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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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L'espansione viscontea sulla direttrice Milano-Bologna.
Si accentua ora lo sforzo dei Visconti per espandersi a danno degli altri e nascono, auspice soprattutto Firenze, delle leghe per contenerlo. La via che da Milano, per Piacenza, scende a Bologna, non indica solo la direzione dell'avanzata: ma serve in concreto per intrecciare i rapporti che devono prepararla e condurre gli eserciti a cui spetta di compierla.
Per esempio quando i Visconti nella primavera del 1354, per stornare la minaccia della Lega toscana, decidono di attaccare Modena, il centro più importante che ancora resiste dopo l'acquisto di Parma e di Bologna stessa, e mandano un grosso esercito, noi vediamo queste truppe scorrazzare sulla via Emilia: "sabato 26 luglio l'esercito dell'arcivescovo di Milano che era andato a Bologna, tornando di là si fermò nel territorio bolognese, presso il ponte di S.Ambrogio, a Collegara e Vighizzolo fino a Fossalta, per la strada reale, e si accampò, bruciando e distruggendo tutti quei luoghi". Ma il tentativo visconteo di includere nella propria zona d'influenza tutta la via maestra fino a Bologna non riuscì. Bologna anzi finì per tornare alla Chiesa: di qui nuove complicazioni e nuovi conflitti. Il tratto inferiore della Piacenza-Bologna ne fa largamente le spese: vi compaiono ora le compagnie e i capitani di ventura, se ne fa esperienza per esempio Reggio, straziata per un mese dal conte di Landau.
Dopo il 1385 l'azione dei Visconti da "disordinata, più prepotente e irrequieta che intelligente e continua", si fa metodica e insinuante: il governo è passato a Gian Galeazzo. Alcuni anni dopo i Bolognesi non sono più al sicuro da lui neppure nelle adiacenza della propria città: "la brigata del Conte di Virtù" infatti giunge a catturare presso Borgo Panigale una quantità di bestiame destinato alle loro truppe. Per fortuna arrivano i rinforzi: la compagnia dell'Arcuto, che si dispone a difesa sulla via Emilia, dal ponte del Reno fino al Borgo di porta S.Felice. Poco avanti lungo la strada si muovono ancora i viscontei: da Samoggia passano ad Anzola e al ponte sul Lavino, che distruggono per attardare i nemici (anno 1390). Ma anche se per stavolta la minaccia su Bologna è sventata, Gian Galeazzo non si arrende: alterna l'intrigo al colpo di forza, esce con dei guadagni da ogni crisi: ancora una decina d'anni e stringerà così fortemente Bologna che il popolo stesso gli aprirà le porte. Bologna, collegata a Milano da vie che Gian Galeazzo dominava, era ormai la base sicura per un'avanzata oltre l'Appennino e il primo colpo sarebbe toccato a Firenze: ma due mesi dopo l'avvenuto acquisto, a Melegnano, il duca era colto dalla morte (1402).

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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