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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Episodi della "lotta per le investiture".
L'avvenimento più importante del secolo, quello più connesso al mutamento spirituale e materiale avvenuto, fu la "lotta per le investiture", che in alcuni episodi salienti ebbe a teatro la regione lombardo-emiliana e le strade stesse di cui stiamo parlando.
L'antipapa che il partito imperiale oppone al riformatore Alessandro II (sotto il quale già s'infiamma la controversia) è il vescovo di Parma, Cadalo. Quando "questo figlio del diavolo" s'incammina per andare a Roma, Beatrice di Canossa, la madre di Matilde, gli fa scavare per disprezzo una fossa sulla strada che deve percorrere: la "strada di Modena", ossia la via Emilia. Le città poste sulla grande arteria non di rado furono per l'imperatore e per gli antipapi: ma a non molta distanza da essa, sulle montagne del Reggiano, le signore di Canossa rappresentarono il principale sostegno del partito riformatore. Questa circostanza condusse Enrico IV a percorrere parte della via Emilia tra Piacenza e Bologna, proprio in quel per lui terribile inverno del 1077, allorchè dovette affrontare la famosissima sottomissione davanti a Gregorio VII. E a pochi giorni dal fatto lo ritroviamo in Piacenza: là, soggiornando nel sobborgo probabilmente dalla parte dove era arrivato risalendo l'Emilia, rendeva giustizia "in via publica".
Un'idea dei tempi e dell'asprezza dei contrasti si può avere seguendo il viaggio di prete Liprando, capo della "pataria" milanese. Egli, che mutilato nel naso e degli orecchi mostrava sulla sua persona i segni delle sofferenze sostenute per la causa della riforma, s'era mosso da Milano, nel 1097, per andare a Roma. Percorrendo la via Emilia, a Borgo S.Donnino trovò installato re Corrado, il figlio ribelle di Enrico IV, e da lui, che pur teneva per il pontefice, si sentì chiedere cosa pensasse di quei preti che si godevano le regalie, ma non volevano dare i sussidi dovuti al re. Liprando rispose con diplomazia e ne uscì bene, ma solo per quel giorno: l'indomani, ripreso il cammino, in vicinanza di Parma fu catturato dai sostenitori dell'antipapa Giberto, imprigionato, spogliato di tutto, e costretto a tornarsene a Milano.
Nel corso alterno di quelle vicende la via Emilia, che aveva visto un imperatore recarsi a una mortificazione solenne, ne vide anche un altro venire nel pieno della sua autorità. L'anno 1110 Enrico V scese in Italia con un forte esercito ed, evitata Milano che gli era ostile, si recò presso Piacenza, a Roncaglia, dove tenne una grande dieta, e prima di passare in Toscana percorse un lungo tratto della strada da Piacenza a Bologna. E' certo infatti che lasciata Piacenza venne al Taro e a Parma, e di lì mandò messi a Matilde: la contessa gli concesse un colloquio e dovette in sostanza impegnarsi a non attaccarlo; allora l'imperatore riprese sicuro il cammino e arrivò fino a Roma, ma prima di entrarvi raggiunse un compromesso col papa.
Aperta così la via delle intese, lo stesso Enrico segnava, dodici anni dopo, il concordato definitivo, quello di Worms. Il conflitto violento finiva: il modo con cui si era svolto e concluso dava nuova forza a quelle classi d'origine popolare che avrebbero avuto di lì a poco tanta parte nella nascita del comune. Si preparava in tal modo un periodo di relazioni molto intense fra i centri dell'Italia settentrionale, e di particolare vitalità per le strade che li congiungevano.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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