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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Verso il crollo dell'Impero.
L'organizzazione civile creata dai Romani non era del tutto annientata: una delle arterie che pulsavano ancora era la grande strada che univa Milano a Roma attraverso Piacenza e Bologna. Come ancora si viaggiasse dall'uno all'altro dei suoi estremi, e in mezzo a quali circostanze, può rilevarsi dai due trasferimenti Roma-Milano compiuti da Simmaco, il "prefetto" che aveva esaminato Agostino, a noi noti dalle lettere di Simmaco stesso. "Io devo - egli scrive all'amico Lucillo -percorrere la Flaminia chiamato ai nuovi fasci del generoso console". Simmaco viaggiò in pieno inverno. La cerimonia era fissata per il 1° gennaio (anno 400) a Milano, residenza imperiale: entrava in carica Stilicone, regnando in Occidente Onorio figlio di Teodosio.
Angosciosi e gravi di pericoli i tempi; Stilicone rappresenta uno degli ultimi difensori su cui conti l'Impero per opporsi alle invasioni che toccano ormai sempre più frequentemente l'Italia. E meno di due anni dopo, un barbaro terribile, Alarico, entra con la sua gente nella valle del Po. Proprio allora Simmaco torna a Milano dall'imperatore; e questo secondo viaggio è ricordato in due lettere al figlio. "Essendo mancata l'occasione del corriere ho affidato i miei scritti a un privato. Credo che questi arriverà da voi con ritardo. Ma entrambe le lettere contengono le stesse cose: che io giunsi a Milano il 24 febbraio...". Simmaco narra di aver dovuto fare, cercando un passaggio sicuro, molti giri viziosi e di essere arrivato alla meta "per le contrade fuori mano di Ticinum". Benchè egli non lo precisi, è naturale abbandonasse il cammino ordinario dopo il passaggio del Po, entrando nella Transpadana già invasa da Alarico. Ciò si può ritenere avvenisse a Piacenza, dove incominciava una strada per Pavia ("Ticinum").
La via normale che Simmaco fu costretto a lasciare sarebbe così la "Placentia"-"Laus"-"Mediolanum"; su di essa e sulla via Emilia, prolungamento della Flaminia, egli deve esser passato nel precedente viaggio compiutosi in condizioni normali. E lungo queste strade, all'alba del secolo V, esisteva dunque ancora, pur nell'imminenza dell'invasione, almeno un servizio di corrieri a cavallo per il collegamento Milano-Roma: ciò resulta oltre che dall'accenno di Simmaco al "veredario" anche dalle sue raccomandazioni al figlio, perchè non trascuri di scrivergli. Simmaco potè tornare in quello stesso inverno. Milano non era stata assediata da Alarico, ma l'imperatore e la corte non vi si sentirono più sicuri e decisero di passare stabilmente in Ravenna. Questo fatto diminuì la importanza delle vie da Milano a Piacenza e da Piacenza a Bologna, rimaste ormai fuori dell'itinerario fra la capitale dell'Impero in Occidente e Roma. Il settore iniziale della prima accoglieva tuttavia il traffico tra Milano, sempre considerevolmente prospera, e Ravenna. Per passare dall'una all'altra città si seguiva infatti la strada di Piacenza fino a "Laus Pompeia" e s'entrava poi nella "Via Cremonensis" che continuava fino a Mantova e a "Hostilia". Da Ostiglia era possibile raggiungere Ravenna "per Padum", come dice la "Tabula Peutingeriana", cioè con un servizio di barche che scendevano prima per un ramo del Po e quindi per la "Fossa Augusta" fino alla città.
Le ultime energie dell'Impero si raccolgono intorno a Ravenna; e le condizioni dell'Italia esausta e devastata sono tali da lasciar credere che ben misera cosa fosse il traffico che si svolgeva sulle strade che non portavano ad essa. Si susseguivano anche sulla Piacenza-Bologna le schiere barbariche e quelle spesso non meno turbolente dei Germani che militavano sotto le insegne dell'Impero. E siamo ormai agli avvenimenti che segnarono anche di diritto la fine dell'Impero Romano in Occidente: vittoria di Odoacre e deposizione, senza successore, di Romolo Augustolo. Dire che la battaglia decisiva fra Odoacre e Oreste avvenne "sotto le mura di Lodi Vecchio" è azzardato, ma certo tra "Laus" e Piacenza si svolsero le ultime fasi della lotta e gli opposti eserciti percorsero o tagliarono la "strada romana".

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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