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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Pressione di Milano verso il sud e distruzione di "Laus".
Le diete e il concilio rappresentano delle occasioni straordinarie di movimento sulle vie che portavano a Piacenza, ma anche in periodo normale la città restava un nodo stradale di primissimo ordine a cui l'alacrità del mondo comunale nascente (il comune si viene costituendo nelle maggiori città lungo la via da Milano a Bologna nei primi decenni di questo secolo XII) dava una vera animazione. In relazione a questa importanza di Piacenza si esplica una pressione verso il sud di Milano. E' una pressione che si eserciterà specialmente su Lodi, punto chiave nella rete di comunicazione tra Milano e il Po, sia lungo il Lambro e l'Adda, sia sulla strada ordinaria.
Il contrasto tra Lodi e Milano risale all'epoca in cui Ariberto d'Intimiano, arcivescovo di Milano, ottenne da Corrado II il diritto di investitura dei beni temporali al vescovo di Lodi (1025). I Lodigiani reagirono violentemente al tentativo di esercitare praticamente questa facoltà, e l'arcivescovo dopo aver devastato il circondario portò le milizie a Lodi e cominciò ad assediarla. Presto i difensori inclinarono alla resa e "davanti alla porta della città" (quasi sicuramente quella sulla "via romana" per Milano) firmarono gli accordi ed accettarono l'imposizione. E da quel tempo - dice Arnolfo - fra i Milanesi e i Lodigiani visse un implacabile odio, donde per il volgere di molti anni si ebbero spoliazioni, incendi e stragi innumerevoli... le quali cose se si scrivessero singolarmente farebbero parecchi volumi. In conseguenza di queste lotte comunali Lodi dovette subire una parziale distruzione nel 1111 e, dopo un periodo di soggezione, la completa rovina.
Nel 1154 Federico Barbarossa teneva, come s'è detto, una dieta a Roncaglia; di là egli mandò un ecclesiastico a Lodi quasi certamente per la "via romana", a richiedere giuramento di fedeltà. I Lodigiani lo prestarono con il consenso di Milano; però qualche tempo dopo se ne sentirono chiedere dai Milanesi un altro che contrastava col primo. Federico Barbarossa non era in Italia. Poco dopo la dieta aveva raggiunto, devastando il territorio di Piacenza, la via Emilia, l'aveva seguita fino al Bolognese (il 5 maggio 1155 era al Taro) ed era andato a Roma per l'incoronazione imperiale. Poi era tornato in Germania.
I Milanesi si mostravano intransigenti. Erano irritati perchè quelli di Lodi sfruttando la posizione sulla strada avevano, anche dopo la prima distruzione, continuato a tenere un mercato, frequentato da Piacentini, Pavesi, Cremonesi, Cremaschi e Bergamaschi, e per difenderlo erano perfino ricorsi all'imperatore.
Ogni tentativo fu inutile: da Milano giunsero formazioni armate ed il 23 aprile 1158 si incominciò a distruggere quanto restava di Lodi. Gli abitanti si dispersero, ma quando nell'agosto dello stesso anno l'imperatore tornò in Italia e si fermò presso "Laus" a Castiraga, gli si presentarono a chiedere di riedificare la città presso il porto da loro posseduto sull'Adda. Federico assentì, concesse ai Lodigiani l'investitura del Monteghezzone, il rialto presso l'Adda su cui sorge l'odierna città, e partecipò all'atto della fondazione. Poi andò contro Milano.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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