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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Ripresa ed epilogo della lotta fra i comuni e gli Svevi lungo le strade da Milano a Bologna.
La regione lombardo-emiliana è ancora il campo di un contrasto di portata storica dopo i primi decenni del secolo XIII, quando la sostanziale indipendenza acquistata dai comuni lottando col Barbarossa viene mortalmente minacciata dall'azione di Federico II. L'asperrima lotta conduce sulle strade tra Milano, Piacenza e Bologna i protagonisti, individui e masse, di un momento cruciale del nostro Medioevo.
E' proprio sull'Emilia, a Borgo S.Donnino, che l'imperatore nel 1226 abroga, in una riunione, i privilegi concessi dal Barbarossa ai comuni con la pace di Costanza. La via Emilia, anzi tutto il nastro stradale che da Milano porta a Bologna, è la linea su cui si muovono negli anni successivi le forze imperiali e quelle, spesso fra di loro in lotta, dei maggiori comuni padani. Agli estremi due città ostilissime a Federico, come ostili erano Lodi e Piacenza; nel mezzo Parma, Reggio e Modena, strette nella cosiddetta "lega medio-padana", che appoggiava con tutte le forze i ghibellini.
Il territorio più conteso era quello fra Modena e Bologna: nel 1228 lo attraversano i Parmigiani, con il carroccio e con forte numero di cavalieri propri e degli alleati; passano "lungo la via Claudia" e, naturalmente distruggendo quanto è possibile, raggiungono il Reno, anzi vi mandano a bere i cavalli. Accorrono, da Bazzano, che stavano assediando, i Bolognesi coi loro alleati: lo scontro avviene presso la via maestra, a S.Maria in Strada, ed è lungo e sanguinoso; sconfitti restano i guelfi. Nel 1237 anche Lodi deve passare nel campo imperiale: sulle strade a nord di essa compaiono negli anni successivi, re Enzo, il giovinetto figlio di Federico, col suo feroce alleato Ezzelino: e manovrano verso Milano fronteggiati dalle milizie di quella città.
E proprio l'avvenimento risolutivo della lotta maturerà fra Piacenza e Bologna presso la strada maestra e sulla medesima. Nel 1247 i fuorusciti guelfi di Parma rientrarono improvvisamente nella città e la voltarono contro l'imperatore. Federico capì di dovere immediatamente recuperare la posizione che gli assicurava anche il libero transito sull'Emilia e il passaggio dell'Appennino per la via di monte Bardone. Appena due settimane dopo il fatto organizzava l'assedio, ma già "s'era concentrato a Parma tutto lo sforzo della parte guelfa padana". Federico impegna tutte le energie. Per stringer le sue file ed evitare altre defezioni crea un clima esaltato: edifica agli assedianti una specie di città e la battezza "Vittoria".
Il luogo prescelto è a nord di Parma di fianco all'Emilia, tra essa e la strada di Vicofertile, fino alla Crocetta. Là l'imperatore eretico e scomunicato s'insedia coi suoi alleati, coi saraceni della guardia, coi consiglieri, coi tesori, con l'harem, perfino. E per sei mesi e più accumula furore. Una mattina di febbraio Federico va a caccia con il falcone lungo il Taro: gli assediati, pronti, escono e attirano molte forze fuori di Vittoria. Allora il popolo tutto di Parma, esasperato dalla fame e dal terrore di una resa, per la via Emilia si slancia sugli alloggiamenti imperiali. Il successo è travolgente: Federico è richiamato dall'incendio che divora la posticcia città. Ma lui e i superstiti ebbero appena il tempo di pensare allo scampo: "e durò la fuga dell'imperatore e dei suoi, che portarono in salvo unicamente le loro persone, fino a Borgo San Donnino e di lì fino a Cremona, senza un attimo di sosta".
Il disastro era irreparabile; e poco dopo lo aggravava la sconfitta di re Enzo a Fossalta, pure presso la via Emilia, dove essa traversa il Panaro. Catturato, re Enzo dovè percorrere la via maestra fino a Bologna con la scorta dei Bolognesi: lungo l'ultimo tratto, da Anzola in poi, le milizie comunali vittoriose sfilarono come in un vero e proprio trionfo, e "ogni persona della Città uscì fuori rallegrandosi di tanta vittoria".
Come s'era sviluppata nelle prime fasi, sulla strada Milano-Piacenza-Bologna così su di essa si concludeva la lotta implacabile tra i comuni e gli Svevi. Il fatto non era casuale, ma dimostrava l'importanza della grande arteria, la vitalità dei centri attraverso i quali correva, il valore del collegamento che essa costantemente assicurava.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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