evidentemente la via Emilia. Successivamente Pompeo venne con molta probabilità a Milano: infatti si riferisce a questa guerra l'episodio della strage dei senatori milanesi che conosciamo attraverso Frontino e può essere collocato tra il fatto di Reggio e l'altro, cui pure intervenne Pompeo, di Alba in Piemonte. Forse il Magno coi suoi veterani compì l'intero itinerario Bologna-Piacenza-Milano, ma anche nel caso che abbia deviato a un certo punto per Cremona, percorse un tratto di quella strada.
Più strettamente ancora il tratto Bologna-Piacenza è legato a una fase decisiva delle contese civili: la "guerra di Modena" (44-43 a.C.). Dopo la morte di Cesare - il grande patrono dei Cisalpini che certo più volte calcò le nostre strade e la cui presenza a Milano è almeno in un caso documentata - si ebbe a Roma una situazione incerta e contraddittoria. Un conflitto scoppiò fra Decimo Bruto e Antonio e si complicò poi per l'intervento, in favore di Bruto, dei consoli Pansa e Irzio e di Ottaviano, che di Cesare era erede legale. Malgrado che Antonio arrivasse ad assediare D.Bruto in Modena, la guerra languì fino all'aprile del 43. In quel mese si ebbero i combattimenti decisivi: una serie di scontri nel giro di pochi giorni.
Il primo si verificò quando ad Ottaviano e Irzio, già da tempo in Emilia, si congiunse il console Pansa, proveniente da Roma. Nelle cronache di questo combattimento vi sono riferimenti a una strada sulla quale parzialmente ebbe luogo: si possono seguire soprattutto in Appiano, dove essi sono numerosi. "A Pansa che stava giungendo con l'esercito, Cesare (Ottaviano) e Irzio mandarono incontro Carsuleio con i pretoriani di Cesare e la legione Marzia affinchè più sicuro facesse la via dei luoghi stretti".
Antonio conosciuto ciò nascose truppe nei canneti della palude ai lati della strada "fatta con opera manuale e stretta". Di prima mattina Pansa, superati i "luoghi angusti" e unitosi a Carsuleio, arriva a quel tratto di strada. La legione marzia lo sta percorrendo quando si rivelano i nemici disposti nei canneti; allora i veterani si calano negli acquitrini che fiancheggiano la strada; Pansa prende il comando da un lato, Carsuleio dall'altro: "così dalle due parti vi erano due battaglie, restando a causa della strada impedito agli uni di vedere gli altri". La coorte di Cesare poi combatteva "sulla strada stessa", e rimase quasi annientata. La giornata però fu salvata da Irzio che, sopravvenendo verso sera, battè Antonio e l'obbligò a ritirarsi.
Il nome della strada che caratterizza questo quadro di battaglia Appiano non lo dice. Ma lo si legge in Frontino ("Antonio presso Forum Gallorum, avendo inteso che si avvicinava il console Pansa, dispose delle insidie nei luoghi boschivi della Via Emilia, attaccò la schiera di lui..."), e anche in una lettera inviata a Cicerone da uno dei protagonisti della giornata: "Fu combattuto a lungo proprio sull'Emilia, dove era la coorte pretoria di Cesare".
E' dunque la via Emilia quella che nella descrizione di Appiano vediamo emergere piena di combattenti e di cadaveri, sulle paludi e sui canneti animati da una lotta feroce. Questa identificazione è importante, perchè permette di farsi un'idea vera della Via in un tratto ben determinato. Infatti le notizie di Appiano, che la lettera di Galba non conferma, ma neppure contraddice, sono così chiare e legate al racconto da non potersi ritenere un'aggiunta di Appiano stesso, ma qualcosa che egli trovò nella sua antica fonte.
Abbiamo così la testimonianza di una lunga opera di costruzione là dove si parla di strada tutta rialzata; e la descrizione del terreno circostante come paludoso e boscoso fa risaltare la difficoltà dell'impresa. Abbiamo pure la prova dell'altezza non trascurabile del terrapieno; e comprendiamo come a causa del lavoro richiesto per innalzarlo i costruttori limitassero la misura della carreggiata, che qui viene appunto dichiarata "stretta". In quale punto poi l'Emilia avesse queste caratteristiche lo sappiamo dalla menzione (in tutte le fonti) di "Forum Gallorum" come luogo dove Antonio occultava le sue truppe e nelle cui vicinanze si combattè. La località è identificata con l'odierna Castelfranco Emilia, 11 km a est di Modena in linea d'aria, e un po' di più sulla via Emilia. Il tratto di cui parla Appiano è perciò quello in prossimità di Castelfranco compreso fra i fiumi Panaro e Samoggia, dove è logico pensare che la Via corresse allora in un zona ricca d'acqua e di vegetazione palustre.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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