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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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La via Milano-Piacenza durante il grande assedio di Milano.
Ancora meglio la via da Milano a Piacenza, con la diramazione per Lodi, rivela la sua efficiente presenza attraverso le cronache del più celebre assedio subito dai Milanesi. Questo praticamente si inizia nell'agosto 1161 e va progressivamente inasprendosi. A Lodi sta dall'ottobre in poi la residenza abituale dell'imperatore, in relazione alla necessità di dominare le vie d'accesso a Milano: "L'Imperatore che svernava a Lodi faceva custodire giorno e notte, tanto dai Lodigiani come dai Teutonici le strade attraverso le quali le vettovaglie erano di solito introdotte a Milano da Brescia e da Piacenza". Soprattutto da Piacenza si cercò di far giungere agli assediati delle provvigioni inoltrandole per la "strada romana"; e nella metà inferiore di tale via dovettero esser catturati in maggioranza quei rifornitori clandestini che ebbero, secondo gli ordini del Barbarossa, mozzata la mano destra.
Il rigore del blocco stradale contribuì al successo dell'assedio, che in febbraio appariva già all'epilogo. Allorchè il settore superiore della vecchia strada vide l'angoscioso andare e venire dei vinti da Milano al comando imperiale. Esso incominciò il primo di marzo allorchè "i consoli sparuti cavalcarono a Lodi..." e continuò il 4 con la venuta di trecento cavalieri con le bandiere delle "porte" culminando poi il 6, quando si presentarono moltissimi notabili e parte della fanteria, espressione più diretta del popolo.
Tutti partendo si misero sulla "via romana", e la seguirono fino a Lodi Vecchio, imboccando poi la strada per il "porto dell'Adda"; si può crederlo senza riserve specie per quelli che il 6 vennero alla sottomissione più dura e solenne, dato che scortavano il carroccio, veicolo grosso e pesante. Dal carroccio il gonfalone del comune spiccava nel mezzo della lunga fila, quando i Milanesi giunsero, in formazione, alla porta di Lodi e li vide il notaio imperiale Burcardo: "Entrarono in ordine in Lodi Nuova: il popolo di tre porte precedeva il carro e la restante moltitudne lo seguiva, fino al palazzo dell'imperatore, che sedendo alto sul trono era visto da essi da lontano". Forse anche Burcardo era in alto: egli infatti rappresentò quasi panoramicamente quella fila di uomini avviliti che conservando l'ordine preso in marcia percorrevano il tratto urbano della strada, mentre dal carroccio le trombe "suonavano più forte e quasi celebravano le supreme esequie della loro superbia che lì doveva morire e venir sepolta".
La resa dei Milanesi a Lodi segna il più clamoroso successo del Barbarossa in Itali e sarà consacrata anche dalla poesia. Di fatti così memorabili queste strade non saranno più spettatrici negli anni immediatamente successivi, pur venendo ancora utilizzate in circostanze di notevole rilievo. Le ricalca il Barbarossa tornando in Italia nel 1163 e poi di nuovo alcuni anni dopo; Lodi è sempre il suo punto d'appoggio: questa volta sostandovi con la moglie vi tiene un'assemblea generale, indi mette a punto il suo esercito e di lì inizia quella spedizione verso Roma che tanto abbasserà la sua fortuna.
Era il 1167: un eccezionale periodo nella vita della Milano-Piacenza si avviava alla fine: pochi mesi dopo Lodi cessa di essere una meta costante del Barbarossa, aderendo a quella Lega Lombarda che permetterà ai comuni, e a Milano prima di tutti, di prendersi sulla superbia imperiale la chiara rivincita di Legnano.
Federico dovette con amarezza rinunciare a esercitare il suo consueto potere su quella città che aveva prima fondata e poi costantemente protetta. Quando egli vi ritornerà, chiusa la grande lotta, nel 1184, in occasione di una amichevole visita alle principali città della zona, quali Milano, Lodi e poi Reggio e Bologna, la sua posizione sarà assai diversa. Qualcosa tuttavia nel Lodigiano venne ad evolversi nel senso indicato dall'energica volontà di lui: il tracciato della Milano-Piacenza si spostò in direzione della città nuova e si stabilì col tempo definitivamente attraverso di essa.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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