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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Marcia del Barbarossa su Milano per la "via romana".
La domenica 3 agosto Federico va e torna da Castiraga a Monteghezzone. Due giorni dopo il suo esercito è "oltre la Vettabbia, dal fiume fino alla chiesa di S.Maria detta Oggiono, per tutta la pianura da ambo i lati della via che porta a Milano": s'è mosso cioè contro i Milanesi appoggiandosi alla "strada romana" e già sta a nord di Melegnano, di cui uno storico contemporaneo fa esplicitamente il nome: "preso Trezzo, l'imperatore si accampò a Melegnano". Da Melegnano a Milano è sempre la strada che segna la direzione di marcia per "i campi perfettamente piani, adattissimi agli eserciti" nella facile avanzata verso "la porta di Milano, detta porta Romana".
Se l'esercito, imponentissimo, procedeva con ampia fronte, le molte salmerie e macchine che l'accompagnavano cercavano certo di restare nelle sede stradale.
Il 6 i Teutonici erano davanti alle mura che però si presentavano ben munite. Sulla stessa via si levava adesso un ostacolo preoccupante: "una torre di pietra ammirevolmente costruita era posta sulla via che va a Melegnano, davanti alla porta Romana... e la chiamavano arco Romano, perchè aveva quattro archi nella parte inferiore". Questo monumento, da cui incominciava l'ultimissimo tratto, in parte fiancheggiato da portici, dell'antica "Placentia-Mediolanum", era stato trasformato in fortilizio per proteggere l'ingresso della città. I Milanesi furono sloggiati dall'Arco dopo otto giorni di lotta: a breve distanza da quello scacco essi si decisero ala resa.
La prima condizione loro imposta fu di non disturbare l'edificazione di Lodi, edificazione che il 3 dicembre un diploma imperiale solennemente annunciava a tutti. Veniva nella circostanza concessa ai Lodigiani la facoltà di aprire sul loro territorio strade di congiunzione a quelle delle città confinanti e si disponeva che la strada maestra passante per la vecchia Lodi venisse condotta per la nuova. Ma i Lodigiani rimandarono a più tardi l'esecuzione di lavori stradali, occupati com'erano a costruir le case, le mura, i fossati, il palazzo imperiale, e soprattutto presi dall'incalzare degli eventi.
Nei due anni infatti che trascorsero dalla sua fondazione al grande assedio di Milano, Lodi subì ripetuti attacchi armati, ospitò spesso Federico e l'imperatrice, fu luogo di raccolta delle truppe, deposito di vettovaglie e di prigionieri, sede di un concilio presieduto dall'antipapa Vittore IV. Per raggiungere la nuova città dalla Milano-Piacenza si doveva ricorrere alla strada da tempo esistente tra "Laus" e il suo porto sull'Adda presso Monteghezzone, probabilmente simile per tracciato all'attuale Lodi Vecchio-Lodi, anche perchè conduceva a porta Regale. Su di essa, e su tutta la "via romana" non è azzardato immaginare in questi anni un movimento eccezionale per qualità e quantità di viaggiatori, occasionato dagli avvenimenti citati e da altri ancora che ebbero per centro Lodi. La laconicità delle fonti non consente precisazioni, ma alcuni fatti allora accaduti rivelano la propria dipendenza dalla viabilità della zona. Per esempio l'attacco a Lodi del 18-19 luglio 1160. Federico si trovava a Pavia; era il momento buono per le alleate Milano e Piacenza di far convergere truppe sulla base imperiale, valendosi della strada che le univa: essa appunto garantì agli aggressori l'indispensabile rapidità e consentì di muoversi non solo con le fanterie ma "con balestrieri e arceri, con il carroccio, con le preterie e con i gatti". La manovra fallì per l'arrivo dei Cremonesi: fu però possibile ripiegare ordinatamente.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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