historia.jpg (19680 byte)

Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

home page


Deviazione della Milano-Piacenza per Lodi.
Come si è detto Federico Barbarossa aveva riconosciuto ai Lodigiani in materia di viabilità il diritto generale di costruire tronchi che menassero alle città vicine, e quello particolare di condurre per la nuova città la strada che già passava per la vecchia. Privilegi di altri imperatori, di Enrico VI nel 1191, di Ottone IV nel 1210, di Federico II nel 1220 confermavano le medesime concessioni e prescrizioni con un'aggiunta importante: che venisse distrutta la strada su cui sorgeva l'antica "Laus". Erano così poste le premesse per un complesso di lavori stradali che toccò poi ai Lodigiani attuare, certo con impegno non lieve. Nell'opera, necessariamente graduale, fu probabilmente data la precedenza ai tratti di congiunzione con la "via romana", per dare effetto alla più sostanziale delle disposizioni imperiali.
In uno statuto di Lodi la cui redazione sembra risalga alla seconda metà del secolo XIII è sommariamente indicato il percorso delle strade che uscivano dalla città, fino ai limiti del territorio comunale (i "Chiosi"). Esisteva una "strata placentina" dalla porta Cremonese fino al bivio di Sesto (Olmo), dove erano state incominciate le strade per S.Martino e per Secugnago: attraverso di esse (quella di Secugnago era indirizzata sul tracciato dell'attuale nazionale Emilia) si doveva raggiungere l'antica "via romana", diretta a Piacenza, presso Livraga o più a sud. L'aggettivo "placentina" fa pensare che l'allacciamento fosse già realizzato, anche se tutti i lavori non erano compiuti. Del resto già nel 1174 esistevano strade più brevi della "via romana" per raggiungere Livraga dalla nuova città, e cioè già allora si poteva andare da Lodi a Piacenza senza toccare Lodi Vecchio.
Esisteva ancora, stando al predetto statuto, una "strada mediolanensis" che passava da Guarda Brusata, e anche questa si vuol credere che facesse onore al proprio nome, allacciando Lodi col tratto superiore della "via romana" in modo da collegarla con Milano. Il relativo tracciato che gli statuti non danno (Guarda Brusata è nome perduto) l'Agnelli crede si possa ricostruire con l'aiuto d'un documento del 1297, che accenna a una strada per Milano diversa da quella antica: essa seguiva il costone delle paludi, passando dalla Torretta, quindi andava a S.Gualtiero e a S.Grato.
Possiamo aggiungere che da S.Grato la via seguiva il tracciato della nazionale odierna (che nella sua sinuosità rivela qui una costruzione antica e poco razionale) fino a Tavazzano e oltre, indirizzandosi poi verso Sordio, nel cui territorio si riuniva all'antica "strada romana". Naturalmente da Lodi la via per Milano usciva alla porta Regale, come quella per Lodi Vecchio da cui si separava a breve distanza dalla città; e non, come vuole l'Agnelli, presso S.Grato.
Con la costruzione di questi due tronchi, che almeno nella seconda metà del secolo XIII dovevano essere compiuti, era realizzata la deviazione su Lodi della Milano-Piacenza. Ma perchè Lodi ne risentisse veramente tutti i vantaggi economici e politici occorreva che gli utenti dell'antica strada si adattassero a seguire il nuovo percorso, cosa difficile, trattandosi di allungare e di passare per una zona più controllata. Non c'era che distruggere la "strada romea vetus": i Lodigiani, che dovettero pensarvi quando ancora la loro città era collegata alla Milano-Piacenza da semplici sentieri, ottennero a ogni conferma dei privilegi imperiali l'autorizzazione supplementare a cancellare il vecchio tracciato e fissarono in uno "statuto" le norme per renderla operante. Nessuno, a piedi o a cavallo, con bestie e con qualsivoglia mezzo di trasporto, doveva percorrere la strada antica che andava a Lodi Vecchio, né dovevano sorgere lungo di essa alberghi o osterie, vendite di pane e vino, se non per gli abitanti del luogo. C'era una multa non solo per chi vi indirizzava dei forestieri, ma anche per chi semplicemente dicesse che era una via battuta. E i proprietari dei terreni adiacenti dovevano distruggere la sede stradale, anzi coltivarla se non volevano guai.
Queste norme furono osservate in pratica quel tanto che bastò a interrompere materialmente la strada in due tratti in prossimità di Sordio e di Livraga, dove appunto essa non è più riconoscibile. La Milano-Piacenza subiva così il più notevole cambiamento della sua storia, e non, come si è visto, casualmente, ma in dipendenza da ben determinate vicende storiche, per l'azione di una grande personalità quale Federico I e per la straordinaria mobilità di rapporti delle piccole vigorose repubbliche comunali.

o


indice argomento

Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



sito di propriet� dell'Associazione Culturale Zivido
webmaster@aczivido.net