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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Crisi generale delle comunicazioni stradali.
Per l'Italia l'invasione longobarda non rappresenta semplicemente una nuova spoliazione: la particolare rozzezza di quel popolo e la permanente divisione della Penisola in una zona longobarda e in una bizantina causano un generale impoverimento della vita italiana, che si riflette fortemente anche sulle comunicazioni. Non solo fra le regioni soggette a sovranità diverse i contatti si riducono spesso alla forma estrema della spedizione armata, ma all'interno dello stesso organismo longobardo i nuclei retti dai singoli duchi tendono, specie in certi periodi, a isolarsi; i centri fortificati si rinchiudono in loro stessi e si perdono le relazioni anche fra città tradizionalmente collegate. Si può credere che il traffico toccasse allora le punte più basse non solo sulla via Emilia, interrotta dal confine, se non dal fronte, fra Piacenza e Bologna, ma sulla stessa Milano-Piacenza. Forse fu un avvenimento il passaggio di qualche corteo ducale che andava verso Milano per le assemblee destinate a elevare al trono nuovi sovrani nel 591 e nel 604.
All'epoca di Teodolinda Milano torna a rivivere; tuttavia la corrispondenza tra il pontefice e la regina, che rappresenta pur sempre un contatto tra Roma e Milano, viene avviata attraverso Genova. Nella "Lombardia" qualcosa di nuovo per le comunicazioni e le strade si verifica dopo la metà del secolo VII e interessa anche la "strada romana" e l'Emilia. Mentre infatti continua la ripresa di Milano, Piacenza diviene un punto di transito per quell'epoca assai notevole.
Il fenomeno si svolge, con il concorso dei Longobardi, nelle forme possibili in quel particolare momento storico e che sono in sostanza caratteristiche di tutta la viabilità medievale: cure limitate per il fondo stradale (bastante spesso anche se simile a quello di una mulattiera), tracciati con forti pendenze e strette curve; creazione lungo la strada di punti di appoggio dove sotto la direzione di religiosi si fornisca alloggio e assistenza, cioè chiese parrocchiali, abbazie e conventi provvisti di foresterie, ospizi. Così sotto la protezione di sovrani e nobili longobardi vengono fondate nel VII secolo le abbazie di S.Salvatore di Tolla e di Gravago, e nell'VIII quella di Berceto con l'ospedale di Montelungo. Esse permetteranno di passare dall'Emilia alla Toscana longobarda attraverso i passi appenninici del Bratello e di monte Bardone (Cisa). Il desiderio di facilitare le comunicazioni con la Toscana spiega anche la protezione concessa dai Longobardi al monastero e all'ospedale di Fanano.
Buona parte di questo traffico transappenninico finisce col convergere a Piacenza, che è pure direttamente collegata col grande centro monastico di Bobbio (sorto già nel 612) e con la vicina capitale del Regno, Pavia. Tale specifica importanza di Piacenza non può che avere contribuito a ridare attività anche alla via diretta tra esse e Milano, ricalcante quella romana. Infine anche sulla via Emilia i Longbardi riprendono l'avanzata; nel 727 rientra nel territorio da essi dominato tutto il tratto da Piacenza a Bologna, chè quest'ultima città viene allora occupata da Liutprando, dopo gravi distruzioni entro la parte ovest dell'abitato preso la quale gli assalitori erano stati direttamente condotti dalla Via.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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