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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Passaggio del Po in corrispondenza della "via romana".
Le diete di Roncaglia si concludevano spesso con un passaggio dalla riva sinistra a quella destra del Po: gli imperiali venivano a Piacenza e seguitavano poi verso il sud. In questi casi si costruiva provvisoriamente un ponte di barche. Ma in via normale per attraversare si usava un traghetto, stabilito in corrispondenza dello scalo per le barche che correvano il fiume: e il nome di "portus" designava entrambe le cose. Nel capitolare commerciale di re Liutprando con i Comacchiesi (anno 730) è ricordato un "porto qui dicitur Lambro et Placentia" e di un "portus placentinus" si parla in un documento del 1149, pubblicato dal Solmi, che raccoglie testimonianze rese in occasione di una controversia per il possesso del porto medesimo. Si tratta, secondo il Solmi, di un unico porto "rimasto immutato forse dall'età romana: esso serviva allo scalo mercantile di tre grosse città, Piacenza, Lodi Vecchio e Milano". Quanto ai trasporti di persone questo porto serviva sia a chi faceva dei veri viaggi per acqua (lo toccavano ad esempio romei imbarcatisi a Melegnano) sia a chi aveva bisogno di passare da una riva all'altra del Po.
Che lo usassero i viaggiatori che percorrevano la Milano-Piacenza è dimostrato dalle vie che ad esso giungevano: quelle "de Glariola", "de Laudexana", "de Senna", "de Castellonovo", stando ai testimoni che erano persone del luogo. Erano strade che portavano nell'alta Lombardia e conducevano a Milano, dice il Solmi, e invero tre dei testimoni ascoltati, pensando a qualcuna di esse o a tutte in complesso, dicono semplicemente che al porto piacentino arrivava "la via di Milano". Se dal tratto inferiore della Milano-Piacenza, da Livraga in giù, esse raccogliessero tutto il traffico che doveva passare il Po o se vi fossero altri traghetti importanti, non sappiamo. Sappiamo invece che un tratto di strada ben definito esisteva già nel secolo IX per andare dal porto del Po a Piacenza, perchè un diploma di Carlomanno dato nell'878 menziona una "viam publicam quae ab urbe Placentia ad placentinum portum ducit".
L'atto del 1149 prima ricordato appartiene alla documentazione della controversia fra i Piacentini e il Monastero di S.Giulia di Brescia per i diritti sul porto piacentino, che ebbe appunto in quell'anno una composizione per opera del vescovo Giovanni. Ma subito dopo i Piacentini gettarono un ponte sul Po morto, pur tenendo già una nave sul Po morto e una sul Po vivo, e con questi mezzi vennero a fare al porto di cui era tornato a godere il Monastero tale concorrenza che le monache si querelarono di nuovo. La ragione di tanto attaccamento stava nella possibilità di riscuotere pedaggi; ma almeno il collegamento Milano-Piacenza veniva ad essere assicurato anche nel punto di maggiore difficoltà.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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